Le Norme della Normalità
Quando trovare un senso diventa un’infrazione alla norma
A tutto può essere trovato un perché. E’ questo che ci insegna la scienza. Ogni effetto può essere ricondotto alla sua causa generatrice e ogni causa può essere indagata a partire da più prospettive di studio.
Ma delle motivazioni umane, che indirizzano a certe scelte piuttosto che ad altre e che sono alla base di ogni azione, cosa resta?
Negli anni ’50, lo psicologo Erich Fromm definì l’approccio scientifico come la capacità di essere osservatori oggettivi e percettori soggettivi della realtà che ci circonda: riuscire a vedere le cose per ciò che oggettivamente sono e inquadrarle per ciò che soggettivamente percepiamo che siano, senza trascurare eventuali dati di nuova acquisizione, sarebbero i criteri essenziali di ogni analisi scientifica.
Già dai suoi tempi e, per continuare, ancora oggi, la prospettiva frommiana è stata ristrutturata nei termini delle esigenze tecniche della società. L’umile sperimentalismo delle revisioni scientifiche ha lasciato il posto ai nuovi dogmi di quella che potrebbe essere definita “religione scientifica”: ciò che trapela dall’opinione pubblica e dalle formulazioni della scienza sarebbe effettivamente legge e non dovrebbe essere trovato senso altrove.
Così chi accetterà i dogmi della società, ritrovandovi un senso, sarà normale; chi, invece, pur stando nei limiti inderogabili della società , avvertirà il bisogno di costruire un proprio credo sarà patologicamente malato.
Le stesse nevrosi, anche dette psicosi, avrebbero origine proprio dall’ossessiva urgenza di avere una propria verità che funga da indicatore di senso: l’assenza di un riscontro esterno di tali verità, insieme alla mancanza di una reale religione nella società (dove per “religio” è corretto intendere non tanto un dogma da asservire quanto un contesto esterno in cui assolvere un senso interno), condurrebbe l’individuo ad una crisi esistenziale e ad una soglia di esaurimento. Fromm scriveva: “mi domando se oggi una persona debba impazzire per arrivare a percepire certe cose”.
Come dire: la resistenza ad accettare un compromesso, dogmaticamente imposto, a lungo andare potrebbe risultare compromettente.
Ma se chi afferma un proprio senso dentro di sé, senza riscontrarlo nella realtà esterna, si ammala di nevrosi, cosa succede a chi accetta un senso, che senso non è, da una realtà esterna a sé, senza averne elaborato uno proprio? Probabilmente si ammalerà anche lui.
Allora quando vi capiterà di risentire notizie del tipo “il Signor X ha ucciso la moglie Z” o “la signora K non si è più svegliata dopo un’eccessiva dose di farmaci” o “il ragazzo B ha avuto un arresto cardiaco per assunzione di droghe” , e di veder concludere un’intervista ad amici o familiari con le parole “era una persona tranquilla, stava bene, era normale”, ricordatevi di quanto diceva Fromm. Ricordatevi che nella normalità non si culla necessariamente la salute psichica e che nell’anormalità non deve esserci per forza la malattia.
Quando vi ritroverete a perdere momentaneamente il controllo per la difesa di un vostro valore, non spaventatevi: è il senso ciò che state proteggendo. E se mai qualcuno vi accuserà di essere pazzi, prendete in prestito le parole di Lessing: “chi non perde la ragione per certe cose … non è neanche in grado di ragionare”.



01. giu, 2010 







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