Enorme potenziale esplosivo nella proibizione del crocifisso
L’Italia e dieci altri paesi europei cercano di far revocare alla Corte europea dei diritti dell’uomo il divieto di esporre i crocifissi nelle scuole pubbliche. La settimana scorsa sono iniziate le negoziazioni e la sentenza può portare conseguenze per tutta l’Europa.
In Italia il caso Lautsi è diventato dinamite pura, scatenando l’offensiva del governo e del Vaticano. Ma anche all’estero il caso “Lautsi contro l’Italia” attira l’attenzione in quanto rispecchia un dibattito europeo sui simboli religiosi nelle scuole e la crescente immigrazione.
La controversia è iniziata quando l’italofinnica Soile Lautsi nel 2001 ha preteso che il crocifisso fosse rimosso dalla scuola dei suoi figli ad Abano Terme.
L’Italia è uno stato laico, e i crocifissi alle pareti delle classi nelle scuole statali sono in contrasto con il pluralismo e la neutralità, secondo la donna. Tuttavia il preside si rifiutò di rimuoverli, così Lautsi si rivolse alla Corte europea dei diritti dell’uomo accusando l’Italia di reato contro la Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo.
Vinse la causa, e nel novembre dell’anno scorso la Corte stabilì che i diritti dei figli della signora Lautsi fossero stati effettivamente violati. La Corte non può obbligare l’Italia a togliere i crocifissi, ma alla famiglia Lautsi è stato concesso un risarcimento di 5000 euro.
L’arrivo della sentenza sconvolse il governo italiano e il Vaticano. Il primo ministro Silvio Berlusconi si rifiutò di effettuare il pagamento e impugnò la sentenza all’autorità superiore alla Corte, la Grande Camera di Strasburgo. Le trattative sono iniziate mercoledì scorso, e la sentenza è attesa entro qualche mese.
Il governo italiano ritiene che il crocifisso non sia un simbolo religioso, ma che sia così strettamente legato alla cultura e alla storia italiane da essere un simbolo per l’intero paese. Si tratta dell’identità italiana, non di indottrinamento religioso, sempre secondo il governo.
L’alleanza tra paesi cattolici e ortodossi, che comprende la Romania, l’Armenia, la Polonia, la Bulgaria, la Grecia e la Russia, è dalla parte di Berlusconi
Anche in questi paesi è usanza tenere i crocifissi alle pareti dei locali pubblici, e c’è preoccupazione per un possibile precedente della Corte Europea verso una rigida secolarizzazione in Europa. Se la sentenza non viene revocata, i simboli religiosi nelle scuole potrebbero venire proibiti in tutti i 47 stati membri della zona europea.
La forza esplosiva della questione ha fatto sì che il ministro degli Esteri Franco Frattini chiamasse il caso Lautsi “un colpo alla libertà e ai nostri valori cristiani”. Altri hanno invece preso le parti di Soile Lautsi.
Gunilla von Hall, Svenska Dagbladet (Svezia)
traduzione di ItaliaDallEstero.info
Link: il sito dell’articolo tradotto
Link: il sito dell’articolo originale



15. lug, 2010 







L'Autore





I commenti sono chiusi.