C’é posta per Silvio

letteraIn questi giorni in cui non si fa altro che parlare di G8 un fatto sicuramente importante è passato quasi inosservato sui quotidiani nazionali e telegiornali. Solo il settimanale L’Espresso pubblica in esclusiva una lettera che documenta i rapporti tra il nostro presidente del Consiglio e Cosa Nostra, trovata tra le carte di Vito Ciancimino, ex sindaco mafioso e intimo di Bernardo Provenzano. La lettera, o per meglio dire una parte strappata di questa, è venuta alla luce solo in questi giorni dopo essere stata per quattro anni dimenticata nei cassetti della Procura distrattuale antimafia di Palermo. Servirà infatti nel processo d’appello per riciclaggio contro Massimo Ciancimino, uno dei figli di don Vito.

Il documento, datato 1991 secondo il Corriere della Sera e 1989 secondo La Stampa, presenta Silvio Berlusconi come una delle tante vittime della mafia, ricattato, perseguitato e minacciato. Da un’analisi più attenta si può capire invece che la lettera fu scritta in un periodo in cui il Cavaliere era già “sceso in campo” o comunque stava facendo la sua campagna elettorale, in un periodo quindi seguente o di poco antecedente al 27 Marzo 1994, data in cui Berlusconi fu eletto Presidente del Consiglio con Forza Italia.

Nella parte di lettera a disposizione, che di seguito vi mostriamo in foto, si possono leggere le seguenti frasi: “…posizione politica intendo portare il mio contributo (che non sarà di poco) perché questo triste evento non ne abbia a verificarsi. Sono convinto che questo evento onorevole Berlusconi vorrà mettere a disposizione una delle sue reti televisive”.

letteraI PM hanno già disposto accertamenti e a seguito di una perizia calligrafica avrebbero escluso che la grafia fosse di Vito Ciancimino o del figlio. La pista più plausibile e su cui si stanno dirigendo le indagini è quella secondo cui la missiva, da parte dei Corleonesi, fu scritta da Riina in persona o da uno dei suoi uomini, che poi l’avrebbero passata a Ciancimino perchè la facesse arrivare nelle mani di Berlusoni. Un possibile tramite tra questi due potrebbe essere secondo gli inquirenti Marcello dell’Utri, amico di Berlusconi, attualmente senatore con il Pdl, condannato in Cassazione per frode fiscale e in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa a 9 anni di reclusione (ora in appello).

Quindi riassumendo, i Corleonesi chiedono a Berlusconi di mettre a loro disposizione una sua televisione in cambio di favori “non da poco”, altrimenti saranno costretti a fargli una ritorsione, un evento luttuoso, che Il Corriere della Sera identifica nel rapimento del figlio. A questa conclusione si può arrivare prendendo in considerazione una telefonata che è stata intercettata il 17 febbraio dell’88 tra Berlusconi e l’immobiliarista Della Valle, in cui il Presidente del Consiglio parla delle minacce che aveva ricevuto e che potrebbero colpire il figlio Piersilvio.

BERLUSCONI – Renato…

DELLA VALLE – Ciao, Silvio.

BERLUSCONI – Come stai?

DELLA VALLE – Bene. È appena partito Franco Carraro.

BERLUSCONI – Ah, sì? Dov’è andato?

DELLA VALLE – Andava giù a Roma.

BERLUSCONI – Era lì da te?

DELLA VALLE – Sì.

BERLUSCONI – Allora…

DELLA VALLE – È stato ieri sera al processo.

BERLUSCONI – Diavolo di un uomo, sempre in mezzo ai ministri.

DELLA VALLE – Eh, be’. Ieri ho parlato, poveretto, con Nicolazzi [Franco Nicolazzi, Psdi, ministro dei Lavori pubblici, in quei giorni sotto inichiesta per le tangenti sulle «carceri d’oro», nda].

BERLUSCONI – Mmh.

DELLA VALLE – M’ha telefonato.

BERLUSCONI – Oggi questi stronzi del mio «Giornale» gli han messo un titolo in prima pagina del cazzo.

DELLA VALLE – Eh, ho visto.

BERLUSCONI – Ma son proprio dei figli di troia, guarda.

DELLA VALLE – Mmh.

BERLUSCONI – E non so più cosa fare io. Mamma mia, non so più cosa fare.

DELLA VALLE – M’ha telefonato: era giù da matti per ’sta storia qui. Lo sai la cosa triste? Che lui proprio non c’entra niente, eh.

BERLUSCONI – Ma lo so.

DELLA VALLE – Quello non c’ha una lira, eh. Mah!

BERLUSCONI – Guarda…

DELLA VALLE – Come andiamo, Silvio?

BERLUSCONI – Eh?

DELLA VALLE – Come andiamo?

BERLUSCONI – Ma, guarda, vado male da un punto di vista fisico, perché mi è venuto… c’ho un’artrosi, più un… un po’ di altri dolori. Mi sono bloccato sulla sinistra, dietro, tutto.

DELLA VALLE – Ma va!

BERLUSCONI – E allora sono messo male fisicamente. E poi c’ho tanti casini in giro, a destra, a sinistra. Ce n’ho uno abbastanza grosso, per cui devo mandar via i miei figli, che stan partendo adesso per l’estero, perché mi han fatto estorsioni… in maniera brutta.

DELLA VALLE – Oh, Madonna!

BERLUSCONI – Una cosa che mi è capitata altre volte, dieci anni fa, e… Sono ritornati fuori.

DELLA VALLE – Senti, Silvio…

BERLUSCONI – Mmh.

DELLA VALLE – Eh, va be’, no… hai St. Moritz, se no ti dicevo: se vuoi mandarli anche qui a casa mia, non ci son problemi, eh.

BERLUSCONI – Grazie, ma li mando molto più lontano.

DELLA VALLE – Ah.

BERLUSCONI – Sai, siccome mi hanno detto che, se, entro una certa data, non faccio una roba, mi consegnano la testa di mio figlio a me ed espongono il corpo in piazza del Duomo…

DELLA VALLE – Oh, Madonna!

BERLUSCONI – E allora son cose poco carine da sentirsi dire e allora, ho deciso, li mando in America e buona notte.

DELLA VALLE – Senti, ma vai anche tu… fuori.

BERLUSCONI – Eh, io c’ho un po’ di cosette qua da fare.

DELLA VALLE – Eh, ma chi se ne frega, Silvio. Però insomma, se… se t’han dato una data, fino a quella data lì, vai anche tu.

BERLUSCONI – Ma, vedi, no, io sono qui difeso… per casa…

DELLA VALLE – Se vuoi venire qui a casa mia…

BERLUSCONI – Ascolta…

DELLA VALLE – Devono passare sul mio cadavere, eh.

BERLUSCONI – Così ci mettono la bomba in du… ci fan saltare in due. (ride)

DELLA VALLE – No!

BERLUSCONI – …(incompr. per sovrapposizione delle voci) uno (ride)

DELLA VALLE – Ma cosa vuoi che faccian saltare. La bomba…

BERLUSCONI – Senti un po’… tutto bene lì, i ragazzi, tutto bene?

DELLA VALLE – Sì, sì, tutto bene.

BERLUSCONI – Tua moglie?

DELLA VALLE – Mi rattrista ’sta cosa, cazzo.

BERLUSCONI – Eh, va be’, cosa ci vuoi fare? Senti, tua moglie sta bene?

DELLA VALLE – Bene, bene.

BERLUSCONI – Senti… io… niente, ero in debito anche di una risposta su Tanzi.

DELLA VALLE – Eh.

BERLUSCONI – Francamente non mi è venuto in mente un Cristo (ride) (…)

DELLA VALLE – Senti… quando è quella scadenza?

BERLUSCONI – Di Rizzoli?

DELLA VALLE – No, no, no, la scadenza di quei de… delinquenti lì che t’han detto…

BERLUSCONI – Fra sei giorni.

DELLA VALLE – Perché non prendiamo l’aereo domani, molliamo tutto e andiamo a fare un giro?

BERLUSCONI – No, io son qui con…

DELLA VALLE – Anch’io. Sapessi i casini che c’ho in ballo io, non ne hai idea.

BERLUSCONI – Eh.

DELLA VALLE – Però, vaffanculo, andiamo… andiamo in giro per il mondo. Eh, se quelli hanno un Grumond (fonetico, parola non certa) che va forte come noi, ci beccano. Ma proprio da stare un giorno in un posto, un giorno in un altro.

BERLUSCONI – Sì, va be’, ma, avendo allontanato l’oggetto, capisci?

DELLA VALLE – Sì, va be’, ma, Silvio, se sono sei giorni…

BERLUSCONI – No, son preoccupato piuttosto per il Paolo, così, insomma.

DELLA VALLE – Be’, Paolo, scusa, portiam via anche lui.

BERLUSCONI – Eh, sì. Va be’.

DELLA VALLE – Ragazzi, il mondo si ferma, eh.

BERLUSCONI – Va be’, lo so, lo so.

DELLA VALLE – Eh.

BERLUSCONI – Va be’.

DELLA VALLE – Facciamolo… Silvio, facciamolo davvero.

BERLUSCONI – Ma no, dài. Io c’ho tante cose da fare qui. Io poi non ci credo a quelle robe lì, lo sai.

DELLA VALLE – Hai paura di diventare povero?

BERLUSCONI – No.

DELLA VALLE – Sei giorni?

BERLUSCONI – No.

DELLA VALLE – Dài. Andiamo a fare sei giorni i pirla per il mondo.

BERLUSCONI – No, no, ma io ti dico sinceramente che, se fossi sicuro di togliermi questa roba dalle palle, pagherei tranquillo, così almeno non rompono più i coglioni.

DELLA VALLE – Eh, lo so, ma solo che questi qui… poi te lo… ci provano ancora, eh. Be’, ma, Silvio, avrai tutta la collaborazione che serve, no?

BERLUSCONI – Sì, sì, tutti quanti. Sono molto… sono molto bravi.

DELLA VALLE – Eh.

BERLUSCONI – Va be’. Senti, Renato…

DELLA VALLE – Mi dispiace molto, Silvio.

BERLUSCONI – Ci sentiamo (…)

Verificati alcuni aspetti che andranno a delinearsi con la prosecuzione dell’indagine sorgono però spontanee a questo punto alcune domande:

  • Come potevano essere sicuri i Corleonesi e Riina che la lettera sarebbe arrivata a destinazione? Per caso conoscevano già personalmente il loro destinatario? Berlusconi-Ciancimino? Dell’Utri-Ciancimino? Dell’Utri-Riina? …
  • Il messaggio arrivò mai a Berlusconi? Se fosse così, chi glielo consegnò? Se fosse stato dell’Utri, Berlusconi non gli chiese mai chi glielo avesse dato? Quali fossere le conoscenze del suo amico?
  • Berlusconi accettò mai il ricatto, anche considerando la telefonata intercettata? Se sì quale televisione mise a disposizione della mafia?

Domande spontanee che fanno riflettere visto che nel ‘94 alcune trasmissioni televisive delle reti Fininvest, invece di prendersela con la mafia, se la prendevano con l’antimafia, attaccando violentemente e diffamando la Procura di Palermo guidata da Caselli. Poi smisero all’improvviso, quando la Procura di Palermo dal 2000 fu guidata dal Procuratore Grasso, sotto la cui gestione fu trovata la lettera indirizzata a Berlusconi di cui stiamo parlando, che venne catalogata dalla polizia in quell’occasione e che poi scomparve fino ad oggi.

Se il ddl Alfano diventasse legge, questa notizia non potrebbe essere pubblicata.

Link: Corriere della Sera

Link: La Stampa

Link: Il Giornale

Link: L’Espresso

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