Se niente importa

Se niente importa, non c’è niente da salvare. Questa considerazione offre a Jonathan Safran Foer lo spunto per una riflessione sull’industria dell’alimentazione e in particolare sulla produzione di carne. Una vicenda del tutto personale, quale la nascita del suo primo figlio, ha spinto lo scrittore a svolgere un’accurata indagine sugli allevamenti intensivi. Desideroso di conoscere il cibo che sarebbe finito nel piatto del suo bambino, consapevole che un’alimentazione sana è fondamentale per la buona salute, J.S. Foer ha dedicato tre anni di ricerche al mondo dell’allevamento industriale, tre anni in cui ha visto un continuo susseguirsi di scene raccapriccianti. Il risultato di queste ricerche non è un trattato scientifico, ma un libro in cui lo scrittore, con la schiettezza e il taglio narrativo che gli sono propri, ci racconta delle storie.

Sono storie di animali privi di storia, costretti a vite prive di vita, esistenze cancellate, trattati come fossero ingranaggi di un orologio da costruire. Se qualcosa si danneggia non ha importanza, se si rompe, economicamente è più conveniente gettarlo via che ripararlo. Nessun animale viene “riparato” (curato) negli allevamenti intensivi. Mai. Un pezzo di ricambio è sempre pronto all’uso. Non esistono singole vite negli allevamenti intensivi, e neppure vite di gruppo. Esiste solo il profitto.

Sono storie di polli e di tacchini, stipati in spazi grandi quanto un foglio A4. Non hanno spazio per muoversi né vedono mai la luce del sole. Il loro cibo consiste in mangimi addizionati con farmaci, i loro corpi vengono gonfiati con ormoni della crescita e imbottiti di antibiotici. La riproduzione di questi animali avviene in tutti i casi attraverso l’inseminazione artificiale, il cibo e la luce saranno loro somministrati in modo controllato per aumentare la produttività. Oggi i polli da carne arrivano alla macellazione dopo meno di 40 giorni dalla nascita, affetti da ogni tipo di deformità, infezioni, malattie respiratorie.
Un trattamento simile è riservato ai maiali, con amputazione senza anestesia di coda e denti a spillo nei piccoli, gabbie anguste, una mortalità nei maialini prima dello svezzamento che raggiunge una percentuale del quindici per cento.
L’autore si sofferma spesso a raccontare anche le crudeltà inflitte ai pesci, animali che sentiamo più distanti, ma che per questo non soffrono di meno.

Con le storie di questi animali, con le loro esistenze disprezzate e gettate via, J.S. Foer ci spinge a riflettere su due fronti. La prima domanda è ovvia: è lecito consumare ogni giorno un simile massacro solo per il gusto di mangiare carne? La seconda è meno immediata: quali conseguenze avranno tali forme di allevamento, in cui poco peso viene dato all’igiene e l’uso di antibiotici di ogni tipo è dilagante, sulla salute nostra, dei nostri figli, e sull’ambiente che ci circonda? Perché, è risaputo, l’allevamento intensivo è anche una delle maggiori cause di inquinamento. Negli Stati Uniti sono molte le battaglie legali intentate contro gli allevamenti industriali di maiali, ma ciò non spaventa le grandi aziende, per le quali pagare multe per aver inquinato è meno costoso che rinunciare all’intero sistema di allevamento intensivo. Un sistema solido, e ormai quasi esclusivo. Pochi sono gli allevamenti sani che sopravvivono alla dura legge del profitto. Sono allevamenti di modeste dimensioni, pochi ranch che continuano a campare grazie al coraggio e alla testardaggine di pochi allevatori. Allevamenti in cui gli animali vengono trattati come tali fino alla fine della loro vita. Se dobbiamo mangiarli, allora dimostriamo loro un minimo di riconoscenza. Sappiamo che toglieremo loro la vita, lasciamogli un minimo di dignità.

J.S. Foer non vuole farci diventare tutti vegetariani. Se non vogliamo essere vegetariani, cerchiamo di essere degli onnivori selettivi. E’ molto difficile, ma non impossibile. Il suo libro non è un manifesto del vegetarianismo, lui stesso lo ribadisce più volte, ma vuole essere un incoraggiamento a pensare di più, ad informarci, a capire per poter scegliere. Perché l’indifferenza nata dalla disinformazione e dal disinteresse è la peggiore malattia. D’altronde, se niente importa, non c’è niente da salvare.


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4 Risposte a “Se niente importa”

  1. Sostenere che in Italia la situazione sarebbe differente è di una falsità enorme. Gli allevamenti intensivi in Europa, Italia inclusa, sono parificabili in toto a quelli americani. Per informazioni, pregasi leggere Le Fabbriche degli Animali di Enrico Moriconi. La verità può essere vista anche riguardano la puntata di Report andata in onda su Raitre il 17 maggio 2009.

  2. Nicola Pavia

    si lo so che era la recensione del libro! era solo per dirti che qui la situazione è decisamente diversa.. comunque quando vuoi se hai curiosità in merito ne parliamo.. ciao

  3. Michela Tessariol

    Ciao Nicola. Il mio articolo voleva solo essere la recensione di un libro. Non mi sono infatti spinta a fare ipotesi sulla situazione italiana, dato che ne sono completamente all’oscuro. Il racconto di Foer mi ha molto colpito, i dati che riporta nel libro sono impressionanti. Più di quello che ho imparato da lui non so, ma dopo aver letto il suo libro mi sto ponendo molte domande, e davvero vorrei saperne di più. Se ne potessimo parlare ne sarei ben lieta.

  4. Nicola Pavia

    Sono d’accordo con tutto quello che ha/hai scritto  ma sappi che la situazione in Italia è completamente diversa, in particolar modo le quantità di antibiotici somministrati, le condizioni igieniche, gli spazi. Se vuoi ne parliamo, il discorso del benessere animale negli allevamenti intensivi è molto relativo. Per farti un esempio, in un allevamento intensivo vengono somministrati più frequentemente antibiotici agli animali perchè alcune “malattie” si trasmettono con più facilità (per la maggior promiscuità degli animali), però la maggior parte delle malattie che tu trovi in “natura” lì non esistono. Al contrario un allevamento ad esempio biologico è molto spesso più soggetto a malattie parassitarie, patologie podali ecc.. che portano a sofferenze maggiori rispetto ad un allevamento intensivo. Tutto dipende da come vuoi vedere la cosa.  Nicola