Ridisegnando la mappa

Chi non si trova bene col proprio vicino di casa può sempre traslocare in un altro quartiere, cosa che le nazioni non sono in grado di fare. Ma supponiamo che invece possano farlo. Riassettare la carta geografica europea renderebbe l’esistenza più logica e amichevole.

La Gran Bretagna, che dopo le elezioni politiche dovrà rendere conto delle terribili condizioni in cui versano le proprie finanze pubbliche, dovrebbe avvicinarsi ai paesi del sud Europa che si trovano nella stessa situazione. La si potrebbe collocare nei pressi delle Azzorre. (Se il viaggio si rivelasse turbolento, potrebbe essere una buona occasione per fare del Galles e della Scozia due isole separate).

Il vuoto lasciato dal Regno Unito dovrebbe essere occupato dalla Polonia, che ha sofferto abbastanza nella sua attuale posizione, tra Russia e Germania, e merita di godersi la brezza frizzante del Nord Atlantico e la sicurezza di avere il mare tra sé ed ogni potenziale invasore.

Le incomprensibili diatribe linguistiche fiammingo-francesi del Belgio (causa del recente crollo del governo) ricordano tanto il centro Europa nella sua peggiore espressione, specialmente le assurdità messe in atto in Slovacchia nei confronti della propria minoranza etnica di lingua ungherese. Quindi, il Belgio dovrebbe far cambio di posto con la Repubblica Ceca. Gli impassibili e ben organizzati cechi andrebbero splendidamente d’accordo con i nuovi vicini olandesi, e viceversa.

La Bielorussia, al momento senza sbocco sul mare e desiderosa di liberarsi dalla morsa della Russia, riceverebbe un gran beneficio esponendosi alle regioni nordiche, la cui influenza è stata determinante nell’aiutare la regione balcanica a liberarsi dell’eredità sovietica. Ecco perché dovrebbe spostarsi a nord, proprio verso l’area balcanica, prendendo il posto di Estonia, Lettonia e Lituania, che a loro volta dovrebbero trovare una nuova collocazione da qualche parte vicino all’Irlanda. Al pari di questa isola di smeraldo, tali paesi hanno serrato i denti di fronte alla “svalutazione interna” e hanno riguadagnato competitività tagliando gli stipendi e i prezzi, piuttosto che scegliendo la strada più facile: svalutare la moneta o indebitarsi in modo sconsiderato come la Grecia.

Gli Stati Baltici sarebbero anche molto contenti di allontanarsi dalla Russia e avvicinarsi all’America. Tra i vari traslochi, Kaliningrad potrebbe scivolare su lungo la costa, verso la Russia, ponendo così fine all’anomalia del suo status di exclave, eredità della Seconda Guerra Mondiale, e facendo sfumare ogni possibilità di futuri misfatti ad opera della Russia relativamente alle linee ferroviarie. Nei posti lasciati vacanti da Polonia e Bielorussia dovrebbero sistemarsi l’ovest e il centro dell’Ucraina.

La Germania, ritrovandosi il confine ucraino a soli 100 km da Berlino, dovrebbe per forza di cose cominciare a prendere più seriamente la questione dell’integrazione europea di quella nazione. Lo spostamento ucraino consentirebbe alla Russia di muoversi verso ovest e verso sud, lasciando così la Siberia ai cinesi, che se ne impadroniranno comunque prima o poi.

Il passo successivo sarebbe riordinare i Balcani. Macedonia, Albania e Kosovo dovrebbe scambiarsi i posti, con la Macedonia al posto del Kosovo vicino alla Serbia, il Kosovo nello spazio liberato sulla costa dall’Albania, che quindi slitterebbe all’interno. Le fantasie paranoiche dei greci sulle rivendicazioni territoriali da parte dei delusi irredentisti slavi del nord svanirebbero all’istante. La Bosnia è troppo fragile per spostarsi e dovrà restare lì dov’è.

Svizzera e Svezia vengono spesso confuse, quindi sarebbe ragionevole pensare di spostare la Svizzera verso nord, dove starebbe benissimo accanto agli altri paesi nordici. La sua neutralità si sposerebbe alla perfezione con quella di Finlandia e Svezia; la Norvegia sarebbe lieta di avere vicino un altro paese non-UE.

La Germania può restare dov’è, così come la Francia. Ma l’Austria potrebbe slittare verso ovest, al posto della Svizzera, in modo da consentire anche a Slovenia e Croazia di spostarsi verso nord-ovest. Potrebbero unirsi al nord Italia per formare una nuova alleanza regionale (idealmente governata da un Doge veneziano). Il resto dello stivale, da Roma in giù, si staccherebbe per creare, insieme alla Sicilia, un nuovo paese, ufficialmente denominato Regno delle Due Sicilie (ma soprannominato Bordello – in italiano nel testo n.d.T.). Potrebbe dar vita ad un’unione monetaria con la Grecia – e nessun altro.

The Economist (Gran Bretagna)

traduzione di ItaliaDallEstero.info

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