Porto Tolle e il carbone (pulito?)
Il 29 gennaio ha preso il via un’inchiesta della magistratura sulla centrale Enel di Porto Tolle. Le indagini riguarderebbero il possibile collegamento tra le emissioni atmosferiche della centrale e l’aumento di malattie respiratorie, soprattutto nei bambini, nelle zone limitrofe. Questo porterà ad un ulteriore ritardo dell’approvazione del progetto di riconversione della centrale da olio combustibile a carbone.
L’idea della riconversione nasce nel 2004 quando il Presidente dell’Enel Scaroni annuncia, in un’intervista sul settimanale “Panorama”, l’intenzione di convertire a carbone la centrale di Porto Tolle. Nel 2005 inizia l’iter con richiesta, da parte di Enel, della pronuncia di compatibilità ambientale al Ministero dell’Ambiente. Nello stesso periodo il comune di Porto Tolle istituisce una Commissione Consiliare speciale per la valutazione della trasformazione della centrale, commissione che, dopo varie sedute, fa specifica richiesta di garanzie sugli interventi di ambientalizzazione e sulla logistica degli approvvigionamenti, data l’importanza rappresentata dall’ecosistema del delta del Po e dalla presenza di un parco Nazionale definito patrimonio mondiale dall’Unesco.
Alla fine del 2005 nasce un’intesa tra la Regione Veneto ed Enel. L’intesa, che tiene conto del parere favorevole della Commissione Regionale di Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A) e delle relative prescrizioni, prevede:
- la riduzione di un quarto della potenza della centrale da 2.640 MW a 1.980 MW, con la conversione di soli tre gruppi rispetto ai quattro oggi esistenti;
- la cessazione delle attività entro il 2030;
- la costituzione a Porto Tolle di un Osservatorio ambientale indipendente per la tutela del territorio che si avvarrà del supporto tecnico-scientifico di organismi ed enti di ricerca pubblici e privati e del contributo economico di Enel pari a un milione di euro l’anno;
- la disponibilità di Enel all’utilizzo di biomasse locali (in proporzione di circa il 5%) per la produzione della centrale.
La promessa è quella di abbattere le emissioni, in particolare quelle di ossidi di azoto, anidride solforosa e polveri di una percentuale tra il 60 e l’80% e le emissioni di anidride carbonica di circa il 20%.
Nel gennaio 2009 il consiglio dei ministri ha iniziato l’esame della questione e dopo un approfondito esame degli aspetti tecnici e degli interessi pubblici coinvolti, in particolar modo quello dell’approvvigionamento energetico, ha invitato il Ministro dell’ambiente ad adottare le proprie determinazioni in ordine alla definizione del procedimento autorizzatorio per la centrale.
Nell’aprile 2009 la Procura della repubblica di Rovigo ha consegnato una perizia al Ministero dell’Ambiente nella quale è scritto che esistono gravi lacune sulla stima degli impatti per l’ambiente fatta da Enel. Secondo la Procura lo studio di Enel non quantifica i carichi degli inquinanti in acqua, non prevede dispositivi per la rimozione delle emissioni in atmosfera del mercurio e di altri metalli. Non sarebbe inoltre stato stimato a dovere l’impatto ambientale delle chiatte che inevitabilmente percorrerebbero parte del delta del Po per trasportare il carbone alla centrale.
Infine a gennaio è partita una nuova inchiesta che vede indagati nuovi e vecchi vertici dell’Enel, del calibro di Fulvio Conti, Franco Tatò e Paolo Scaroni.
Le notizie che si riescono a raccogliere sono piuttosto contrastanti. Da una parte vi sono le ragioni di Enel, dall’altra quelle degli ambientalisti.
L’azienda ritiene che con l’uso di speciali filtri all’avanguardia, alcuni per la denitrificazione catalitica dei fumi e l’abbattimento degli ossidi di azoto, altri per la depolverazione dei fumi e la loro desolforazione (con l’uso di calcare/gesso ad umido), le emissioni di anidridi e di polveri sottili (PM 10) verrebbero ridotte fino ad essere persino inferiori a quelle delle attuali, obsolete, centrali ad idrocarburi; inoltre Enel assicura che lo stoccaggio e lo spostamento del carbone nella centrale saranno effettuati su corsie chiuse, così come il trasporto via mare dei residui che sarebbero venduti come materiali da costruzione o per altri usi. Si impiegherebbero poi caldaie cosiddette “ultrasupercritiche”, cioè ad elevato rendimento. Infine l’opera di conversione e la successiva messa a regime della centrale porterebbe alla creazione e al mantenimento di molti posti di lavoro.
Visioni opposte sono presentate dagli ambientalisti. Nel 2009 WWF Italia ha redatto una scheda sul confronto tra centrali a carbone e centrali a gas in cui risulta che le emissioni di SO2 di una centrale a carbone sarebbero pari a 140 volte quelle di una centrale a gas, i nitrati sarebbero 4,5 volte superiori, le emissioni di polveri fini a 70 volte e la CO2 emessa circa 2,5 volte superiore. In questa scheda il WWF afferma poi che vi sarebbero emissioni di mercurio, arsenico, cromo e cadmio, e nei fumi sarebbero presenti polveri sottili (con PM < 10) in grado di oltrepassare i filtri, interagire con gli alveoli polmonari ed entrare direttamente in circolo causando gravi patologie. Viene inoltre fatto notare come le emissioni di gas serra delle centrali a carbone porterebbero ad uno sforamento dei parametri dettati dal trattato di Kyoto con una conseguente ammenda per il nostro Paese. Vi sono infine forti perplessità sull’idea di Enel di vendere i rifiuti come materiale da costruzione.
Una certa chiarezza si trova riguardo alle emissioni di CO2. Sembra infatti chiaro che il carbone risulti il combustibile con più elevata emissione di gas serra. Riguardo questo problema Enel pone tuttavia un singolare quesito etico: non è forse meglio che il carbone venga bruciato in Paesi all’avanguardia che possono ridurre con la tecnologia le emissioni, piuttosto che in Paesi dove gli studi sono meno avanzati? Dove le emissioni sarebbero fuori controllo? La domanda pare quasi grottesca, ma un fondo di verità c’è. Riccardo Varvelli nel libro “Le energie del futuro” ritiene infatti che, seppur la percentuale globale di energia prodotta tramite carbone dovrebbe rimanere pressoché stabile da qui ai prossimi vent’anni, a livello assoluto il consumo di carbone vedrà un aumento proprio grazie al fatto che paesi emergenti avranno un incremento della produzione di energia per sostenere il loro sviluppo. Altra nota positiva riguarda la distribuzione territoriale dei giacimenti di carbone che, a differenza del petrolio, sono più omogeneamente sparsi nel mondo, dando al prezzo del carbone una minore dipendenza da fattori geopolitici.
Non è certamente facile dire se un parziale ritorno al carbone sia effettivamente utile al nostro Paese perché i dati presentati dalle diverse parti in causa sono contrastanti. Certo è che lo sviluppo di una nazione passa anche dalla sua capacità di produrre ed utilizzare l’energia per sostenersi.
Link: Enel – Carbone pulito
Link: Greenpeace
Link: Verdi
Link: Comune di Porto Tolle
Link: Geograficamente
Link: Fidest



26. feb, 2010 







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