Migranti rimandati in Libia
Sono 227 i migranti che, giunti il 6 maggio nel Canale di Sicilia a bordo di tre carrette del mare, sono stati scortati dalle motovedette della guardia costiera e della guardia di finanza italiane fino alle coste libiche. Dopo una notte di trattative tra autorità italiane e libiche è infatti giunta l’autorizzazione da parte della Libia di rimandare al porto di Tripoli le bagnarole che erano state soccorse dalle autorità italiane.
Il ministro dell’Interno ritiene che questa possa essere una svolta alla lotta contro l’immigrazione clandestina; Maroni ha affermato inoltre che se queste operazioni dovessero continuare non vi sarebbero più contrasti tra Italia e Malta poiché i barconi, in qualunque acqua dovessero trovarsi, verrebbero direttamente rimandati alle coste libiche dalle quali sono partiti. Questo fatto risulta rilevante anche perché lo stesso Viminale aveva lanciato qualche tempo fa l’allarme immigrazione; le stime aggiornate al 22 aprile parlavano infatti di un raddoppio degli sbarchi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Diversa è stata la reazione dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati che ha espresso la preoccupazione che tra i respinti vi possano essere persone bisognose di protezione internazionale, protezione non garantita dalla Libia che non ha aderito alla Convenzione sui rifugiati.
A destare sconcerto sono tuttavia le testimonianze di immigrati che sono passati attraverso la Libia e sono riusciti a raggiungere l’Italia: parlano di uomini torturati fino alla morte, trattati come schiavi, obbligati a svolgere i lavori più umilianti, donne violentate più e più volte, gente lasciata morire di fame e di sete, in balia di trafficanti di uomini e di droga, ma anche dei poliziotti libici. Persone rinchiuse in capannoni e in prigioni con la speranza di riuscire un giorno a lasciare quell’inferno e raggiungere un mondo “nuovo”.
link: la Repubblica
link: testimonianze



09. mag, 2009 







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