AAA Regalasi rene

Quando una persona sana muore, può decidere di donare gli organi a dei malati che ne abbiano bisogno. Alcuni organi, come parte del fegato ed il rene, possono essere trapiantati anche tra viventi, di solito tra consanguinei o conoscenti. Vi sono però alcuni casi che escono dalla routine ospedaliera, i “samaritani”.
E’ questo infatti l’appellativo usato in linguaggio medico per descrivere persone che fanno espressa richiesta di poter donare, in totale anonimato, parte del proprio fegato o un rene ad un ricevente estraneo. Questo fenomeno é molto diffuso negli Stati Uniti, Svezia e Norvegia, ma inusuale nel nostro Paese. Tanto inusuale che non é nemmeno previsto dalla normativa che regola i trapianti; non vi sono quindi criteri riguardanti l’assegnazione di questi organi, né visite per appurare la sanità non solo fisica, ma anche psichica dell’aspirante donatore. Tuttavia anche in Italia cominciano ad esservi casi di “samaritani” che si presentano nei centri territoriali a richiedere di poter donare un rene o una parte del fegato. L’ultimo risale alla scorsa settimana a Torino, e prima di questo due a Milano.

Il presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica, Francesco d’Agostino, si dice contrario a questo tipo di donazioni perché afferma che il trapianto di rene da vivente provochi una grave lesione al donatore, andando in contrasto con il dovere etico di preservare la salute della persona. Aggiunge d’Agostino che questa tipologia di donazione possa essere legata a motivazioni narcisiste. Non così perentorio, ma tuttavia prudente, è invece il sottosegretario alla Salute, Eugenia Rocella.

E’ facilmente intuibile quanto questa nuova tipologia di donazione possa risultare controversa e divida i pareri tra la possibilità di salvare un paziente malato e quella di preservare in salute ogni essere umano. Va ricordato però anche che, solo in Italia, sono circa novemila i pazienti in attesa di trapianto di rene, che solo un terzo ogni anno è sottoposto a trapianto e che trecento muoiono invece nell’attesa. Toccherà all’ufficio legislativo del Ministero della Salute valutare le eventuali procedure da seguire per gestire questo nuovo genere di trapianti ed i relativi esami a cui far sottoporre i “samaritani”.

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