Intervista completa ad Igor Sibaldi
Nato a Milano (dove vive tuttora) nel 1957 da madre russa e padre toscano. Ha pubblicato diversi romanzi presso Mondadori e curato l’edizione e la traduzione di numerosi classici della letteratura russa. Studioso di teologia neotestamentaria, con il suo romanzo-saggio “I maestri invisibili” ha cominciato a narrare la sua personale esplorazione “dei miti e dei terrori dell’aldilà”. In seguito ha pubblicato numerosi romanzi e saggi sullo sciamanismo, i testi sacri e le strutture superiori della coscienza. Su argomenti di mitologia e di psicologia del profondo tiene regolarmente conferenze e seminari in tutta Italia dal 1997. Tra i suoi titoli principali: I maestri invisibili, Il codice segreto del Vangelo, Il frutto proibito della conoscenza, Il libro degli Angeli, La trama dell’Angelo, L’Arca dei Nuovi Maestri, Il Libro della Personalità e Vocabolario.
Igor Sibaldi alla libreria Lovat e conferenze a Montebelluna: Associazione Larimar
Per saperne di più: www.nonsoloanima.tv/igor-sibaldi
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Buongiorno Igor. Visto che molti di noi ancora non ti conoscono, puoi presentarti? Ci puoi dire che cosa fai nella vita, di cosa ti occupi?
Salve a tutti. E’ difficile da dire perché non esiste un termine in italiano, i termini che ci sono non vanno bene. Si potrebbe dire teologo, ma poi si pensa che io sia un specie di prete; se si dice psicologo allora uno pensa che mi occupi di psicologia, nel senso contemporaneo; se uno dice storico delle religioni, viene in mente qualcosa di accademico; se si dice filologo, non si capisce bene cosa sia ed è comunque troppo generico, perché un filologo è uno che si interessa dei testi antichi; se uno dice angelologo, ugualmente siamo in alto mare perché si pensa subito a chissà che cosa; scrittore in realtà va bene perché comunque scrivo, solo che faccio anche conferenze e dire conferenziere è come parlare di un viaggiatore senza specificare il mezzo che usa. Ecco, prendete tutte queste cose insieme, agitatele e ne esce la risposta giusta.
E per quanto riguarda la tua base culturale? Da cosa sei partito? Cosa hai studiato? La base è insignificante. Nel senso che all’università ho studiato filologia slava, però come la intendo io è un po’ diversa da come la fanno all’università. Quindi fino all’inizio degli anni novanta ho fatto lo slavista, cioè uno che si interessa di letteratura slava, ma per ripicca più che altro. Pensavo: “Vediamo se riesco a smontare questi professori, se funziono meglio io…” e la mia idea era di arrivare al massimo e poi piantare tutto. E così ho fatto. Ho iniziato ad interessarmi di letteratura slava da un punto di vista editoriale, pubblicando un sacco di lavori; pian piano si è riempito uno scaffale di miei libri e alla fine, quando sono arrivato a tradurre “Guerra e Pace”, ho detto “Qui mi basta”. Ho buttato via tutti i vocabolari e ho iniziato a studiare quello che mi interessava veramente. E’ stato un po’ come chiudere in bellezza. Adesso quella persona rimasta indietro è un altro, non sono io. Quando vedo i suoi libri dico “Ah guarda questo…cosa faceva!”. Invece le basi per quello di cui mi occupo ora sono totalmente mie, da autodidatta, nessuna scuola, nessuna disciplina, non è responsabilità di nessuno.
Hai ultimamente concluso una serie di conferenze sull’esegesi biblica, in cui spieghi la Bibbia in un modo un po’ particolare, nuovo. Come sei arrivato a questo? Cosa c’è prima?
Beh prima ci sono 120.000 copie di libri venduti, dal ’96 in avanti. Sono circa una decina di libri su una molteplicità di argomenti che trattano: vecchio testamento, nuovo testamento, psicologia del profondo, la struttura dell’Io e la possibilità di utilizzare delle strutture della coscienza che io definisco atemporali. Per spiegare cosa sono queste ultime facciamo un esempio: se io conosco il numero di telefono di una persona è perché l’ho letto, per esempio, e l’ho imparato a memoria; questa è una struttura temporale, causa ed effetto. Le strutture atemporali sono quella parte della nostra coscienza per cui noi sappiamo delle cose che non abbiamo imparato ma che sono vere, e questo è un paradosso. Come mai io posso indicare delle cose concretissime, ed è una cosa che capita a tutti, senza che io le abbia mai sentite prima? Da piccolo ricordo che era una cosa normale. Io sono per metà russo e da bambino andavo con mia zia al museo storico nazionale di Mosca. Indicavo continuamente le cose e raccontavo, e tutti si chiedevano “Come fa a saperle?” e io rispondevo semplicemente che mi venivano in mente. Una cosa simile poi mi è successa da grande tanto tempo fa, quando ancora ero una persona seria. Un mio conoscente mi stava dettando il suo nuovo numero di telefono; mi ha detto le prime due cifre e io gli ho detto le seguenti. Lui mi dice “Come fai a saperlo?” “Perché è giusto?” chiedo io. “Si” rispose, e siamo rimasti entrambi molto perplessi tanto che due ore dopo l’ho rivisto e lui non si ricordava minimamente la cosa, cancellata, eliminata completamente.
Questo per un po’ non mi ha interessato, mi faceva semplicemente preoccupazione e pensavo che fossero solo delle coincidenze. Poi invece ho iniziato a prestargli attenzione e l’ho analizzato inizialmente con un approccio clinico. Volevo vedere se quel sistema che si chiama angelologia, quella psicologia antica puramente statistica, o meglio tipologica, si potesse applicare a problemi reali con una qualche utilità. Mi sono messo in mente che mi serviva un repertorio clinico e così, grazie ad un sacco di amici da tutta Italia, ho organizzato quelle che si chiamavano consultazioni. Era una specie di psicoterapia brevissima che applicava questi modi antichi; tutte le “sedute” erano pubbliche e registrate, con 10-15 persone intorno. La persona si sedeva davanti a me e mi diceva la sua data di nascita, dopo di che taceva e parlavo io. La cosa interessante era che funzionava molto bene e produceva un’ilarità irresistibile; ridevano tutti, io, la persona, gli spettatori intorno; anche di cose gravi si rideva tranquillamente, perché era così buffo, così paradossale. Io volevo avere 5000 casi e alla fine ci sono arrivato. Poi ho scritto quel libro sugli angeli, in cui ci sono un po’ i risultati di questo mio studio.
Ma che cosa facevi praticamente? Cosa dicevi a queste persone?
Beh per esempio dicevo alla persona che avevo davanti “Guardi che ha dei problemi da risolvere con sua sorella” e non l’avevo mai vista prima. Oppure “Lei si è sposato il 15 marzo dell’81”. Mi ricordo di una volta nella Marche: è arrivato un uomo, molto scettico, venuto perché lo aveva trascinato la moglie. Gli dico “Lei ha un problema ai bronchi, vero?”. “Si” risponde. “A me risulta che è a causa di qualcosa che è successo il 16 marzo del ’90” e lui dice “Si, è il giorno in cui mi sono sposato”. Io ero molto sorpreso e lui continua “Beh ma lo sapevo!” Gli rispondo “Si certo lei lo sapeva, ma io no” e lui tranquillamente “Ecco, ora la sa anche lei”. E’ stata una cosa veramente paradossale. Queste consultazioni le facevo per vedere se i metodi di questi egizi erano giusti, ma anche per capire se fosse un caso, se fossero delle coincidenze; e non potevano esserlo dopo 5000 casi. Volevo studiare quali strutture della mente si mettono in moto in questo modo. Sono strutture coscienti perché né io né le persone con cui parlavo andavano in trance, tutti ridevano ed era un normale parlare. Non si può ridere in trance. Allora mi chiedevo quali viti, quali ingranaggi si mettono in moto? Per riuscire a dare una spiegazione bisognava rifare completamente il modello della struttura dell’Io. Con le strutture attuali di Freud, di Jung, non si spiegano queste situazioni. Per cui penso che il principio base sia: il nostro Io è molto più grande di quello che sembra, che noi riusciamo a percepire e non è dentro di noi. Include tantissimo passato, gran parte del futuro e relativamente poco presente. Si può dire che includa qualche milione di persone; a parte i genitori, contiene le persone che i genitori hanno conosciuto e quelli che hanno conosciuto quelli che hanno conosciuto i genitori, e così via per tante generazioni. Questo è un modello che vedo funzionare e ci sto lavorando con una delle mani. Un’altra mano poi lavora al Vecchio Testamento, un’altra al Nuovo Testamento, e un’altra mano a queste strutture della coscienza.
Ritorniamo alla Bibbia. Perché senti quest’esigenza di spiegarla a tuo modo? Cambia effettivamente qualcosa nelle persone?
Prima risposta del perché io lo faccio è “Non lo so”.
La seconda risposta è che io sono un filologo. Se fossi un fisico, tenderei a dimostrare le mie idee con degli argomenti di fisica. Se fossi un filosofo ricorrerei agli strumenti della filosofia. E’ una forma espressiva. Un violinista suona il violino; anche se suona la sua musica, usa pur sempre il suo violino. Ecco, la Bibbia è un po’ il mio violino. Mi piace ragionare con la mente dell’ottavo secolo avanti Cristo perché vedo che funziona meglio. Questo potrebbe sembrare strano ma non lo è affatto. La filologia infatti è una disciplina molto interessante che consiste nell’imparare alcune lingue antiche, nell’imparare la storia di queste lingue, di come sono state parlate nei diversi periodi, nel conoscere la storia del periodo interessato, nel conoscere un po’ di psicologia e biografia delle persone interessate e nel riuscire quindi a spostare la mente, le sue coordinate, da oggi ad allora, cambiando tutto quello che va cambiato. Per esempio riuscire a ragionare come una persona che invece di andare in macchina va a cavallo. Riuscire a ragionare come una persona che invece di usare i missili usa le baliste. E’ facile e molto emozionante. Se si va a sentire una conferenza di filologia è come trovarsi davanti ad un mondo meraviglioso che si spalanca nella mente perché tutto d’un tratto si vede che la persona che parla slitta indietro e arriva al pensiero del quinto secolo dopo Cristo, per esempio. E’ proprio un lavoro che si fa, che si impara studiando la lingua e che scatta per chi è predisposto naturalmente. Ecco, a me piace molto usare questo sistema per un “aggiustamento della visuale”. Nel senso che la Bibbia, che tutti conoscono per sentito dire, è interpretata in alcuni modi strumentali che servono ad alcune persone. Per esempio durante le crociate sembrava dicesse che bisognava ammazzare i Mori; durante il nazismo che gli ebrei erano cattivi; durante il sionismo che gli ebrei erano il massimo. E’ sempre stata strumentalizzata. Per cui ognuno di noi arriva a leggere delle frasi attraverso degli schermi che gli vengono messi davanti, schermi che sono gli stessi usati per condizionare la vita politica e sociale delle persone. Quindi se riesco a togliere quegli schermi ad una persona che legge la Bibbia, poi questa, senza più nulla che ostacoli la sua mente, si volta verso la realtà quotidiana e la guarda per quel che è veramente. Se io imparo a leggere un versetto così come è scritto, devo per esempio togliere 7-8 tabù. Tolti i tabù, leggo il giornale e scopro che non mi torna più come prima, qualcosa è cambiato. Questa è l’idea. E poi comunque mi interessano anche i tabù nel loro essere, come si sono formati, il perché qualcuno è stato così “cattivo” da imbrogliare sulla Bibbia, come si è sempre fatto. E sorprendentemente vedo che le cose funzionano abbastanza bene. I corsi che faccio hanno tutti titoli difficili: esegesi, “chissà che roba è?” viene da pensare. Però comunque le persone vengono a vedere e poi aumentano di volta in volta. Io li farei anche se non aumentassero, mi interessa lo stesso, però funzionano.
Ad una persona comune, non preparata, che volesse leggere la Bibbia, che consiglio daresti?
Del modo migliore ne parlava Tolstoj, diceva di usare la matita rossa. Prendete una Bibbia con le pagine belle spesse e leggendo sottolineate tutto quello che siete sicuri di aver capito. Per esempio: “Gesù nacque a Nazareth”, credo di aver capito, forse, sottolineo. “Gesù risorse”, questa non l’ho capita. “Non giurare mai”, ci penso bene e dico “Questa l’ho capita, non devo fare il soldato” e sottolineo. Dopodiché si avranno alcune frasi sottolineate, di solito poche, e si leggono solo quelle. Poi con l’idea che ci si è fatti leggendole, si cerca di capire le altre. In realtà Tolstoj consigliava pure di sottolineare in blu le parole che, nelle frasi che abbiamo capito, vengono attribuite direttamente a Gesù. Direi che questo è un bel modo e funziona, anche se per esempio nel Vangelo di Giovanni, se lo leggi tutto, con la matita rossa e blu alla fine avrai sottolineato venti parole, il resto non si capisce. Poi però pian piano si accendono le varie lampadine e diventa molto emozionante.
Il tuo ultimo libro è stato “Vocabolario”. Perché proprio un vocabolario? Tutti ne abbiamo già uno in casa. Abbiamo bisogno di cambiarlo? Di averne un altro?
E’ un vocabolario molto particolare, in copertina c’è scritto “Dei mondi più grandi”. Cioè di tutte quelle parti della conoscenza che vengono considerate non utilissime per la vita quotidiana dalla maggior parte delle persone, nel mondo quotidiano piccolo. Poi ci sono i mondi diversi, Dio, spirito, anima, religione, spiriti guida, coincidenze, miracoli, tutte le cose di questo tipo. E a proposito di questi mondi più grandi, non tangibili perché se una persona non sa cosa sono comunque non li toccherà mai, c’è tutta una serie di parole che, come dicevamo prima, sono state pesantemente strumentalizzate. E sono state inserite a forza dentro a dei “canaletti” che portavano direttamente in chiesa, o in sinagoga, o in moschea. Con questo libro mi interessava togliere queste parole da questi “canaletti” e mostrare quello che intendono realmente. Per vedere cosa ne risultava, il sistema che ne usciva. E questa è la prima risposta.
Seconda risposta. Io sono convinto che tra non molto, due anni circa, ci sarà un notevole cambiamento, che comunque è già iniziato. Vedo infatti che tantissima gente si è stufata, molto più che nel ‘68, molto più che nel ’74 e molto più che nel ‘91. E’ uno “stufamento” più profondo del G8 di Genova, che ha rappresentato una speranza che qualcosa potesse ancora cambiare, una dimostrazione per fare in modo che cambino idea. Adesso invece la dimostrazione non la si fa neanche più, perché si sa che non cambieranno idea e hanno stufato definitivamente. Questo a tutti i livelli e in tutti i paesi è quello che ha iniziato a pensare la gente. A questo punto quando c’è un cambiamento così grosso bisogna stare attenti a non restare sott’acqua durante il diluvio che segue, in senso simbolico, non rimanere indietro mentre gli altri cambiano e tu no. E nella Bibbia, usando quei modi antichi di cui parlo spesso, il modo migliore per evitarlo è costruirsi l’arca. Solo che arca in ebraico, la parola che indica arca, tradotta letteralmente (thebah) vuol dire linguaggio. Questo significa che se tu hai un tuo linguaggio chiaro scampi, altrimenti no. Praticamente ciò che decide se tu resti sotto o vai sopra è la tua capacità di chiamare le cose con il loro vero nome.
E chiamare le cose per nome significa chiarirsi bene cosa sono? Scegliere a cosa dare ascolto?
Significa sapere ciò di cui si sta parlando. Per esempio dico extraterrestri e mi immagino un sacco di cose. Di cosa sto parlando? Dico arca e immagino un barcone, ne siamo sicuri?
Proprio riguardo al periodo che sta arrivando, si parla sempre più spesso del 2012.Tu che visione ne hai? Lo sai spiegare in un modo più chiaro, senza ricorrere ad allarmismi e catastrofismi?
Per come la vedo io non c’è niente di nuovo. Dal punto di vista antropologico questa evoluzione che dovrebbe fare lo scatto nel presunto 2012 è già in corso da un po’ di tempo, anche se sta subendo sicuramente delle accelerazioni in questi ultimi anni. Diciamo che probabilmente tra un paio di anni passerà un tram, lo stesso che comunque è passato altre volte, e ognuno di noi può decidere di prenderlo oppure di lasciarlo andare via. In alcuni periodi è stato preso ed è andato tutto benissimo per molto tempo, in altro invece se lo sono lasciato scappare con brutte conseguenze. Da un punto di vista storico c’è invece un’inquietante simmetria. Infatti se da qualsiasi anno della storia d’Europa e d’America sottraiamo 72 anni, scopriamo una situazione uguale a quella di partenza. Si può provare con tutti gli anni. Se dal 2012 si toglie 72 viene 1940…brutto. Se togliamo ancora 72, arriviamo ad un altro periodo simile; se togliamo 72, siamo all’inizio delle campagne Napoleoniche. Insomma vediamo sempre dei grandi cambiamenti in corso che mi sembrano corrispondere bene. Questa legge dei 72 anni c’è anche in economia ed è spiegabile razionalmente. Abbiamo la generazione dei nonni, dei papà e dei figli, 70 anni circa. La generazione dei nonni fa determinati errori, cerca di spiegarlo alla generazione dei papà che non ne vuole sapere perché i papà sono come sempre in rotta con i nonni, vogliono farsi la loro strada, per cui l’esperienza dei nonni durante la fase dei papà viene dimenticata regolarmente. I figli infine si trovano in opposizione ai papà ma hanno perso la memoria dei nonni, della situazione settant’anni prima. In economia c’è una teoria che dice che se la situazione di uno stato, o di un insieme di stati, rimane uguale per 70 anni ma si perde la memoria degli errori commessi, si viene portati a riproporre gli stessi identici errori nel corso del periodo seguente.
Ed è una cosa inconscia? Perché tutti noi al giorno d’oggi abbiamo studiato le guerre mondiali, il fascismo, ma comunque riusciranno a ripresentarsi?
Sì, perché non c’è l’idea del periodo. Per esempio 2010 meno 72 fa 1938. Nel ’38 sicuramente la Germania era più brutta, è vero. Ma per esempio la Russia era uguale, c’era un dittatore allora,Stalin, e ora c’è Putin. In Italia c’era un regime totalitario che tutti quanti approvavano. Questo mi ricorda qualcosa…In America c’era un presidente stranissimo, Roosvelt, che non era certo nero però era poliomelitico e tentava ugualmente di fare un sacco di cose nuove. C’era stata una grave crisi economica da cui non si riusciva ad uscire a cui poi è seguita una guerra. Andando indietro ci sono alcuni anni in cui la simmetria è evidentissima, altre volte invece ci sono delle interferenze. A me interessa studiare il grado di queste interferenze. Uno volta stabilito che ogni 72 anni si dovrebbe ripetere la cosa, perché in alcuni anni non si ripete? Cercando queste risposte vedo che i conti mi tornano. Per cui ho l’impressione che questo 2012, a parte i Maya di cui non so niente, restando sul nostro calendario, funziona ed era una cosa già molto nota agli antichi; per esempio nell’Apocalisse si parla di cicli molto chiaramente.
E noi personalmente cosa possiamo fare al giorno d’oggi? Possiamo fare qualcosa oppure dobbiamo subire il cambiamento perché è comunque inevitabile?
Molto sinceramente bisogna vedere per chi si possa fare qualcosa. Per le strutture attualmente esistenti io penso che non ci sia più niente da fare. Per stati, istituzioni, caste, ecc. è solo tempo perso perché la velocità, l’accelerazione raggiunta da queste strutture è altissima. Se anche frenassero avrebbero una forza di inerzia tale che per riuscire a fermarsi un po’ ci vorrebbe tantissimo tempo. Si pensi all’inquinamento…non si può più fermare; o alla situazione culturale, è deragliata in modo che nessuno la possa più rimediare attualmente. Quindi per la collettività poco o niente, direi niente. Per le persone a cui si tiene direi poco, perché ognuno ha la sua storia; per cui glielo puoi dire ma la maggior parte dirà che sei pazzo, succede sempre così. Per esempio nel 1890 agli ebrei europei dicevano “Venite via perché tra un po’ vi ammazzano tutti, comprate casa in Israele”. E loro “No,no, sei matto”. Ora quelli che l’hanno fatto sono milionari e gli altri sono morti nei campi di concentramento. Oppure “Vieni, emigriamo in America”, tanti siciliani e napoletani hanno detto “Ma no, che stupidaggini”.
Per se stessi invece si può fare moltissimo. Perché i periodi in cui le cose vanno così storte sono quelli in cui, paradossalmente, per l’individuo va molto bene tutto, se una persona riesce ad essere un individuo. E’ la paura stessa della cascata, invece di fluire insieme al fiume arrivi con fatica a riva, ti alzi in piedi. Una volta lì, è facile starsene tranquilli e guardare il fiume che scorre; molto più difficile è dire a quelli del fiume di venire a riva, perché loro ti rispondo “No qui si sta bene” e non sentono che poco più avanti li aspetta una cascata.
Ma questo riferirsi sempre all’individuo, cercare se stessi, il proprio io, non si rischia di passare per egocentrico, individualista?
Non è individualismo, si chiama individuazione. E sono due cose ben diverse. Individuazione vuol dire “Devo cercare di capire chi sono, mi interessa”. Se una persona ha messo in moto i processi di individuazione, ha reali rapporti con gli altri. Altrimenti sono solo rapporti finti. Per quanto riguarda l’idea stessa di appartenere ad una collettività, se una persona è un individuo ci riesce benissimo, se non è un individuo e segue la massa ci riesce male.
Tu viaggi molto spesso per fare conferenze in tutta Italia? Hai notato qualche differenza tra le zone del paese? Tra nord e sud? Est e ovest? E riguardo a cosa?
Le differenze sono nettissime. L’Italia è fatta proprio a pelle di leopardo, a scacchiera. Ci sono alcune zone molto evolute dell’Italia, alcune invece sono completamente bloccate, ferme. E ci sono alcune zone medie, indecise, che si stanno svegliando. La zona più evoluta nettamente in Italia è il Veneto, di gran lunga. Non so bene perché, penso che sia per una grossa tradizione repubblicana, quella di Venezia, mentre gli altri stati d’Italia sono stati tutti monarchie, ducati ecc. Ha avuto un fortissimo cattolicesimo, molto sentito, e adesso se ne sta liberando. Per cui ha tutti gli strumenti che il cattolicesimo può dare, ma non è più vincolata. Quindi curiosità, morale, voler sapere come stanno le cose, cercare di capire la verità.E poi c’è questa forte componente imprenditoriale che sicuramente aiuta. Poi la zona peggiore di tutte è invece Milano. Penso che sia anche qui per motivi storici. Dal punto di vista culturale e storico è una città che è stata periferia di imperi. Non c’è mai stato il regno di Milano, per intenderci. Periferia dell’impero romano, lunga periferia dell’Austria, periferia mal vista del regno d’Italia, con il centro Torino. Questo far parte di un regno, di un impero, e non esserne la capitale porta ad un enorme sviluppo dell’elemento del funzionario, o della mentalità del funzionario. Per cui “Lavora sodo ma tu non decidi” e siccome non decidi, perdi tutta una serie di capacità mentali. Per cui ci sono grandi capacità anche imprenditoriali ma grande attesa per quelle che sono le direttive. E’ una città lenta da questo punto di vista. E poi c’è anche un problema demografico visto che Milano è una delle città con il maggior numero di persone molto anziane. Solo che un conto è un anziano a Roma, o a Napoli o a Venezia, un conto è l’anziano di Milano periferia dell’impero; fragile, conservatore, timoroso e molto bisognoso di rassicurazioni. Non a caso un milanese ascolta molto più volentieri un prete, uno dichiaratamente di sinistra o di destra, ma che sia qualcosa già definita, piuttosto di una persona che parla di cose nuove, perché ha paura. Nel secolo scorso, tra i vari modi di dire milanesi c’era – ‘N dura minga – che voleva dire “Non dura”,“E’ nuovo, non durerà”. Invece in altre parti d’Italia non è così.
Comunque queste due zone sono tutte nel nord, la differenza non la vedi con il sud?
Io conosco molto poco la zona sotto Roma perché ho fatto poco conferenze lì. La Sicilia per esempio è un altro posto che ha una fortissima propensione culturale, fortissima. La Sardegna è un posto meraviglioso, culturalmente parlando. Sono persone di una capacità mentale straordinaria.
Io ho assistito a molte tue conferenze a Milano e ho visto che l’età media era abbastanza alta. Non so se sia sempre così, ma secondo te dove sono i giovani? Perché non si interessano agli argomenti che tratti, alla parte più spirituale di loro stessi?
Penso che stiano giustamente raccogliendo materiale. Per interessarsi a queste cose bisogna essere arrivati a porsi domande. Allora, o si è bambini o si è sopra i 35. C’è il periodo della prima parte della vita, primum vivere, in cui si dice “Io non so niente, ma non mi interessa perché sto raccogliendo e non sarò certo quello che si fa convincere a raccogliere solo in alcune zone”. Ci mancherebbe che uno di 23 anni si mettesse a raccogliere solo in una zona perché glielo ha detto uno più anziano di lui. Per cui è giustissimo fare tutta una serie di perlustrazioni del territorio che lasciano pochissimo tempo alle deduzioni. “E con questo?” non è una domanda da giovanissimi.
Quindi tu sei ottimista sui giovani? Li vedi come una risorsa importante?
Beh non faccio differenza. Nei momenti di cambiamento non c’è più giovane o vecchio, sono tutti azzerati. Questo è un momento di cambiamento e lo si vede da qualsiasi cosa. Per esempio la situazione politica italiana: non c’è niente di paragonabile a memoria d’uomo. Certo, nell’impero romano ci sono stati periodi molto simili a questo, con Caligola per esempio…Tutti i criteri che valevano fino a 10 anni fa, destra, sinistra, centro, adesso non valgono più, e non ce ne sono di nuovi. Da questo punto di vista è un momento di cambiamento nettissimo e si è tutti alla pari. Una mia teoria molto cara è che ognuno di noi abbia dentro un bambino che è stato molto vessato, non solo dagli altri ma anche dallo stesso proprietario. Ad un certo punto, ognuno di noi per diventare adulto ha scacciato il bambino che si è riparato in un angolo ed è rimasto li. Qualunque sia l’età, il mondo cambia se uno riesce a ritrovare quel bambino dentro di sé. Nessuno è avvantaggiato perché non è detto che un giovane lo trovi prima di un vecchio. Penso comunque che non sia possibile essere ottimisti riguardo ai giovani più di quanto lo possano essere i giovani verso se stessi. Le persone che hanno superato una certa età, diciamo i 46 anni, hanno fatto tante di quelle cavolate e non sono riuscite ad impedire tanti di quegli obrobri che, o dichiarano di essere totalmente inetti e pronti ad imparare tutto da capo dai giovani, oppure ne uscirà un disastro totale.
Anche se non è il tuo campo, come vedi la scienza? Questo bisogno al giorno d’oggi di avere delle prove per qualsiasi cosa, di provare tutto in modo scientifico. La vedi come una nemica oppure non te ne curi?
No, me ne curo moltissimo. La filosofia al giorno d’oggi non può assolutamente fare a meno della logica matematica, della computazione, delle problematiche di intelligenza artificiale. Tutte queste discipline, di cui fino al secolo scorso non si sapeva l’esistenza, adesso sono importantissime. Per esempio uno dei punti fondamentali della ricerca filosofica attuale è “Può la mente costruire delle menti artificiali uguali a se stessa o anche meglio, e questo a cosa porterà?”; e tutto ciò si collega ad una serie di discipline puramente scientifiche. Dopo Einstein, il problema della relatività smette di essere un punto di riflessione solo per gli addetti ai lavori ma diventa un argomento di discussione filosofica (questa velocità della luce bisogna capire cosa sia, cosa voglia dire per esempio…). Quindi mi interessa moltissimo e non la sento come una nemica perché l’impressione che ho io leggendo tantissimi testi scientifici è che attualmente nella scienza non ci sia niente di sicuro. Niente. C’è una possibilità di formulare ipotesi nuove mai vista perché gli scienziati in tutti i campi, fisica, psicologia, medicina, si stanno accorgendo di sapere pochissimo. Ed è proprio la situazione ideale per ottenere quello che fra gli antichi era molto diffuso, il fatto che se io penso ad una cosa in termini filosofici, questa deve valere anche in termini scientifici. Platone non può parlare di filosofia senza parlare di geometria, fisica, biologia. Aristotele pure. Ed era del tutto normale. Un sapiente egizio non poteva non conoscere queste discipline e adesso stiamo tornando verso quella direzione. Per esempio all’inizio dell’anno scorso, con mia grande sorpresa e grande contentezza, mi hanno invitato a tenere una conferenza sulla creazione dell’universo per l’apertura dell’anno astronomico a Torino. Ed era interessantissimo parlare con questi astrofisici perché risultava dalla traduzione precisa della creazione nella Bibbia che c’erano alcune cose che corrispondevano perfettamente alle scoperte degli ultimi 5-6 anni. Per esempio il fatto che la luce fosse stata creata prima degli astri; la luce creata il primo giorno e gli astri il quarto giorno. A tutti è sempre sembrata una cavolata, “Gli ebrei non capivano” dicevano. Attualmente si sa che è vero, cioè che l’energia luminosa era presente prima che si formassero le fonti di luce. Cosa vuol dire, altro esempio, il fatto che per dar forma ad una cosa il creatore dica la parola e poi la cosa esiste? Questa in linguistica è la teoria dei frames: se io stabilisco un frame, una cornice particolare, vedo delle cose dentro che prima non vedevo. Se allargo la cornice, il frame, vedo un’altra serie di cose che prima non sapevo neanche esistessero. Il frame è la parola. Sono cose antichissime, ultra filosofiche e teologiche che però concordano perfettamente con la scienza. Per cui penso che la scienza si trovi attualmente in una condizione di assoluto smarrimento. Si guardi all’economia per esempio; le teorie economiche vanno bene però i risultati poi…se questi prendono la laurea e poi fanno queste cavolate, c’è qualcosa che non va. Ma anche in medicina: il medico che faccia una diagnosi è una rarità inimmaginabile, è un caso, è una vincita al lotto, un medico che dica “Lei ha questo”. Per cui parlare con gli scienziati per me è sempre interessantissimo e piacevole, sempre se non inseriti in istituzioni mediocri. D’altra parte Tesla diceva che le sue teorie erano tutte basate sulla Bibbia…
Infine ci puoi dare qualche anticipazione? Di cosa ti stai occupando in questo periodo? Hai qualche progetto in mente?
Non lo so ancora perché ci sono talmente tante cose che mi interessano! Certo è un periodo eccezionale, non dico per me ma proprio per tutti. Mi sono accorto che c’è una velocità di crescita nelle persone che io personalmente non avevo mai visto e che in pochi periodi storici è avvenuta. E parlo delle persone sveglie naturalmente, quelle che dormono, dormono come raramente è successo. Un conservatorismo come quello attuale non c’è mai stato. Ma le persone sveglie in Italia cambiano ad una velocità eccezionale e sviluppano una capacità di interessi che non avevano mai avuto. Per questo tante coppie entrano in crisi, perché uno dei due è “partito” e l’altro non capisce più dove sia. Lasciarsi prendere da questa corrente agitante vuol dire non riuscire a fare progetti, muoversi in troppe direzioni, e per me è sempre una cosa molto eccitante.
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03. feb, 2010 











L'Autore





CHISSA’ COME LA PENSA IGOR SIBALDI SULLA PARTE PIU’ INCISIVA DELLA MECCANICA QUANTISTICA. QUASI TUTTI SVIANO LA VISIONE FILOSOFICA DI ESSA, GIRANDO INTORNO SEMPRE LE SOLITE COSE DELLA TEORIA DEI CAMPI E DELL’ENTEGLEMENT. INVECE COSA DIRE SULLA ESISTENZA O MENO DELLA MATERIA, CHE INVECE PAE CHE SIA SOLO UNA FLUTTUAZIONE ENERGETICA CHE VIENE FUORI CON L’OSSERVATORE C OSCIENTE, ALTRIMENTI NON HA SENSO DIRE DELLA SUA ESISTENZA. E POI CHE ADDIRIUTTURA SIA SOLO UNA COSPIRAZIONE DEI SENSI, E CHE L’UNIVERSO SIA UN GRANDE OLOGRAMMA, ECC. COME LA PENSA I. SIBALDI ???????? TANKS !!!!!
Ciao Igor, oggi 22 giugno ho bruciato il mio quaderno dei 101 desideri…che stavo leggendo da un anno… E’ stato come un rituale una cosa insolita e..avevi ragione per quanto riguarda la difficolta’ a bruciare le pagine.pero’ alla fine e’ andato tutto bene. Alcuni desideri si erano avverati. Ora aspetto quelli che mancano…sento che arriveranno cose bellissime
E’ sempre un piacere leggere o ascoltare quello che dice Igor. I Maestri Invisibili, letto nel 2000, è stato il libro più importante della mia vita. Purtroppo è vero che in zona Bologna, dopo anni di assidua frequentazione, non viene più… Attendiamo con trepidazione la pubblicazione del suo prossimo libro!
Finalmente ho cercato e trovato una traccia di Igor Sibaldi! Grazie a questo articolo ben fatto, merito dell’ intelligenza di intervistato ed intervistatore, ho ripreso il filo di uno dei miei Maestri. Mi sento già meglio… Confido vi siano presto conferenze di Igor anche a Bologna, dove vivo. E’ possibile saperlo?
Buon proseguimento ad entrambi!
Laila Dell’Erba – Bologna
….nell’eterna ricerca del perchè della nostra esistenza, ho letto quasi tutti i libri di Igor Sibaldi e devo dire che hanno contribuito significativamente ad allargare alcuni orizzonti….
complimenti…….
Ottima intervista, e come sempre le risposte di Igor SIbaldi sono illuminanti e stuzzicanti. Non vedo l’ora di leggere il seguito!
Giovanni Agnoloni