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	<title>il Grimaldello &#187; Marco Tessariol</title>
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		<title>Lettera dall’Università Italiana</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Oct 2010 09:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Tessariol</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La mail che qui riportiamo è stata inviata la settimana scorsa dal preside della facoltà di Ingegneria dell&#8217;Università degli Studi di Padova a tutti gli studenti, per motivare lo slittamento dell&#8217;inizio delle lezioni. Lo stato di difficoltà descritto in questa lettera non riguarda solamente la facoltà di Ingegneria o l&#8217;Università di Padova ma l&#8217;intero apparato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-3446" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/10/lettera-dalluniversita-italiana/universita/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3446" title="universita" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/10/universita-200x200.jpg" alt="" width="200" height="200" /></a>La mail che qui riportiamo</strong> è stata inviata la settimana scorsa dal preside della facoltà di Ingegneria dell&#8217;Università degli Studi di Padova a tutti gli studenti, per motivare lo slittamento dell&#8217;inizio delle lezioni. Lo stato di difficoltà descritto in questa lettera non riguarda solamente la facoltà di Ingegneria o l&#8217;Università di Padova ma l&#8217;intero apparato universitario italiano. I numeri riportati si riferiscono ad una sola facoltà, tuttavia ben rappresentano lo stato generale delle cose. E&#8217; per questo motivo che mi sembra doveroso pubblicarla, affinché anche chi non ha strettamente a che fare con l&#8217;università, possa capire un po&#8217; meglio cosa sta succedendo in questi giorni.</p>
<blockquote><p>Cari studenti della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Padova,</p>
<p>come Preside della Facoltà nella quale vi apprestate a intraprendere o a proseguire il percorso formativo che costituirà la base della vostra futura attività professionale, desidero informarvi sul particolare momento che sta vivendo la nostra Facoltà e, più in generale, l’intera Università italiana.</p>
<p>La Facoltà di Ingegneria di Padova, una delle prime in Italia con oltre 200 anni di storia alle spalle, eroga attualmente 12 Corsi di Laurea Triennale, 17 Corsi di Laurea Magistrale e 1 Corso di laurea quinquennale a ciclo unico.</p>
<p>Gli studenti iscritti sono complessivamente oltre 11000 e il numero di nuovi allievi annualmente in ingresso si aggira attorno a 2500, in costante crescita negli ultimi anni.<br />
L’attrattività del percorso formativo ha varie motivazioni: non ultima, la buona prospettiva di collocazione sul mercato del lavoro, in Italia e all’estero.</p>
<p>Le risorse di docenza sulle quali la Facoltà può contare sono oggi costituite da 116 Professori Ordinari, 122 Professori Associati e 140 Ricercatori (per un totale quindi di 378 unità), i quali hanno consentito alla Facoltà di predisporre un&#8217;offerta formativa ampia, qualificata e bene articolata, nonostante le limitazioni nella quantità delle risorse disponibili.</p>
<p>Infatti, una parte significativa delle attività didattiche è stata finora svolta dai docenti come compito aggiuntivo rispetto ai propri doveri istituzionali e il motivo che li ha indotti ad assumersi questi impegni non è certamente la retribuzione ulteriore, visti i compensi esigui e talora assenti.</p>
<p>La situazione è purtroppo molto cambiata negli ultimi mesi, a seguito innanzi tutto delle forti perplessità e riserve espresse dalla Facoltà su alcuni contenuti del DdL 1905 “Norme in materia di organizzazione delle Università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l&#8217;efficienza del sistema universitario“. Tale provvedimento è stato già approvato dal Senato ed è oggi all’esame della Camera.</p>
<p>In particolare, i Ricercatori a tempo indeterminato attualmente in servizio (e non solo loro) hanno manifestato grande preoccupazione per il fatto che l’introduzione della nuova figura di Ricercatore a tempo determinato possa limitare fortemente le loro possibilità di progressione di carriera.</p>
<p>Conseguentemente, 106 Ricercatori della Facoltà, in segno di protesta hanno dichiarato la propria indisponibilità ad assumere la titolarità di insegnamenti, poiché ciò non è previsto dai loro doveri istituzionali.</p>
<p>Un forte sdegno si è poi diffuso tra tutti i docenti anche a causa della recente manovra finanziaria varata dal Parlamento: infatti, nella parte relativa all&#8217;Università, i provvedimenti previsti si traducono in una penalizzazione a carattere permanente, molto superiore a quanto accade per altre categorie, con effetti che si ripercuoteranno addirittura sul trattamento di fine rapporto e sul trattamento pensionistico.</p>
<p>Tutto ciò si aggiunge agli altri interventi attuati negli ultimi anni (blocco del turn-over, taglio del Fondo di Finanziamento Ordinario, riduzione dei fondi di ricerca ministeriali, rallentamento delle procedure concorsuali), che comportano uno svilimento del ruolo dell&#8217;Università e della figura del docente universitario.</p>
<p>In questa situazione di estremo disagio, circa 90 Professori Ordinari e Associati hanno dichiarato di non voler sostenere compiti didattici aggiuntivi rispetto a quelli istituzionali, già a partire dall’Anno Accademico che è appena iniziato.</p>
<p>Un’ulteriore conseguenza negativa della recente manovra finanziaria e più in generale del clima che si è instaurato nell’Università italiana, è il gran numero di pensionamenti anticipati, che rendono ancor più critico il mantenimento dell’offerta didattica.</p>
<p>Pertanto, la Facoltà di Ingegneria ha con rammarico dovuto prendere atto che, anche a Padova come in molte altre Sedi, i Manifesti degli Studi per l’A.A. 2010/11, a suo tempo approvati in base alla usuale disponibilità dei docenti, risultano non più sostenibili nei termini a suo tempo previsti.</p>
<p>Ponendosi quindi l’obiettivo primario di attivare tutti i Corsi di Laurea, per non venir meno all’impegno assunto da un lato con gli studenti e le loro famiglie, dall’altro con il mondo produttivo che ha sempre accolto con favore i laureati in Ingegneria a Padova, sono stati pianificati una serie di interventi di emergenza, limitati all’offerta formativa del corrente Anno Accademico, basati su:</p>
<p>a) aumento degli studenti presenti in aula, che si è finora mantenuto ai livelli consigliati dalla legge mediante l’erogazione di corsi in parallelo; dovendo ridurre i corsi in parallelo senza penalizzare troppo la qualità della didattica, è possibile che nel prossimo anno alcuni insegnamenti debbano essere erogati in collegamento audio/video.</p>
<p>b) cancellazione di insegnamenti non indispensabili al percorso formativo; tale scelta si è rivelata particolarmente dolorosa perché proprio questi insegnamenti hanno finora costituito un prezioso arricchimento tecnico-scientifico all’offerta didattica della Facoltà, in quanto spesso sono espressione delle attività di ricerca più all’avanguardia svolte presso i Dipartimenti.</p>
<p>Si è invece scelto di non attingere indiscriminatamente a docenti esterni al mondo accademico, ma di mantenere gli standard di qualità didattica da sempre adottati dalla Facoltà.</p>
<p>Bisogna comunque sottolineare che anche gli interventi sopra delineati non sarebbero stati sufficienti a consentire di attivare tutti i Corsi di Laurea: preso però atto della situazione, per senso di responsabilità e spirito di servizio un certo numero di Professori e Ricercatori hanno negli ultimi giorni ritirato la propria indisponibilità a compiti didattici aggiuntivi, pur mantenendo la propria totale adesione alle motivazioni della protesta. A queste scelte va dato il giusto rilievo, perché sono spesso frutto di un intenso travaglio interiore.</p>
<p>In conclusione, l’offerta didattica che la Facoltà riuscirà a garantire nel prossimo anno accademico, se da un lato sarà necessariamente meno ampia rispetto al passato, dall’altro manterrà almeno per ora sostanzialmente inalterato il livello di qualità e di serietà che da sempre l’ha contraddistinta.</p>
<p>Risulta tuttavia evidente che i provvedimenti legislativi recentemente approvati o in corso di approvazione, non solo fanno sì che la Facoltà si trovi oggi ad affrontare una situazione di estrema difficoltà, ma stanno anche portando alla perdita di quella carica di entusiasmo che è la maggiore garanzia di successo per le attività didattiche e di ricerca negli anni a venire.</p>
<p>La Facoltà auspica quindi che vengano introdotti a livello parlamentare opportuni correttivi (come quelli presentati dall’Ateneo ai Parlamentari veneti in un recente incontro) che consentano di non togliere ulteriormente dignità al mondo accademico, prima che la situazione risulti irrimediabilmente compromessa.</p>
<p>All’inizio di questo non facile anno accademico, vi auguro comunque un buon lavoro nelle aule e nei laboratori della Facoltà e colgo l’occasione per salutare cordialmente anche le vostre famiglie, pregandovi di estendere loro questo messaggio.</p>
<p>Pierfrancesco Brunello<br />
(Preside della Facoltà di Ingegneria)</p></blockquote>
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		<title>Trenitalia: immagine o sostanza?</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Oct 2010 09:13:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Tessariol</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ davvero bello usufruire di uno sconto, specialmente dopo mesi di disservizi come i bagni non funzionanti, il riscaldamento inesistente in inverno, i finestrini tappati in estate per via dell’aria condizionata che però è guasta, ma soprattutto i ritardi. Quei cinque minuti canonici che sempre più spesso e volentieri diventano dieci, quindici e perché no, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-3422" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/10/trenitalia-immagine-o-sostanza/stazione_padova/"><img class="alignleft size-full wp-image-3422" title="stazione_padova" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/10/stazione_padova.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>E’ davvero bello</strong> usufruire di uno sconto, specialmente dopo mesi di disservizi come i bagni non funzionanti, il riscaldamento inesistente in inverno, i finestrini tappati in estate per via dell’aria condizionata che però è guasta, ma soprattutto i ritardi. Quei cinque minuti canonici che sempre più spesso e volentieri diventano dieci, quindici e perché no, anche mezz’ora. All’inizio la voce automatica della stazione concludeva l’annuncio di ritardo con un «ci scusiamo per il disagio» ma dopo un po’ anche le scuse sono state eliminate, tanto ormai i pendolari ci si sono abituati, al ritardo.<span id="more-3407"></span></p>
<p><strong>La regione Veneto</strong> tuttavia punisce ogni anno Trenitalia per i troppi ritardi, comminando una multa salata e l’obbligo di risarcire i pendolari. Così, ogni anno verso maggio-giugno, basta presentarsi in stazione con l’abbonamento vecchio, per ottenere un nuovo abbonamento scontatissimo, oppure avere dei biglietti a fascia chilometrica gratuiti. Bisogna ammettere che un pizzico di soddisfazione c’è, visto il tempo, o ancor peggio le coincidenze, persi ogni giorno per via di quel ritardo ormai sistematico, ma forse bisognerebbe anche pensare a quello che succede dopo quei due, tre mesi di prezzi scontati; la situazione non cambia.</p>
<p><strong>Ebbene sì</strong>, ogni anno, per alcuni mesi, i pendolari comprano l’abbonamento a prezzo scontato, ma i disservizi permangono. Dunque mi sono chiesto se questo sia il modo giusto di fare le cose. E’ giusto dare un contentino alle persone, ma farle rimanere in una situazione che di anno in anno va peggiorando? Non può la regione, che giustamente multa Trenitalia, agire in maniera più decisa?</p>
<p><strong>Mi spiego</strong>. Non sono un esperto del settore, ma mi sembra abbastanza logico ciò che sto per scrivere. A mio parere la regione dovrebbe sì multare Trenitalia, ma dovrebbe anche obbligare l’azienda non tanto a risarcire i pendolari per un paio di mesi, quanto investire i soldi della multa in nuove carrozze, miglioramento delle linee ferroviarie e manutenzione. Sarebbe un investimento per il futuro e, se per alcuni anni si avrebbero ancora ritardi e disservizi senza alcun ritorno economico, forse nel giro di qualche tempo si giungerebbe ad una situazione più sostenibile per i pendolari, che non avrebbero più sconti un trimestre l’anno ma almeno avrebbero delle tratte ferroviarie funzionanti e in cui il ritardo sarebbe l’eccezione e non la regola. Perché non si può fare tutto ciò?</p>
<p><strong>Tutto ciò non si può fare</strong> per colpa della &#8220;veduta corta&#8221;, come l&#8217;ha ben definita Tommaso Padoa-Schioppa nel suo libro &#8220;La veduta corta (2009)&#8221;. Si tratta cioè dell&#8217;incapacità di andare oltre il calcolo di breve periodo e di guardare il futuro a lungo termine. Questo avviene ormai in tutti i campi dall&#8217;economia alla politica. I fatti concreti vengo sostituiti dalla comunicazione degli stessi. Tuttavia, far diventare la notizia l&#8217;azione è pericoloso perché la comunicazione è come un farmaco che placa istantaneamente il sintomo anche se la malattia permane e, con il tempo, diventa cronica.</p>
<p><strong>Ben si spiega</strong>, in questo modo, anche questo caso, che è solo uno dei tanti. La regione Veneto impone a Trenitalia il risarcimento dei pendolari, invece di obbligarla a investire in infrastrutture, perché così facendo ottiene un effetto immediato, come un drogato dopo una dose; certo poi la dipendenza non lo lascerà mai ma l&#8217;importante è fare una bella figura subito, accontentare tutti immediatamente, placare sul nascere ogni giusta protesta, divenendo contemporaneamente i paladini dei pendolari e assurgendo Trenitalia a benefattore.</p>
<p><strong>Certo riflettendoci</strong> saremmo pure noi portati a pensare &#8220;meglio che Trenitalia ammoderni il servizio piuttosto di avere un contentino una tantum&#8221;. Ma siamo proprio sicuri? Saremmo disposti a continuare a viaggiare nell&#8217;esasperazione, e per di più pagando l&#8217;intero biglietto, solo consci del fatto che, in un futuro ipotetico, i nostri figli o i nostri nipoti potrebbero viaggiare, non dico nel lusso, ma nella decenza? Siamo proprio sicuri?</p>
<p>Articolo a cura di <a href="http://www.ilgrimaldello.com/redazione/?uid=6" target="_blank">Elena Bortot</a> e <a href="http://www.ilgrimaldello.com/redazione/?uid=2" target="_blank">Marco Tessariol</a></p>
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		<title>Pagina bianca, tabula rasa</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 12:14:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Tessariol</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi giorni sempre più spesso mi è capitato di imbattermi in articoli di giornale, blog e pubblicazioni su internet riguardanti quella che già viene chiamata “legge bavaglio”.  Non c’avevo fino a ieri prestato troppa attenzione, non perché l’argomento non mi interessi, ma perché una vena di pessimismo riguardo il mio Paese è nata da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-3238" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/06/pagina-bianca-tabula-rasa/pagina_bianca/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3238" title="pagina_bianca" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/06/pagina_bianca.png" alt="" width="200" height="268" /></a>In questi giorni</strong> sempre più spesso mi è capitato di imbattermi in articoli di giornale, blog e pubblicazioni su internet riguardanti quella che già viene chiamata “legge bavaglio”.  Non c’avevo fino a ieri prestato troppa attenzione, non perché l’argomento non mi interessi, ma perché una vena di pessimismo riguardo il mio Paese è nata da qualche anno in me ed è finita per diventare sempre più grande, al punto che non riuscivo quasi più a preoccuparmi per le questioni che riguardavano il subdolo mutamento della nostra giovane repubblica, il rovesciamento dei valori che dovrebbero essere parte fondante di un Paese civile, la perdita di capacità di pensiero dell’opinione pubblica. L’ho iniziata a vedere come una deriva lenta ed inesorabile.</p>
<p><strong>Una cosa</strong>, anzi due, hanno però riacceso qualcosa nella mia mente. Un misto tra paura, disgusto, sensazione di vivere qualcosa già vissuto o meglio, letto da qualche parte. La prima cosa è stata la pagina di apertura di un quotidiano nazionale, ieri. Un foglio completamente bianco. Non vi era scritto nulla sopra, se non il nome della testata stessa; nulla più. La spiegazione sul retro: quelle sarebbero le notizie rilevanti per l’opinione pubblica se la legge bavaglio dovesse superare il vaglio della Camera. Sicuramente il gesto è provocatorio, ma efficace. Una pagina bianca a significare l’assenza di informazione, di pensiero, di parola, di libertà. Perché nell’ignoranza non può esservi libertà.</p>
<p><strong>Ed ecco la seconda cosa</strong>. Mi è tornato alla memoria un libro letto anni fa. Una frase in particolare: “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri”. E una scena. Gli animali della fattoria spiano nelle finestre della casa e vedono i loro capi, i maiali, trattare con i loro nemici, gli uomini. E con orrore notano che non riescono più a distinguere i maiali dagli uomini. Tragico epilogo di quella che doveva essere la rivincita degli animali sugli uomini. Forse il paragone non è così chiaro o azzeccato, ma questi animali durante tutto il libro si fidano ciecamente dei loro capi. Si ribellano alla tirannide del padrone, l’uomo, creano una loro Costituzione, danno il governo ai maiali, che tra loro sono i più brillanti ed intelligenti. Pian piano però, la Costituzione cambia, chi la pensa diversamente viene isolato, i maiali promettono uguale dignità a tutti, ma voltano subdolamente le spalle agli animali di cui non hanno più bisogno. Un cambiamento sottile ma continuo. E alla fine la situazione non è più tanto diversa dal principio.</p>
<p><strong>Una pagina bianca</strong>. Una mente bianca. Incapace di pensare, di farsi un’opinione. Perché senza notizie, senza pareri diversi da confrontare, senza qualcuno con coi essere d’accordo o meglio ancora, in disaccordo, non si può avere un’opinione che sia propria. Facile, perché è faticoso informarsi, pensare, avere un’idea propria. Ma se questo è quello che vogliamo, dobbiamo già sapere che finiremo nel paese dei balocchi, e verremo venduti come animali da soma.</p>
<p>Se pensiamo che per far sparire il marcio che ci circonda sia sufficiente turarci il naso e chiudere gli occhi, siamo sulla buona strada, altrimenti dovremmo alzare un pelo la voce, prima che sia troppo tardi.</p>
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		<title>Lavoro per i giovani? Non solo&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 06:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Tessariol</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venerdì 26 febbraio si è tenuto a villa Ancillotto a Crocetta del Montello (TV) il primo di una serie di incontri che avranno luogo fino a metà aprile. Lo scopo di questi incontri è quello di aiutare i giovani a capire come cercare lavoro, a fornire loro i primi strumenti per dar vita ad un’impresa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2658" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/03/lavoro-per-i-giovani-non-solo/giovani_lavoro/"><img class="alignleft size-full wp-image-2658" title="giovani_lavoro" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/03/giovani_lavoro.jpg" alt="" width="200" height="294" /></a>Venerdì 26 febbraio si è tenuto a villa Ancillotto a Crocetta del Montello (TV) il primo di una serie di incontri che avranno luogo fino a metà aprile. Lo scopo di questi incontri è quello di aiutare i giovani a capire come cercare lavoro, a fornire loro i primi strumenti per dar vita ad un’impresa e tentare di dare risposte alla necessità di avere una casa propria.</p>
<p>Questa prima serata aveva l&#8217;obbiettivo di mostrare ai giovani i vari metodi di ricerca di un impiego, le strutture a cui rivolgersi, il funzionamento dei diversi contratti e le richieste delle aziende in questo periodo. Vista l’eterogeneità della platea però la questione non interessava solo i giovani. Anche se il numero dei partecipanti era esiguo, forse a causa di un’informazione che non è riuscita a giungere a tutti gli interessati, i presenti erano realmente interessati all’argomento.</p>
<p>Dopo l’iniziale intervento di rito degli assessori alle politiche giovanili e alle politiche sociali di Crocetta, si sono alternati a parlare operatrici del Piano Locale Giovani (PLG), del Progetto Giovani di Crocetta e del Centro per l’Impiego.</p>
<p>Le prime hanno spiegato brevemente cosa sia il PLG e quali siano i suoi scopi.  Il Piano Locale Giovani nasce con la promozione del Ministero della Gioventù e di sette comuni dell’area del montebellunese (Cornuda, Crocetta del Montello, Giavera del Montello, Maser, Montebelluna, Pederobba e Trevignano) ed ha l&#8217;obbiettivo di trovare delle soluzioni ai bisogni dei giovani partendo dal territorio. In particolare il PLG sta organizzando incontri ed iniziative sulla casa, con un bando di locazione agevolata (6 appartamenti) in collaborazione con Ater per giovani che vogliano uscire dalla proprio famiglia, con la costituzione di un tavolo tecnico per lo sviluppo di politiche dell’abitare e con incontri formativi per parlare di mutui, bioedilizia ecc.. Altre iniziative recenti riguardano il lavoro con l’istituzione di un bando di finanziamento per imprese giovanili, incontri formativi con soggetti territoriali per consulenze ed altri incontri di orientamento per l’accesso nel mondo di lavoro e la conoscenza dei diversi tipi di contratto.</p>
<p>Dopo una breve parentesi in cui è intervenuta l’operatrice del Progetto Giovani territoriale di Crocetta ed addetta allo sportello Informagiovani del comune per dare delle informazioni riguardanti le due strutture, sono intervenute le impiegate del Centro per l’Impiego. Questo servizio, che dipende dalla provincia, cerca di analizzare i bisogni lavorativi del territorio ed attuare di conseguenza delle azioni per facilitare i lavoratori e chi è in cerca di un impiego. Offre la possibilità di iscrizione all’anagrafe dei lavoratori, servizi di accompagnamento per le utenze svantaggiate (over 50, donne e disoccupati da tempo), si occupa dell’inserimento lavorativo di categorie protette (disabili), incrocia domanda/offerta, dà informazioni su possibili tirocini, aiuta gli stranieri e tutela la formazione dei giovani fino ai 18 anni.</p>
<p>Infine è intervenuto un ragazzo che ha partecipato l’anno scorso all’iniziativa del PLG per avvicinare i giovani al lavoro, riuscendo a svolgere un tirocinio in un’azienda locale; questa attività, racconta, lo ha aiutato a capire come funziona il mondo del lavoro ed ha iniziato ad inserirlo nell&#8217;ambiente con il quale dovrà confrontarsi una volta finiti gli studi universitari.</p>
<p>Un incontro rivolto ai giovani dunque ma non solo. In sala vi erano infatti trentenni, stranieri e non, che hanno partecipato per avere delle informazioni su come potersi reinserire nel mondo del lavoro in un periodo in cui trovare un impiego non è una cosa facile.</p>
<p>Link: <a href="http://www.areamontebellunese.it/index.php?lang=it" target="_blank">PLG</a></p>
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		<title>Porto Tolle e il carbone (pulito?)</title>
		<link>http://www.ilgrimaldello.com/2010/02/porto-tolle-e-il-carbone-pulito/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 06:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Tessariol</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 29 gennaio ha preso il via un’inchiesta della magistratura sulla centrale Enel di Porto Tolle. Le indagini riguarderebbero il possibile collegamento tra le emissioni atmosferiche della centrale e l’aumento di malattie respiratorie, soprattutto nei bambini, nelle zone limitrofe.  Questo porterà ad un ulteriore ritardo dell’approvazione del progetto di riconversione della centrale da olio combustibile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2596" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/02/porto-tolle-e-il-carbone-pulito/cleancoal/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2596" title="Carbone pulito (?)" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/02/cleancoal-200x124.jpg" alt="" width="200" height="124" /></a>Il 29 gennaio ha preso il via un’inchiesta della magistratura sulla centrale Enel di Porto Tolle. Le indagini riguarderebbero il possibile collegamento tra le emissioni atmosferiche della centrale e l’aumento di malattie respiratorie, soprattutto nei bambini, nelle zone limitrofe.  Questo porterà ad un ulteriore ritardo dell’approvazione del progetto di riconversione della centrale da olio combustibile a carbone.<span id="more-2594"></span></p>
<p>L’idea della riconversione nasce nel 2004 quando  il Presidente dell’Enel Scaroni annuncia, in un’intervista sul settimanale “Panorama”, l’intenzione di convertire a carbone la centrale di Porto Tolle. Nel 2005 inizia l’iter con richiesta, da parte di Enel,  della pronuncia di compatibilità ambientale al Ministero dell’Ambiente. Nello stesso periodo il comune di Porto Tolle istituisce una Commissione Consiliare speciale per la valutazione della trasformazione della centrale, commissione che, dopo varie sedute, fa specifica richiesta di garanzie sugli interventi di ambientalizzazione e sulla logistica degli approvvigionamenti, data l’importanza rappresentata dall’ecosistema del delta del Po e dalla presenza di un parco Nazionale definito patrimonio mondiale dall’Unesco.</p>
<p>Alla fine del 2005 nasce un’intesa tra la Regione Veneto ed Enel. L’intesa, che tiene conto del parere favorevole della Commissione Regionale di Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A) e delle relative prescrizioni, prevede:</p>
<ul>
<li>la riduzione di un quarto della potenza della centrale da 2.640 MW a 1.980 MW, con la conversione di soli tre gruppi rispetto ai quattro oggi esistenti;</li>
<li>la cessazione delle attività entro il 2030;</li>
<li>la costituzione a Porto Tolle di un Osservatorio ambientale indipendente per la tutela del territorio che si avvarrà del supporto tecnico-scientifico di organismi ed enti di ricerca pubblici e privati e del contributo economico di Enel pari a un milione di euro l’anno;</li>
<li>la disponibilità di Enel all’utilizzo di biomasse locali (in proporzione di circa il 5%) per la produzione della centrale.</li>
</ul>
<p>La promessa è quella di abbattere le emissioni, in particolare quelle di ossidi di azoto, anidride solforosa e polveri di una percentuale tra il 60 e l’80% e le emissioni di anidride carbonica di circa il 20%.</p>
<p>Nel gennaio 2009 il consiglio dei ministri ha iniziato l’esame della questione e dopo un approfondito esame degli aspetti tecnici e degli interessi pubblici coinvolti, in particolar modo quello dell’approvvigionamento energetico, ha invitato il Ministro dell’ambiente ad adottare le proprie determinazioni in ordine alla definizione del procedimento autorizzatorio per la centrale.</p>
<p>Nell’aprile 2009 la Procura della repubblica di Rovigo ha consegnato una perizia al Ministero dell’Ambiente nella quale è scritto che esistono gravi lacune sulla stima degli impatti per l’ambiente fatta da Enel. Secondo la Procura lo studio di Enel non quantifica i carichi degli inquinanti in acqua, non prevede dispositivi per la rimozione delle emissioni in atmosfera del mercurio e di altri metalli. Non sarebbe inoltre stato stimato a dovere l’impatto ambientale delle chiatte che inevitabilmente percorrerebbero parte del delta del Po per trasportare il carbone alla centrale.</p>
<p>Infine a gennaio è partita una nuova inchiesta che vede indagati nuovi e vecchi vertici dell’Enel, del calibro di Fulvio Conti, Franco Tatò e Paolo Scaroni.</p>
<p>Le notizie che si riescono a raccogliere sono piuttosto contrastanti. Da una parte vi sono le ragioni di Enel, dall’altra quelle degli ambientalisti.</p>
<p>L&#8217;azienda ritiene che con l’uso di speciali filtri all’avanguardia, alcuni per la denitrificazione catalitica dei fumi e l’abbattimento degli ossidi di azoto, altri per la depolverazione dei fumi e la loro desolforazione (con l’uso di calcare/gesso ad umido), le emissioni di anidridi e di polveri sottili (PM 10)  verrebbero ridotte fino ad essere persino inferiori a quelle delle attuali, obsolete, centrali ad idrocarburi; inoltre Enel assicura che lo stoccaggio e lo spostamento del carbone nella centrale saranno effettuati su corsie chiuse, così come il trasporto via mare dei residui che sarebbero venduti come materiali da costruzione o per altri usi. Si impiegherebbero poi caldaie cosiddette “ultrasupercritiche”, cioè ad elevato rendimento. Infine l’opera di conversione e la successiva messa a regime della centrale porterebbe alla creazione e al mantenimento di molti posti di lavoro.</p>
<p>Visioni opposte sono presentate dagli ambientalisti. Nel 2009 WWF Italia ha redatto una scheda sul confronto tra centrali a carbone e centrali a gas in cui risulta che le emissioni di SO<sub>2</sub> di una centrale a carbone sarebbero pari a 140 volte quelle di una centrale a gas, i nitrati sarebbero 4,5 volte superiori, le emissioni di polveri fini a 70 volte e la CO<sub>2</sub> emessa circa 2,5 volte superiore. In questa scheda il WWF afferma poi che vi sarebbero emissioni di mercurio, arsenico, cromo e cadmio, e nei fumi sarebbero presenti polveri sottili (con PM &lt; 10) in grado di oltrepassare i filtri, interagire con gli alveoli polmonari ed entrare direttamente in circolo causando gravi patologie. Viene inoltre fatto notare come le emissioni di gas serra delle centrali a carbone porterebbero ad uno sforamento dei parametri dettati dal trattato di Kyoto con una conseguente ammenda per il nostro Paese. Vi sono infine forti perplessità sull’idea di Enel di vendere i rifiuti come materiale da costruzione.</p>
<p>Una certa chiarezza si trova riguardo alle emissioni di CO<sub>2</sub>. Sembra infatti chiaro che il carbone risulti il combustibile con più elevata emissione di gas serra. Riguardo questo problema Enel pone tuttavia un singolare quesito etico: non è forse meglio che il carbone venga bruciato in Paesi all’avanguardia che possono ridurre con la tecnologia le emissioni, piuttosto che in Paesi dove gli studi sono meno avanzati? Dove le emissioni sarebbero fuori controllo?  La domanda pare quasi grottesca, ma un fondo di verità c&#8217;è. Riccardo Varvelli nel libro “Le energie del futuro” ritiene infatti che, seppur la percentuale globale di energia prodotta tramite carbone dovrebbe rimanere pressoché stabile da qui ai prossimi vent’anni, a livello assoluto il consumo di carbone vedrà un aumento proprio grazie al fatto che paesi emergenti avranno un incremento della produzione di energia per sostenere il loro sviluppo. Altra nota positiva riguarda la distribuzione territoriale dei giacimenti di carbone che, a differenza del petrolio, sono più omogeneamente sparsi nel mondo, dando al prezzo del carbone una minore dipendenza da fattori geopolitici.</p>
<p>Non è certamente facile dire se un parziale ritorno al carbone sia effettivamente utile al nostro Paese perché i dati presentati dalle diverse parti in causa sono contrastanti. Certo è che lo sviluppo di una nazione passa anche dalla sua capacità di produrre ed utilizzare l’energia per sostenersi.</p>
<p><strong>Link: </strong><a href="http://www.carbonepulito.it/carbone/" target="_blank">Enel &#8211; Carbone pulito</a><br />
<strong>Link: </strong><a href="http://www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/comunicati/porto-tolle-procura" target="_blank">Greenpeace</a><br />
<strong>Link: </strong><a href="http://www.verdiveneto.it/spip.php?article3459" target="_blank">Verdi</a><br />
<strong>Link: </strong><a href="http://www.comune.portotolle.ro.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=188&amp;Itemid=163" target="_blank">Comune di Porto Tolle</a><br />
<strong>Link: </strong><a href="http://geograficamente.wordpress.com/2009/01/24/geoenergie-porto-tolle-la-riconversione-della-centrale-termoelettrica-a-carbone-pulito-dubbi-e-proposte/" target="_blank">Geograficamente</a><br />
<strong>Link: </strong><a href="http://fidest.wordpress.com/2010/01/31/inchiesta-centrale-enel-porto-tolle/" target="_blank">Fidest</a></p>
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		<title>AAA Regalasi rene</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 06:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Tessariol</dc:creator>
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		<category><![CDATA[donazione organi]]></category>
		<category><![CDATA[Legge]]></category>
		<category><![CDATA[medicina]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando una persona sana muore, può decidere di donare gli organi a dei malati che ne abbiano bisogno. Alcuni organi, come parte del fegato ed il rene, possono essere trapiantati anche tra viventi, di solito tra consanguinei o conoscenti. Vi sono però alcuni casi che escono dalla routine ospedaliera, i &#8220;samaritani&#8221;. E&#8217; questo infatti l&#8217;appellativo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2548" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/02/aaa-regalasi-rene/donazione-organi/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2548" title="donazione-organi" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/02/donazione-organi-200x187.jpg" alt="" width="200" height="187" /></a>Quando una persona sana muore, può decidere di donare gli organi a dei malati che ne abbiano bisogno. Alcuni organi, come parte del fegato ed il rene, possono essere trapiantati anche tra viventi, di solito tra consanguinei o conoscenti. Vi sono però alcuni casi che escono dalla routine ospedaliera, i &#8220;samaritani&#8221;.<br />
E&#8217; questo infatti l&#8217;appellativo usato in linguaggio medico per descrivere persone che fanno espressa richiesta di poter donare, in totale anonimato, parte del proprio fegato o un rene ad un ricevente estraneo. Questo fenomeno é molto diffuso negli Stati Uniti, Svezia e Norvegia, ma inusuale nel nostro Paese.  Tanto inusuale che non é nemmeno previsto dalla normativa che regola i trapianti; non vi sono quindi criteri riguardanti l&#8217;assegnazione di questi organi, né visite per appurare la sanità non solo fisica, ma anche psichica dell&#8217;aspirante donatore. Tuttavia anche in Italia cominciano ad esservi casi di &#8220;samaritani&#8221; che si presentano nei centri territoriali a richiedere di poter donare un rene o una parte del fegato. L&#8217;ultimo risale alla scorsa settimana a Torino, e prima di questo due a Milano.</p>
<p>Il presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica, Francesco d&#8217;Agostino, si dice contrario a questo tipo di donazioni perché afferma che il trapianto di rene da vivente provochi una grave lesione al donatore, andando in contrasto con il dovere etico di preservare la salute della persona. Aggiunge d&#8217;Agostino che questa tipologia di donazione possa essere legata a motivazioni narcisiste. Non così perentorio, ma tuttavia prudente, è invece il sottosegretario alla Salute, Eugenia Rocella.</p>
<p>E&#8217; facilmente intuibile quanto questa nuova tipologia di donazione possa risultare controversa e divida i pareri tra la possibilità di salvare un paziente malato e quella di preservare in salute ogni essere umano. Va ricordato però anche che, solo in Italia, sono circa novemila i pazienti in attesa di trapianto di rene, che solo un terzo ogni anno è sottoposto a trapianto e che trecento muoiono invece nell&#8217;attesa. Toccherà all&#8217;ufficio legislativo del Ministero della Salute valutare le eventuali procedure da seguire per gestire questo nuovo genere di trapianti ed i relativi esami a cui far sottoporre i &#8220;samaritani&#8221;.</p>
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		<title>Parole, parole, parole&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 09:12:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Tessariol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[candidati]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[regionali]]></category>

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		<description><![CDATA[Parole, parole, parole&#8230; Un mesto incipit per parlare  di un avvenimento che ha i presupposti per essere qualcosa di importante, ma che ha il gran rischio di finire nella solita, demoralizzante normalità.  L’evento in questione è quello che si è svolto sabato pomeriggio all’auditorium, gremito, della biblioteca comunale di Montebelluna. Un incontro tra i sostenitori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2046" title="comizio" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/01/comizio-200x150.jpg" alt="comizio" width="200" height="150" />Parole, parole, parole&#8230; Un mesto incipit per parlare  di un avvenimento che ha i presupposti per essere qualcosa di importante, ma che ha il gran rischio di finire nella solita, demoralizzante normalità.  L’evento in questione è quello che si è svolto sabato pomeriggio all’auditorium, gremito, della biblioteca comunale di Montebelluna. Un incontro tra i sostenitori di Laura Puppato come candidato per il centro-sinistra alle prossime elezioni regionali del Veneto.</p>
<p>Dopo un normale ritardo iniziale ed una “breve” presentazione, la parola è stata data, invece che alla diretta interessata, alla solita carrellata di esponenti più o meno locali del Partito Democratico che avevano &#8220;prenotato&#8221; il loro intervento. Soliti discorsi che raccolgono applausi, perché ovviamente tenuti davanti a persone con le loro stesse idee; solite polemiche alla dirigenza, fatte da chi è investito di una carica istituzionale più o meno importante che vorrebbe più voce in capitolo all’interno del partito; soliti sentimenti di speranza, che già in chi parla sembrano essere sopraffatti da rassegnazione.</p>
<p>Dopo quaranta minuti di comizi, o presunti tali, prende la parola la protagonista dell’incontro. Poche idee, condivisibili o meno, ma chiare. Laura Puppato parla della necessità di aiuto all’occupazione e alle imprese in difficoltà del territorio. Attacca l’identità leghista, che a suo parere cavalca la paura e fomenta l’odio, cercando di costruire una società che escluda il diverso senza provare ad integrarlo e a stimolarlo. Poi punta sui temi che in questi anni l’hanno contraddistinta: ambiente e politica energetica; no al nucleare e agli inceneritori; sì ad energie alternative, che a suo parere hanno un potenziale di sviluppo notevole in Veneto, e al riciclaggio; riduzione dell’inquinamento e delle polveri sottili; incremento dell’agricoltura biologica con l&#8217;aiuto degli incentivi. Prosegue poi con un altro argomento sul quale ha recentemente intrapreso una battaglia: il potenziamento della disastrosa rete ferroviaria. Infine chiede una proposta di confronto costante, non solo tra diversi schieramenti politici, ma anche con i cittadini. Ultima nota la proposta di modifica della legge 5 del 1996 sullo stipendio dei consiglieri regionali, che scade un po&#8217; nella demagogia visto che è sicuramente una cosa condivisibile da tutti.</p>
<p>Mezz’ora di intervento, non troppo elaborato, ma che ha permesso di capire i punti essenziali su cui Laura Puppato baserebbe la sua candidatura. Nel finale ancora discorsi di altri esponenti, forse troppi, forse troppo superflui. Parole, parole, parole… Così si è chiuso, allo stesso modo con cui era iniziato, un incontro che ha il merito di aver voluto sostenere una candidatura, contrapposta a quella di Zaia, che porterebbe un bel vantaggio al trevigiano (entrambi i candidati sarebbero della provincia di Treviso), ma che ha purtroppo il costante difetto di essersi perso nei soliti comizi.</p>
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		<title>Una &#8220;mano per la vita&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 23:07:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Tessariol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[bioingegneria]]></category>
		<category><![CDATA[mano]]></category>
		<category><![CDATA[protesi]]></category>

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		<description><![CDATA[Inizia con un uomo che si fa la doccia il film di fantascienza “Io robot” e si viene poi a scoprire che un braccio di quell’uomo è bionico. Fantascienza, forse ancora per poco. E’ nato infatti dalla collaborazione tra l’Università Campus Bio-Medico di Roma e la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa il progetto LifeHand, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1965" title="EUROPEAN ROBOTICS" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/01/cyberhand_485-200x137.jpg" alt="EUROPEAN ROBOTICS" width="200" height="137" /></p>
<p style="text-align: justify;">Inizia con un uomo che si fa la doccia il film di fantascienza “Io robot” e si viene poi a scoprire che un braccio di quell’uomo è bionico. Fantascienza, forse ancora per poco. E’ nato infatti dalla collaborazione tra l’Università Campus Bio-Medico di Roma e la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa il progetto LifeHand, che si prefigge di collegare, con elettrodi neurali inseriti nei nervi mediano e ulnare di un paziente amputato della mano sinistra,  una protesi biomeccatronica a cinque dita indipendenti. Dopo un primo intervento e pochi mesi di sperimentazione, i risultati sono già incoraggianti.</p>
<p style="text-align: justify;">LifeHand ha visto per la prima volta la luce nel 2004. Nei primi tre anni di lavoro sono stati sviluppati gli elettrodi da applicare ai nervi e, in parallelo, alcuni prototipi di protesi meccatronica di mano, dotata di movimenti indipendenti per le cinque dita. Dopo la progettazione, i ricercatori hanno iniziato la realizzazione e la validazione, anche con test preclinici, della protesi. Tra il 2007 e il 2008 vi è stata la valutazione del progetto da parte del Comitato Etico dell’Università Campus Bio-Medico e del Ministero della Salute e la successiva autorizzazione a procedere alla sperimentazione umana, seguita dalla selezione dei candidati per la sperimentazione. Nel novembre 2008 gli elettrodi progettati sono stati impiantati chirurgicamente nel candidato prescelto con successiva sperimentazione clinica attraverso sedute di analisi e stimolazione. Visti i risultati ottenuti, si sta ora procedendo all’ingegnerizzazione del sistema.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto presenta in ogni caso diversi limiti, il più importante dei quali è sicuramente la breve durata degli elettrodi, garantiti dal costruttore per non più di un mese. Vi sono poi le reazioni infiammatorie e fibrotiche nel paziente, dovute all’inserzione di un corpo estraneo (cosa peraltro presente in ogni genere di protesi).</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, in un mese di sperimentazione , il paziente è riuscito a controllare fino a tre differenti tipi di prese con la mano robotica, con una percentuale di successo da parte dell’interfaccia neurale nel riconoscimento del comando inviato dal cervello superiore all’85%. A questo punto però c&#8217;è bisogno di una sperimentazione su più larga scala per poter convalidare i risultati fin qui ottenuti. Il progetto è dunque lungi dal termine. E chissà che un giorno, quell’uomo dal braccio bionico non sia solo il protagonista di un film, ma un comune essere umano.</p>
<p style="text-align: justify;">link: <a title="Università Campus Bio-Medico" href="http://www.unicampus.it/lifehand/una-sfida-lifehand" target="_blank">Università Campus Bio-Medico</a>;</p>
<p style="text-align: justify;">link: <a title="Scuola Superiore Sant'Anna" href="http://www.sssup.it/" target="_blank">Scuola Superiore Sant&#8217;Anna</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Crozza Italia live(d)</title>
		<link>http://www.ilgrimaldello.com/2009/06/crozza-italia-lived/</link>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 12:23:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Tessariol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Crozza]]></category>
		<category><![CDATA[LA7]]></category>
		<category><![CDATA[satira]]></category>

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		<description><![CDATA[Doveva riprendere in autunno, l&#8217;ormai solito &#8220;one man show&#8221; di Maurizio Crozza su LA7, emittente gestita da Telecom Italia Media, invece il programma non è presente nel palinsesto autunnale. Nonostante una media di ascolti superiore a quella della rete ed in crescita, il format è stato a quanto pare giudicato vecchio; &#8220;I programmi si deteriorano- [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-1256" title="crozza-maurizio" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/06/crozza-maurizio-200x145.jpg" alt="crozza-maurizio" width="200" height="145" />Doveva</strong> riprendere in autunno, l&#8217;ormai solito &#8220;one man show&#8221; di Maurizio Crozza su LA7, emittente gestita da Telecom Italia Media, invece il programma non è presente nel palinsesto autunnale. Nonostante una media di ascolti superiore a quella della rete ed in crescita, il format è stato a quanto pare giudicato vecchio; &#8220;I programmi si deteriorano- ha affermato il vicepresidente esecutivo di Telecom Italia Media, Giovanni Stella &#8211; e vanno rinnovati&#8221;. I vertici hanno inoltre annunciato il debutto autunnale di un nuovo show con Luca Barbareschi (deputato del centrodestra).<span id="more-1253"></span></p>
<p><strong>A metà</strong> tra l&#8217;ironico e lo scomposto le reazioni del comico genovese che sul rinnovamento dei programmi dice: &#8220;Ecco, io mi deterioro! L&#8217;avevo detto che sbagliavate a farmi fare un programma: meglio farne uno sulla f&#8230; e le veline, vi assicuro! Sì, a dicembre farò due puntate sole: però speciali, eh!&#8221;. Crozza aggiunge inoltre: &#8220;Si dice in giro che non siano piaciute le mie imitazioni di Berlusconi e di Brunetta&#8230;&#8221; buttando là l&#8217;accusa di essere stato censurato perché personaggio scomodo e inviso al potere.</p>
<p><strong>All&#8217;annuncio</strong> di Stella di una possibile collaborazione con Barbareschi nello show di quest&#8217;ultimo, Crozza si mette le mani sul volto. Il comico genovese se n&#8217;è infine andato dalla conferenza stampa lasciando ulteriori dichiarazioni ai suoi portavoce che hanno affermato che Crozza sarà comunque impegnato con &#8220;Ballarò&#8221; e con un tour teatrale dal prossimo autunno.</p>
<p><strong>Link:</strong></p>
<p><a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=361170" target="_blank">il Giornale</a><br />
<a href="http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/spettacoli_e_cultura/crozza-via/crozza-via/crozza-via.html" target="_blank">la Repubblica</a></p>
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		<title>Ronde Nere</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 12:43:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Tessariol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[ronde nere]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono Nate da pochi giorni, ma già hanno attirato su di sè polemiche politiche e non solo. Sarà perché le uniformi e i colori ricordano quelli delle divise naziste, o forse perché sul basco è impressa l&#8217;effige dell&#8217;aquila imperiale, simbolo presente sia nel fascismo che nel nazismo, o ancora perché le due fasce (una da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-1241" title="divisa1" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/06/divisa1-200x149.jpg" alt="divisa1" width="200" height="149" />Sono Nate</strong> da pochi giorni, ma già hanno attirato su di sè polemiche politiche e non solo. Sarà perché le uniformi e i colori ricordano quelli delle divise naziste, o forse perché sul basco è impressa l&#8217;effige dell&#8217;aquila imperiale, simbolo presente sia nel fascismo che nel nazismo, o ancora perché le due fasce (una da mettere al polso e l&#8217;altra al bicipite) riportano l&#8217;una la scritta: &#8220;Grande Italia, risorgi Italia&#8221; e l&#8217;altra impresso il sole nero a dodici bracci, simbolo centrale del misticismo nazista e emblema di una setta esoterica nata all&#8217;interno delle Ss, ma la Guardia Nazionale Italiana, presentata il 13 giugno a Milano durante la nascita del Partito Nazionalista Italiano, è già sotto indagine da parte della procura per possibile violazione della legge sull&#8217;apologia di fascismo del 1952.<span id="more-1239"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La &#8220;Guardia&#8221;</strong> fa capo al nuovo msi di Gaetano Saya, rinviato a giudizio nel 2004 per un sito &#8220;dal contenuto razzista&#8221;, risulta avere sede a Torino e, da quanto dichiarato dai suoi promotori, nutre già più di duemila iscritti, dei quali oltre un terzo sarebbero ex membri delle forze dell&#8217;ordine. Queste nuove ronde si professano apolitiche e gli organizzatori  dicono che pattuglieranno le zone più a rischio delle nostre città armati solo di torcia e telefonini e che la loro funzione sarà di pura segnalazione alle forze dell&#8217;ordine. &#8220;Siamo una Onlus inquadrata come Protezione civile &#8211; spiega Giuseppe Giganti, coordinatore nazionale &#8211; tutti possono accedere, anche chi è di sinistra, perché la politica non c&#8217;entra&#8221;. In platea vi sono però diverse braccia tese nel saluto romano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Molte</strong> le reazioni dal mondo politico. Critiche le posizioni di Pd e Idv, preoccupate invece le comunità ebraiche. Forza Nuova bolla l&#8217;iniziativa come &#8220;una buffonata&#8221;. Il ministro dell&#8217;interno Maroni assicura tuttavia che sarà lo stesso disegno di legge sulla sicurezza a impedire che queste ronde scendano in strada: &#8220;Il regolamento è già pronto, quando sarà approvato dal Senato renderà impossibile le ronde fai da te. Ci sarà il controllo del sindaco, del prefetto del Comitato provinciale dell&#8217;ordine e sicurezza&#8221; assicura il ministro.</p>
<p><strong>Link</strong>:<br />
<a href="http://www.corriere.it/cronache/09_giugno_13/ronde_nere_msi_legge_sicurezza_saia_minniti_0ce89362-5828-11de-831b-00144f02aabc.shtml" target="_blank">il Corriere della Sera</a><br />
<a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/06/14/sicurezza-nascono-le-ronde-nere.html" target="_blank">la Repubblica</a><br />
<a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=358682" target="_blank">il Giornale</a></p>
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