La fuga dei… turisti

se_non_lo_visiti_lo_portiamo_viaGiovedì 17 dicembre il Ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi e il Direttore Generale Mario Resca, già amministratore delegato di McDonald Italia e ora super-manager dei musei italiani, hanno presentato la nuova campagna pubblicitaria per portare gli Italiani a riscoprire il patrimonio artistico nazionale, ma le immagini presentate hanno suscitato da subito aspri dibattiti e polemiche in rete.

Minaccia o provocazione? Da un’indagine quantitativa sui comportamenti degli italiani in vacanza, prodotta da Unioncamere con l’Osservatorio Nazionale del Turismo, emerge infatti che solo il 14% sceglie il suolo nazionale come meta culturale, contro il 46% che si reca all’estero. L’idea era lodevole, riportare entro i confini i turisti fuggiaschi e per farlo usare un po’ di ironia e provocazione. Lo slogan “Se non lo visiti lo portiamo via” è stato però percepito dagli utenti più come una minaccia, o peggio un’intimidazione, che come una provocazione. Una buona parte di chi ha visto la campagna l’ha ritenuta infatti troppo aggressiva. Il rischio è quello di deludere quel 14% di Italiani fedeli che tra mille difficoltà non rinunciano alla cultura made in Italy e di colpevolizzarne il restante.

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Certo si sa, di questi tempi i budget scarseggiano e la cultura è la prima a risentirne. Se però una campagna pubblicitaria, anche buona, non è sostenuta da un progetto di più largo respiro, non basta da sola a porre rimedio ad un problema così complesso. Dal canto suo, anche se l’iniziativa non è stata apprezzata, ha fatto molto discutere, e in rete sono emersi commenti costruttivi: consigli su come migliorare i musei, opinioni sul perché gli Italiani non apprezzino le bellezze nazionali (analisi che manca nel brief creativo della campagna), raffronti con quello che avviene in Europa e nel resto del mondo.

Il feedback immediato che solo il web 2.0 consente è il vero risultato positivo di questa campagna (quello che i pubblicitari hanno sempre sognato). Una risorsa importante che, se analizzata e sfruttata correttamente può, se non risolvere il problema, dare almeno lo spunto per un progetto più ampio che riesca a soddisfare dapprima i pochi temerari e che invogli poi il resto della popolazione a dedicarsi alla cultura. Una buona informazione sulle iniziative pubbliche o il miglioramento della segnaletica dei musei statali, spesso inefficace se paragonata a quella dei musei stranieri, sono solo alcune ipotesi. Voi che ne pensate?

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Link: www.beniculturali.it
Link: www.aiap.it
Link: www.loccidentale.it

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3 Risposte a “La fuga dei… turisti”

  1. Giorgia Gastaldon 07. gen, 2010 alle 17:55

    la domanda è…perchè non spendere i soldi destinati a questa terrificante campagna (terrificante nei contenuti, nei modi, nelle forme, nella grafica)  per organizzare qualcosa di serio che possa farsi pubblicità da solo e attirare a sè gli italiani?
    ricordo una pubblicità in televisione che invitava gli spettatori ad andare a teatro…perchè non spendere piuttosto quei soldi per pubblicizzare localmente gli avvenimenti teatrali in corso? o finanziare gli spettacoli stessi diminuendo il costo dei biglietti?
    perchè in Italia si fanno sempre vuote campagne di “pubblicità progresso” dietro cui non ci sono di fatto programmi concreti?
    il problema cultura in Italia non si può risolvere se non prendendo in mano la situazione seriamente, facendo sistema, ma anche educando le persone alla fonte. Andando in un qualsiasi museo o esposizione si incontrano di fatto solo  persone di nazionalità diversa dalla nostra…com’è possibile che sia un’esclusiva italiana quella di  non essere in grado di percepire il patrimonio culturale come un valore?

  2. Elena Bortot

    Ovviamente io ho analizzato la campagna da un punto di vista grafico, ma è palese che di base c’è una grossa lacuna. Non si cerca il perché della questione, il perché agli italiani la cultura non interessi. E sempre dal mio punto di vista posso dire abbastanza con certezza che in Italia (il paese dell’arte) non c’è una cultura visiva, a scuola non si insegna. E noi ci troviamo con delle opere che non capiamo e che ci inducono più indifferenza e soggezione che interesse.

  3. Thomas Soldera
    Thomas Soldera 07. gen, 2010 alle 14:20

    nn so se qst sia una campagna troppo agressiva, ma di sicuro è un fatto che in questo paese nn sappiamo approfittare delle nostre riccchezze e possibilità. Se nasci in italia nn puoi che amarla, se nasci in italia nn puoi nn incazzarti per il comportamento dei suoi abitanti. ma forse qualcosa finalmente si muove. basterebbe imparare a fare sistema.prima o poi succederà.speranza.