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	<title>il Grimaldello &#187; Attualità</title>
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		<title>(Dis)Pari opportunità</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 06:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Costantina Magri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Solitamente mi occupo di cinema e comunicazione. Non ho alcun titolo che mi autorizzi a parlare della dignità della donna se non il fatto di essere tale. Che cosa mi ha indotto ad uscire dalla tana dorata del Cineocchio per immergermi nel pentolone bollente di questo dibattito? D’istinto mi torna alla mente la frase di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2011/04/dispari-opportunita-il-grimaldello.jpg" rel="lightbox[3741]"><img class="alignleft size-medium wp-image-3748" title="dispari-opportunita-il-grimaldello" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2011/04/dispari-opportunita-il-grimaldello-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Solitamente mi occupo di cinema e comunicazione.</strong> Non ho alcun titolo che mi autorizzi a parlare della dignità della donna se non il fatto di essere tale. Che cosa mi ha indotto ad uscire dalla tana dorata del <em>Cineocchio</em> per immergermi nel pentolone bollente di questo dibattito? D’istinto mi torna alla mente la frase di una mia coetanea: “La forza di una donna è la sua femminilità”.</p>
<p><strong> Gli italiani vivono di luoghi comuni</strong>, è noto, ma questa specifica affermazione, per quanto apparentemente innocua e persino condivisibile (tanto da essere pronunciata soprattutto dalle donne), è particolarmente significativa.</p>
<p><strong> La parola “femminilità”</strong> infatti, rimanda all’insieme di caratteristiche fisiche e comportamentali tipiche della donna, ed è fondamentale notare come il fatto stesso di definirla “forza” presupponga l’esistenza di un personaggio <em>maschile</em> in posizione di <em>superiorità</em>, su cui questa forza possa fare leva. In altre parole, si sottintende come i posti di potere spettino agli uomini e come l’unico modo per una donna di avvicinarsi ad essi sia l’abile uso del proprio corpo. Ora, l’indignazione non deriva dal fatto in sé, vecchio quanto la storia, ma dalla perdurante accettazione di questa situazione in una società che ha da tempo scelto di definire la parità dei sessi come un valore imprescindibile.<br />
Che sia questa l’origine dell’attuale condizione femminile? Una stortura <em>culturale</em> nascosta tra le pieghe di un luogo comune?</p>
<p><strong>“La forza di una donna è la sua femminilità”</strong>. Interessante. Io avrei detto “il suo talento”, “la sua preparazione”, “il suo cervello”, esattamente come per un uomo…<br />
A tal proposito la protesta femminile contro un certo metodo di selezione della classe dirigente, ben lungi dal ridursi ad una critica (invidiosa?) delle donne meno dotate nei confronti di quelle più scaltre, coglie il succo della questione. Non si tratta infatti di condannare chicchessia per le sue azioni individuali, ma di chiedersi per quale motivo, in ambito professionale, la sostituzione della competenza con l’avvenenza o la disponibilità sessuale sia tanto comune da essere considerata norma.<br />
In molti sostengono che, insomma, non siamo in una dittatura. Ottenere vantaggi utilizzando il proprio corpo è una scelta personale e nulla più di questo testimonia il grado di autodeterminazione raggiunto oggi dalle donne. Non fa una piega: siamo emancipate perché liberamente decidiamo di prostituirci. Però, vorrei soffermarmi sul concetto di “libera scelta”.</p>
<p>La quotidianità di questo paese lascia emergere due grandi modelli:<br />
- la donna che sceglie la via della realizzazione lavorativa solo per mezzo delle proprie capacità;<br />
- la donna che aderisce allo stereotipo diffuso, vi si subordina volontariamente ed utilizza (in grado variabile) il suo ruolo di oggetto erotico per risalire la scala di un successo sociale o professionale vincolato al favore maschile, quindi spesso indipendente dal merito.</p>
<p><strong> Mentre il secondo modello è percepito come vincente</strong>, capace di assicurare quella che è considerata la massima aspirazione di ogni “femmina” (denaro, vezzi), il primo si delinea come una scelta stoico/masochistica, decisamente poco valorizzata, che per vincere le resistenze di un meccanismo pensato per gli uomini, richiede competenza e spirito di sacrificio in una misura non pretesa all’omologo maschile, con il rischio concreto di incorrere, comunque, in una resa.<br />
Per una ragazza nata e vissuta in un tale contesto, per la quale <em>questo</em> è il normale funzionamento delle cose, quanto libera e consapevole è la scelta del proprio riferimento? Quanto pesa la cultura dominante sulla sua decisione? In una realtà sociale ugualitaria e meritocratica, quanto potrebbero cambiare le sue scelte?<br />
La verità è che una scelta può dirsi davvero tale solo quando tutte le alternative sono di <em>pari livello</em> ed egualmente proposte. Non è una vera scelta quella fatta nell’ignoranza o nella necessità di optare per “il meno peggio”. E poiché ciascuno ha il diritto di disporre del proprio corpo come crede, l’esito della decisione non ha alcuna rilevanza: ciò che conta sono solo la libertà e la consapevolezza della scelta, derivanti dalla parità delle opportunità offerte.</p>
<p><strong>È allarmante l’adesione femminile ai modelli dettati dalla cultura maschile</strong>. Non c’è discriminazione più resistente di quella sostenuta dallo stesso discriminato. Il “cuore di mamma” che sprona la figlia a socializzare col presidente di turno, le donne che sgomitano per entrare nella scuderia di un padrone da difendere sempre e comunque, attorno al quale scodinzolare in attesa di un buffetto benevolo, sono il prodotto di un sistema radicato.</p>
<p>Insomma,<strong> tutto gira attorno al solito perno</strong>: la cultura, intesa come <em>senso comune</em> di un paese stravaccato nei peggiori stereotipi di genere, che sviliscono la dignità di entrambi i sessi riducendo la donna ad oggetto sessuale e l’uomo ad animale votato esclusivamente all’accoppiamento.<br />
Dal canto loro, i mezzi di comunicazione contribuiscono con entusiasmo al degrado generale, nonostante alcuni sperticati tentativi di dimostrare, da un lato, che la condizione femminile sui media italiani non potrebbe essere migliore, e dall’altro che la sua mortificazione è cosa diffusa, quindi “chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Al di là della contraddizione insita nel sostenere contemporaneamente le due tesi, ciò che andrebbe evidenziato è il fatto che, mentre le televisioni estere propongono quanto meno due modelli, “corpo” e “cervello”, in Italia questo avviene solo per “lui”, mentre per “lei” continua ad imperversare il tipo umano della bambola decerebrata, affiancato tutt’al più dalla conduttrice di programmi per casalinghe. E non è un caso che molte aziende realizzino campagne pubblicitarie “differenziate” per il nostro paese.</p>
<p><strong>Siamo oltre le scelte individuali</strong>. Parliamo di cultura, senso comune, educazione… qualcosa che coinvolge l’<em>intera</em> collettività. Se il femminismo lottava per cambiare la condizione della donna, oggi si chiede <em>agli uomini</em> di respingere una volta per tutte quei cliché obsoleti che, a fronte di una reale crescita femminile, mortificano anche la loro dignità, facendoli apparire disevoluti e incapaci di rapportarsi in modo paritario all’altro sesso. Si tratta di un’evoluzione della società civile sulla quale siamo in forte ritardo e che risente della resistenza passiva del mondo maschile.<br />
Le donne hanno sempre sostenuto le battaglie degli uomini, come lavoratori e come individui. Raramente è successo il contrario. <strong>Questa è l’occasione buona, cari uomini, per invertire la tendenza.</strong></p>
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		<title>Tra le Generazioni</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Jan 2011 07:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flaminia Ripani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[C&#8217;era una volta una generazione, c&#8217;è ancora, quella che non si è sentita vicina ai propri genitori, che non si è sentita accudita e guardata&#8230;o meglio amata. Figli che hanno avvertito come se un muro senza confini li tenesse separati dai propri genitori, un muro fatto di silenzi. Quegli stessi figli hanno allora coltivato il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2011/01/generazioni.jpg" rel="lightbox[3683]"><img class="alignleft size-medium wp-image-3688" title="generazioni" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2011/01/generazioni-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>C&#8217;era una volta una generazione, c&#8217;è ancora, quella che non si è sentita vicina ai propri genitori, che non si è sentita accudita e guardata&#8230;o meglio amata. Figli che hanno avvertito come se un muro senza confini li tenesse separati dai propri genitori, un muro fatto di silenzi.<br />
Quegli stessi figli hanno allora coltivato il desiderio segreto di diventare un giorno genitori, pronti ad ascoltare, a parlare, attenti al più piccolo dolore dei loro figli. Loro non erano stati amati, pensavano, ma avrebbero sicuramente amato.<br />
E arrivarono i figli di quei figli, il desiderio di quel sogno d&#8217;amore di chi era stato figlio prima di loro. Arrivarono e furono colmi di tutte le attenzioni di una generazione che stava aspettando il momento per proclamare le sue ragioni. Accadde poi qualcosa a quei figli, a quelle promesse di un’amore che si voleva dare.</p>
<p>La prima generazione aveva fatto semplicemente ciò che si doveva fare, essere genitori, impartire regole, non c&#8217;era niente da comunicare, si sentivano solo un tramite, un passaggio, e dai figli volevano soddisfazioni, chiedevano solo la loro realizzazione.<br />
La seconda generazione aveva amato i suoi facendo tutto ciò che si poteva fare, dando più di ciò che riteneva giusto dare. Voleva dei figli felici. Eppure&#8230;</p>
<p>La seconda generazione di genitori non si era sentita accolta a casa e aveva cercato accoglienza nel mondo, ovunque, di corsa, credendo che solo in questo modo avrebbe potuto curare quel dolore, facendo meglio. Nella loro reazione a quel silenzio immenso, a quella cura mancata, non si curarono loro per primi ma prepararono piani per curare. Ma se questa aveva cercato l&#8217;amore nel mondo e la sua soddisfazione in un progetto di rivalsa, qualcosa di diverso e simile accadde ai loro figli.</p>
<p>Quei figli si sentirono talmente accuditi nella loro casa (anche se spesso non amati) che pensarono che quello fosse l’unico posto dove essere sicuri e che il mondo fosse pericoloso. Quell’accoglienza, quei doni, divennero il ricatto d&#8217;amore di chi chiedeva loro la dimostrazione che quando si comunica non si soffre più.<br />
E quei figli invece soffrivano sempre di più, avevano tutto e soffrivano sempre di più.<br />
Fu allora, in un tempo molto lontano, che quelle due generazioni di genitori si incontrarono per capire meglio cosa si fosse sbagliato. Soprattutto la seconda non capiva come fosse stato possibile: aveva fatto di tutto per rendere felici i suoi figli ma qualcosa le era sfuggito e la risposta doveva trovarsi in qualcosa che negato era andato perso. Dopo lunghe discussioni sembrarono giungere ad una conclusione (o forse era solo la prima crepa in un muro che di li&#8217; a poco sarebbe crollato).</p>
<p>Si comprese che i genitori sono veramente dei tramiti e più di tanto non possono fare; e la prima generazione aveva quindi le sue ragioni. Si comprese anche che questo non vuol dire disegnare mura ma semplicemente disegnare confini che possano essere superati, purché non vengano ad essere nascosti.<br />
Ma poi, un pensiero nelle loro menti: l’amore non era qualcosa che potessero dare o ricevere, perché c&#8217;è già da sempre. E’ questo di cui ora avevano bisogno gli ultimi figli. Non più di un amore che potesse essere dato o tolto, di qualcosa da conservare frutto di un comportamento perfetto da ricercare, ma di una certezza che li lanciasse nel mondo solo con loro stessi.</p>
<p>Il pensiero fu così veloce che poterono soltanto accorgersene, sperando che qualcuno di li a poco lo avrebbe colto.</p>
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		<title>La storia si ripete, dagli anni di piombo alle “battute di piombo”</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Oct 2010 07:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bortot</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da qualche giorno sui principali mezzi d’informazione si teorizza una nuova stagione del terrorismo. Pare che il recente quanto fantomatico agguato al direttore di Libero, il fumogeno tirato a Bonanni da una contestatrice poi non pentitasi del gesto e, andando più in là nel tempo, al souvenir ricevuto sui denti da Berlusconi siano i capisaldi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3471" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/10/la-storia-si-ripete-dagli-anni-di-piombo-alle-%e2%80%9cbattute-di-piombo%e2%80%9d/guardando-la-tv/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3471" title="guardando la tv" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/10/guardando-la-tv-300x175.jpg" alt="" width="300" height="175" /></a><br />
<strong> Da qualche giorno</strong> sui principali mezzi d’informazione si teorizza una nuova stagione del terrorismo. Pare che il recente quanto fantomatico agguato al direttore di Libero, il fumogeno tirato a Bonanni da una contestatrice poi non pentitasi del gesto e, andando più in là nel tempo, al souvenir ricevuto sui denti da Berlusconi siano i capisaldi sui quali si basa il ragionamento. A mio avviso però la teoria di una nuova stagione del terrorismo é esercizio che riflette più gli schemi mentali di una generazione che non una reale analisi su ciò che sta accadendo qui, ora.</p>
<p><strong>I toni della politica</strong> contemporanei e, in genere nella società, sono sopra le righe e questo perché ha maggiore spazio chi grida, chi si agita, chi va in escandescenze, chi provoca risse. L’arte della provocazione estrema paga sempre in termini di visibilità; il personaggio pubblico teme come la peste l’anonimato e se comincia a scivolarvi suo malgrado, s&#8217;industria a cercare qualche argomento provocatorio e di rottura che serva a porre se stesso alla ribalta delle cronache.</p>
<p><strong>La storia quindi si ripete</strong>, ma non con le stesse modalità. Definirei piuttosto questi gli “anni dell’esibizionismo” e sembra persino inevitabile che grazie a cotanti maestri di visibilità applicata oggi, molti giovani e non, dal loro grigio anonimato, cerchino di uscire da questa loro condizione isolata con la stessa plateale metodica. Il paradosso è che rischiano seriamente di diventare personaggi, di assurgere al ruolo di protagonisti, che si parli di loro, che ottengano più di quei poveri disgraziati loro pari che affidano le loro speranze sul futuro al vivere sociale, alla solidarietà, alla collaborazione, allo studio e al riconoscimento di capacità che non si palesano col cretinismo idiota delle sceneggiate.</p>
<p><strong>Si potrebbe dire</strong>, in altre parole, che se negli anni ’70 è esistita una stagione di grandi rivendicazioni sociali, il fatto che queste siano poi scivolate su un piano violento corrisponde esattamente al modello di contrapposizione e di lotta del periodo; era il proseguimento della politica con altri mezzi, cosa praticata da tutte le parti in lotta. Erano visioni speculari della stessa realtà e delle due una doveva inevitabilmente soccombere. Il buono è che gli ideali erano migliorare lo stato della nostra società, il male il mezzo col quale si voleva portare avanti queste istanze. Oggi il male è che non ci sono più ideali, c’è solo individualismo puro; il bene è che per essere protagonisti bisogna diventare dei pagliacci, se poco istruiti meglio, ma con la capacità di bucare lo schermo o di raccontare barzellette. Non c’è però da cantare vittoria. Se davanti alle selezioni del grande fratello ci sono file chilometriche di giovani in competizione che sperano di emergere, negli anni di piombo avremmo visto gli stessi giovani con passamontagna e molotov. Parlare quindi di una stagione del terrorismo si può fare a patto che si consideri terrorismo l’uso che viene fatto dai mezzi d’informazione e mi permetto di dire che in questo, la vera rivoluzione, è quella oggi vincente di Berlusconi.</p>
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		<title>Lettera dall’Università Italiana</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Oct 2010 09:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Tessariol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[La mail che qui riportiamo è stata inviata la settimana scorsa dal preside della facoltà di Ingegneria dell&#8217;Università degli Studi di Padova a tutti gli studenti, per motivare lo slittamento dell&#8217;inizio delle lezioni. Lo stato di difficoltà descritto in questa lettera non riguarda solamente la facoltà di Ingegneria o l&#8217;Università di Padova ma l&#8217;intero apparato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-3446" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/10/lettera-dalluniversita-italiana/universita/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3446" title="universita" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/10/universita-200x200.jpg" alt="" width="200" height="200" /></a>La mail che qui riportiamo</strong> è stata inviata la settimana scorsa dal preside della facoltà di Ingegneria dell&#8217;Università degli Studi di Padova a tutti gli studenti, per motivare lo slittamento dell&#8217;inizio delle lezioni. Lo stato di difficoltà descritto in questa lettera non riguarda solamente la facoltà di Ingegneria o l&#8217;Università di Padova ma l&#8217;intero apparato universitario italiano. I numeri riportati si riferiscono ad una sola facoltà, tuttavia ben rappresentano lo stato generale delle cose. E&#8217; per questo motivo che mi sembra doveroso pubblicarla, affinché anche chi non ha strettamente a che fare con l&#8217;università, possa capire un po&#8217; meglio cosa sta succedendo in questi giorni.</p>
<blockquote><p>Cari studenti della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Padova,</p>
<p>come Preside della Facoltà nella quale vi apprestate a intraprendere o a proseguire il percorso formativo che costituirà la base della vostra futura attività professionale, desidero informarvi sul particolare momento che sta vivendo la nostra Facoltà e, più in generale, l’intera Università italiana.</p>
<p>La Facoltà di Ingegneria di Padova, una delle prime in Italia con oltre 200 anni di storia alle spalle, eroga attualmente 12 Corsi di Laurea Triennale, 17 Corsi di Laurea Magistrale e 1 Corso di laurea quinquennale a ciclo unico.</p>
<p>Gli studenti iscritti sono complessivamente oltre 11000 e il numero di nuovi allievi annualmente in ingresso si aggira attorno a 2500, in costante crescita negli ultimi anni.<br />
L’attrattività del percorso formativo ha varie motivazioni: non ultima, la buona prospettiva di collocazione sul mercato del lavoro, in Italia e all’estero.</p>
<p>Le risorse di docenza sulle quali la Facoltà può contare sono oggi costituite da 116 Professori Ordinari, 122 Professori Associati e 140 Ricercatori (per un totale quindi di 378 unità), i quali hanno consentito alla Facoltà di predisporre un&#8217;offerta formativa ampia, qualificata e bene articolata, nonostante le limitazioni nella quantità delle risorse disponibili.</p>
<p>Infatti, una parte significativa delle attività didattiche è stata finora svolta dai docenti come compito aggiuntivo rispetto ai propri doveri istituzionali e il motivo che li ha indotti ad assumersi questi impegni non è certamente la retribuzione ulteriore, visti i compensi esigui e talora assenti.</p>
<p>La situazione è purtroppo molto cambiata negli ultimi mesi, a seguito innanzi tutto delle forti perplessità e riserve espresse dalla Facoltà su alcuni contenuti del DdL 1905 “Norme in materia di organizzazione delle Università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l&#8217;efficienza del sistema universitario“. Tale provvedimento è stato già approvato dal Senato ed è oggi all’esame della Camera.</p>
<p>In particolare, i Ricercatori a tempo indeterminato attualmente in servizio (e non solo loro) hanno manifestato grande preoccupazione per il fatto che l’introduzione della nuova figura di Ricercatore a tempo determinato possa limitare fortemente le loro possibilità di progressione di carriera.</p>
<p>Conseguentemente, 106 Ricercatori della Facoltà, in segno di protesta hanno dichiarato la propria indisponibilità ad assumere la titolarità di insegnamenti, poiché ciò non è previsto dai loro doveri istituzionali.</p>
<p>Un forte sdegno si è poi diffuso tra tutti i docenti anche a causa della recente manovra finanziaria varata dal Parlamento: infatti, nella parte relativa all&#8217;Università, i provvedimenti previsti si traducono in una penalizzazione a carattere permanente, molto superiore a quanto accade per altre categorie, con effetti che si ripercuoteranno addirittura sul trattamento di fine rapporto e sul trattamento pensionistico.</p>
<p>Tutto ciò si aggiunge agli altri interventi attuati negli ultimi anni (blocco del turn-over, taglio del Fondo di Finanziamento Ordinario, riduzione dei fondi di ricerca ministeriali, rallentamento delle procedure concorsuali), che comportano uno svilimento del ruolo dell&#8217;Università e della figura del docente universitario.</p>
<p>In questa situazione di estremo disagio, circa 90 Professori Ordinari e Associati hanno dichiarato di non voler sostenere compiti didattici aggiuntivi rispetto a quelli istituzionali, già a partire dall’Anno Accademico che è appena iniziato.</p>
<p>Un’ulteriore conseguenza negativa della recente manovra finanziaria e più in generale del clima che si è instaurato nell’Università italiana, è il gran numero di pensionamenti anticipati, che rendono ancor più critico il mantenimento dell’offerta didattica.</p>
<p>Pertanto, la Facoltà di Ingegneria ha con rammarico dovuto prendere atto che, anche a Padova come in molte altre Sedi, i Manifesti degli Studi per l’A.A. 2010/11, a suo tempo approvati in base alla usuale disponibilità dei docenti, risultano non più sostenibili nei termini a suo tempo previsti.</p>
<p>Ponendosi quindi l’obiettivo primario di attivare tutti i Corsi di Laurea, per non venir meno all’impegno assunto da un lato con gli studenti e le loro famiglie, dall’altro con il mondo produttivo che ha sempre accolto con favore i laureati in Ingegneria a Padova, sono stati pianificati una serie di interventi di emergenza, limitati all’offerta formativa del corrente Anno Accademico, basati su:</p>
<p>a) aumento degli studenti presenti in aula, che si è finora mantenuto ai livelli consigliati dalla legge mediante l’erogazione di corsi in parallelo; dovendo ridurre i corsi in parallelo senza penalizzare troppo la qualità della didattica, è possibile che nel prossimo anno alcuni insegnamenti debbano essere erogati in collegamento audio/video.</p>
<p>b) cancellazione di insegnamenti non indispensabili al percorso formativo; tale scelta si è rivelata particolarmente dolorosa perché proprio questi insegnamenti hanno finora costituito un prezioso arricchimento tecnico-scientifico all’offerta didattica della Facoltà, in quanto spesso sono espressione delle attività di ricerca più all’avanguardia svolte presso i Dipartimenti.</p>
<p>Si è invece scelto di non attingere indiscriminatamente a docenti esterni al mondo accademico, ma di mantenere gli standard di qualità didattica da sempre adottati dalla Facoltà.</p>
<p>Bisogna comunque sottolineare che anche gli interventi sopra delineati non sarebbero stati sufficienti a consentire di attivare tutti i Corsi di Laurea: preso però atto della situazione, per senso di responsabilità e spirito di servizio un certo numero di Professori e Ricercatori hanno negli ultimi giorni ritirato la propria indisponibilità a compiti didattici aggiuntivi, pur mantenendo la propria totale adesione alle motivazioni della protesta. A queste scelte va dato il giusto rilievo, perché sono spesso frutto di un intenso travaglio interiore.</p>
<p>In conclusione, l’offerta didattica che la Facoltà riuscirà a garantire nel prossimo anno accademico, se da un lato sarà necessariamente meno ampia rispetto al passato, dall’altro manterrà almeno per ora sostanzialmente inalterato il livello di qualità e di serietà che da sempre l’ha contraddistinta.</p>
<p>Risulta tuttavia evidente che i provvedimenti legislativi recentemente approvati o in corso di approvazione, non solo fanno sì che la Facoltà si trovi oggi ad affrontare una situazione di estrema difficoltà, ma stanno anche portando alla perdita di quella carica di entusiasmo che è la maggiore garanzia di successo per le attività didattiche e di ricerca negli anni a venire.</p>
<p>La Facoltà auspica quindi che vengano introdotti a livello parlamentare opportuni correttivi (come quelli presentati dall’Ateneo ai Parlamentari veneti in un recente incontro) che consentano di non togliere ulteriormente dignità al mondo accademico, prima che la situazione risulti irrimediabilmente compromessa.</p>
<p>All’inizio di questo non facile anno accademico, vi auguro comunque un buon lavoro nelle aule e nei laboratori della Facoltà e colgo l’occasione per salutare cordialmente anche le vostre famiglie, pregandovi di estendere loro questo messaggio.</p>
<p>Pierfrancesco Brunello<br />
(Preside della Facoltà di Ingegneria)</p></blockquote>
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		<title>Trenitalia: immagine o sostanza?</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Oct 2010 09:13:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Tessariol</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[E’ davvero bello usufruire di uno sconto, specialmente dopo mesi di disservizi come i bagni non funzionanti, il riscaldamento inesistente in inverno, i finestrini tappati in estate per via dell’aria condizionata che però è guasta, ma soprattutto i ritardi. Quei cinque minuti canonici che sempre più spesso e volentieri diventano dieci, quindici e perché no, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-3422" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/10/trenitalia-immagine-o-sostanza/stazione_padova/"><img class="alignleft size-full wp-image-3422" title="stazione_padova" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/10/stazione_padova.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>E’ davvero bello</strong> usufruire di uno sconto, specialmente dopo mesi di disservizi come i bagni non funzionanti, il riscaldamento inesistente in inverno, i finestrini tappati in estate per via dell’aria condizionata che però è guasta, ma soprattutto i ritardi. Quei cinque minuti canonici che sempre più spesso e volentieri diventano dieci, quindici e perché no, anche mezz’ora. All’inizio la voce automatica della stazione concludeva l’annuncio di ritardo con un «ci scusiamo per il disagio» ma dopo un po’ anche le scuse sono state eliminate, tanto ormai i pendolari ci si sono abituati, al ritardo.<span id="more-3407"></span></p>
<p><strong>La regione Veneto</strong> tuttavia punisce ogni anno Trenitalia per i troppi ritardi, comminando una multa salata e l’obbligo di risarcire i pendolari. Così, ogni anno verso maggio-giugno, basta presentarsi in stazione con l’abbonamento vecchio, per ottenere un nuovo abbonamento scontatissimo, oppure avere dei biglietti a fascia chilometrica gratuiti. Bisogna ammettere che un pizzico di soddisfazione c’è, visto il tempo, o ancor peggio le coincidenze, persi ogni giorno per via di quel ritardo ormai sistematico, ma forse bisognerebbe anche pensare a quello che succede dopo quei due, tre mesi di prezzi scontati; la situazione non cambia.</p>
<p><strong>Ebbene sì</strong>, ogni anno, per alcuni mesi, i pendolari comprano l’abbonamento a prezzo scontato, ma i disservizi permangono. Dunque mi sono chiesto se questo sia il modo giusto di fare le cose. E’ giusto dare un contentino alle persone, ma farle rimanere in una situazione che di anno in anno va peggiorando? Non può la regione, che giustamente multa Trenitalia, agire in maniera più decisa?</p>
<p><strong>Mi spiego</strong>. Non sono un esperto del settore, ma mi sembra abbastanza logico ciò che sto per scrivere. A mio parere la regione dovrebbe sì multare Trenitalia, ma dovrebbe anche obbligare l’azienda non tanto a risarcire i pendolari per un paio di mesi, quanto investire i soldi della multa in nuove carrozze, miglioramento delle linee ferroviarie e manutenzione. Sarebbe un investimento per il futuro e, se per alcuni anni si avrebbero ancora ritardi e disservizi senza alcun ritorno economico, forse nel giro di qualche tempo si giungerebbe ad una situazione più sostenibile per i pendolari, che non avrebbero più sconti un trimestre l’anno ma almeno avrebbero delle tratte ferroviarie funzionanti e in cui il ritardo sarebbe l’eccezione e non la regola. Perché non si può fare tutto ciò?</p>
<p><strong>Tutto ciò non si può fare</strong> per colpa della &#8220;veduta corta&#8221;, come l&#8217;ha ben definita Tommaso Padoa-Schioppa nel suo libro &#8220;La veduta corta (2009)&#8221;. Si tratta cioè dell&#8217;incapacità di andare oltre il calcolo di breve periodo e di guardare il futuro a lungo termine. Questo avviene ormai in tutti i campi dall&#8217;economia alla politica. I fatti concreti vengo sostituiti dalla comunicazione degli stessi. Tuttavia, far diventare la notizia l&#8217;azione è pericoloso perché la comunicazione è come un farmaco che placa istantaneamente il sintomo anche se la malattia permane e, con il tempo, diventa cronica.</p>
<p><strong>Ben si spiega</strong>, in questo modo, anche questo caso, che è solo uno dei tanti. La regione Veneto impone a Trenitalia il risarcimento dei pendolari, invece di obbligarla a investire in infrastrutture, perché così facendo ottiene un effetto immediato, come un drogato dopo una dose; certo poi la dipendenza non lo lascerà mai ma l&#8217;importante è fare una bella figura subito, accontentare tutti immediatamente, placare sul nascere ogni giusta protesta, divenendo contemporaneamente i paladini dei pendolari e assurgendo Trenitalia a benefattore.</p>
<p><strong>Certo riflettendoci</strong> saremmo pure noi portati a pensare &#8220;meglio che Trenitalia ammoderni il servizio piuttosto di avere un contentino una tantum&#8221;. Ma siamo proprio sicuri? Saremmo disposti a continuare a viaggiare nell&#8217;esasperazione, e per di più pagando l&#8217;intero biglietto, solo consci del fatto che, in un futuro ipotetico, i nostri figli o i nostri nipoti potrebbero viaggiare, non dico nel lusso, ma nella decenza? Siamo proprio sicuri?</p>
<p>Articolo a cura di <a href="http://www.ilgrimaldello.com/redazione/?uid=6" target="_blank">Elena Bortot</a> e <a href="http://www.ilgrimaldello.com/redazione/?uid=2" target="_blank">Marco Tessariol</a></p>
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		<title>Se la cura si merita</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 07:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bortot</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tempo fa l&#8217;Alto Adige ha annunciato il «soccorso a pagamento per gli ubriachi». Allora vale anche per chi mangia male, va in bici senza casco etc. L’Alto Adige addebita il costo dell’ambulanza agli ubriachi? E perché non estendere questa pratica a tutti i vizi nocivi per la salute? Già, perché? Ho letto con sgomento anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-3392" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/10/se-la-cura-si-merita/ospedale-di-vibo-valentia/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3392" title="ospedale-di-vibo-valentia" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/10/ospedale-di-vibo-valentia-200x155.jpg" alt="" width="200" height="155" /></a>Tempo fa l&#8217;Alto Adige ha annunciato il «soccorso a pagamento per gli ubriachi». Allora vale anche per chi mangia male, va in bici senza casco etc.</strong></p>
<p>L’Alto Adige addebita il costo dell’ambulanza agli ubriachi? E perché non estendere questa pratica a tutti i vizi nocivi per la salute? Già, perché? Ho letto con sgomento anche in questa pagina <em>(su laStampa, ndr.)</em> lettere che riportano una logica di pensiero che non condivido riguardo alle scelte sui costi del servizio sanitario. E come identificare i meno virtuosi? Quelli che si ammalano o muoiono per loro colpa? Quelli che si danno ai vizi nocivi per la salute?</p>
<p>Secondo questa logica dovremmo inserire nell’elenco anche chi intasa le proprie arterie con cibi non propriamente salutari, o con chi va a comprarsi il giornale in bici omettendo di mettersi il caschetto&#8230; non sono forse questi comportamenti tendenzialmente autolesionistici? Ai reprobi anziché tatuare sul braccio un codice potremmo inserire un microchip a punti invisibile e sottopelle onde verificarne la disponibilità sul conto prima di soccorrerli.</p>
<p>Ignorare la storia di un individuo, vederlo come un oggetto, considerarlo puramente come egli si presenta nel momento del bisogno, nella sua nuda espressione di debolezza dovuta alla durezza della vita e dai suoi dolori, dimenticare cosa può aver dato, e considerarlo puro costo, rifiuto, qualcosa da eliminare perché non utile. Parallelamente possiamo ignorare anche la nostra, di Storia, quella con la «S» maiuscola, che appartiene alla società intera, e pensare solo all’ordine dei bilanci, come solo piccoli burocrati possono fare? Capisco aver a cuore le ristrettezze di bilancio ma la politica deve occuparsi di solidarietà, e di tutti i cittadini, una società punitiva come quella paventata esibisce conti di lucido inchiostro nero ma porta alla disperazione chi nel quotidiano non ce la fa, e lentamente e colpevolmente muore.</p>
<p>Pare si tratti di una battaglia di civiltà ed equità… Andiamo avanti così… tra miserie e virtuosi cinismi, in quanto ai benefici staremo a vedere…</p>
<p><strong>Pubblicato su laStampa</strong>: <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=274&amp;ID_articolo=390&amp;ID_sezione=628&amp;sezione=" target="_blank">link all&#8217;articolo originale</a></p>
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		<title>Pagina bianca, tabula rasa</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 12:14:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Tessariol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[In questi giorni sempre più spesso mi è capitato di imbattermi in articoli di giornale, blog e pubblicazioni su internet riguardanti quella che già viene chiamata “legge bavaglio”.  Non c’avevo fino a ieri prestato troppa attenzione, non perché l’argomento non mi interessi, ma perché una vena di pessimismo riguardo il mio Paese è nata da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-3238" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/06/pagina-bianca-tabula-rasa/pagina_bianca/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3238" title="pagina_bianca" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/06/pagina_bianca.png" alt="" width="200" height="268" /></a>In questi giorni</strong> sempre più spesso mi è capitato di imbattermi in articoli di giornale, blog e pubblicazioni su internet riguardanti quella che già viene chiamata “legge bavaglio”.  Non c’avevo fino a ieri prestato troppa attenzione, non perché l’argomento non mi interessi, ma perché una vena di pessimismo riguardo il mio Paese è nata da qualche anno in me ed è finita per diventare sempre più grande, al punto che non riuscivo quasi più a preoccuparmi per le questioni che riguardavano il subdolo mutamento della nostra giovane repubblica, il rovesciamento dei valori che dovrebbero essere parte fondante di un Paese civile, la perdita di capacità di pensiero dell’opinione pubblica. L’ho iniziata a vedere come una deriva lenta ed inesorabile.</p>
<p><strong>Una cosa</strong>, anzi due, hanno però riacceso qualcosa nella mia mente. Un misto tra paura, disgusto, sensazione di vivere qualcosa già vissuto o meglio, letto da qualche parte. La prima cosa è stata la pagina di apertura di un quotidiano nazionale, ieri. Un foglio completamente bianco. Non vi era scritto nulla sopra, se non il nome della testata stessa; nulla più. La spiegazione sul retro: quelle sarebbero le notizie rilevanti per l’opinione pubblica se la legge bavaglio dovesse superare il vaglio della Camera. Sicuramente il gesto è provocatorio, ma efficace. Una pagina bianca a significare l’assenza di informazione, di pensiero, di parola, di libertà. Perché nell’ignoranza non può esservi libertà.</p>
<p><strong>Ed ecco la seconda cosa</strong>. Mi è tornato alla memoria un libro letto anni fa. Una frase in particolare: “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri”. E una scena. Gli animali della fattoria spiano nelle finestre della casa e vedono i loro capi, i maiali, trattare con i loro nemici, gli uomini. E con orrore notano che non riescono più a distinguere i maiali dagli uomini. Tragico epilogo di quella che doveva essere la rivincita degli animali sugli uomini. Forse il paragone non è così chiaro o azzeccato, ma questi animali durante tutto il libro si fidano ciecamente dei loro capi. Si ribellano alla tirannide del padrone, l’uomo, creano una loro Costituzione, danno il governo ai maiali, che tra loro sono i più brillanti ed intelligenti. Pian piano però, la Costituzione cambia, chi la pensa diversamente viene isolato, i maiali promettono uguale dignità a tutti, ma voltano subdolamente le spalle agli animali di cui non hanno più bisogno. Un cambiamento sottile ma continuo. E alla fine la situazione non è più tanto diversa dal principio.</p>
<p><strong>Una pagina bianca</strong>. Una mente bianca. Incapace di pensare, di farsi un’opinione. Perché senza notizie, senza pareri diversi da confrontare, senza qualcuno con coi essere d’accordo o meglio ancora, in disaccordo, non si può avere un’opinione che sia propria. Facile, perché è faticoso informarsi, pensare, avere un’idea propria. Ma se questo è quello che vogliamo, dobbiamo già sapere che finiremo nel paese dei balocchi, e verremo venduti come animali da soma.</p>
<p>Se pensiamo che per far sparire il marcio che ci circonda sia sufficiente turarci il naso e chiudere gli occhi, siamo sulla buona strada, altrimenti dovremmo alzare un pelo la voce, prima che sia troppo tardi.</p>
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		<title>Santa Propaganda Nucleare</title>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 07:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri Ceschin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Lo sapevate che il Vaticano appoggia il governo nella costruzione di nuove centrali nucleari in Italia? Io no, non lo sapevo. O almeno non pensavo che il Vaticano si occupasse persino di queste cose, del futuro energetico dell&#8217;Italia. Invece è così! L&#8217;ho scoperto leggendo un simpatico libretto in allegato a L&#8217;Azione, il settimanale della Diocesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3153" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/05/santa-propaganda-nucleare/energia_per_il_futuro/"><img class="alignleft size-large wp-image-3153" title="energia_per_il_futuro" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/05/energia_per_il_futuro-421x600.jpg" alt="" width="200" height="285" /></a><strong>Lo sapevate che il Vaticano</strong> appoggia il governo nella costruzione di nuove centrali nucleari in Italia? Io no, non lo sapevo. O almeno non pensavo che il Vaticano si occupasse persino di queste cose, del futuro energetico dell&#8217;Italia. Invece è così! L&#8217;ho scoperto leggendo un simpatico libretto in allegato a L&#8217;Azione, il settimanale della Diocesi di Vittorio Veneto (TV), molto diffuso dalle &#8220;nostre&#8221; parti. Non penso che il libretto in questione sia stato stampato a Roma e creato da una grande agenzia di comunicazione della capitale solo per essere diffuso nei nostri piccoli comuni trevigiani, per cui immagino che sia stato distribuito in altri modi a molte altre famiglie italiane.</p>
<p><strong>Come scritto nell&#8217;introduzione</strong> di questo opuscolo &#8220;informativo&#8221; di 48 pagine lo scopo è quello di &#8220;fornire un quadro completo della situazione energetica italiana e mondiale, valutare gli aspetti positivi e quelli, invece, più problematici (quindi non negativi, solo problematici ndr.) e lasciare alla valutazione del lettore il giudizio sulla necessità o meno del ritorno al nucleare.&#8221; Un obbiettivo importante. Un difficile compito quello di spiegare &#8220;oggettivamente&#8221; alla popolazione la situazione energetica ITALIANA e MONDIALE in così poche pagine e senza neanche uno scienziato nucleare nelle schiere del Vaticano&#8230;ma qualcuno doveva pur farlo.</p>
<p><strong>Non vi trascriverò qui</strong> tutto il contenuto del libretto ma penso che alcune frasi valgano la pena di essere analizzate, anzi lette per quello che sono, con il cervello acceso:<br />
- &#8220;<em>Il Vaticano, da sempre contrario all&#8217;utilizzo delle testate atomiche a scopi bellici, si è invece espresso positivamente nei confronti di politiche di sviluppo energetico a fini pacifici</em>&#8220;. Per fortuna che lo hanno specificato, non si sa mai di questi tempi.<br />
- &#8220;<em>In Europa il nucleare si pone in assoluto come la prima fonte energetica</em>&#8220;. Il nucleare in Europa contribuisce per circa il 30% della produzione di energia, nel mondo si ferma al 7% contro un 85% che deriva dai combustibili fossili come petrolio, carbone e gas naturale.<br />
- &#8220;<em>Il Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola ha proposto di soddisfare il 25% dei consumi di energia elettrica con la tecnologia nucleare</em>&#8220;. Ormai EX-ministro. Siamo sicuri che sia una buona idea dare in mano a gentaglia simile la costruzione di centrali nucleari? Ce le ritroveremmo costruite con la sabbia?<br />
- &#8220;<em>Il nucleare è davvero sicuro? Una centrale giapponese ha resistito a delle scosse del settimo grado della scala Richter</em>&#8220;. Appunto, in Giappone. Qui la situazione è ben diversa. In Giappone un terremoto come L&#8217;Aquila non avrebbe fatto vittime e neanche notizie in televisione. Qui in Italia non abbiamo una buona reputazione come costruttori, visto anche il fatto che abbiamo la mafia seduta in parlamento.<br />
- &#8220;<em>Con il passaggio al nucleare le nostre bollette energetiche saranno più leggere? Comunque vadano i prezzi delle materie prime energetiche, le bollette saranno del 30% inferiori a quelle attuali</em>&#8220;. Ma voi ci credete? Quando mai succede in questa Italia? Ci stanno dicendo che qualsiasi sia il rincaro delle materie che usano per produrre l&#8217;energia, in ogni caso noi pagheremo meno. Sarà il Vaticano a pagare la differenza?<br />
- e per finire &#8220;<em>Che fine faranno le scorie radioattive? Un impianto di ultima generazione produce rifiuti a bassa e media attività pari al contenuto di un container e mezzo da 12 metri di lunghezza</em>&#8220;. Parafrasando: non lo sappiamo ancora ma tu pensa solo che saranno poche.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-3154" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/05/santa-propaganda-nucleare/la_chiesa_e_il_nucleare/"><img class="alignleft size-large wp-image-3154" title="la_chiesa_e_il_nucleare" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/05/la_chiesa_e_il_nucleare-600x431.jpg" alt="" width="600" height="431" /></a></p>
<p><strong>Queste sono solo alcune delle questioni</strong> sul nucleare che vengono trattate nel depliant. Tra le varie pagine ci sono alcune citazioni di discorsi di Carlo Rubbia (premio nobel per la fisica 1984), che definisce assurdo il fatto che nel nostro paese si usino così poco le fonti energetiche alternative, e alcune parole del Cardinal Renato Martino, il quale pensa che con le dovute precauzioni &#8220;vi siano i presupposti per una politica energetica integrata che contempli quindi, accanto a forme di energia pulita, anche il nucleare&#8221; (quindi anche lui pensa che il nucleare non sia una forma di energia pulita, ndr).</p>
<p><strong>Non sono un tecnico</strong>. Non voglio aprire una questione sugli aspetti positivi o negativi del nucleare. Non penso che sarà la nostra salvezza né la nostra rovina. Ma se c&#8217;è una cosa che mi fa indignare è che il Vaticano, ben conscio dell&#8217;alta reputazione che ha sulla gente di una certa età, usi questo suo potere per fare della propaganda. Al giorno d&#8217;oggi le persone che seguono la Chiesa sono sempre più vecchie, magari poco informate e facilmente malleabili. Con quale &#8220;spirito cristiano&#8221; questi cardinali osano dire alla gente cosa deve pensare? Perché è proprio qui che sta il problema: la maggior parte delle persone che leggerà questo libretto, se non è ferrata nell&#8217;argomento, penserà che il nucleare sia una grande cosa, che sia indispensabile. La questione invece è complessa. Quando si parla di nucleare si parla di sicurezza, si parla di soldi che andranno alla mafia, si parla di ambiente ed inquinamento e soprattutto si parla di futuro per le generazioni che verranno.</p>
<p><strong>Forse il Vaticano dovrebbe</strong> occuparsi maggiormente delle cose di sua competenza piuttosto che entrare in argomenti che non lo riguardano. Forse in questo modo potrebbero migliorare la brutta aria che tira da quelle parti ultimamente. E voi che leggete queste righe, se vedete il libretto in questione in casa vostra, abbiate la pazienza di spiegare ai vostri familiari come non sia tutt&#8217;oro quello che la Chiesa fa sempre luccicare.</p>
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		<title>Ridisegnando la mappa</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 09:31:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>italiadallestero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[confine]]></category>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi non si trova bene col proprio vicino di casa può sempre traslocare in un altro quartiere, cosa che le nazioni non sono in grado di fare. Ma supponiamo che invece possano farlo. Riassettare la carta geografica europea renderebbe l’esistenza più logica e amichevole. La Gran Bretagna, che dopo le elezioni politiche dovrà rendere conto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi non si trova bene col proprio vicino di casa può sempre traslocare in un altro quartiere, cosa che le nazioni non sono in grado di fare. Ma supponiamo che invece possano farlo. Riassettare la carta geografica europea renderebbe l’esistenza più logica e amichevole.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-3112" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/05/ridisegnando-la-mappa/mappa_ridisegnata/"><img class="aligncenter size-large wp-image-3112" title="mappa_ridisegnata" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/05/mappa_ridisegnata-594x600.gif" alt="" width="594" height="600" /></a></p>
<p>La Gran Bretagna, che dopo le elezioni politiche dovrà rendere conto delle terribili condizioni in cui versano le proprie finanze pubbliche, dovrebbe avvicinarsi ai paesi del sud Europa che si trovano nella stessa situazione. La si potrebbe collocare nei pressi delle Azzorre. (Se il viaggio si rivelasse turbolento, potrebbe essere una buona occasione per fare del Galles e della Scozia due isole separate).</p>
<p>Il vuoto lasciato dal Regno Unito dovrebbe essere occupato dalla Polonia, che ha sofferto abbastanza nella sua attuale posizione, tra Russia e Germania, e merita di godersi la brezza frizzante del Nord Atlantico e la sicurezza di avere il mare tra sé ed ogni potenziale invasore.</p>
<p>Le incomprensibili diatribe linguistiche fiammingo-francesi del Belgio (causa del recente crollo del governo) ricordano tanto il centro Europa nella sua peggiore espressione, specialmente le assurdità messe in atto in Slovacchia nei confronti della propria minoranza etnica di lingua ungherese. Quindi, il Belgio dovrebbe far cambio di posto con la Repubblica Ceca. Gli impassibili e ben organizzati cechi andrebbero splendidamente d’accordo con i nuovi vicini olandesi, e viceversa.</p>
<p>La Bielorussia, al momento senza sbocco sul mare e desiderosa di liberarsi dalla morsa della Russia, riceverebbe un gran beneficio esponendosi alle regioni nordiche, la cui influenza è stata determinante nell’aiutare la regione balcanica a liberarsi dell’eredità sovietica. Ecco perché dovrebbe spostarsi a nord, proprio verso l’area balcanica, prendendo il posto di Estonia, Lettonia e Lituania, che a loro volta dovrebbero trovare una nuova collocazione da qualche parte vicino all’Irlanda. Al pari di questa isola di smeraldo, tali paesi hanno serrato i denti di fronte alla “svalutazione interna” e hanno riguadagnato competitività tagliando gli stipendi e i prezzi, piuttosto che scegliendo la strada più facile: svalutare la moneta o indebitarsi in modo sconsiderato come la Grecia.</p>
<p>Gli Stati Baltici sarebbero anche molto contenti di allontanarsi dalla Russia e avvicinarsi all’America. Tra i vari traslochi, Kaliningrad potrebbe scivolare su lungo la costa, verso la Russia, ponendo così fine all’anomalia del suo status di exclave, eredità della Seconda Guerra Mondiale, e facendo sfumare ogni possibilità di futuri misfatti ad opera della Russia relativamente alle linee ferroviarie. Nei posti lasciati vacanti da Polonia e Bielorussia dovrebbero sistemarsi l’ovest e il centro dell’Ucraina.</p>
<p>La Germania, ritrovandosi il confine ucraino a soli 100 km da Berlino, dovrebbe per forza di cose cominciare a prendere più seriamente la questione dell’integrazione europea di quella nazione. Lo spostamento ucraino consentirebbe alla Russia di muoversi verso ovest e verso sud, lasciando così la Siberia ai cinesi, che se ne impadroniranno comunque prima o poi.</p>
<p>Il passo successivo sarebbe riordinare i Balcani. Macedonia, Albania e Kosovo dovrebbe scambiarsi i posti, con la Macedonia al posto del Kosovo vicino alla Serbia, il Kosovo nello spazio liberato sulla costa dall’Albania, che quindi slitterebbe all’interno. Le fantasie paranoiche dei greci sulle rivendicazioni territoriali da parte dei delusi irredentisti slavi del nord svanirebbero all’istante. La Bosnia è troppo fragile per spostarsi e dovrà restare lì dov’è.</p>
<p>Svizzera e Svezia vengono spesso confuse, quindi sarebbe ragionevole pensare di spostare la Svizzera verso nord, dove starebbe benissimo accanto agli altri paesi nordici. La sua neutralità si sposerebbe alla perfezione con quella di Finlandia e Svezia; la Norvegia sarebbe lieta di avere vicino un altro paese non-UE.</p>
<p>La Germania può restare dov’è, così come la Francia. Ma l’Austria potrebbe slittare verso ovest, al posto della Svizzera, in modo da consentire anche a Slovenia e Croazia di spostarsi verso nord-ovest. Potrebbero unirsi al nord Italia per formare una nuova alleanza regionale (idealmente governata da un Doge veneziano). Il resto dello stivale, da Roma in giù, si staccherebbe per creare, insieme alla Sicilia, un nuovo paese, ufficialmente denominato Regno delle Due Sicilie (ma soprannominato Bordello – in italiano nel testo n.d.T.). Potrebbe dar vita ad un’unione monetaria con la Grecia – e nessun altro.</p>
<p>The Economist (Gran Bretagna)</p>
<p>traduzione di ItaliaDallEstero.info</p>
<p>Link: <a href="http://italiadallestero.info/archives/9438" target="_blank">il sito dell&#8217;articolo tradotto</a></p>
<p>Link: <a href="http://www.economist.com/world/europe/displayStory.cfm?story_id=16003661&amp;source=most_read" target="_blank">il sito dell&#8217;articolo originale</a></p>
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		<title>Riflessioni dalla Palestina</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 16:15:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri Ceschin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[palestina]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[religione]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono ormai due settimane che sono in Palestina, precisamente a Betlemme. Il tempo passato qui in città, nei villaggi circostanti e nella vicina Gerusalemme è veramente molto poco per comprendere a fondo la situazione ma voglio comunque cercare di esprimere qualche mio pensiero. Ho visto che qui le chiese sono moltissime. C&#8217;è ovviamente la chiesa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3067" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/04/riflessioni-dalla-palestina/betlemme/"><img class="aligncenter size-large wp-image-3067" title="betlemme" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/04/betlemme-600x156.jpg" alt="" width="600" height="156" /></a>Sono ormai due settimane che sono in Palestina, precisamente a Betlemme. Il tempo passato qui in città, nei villaggi circostanti e nella vicina Gerusalemme è veramente molto poco per comprendere a fondo la situazione ma voglio comunque cercare di esprimere qualche mio pensiero.</p>
<p><strong>Ho visto che qui le chiese sono moltissime</strong>. C&#8217;è ovviamente la chiesa cattolica latina, poi la greca ortodossa, la russa ortodossa, la rumena ortodossa, la chiesa armena, la chiesa copta, l&#8217;etiopica, la chiesa siro-ortodossa, la greco-cattolica melkita, la chiesa maronita, l&#8217;armena cattolica, la siro-cattolica, la chiesa caldea e, semplificando, ci sono anche gli anglicani, i protestanti e qualche chiesa evangelica. Tutte queste si differenziano per credo (&#8220;Gesù era un essere divino-umano: ma una persona o due persone? Una natura o due nature?&#8221;, &#8220;Esiste il purgatorio?&#8221;, &#8220;L&#8217;immacolata concezione?&#8221;, &#8220;Il Figlio è generato e non creato?&#8221;), si differenziano per rito (latino, greco, armeno&#8230;) e si differenziano anche per la lingua usata (arabo, aramaico, armeno, greco, siriaco, copto&#8230;). Visto che i cristiani in Terra Santa sono poco meno del 2% della popolazione, penso che gli si debba riconoscere una certa &#8220;creatività&#8221; e mi chiedo come mai, se Dio è Uno (non oso immaginare se fossero due&#8230;) e lo stesso per tutti loro, riescano a sviluppare una tale grado di confusione e chiusura reciproca.</p>
<div id="attachment_3041" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a rel="attachment wp-att-3041" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/04/riflessioni-dalla-palestina/shopping/"><img class="size-large wp-image-3041" title="shopping" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/04/shopping-600x400.jpg" alt="" width="600" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Oggetti &quot;sacri&quot; in vendita in uno dei tanti negozi di Gerusalemme</p></div>
<p style="text-align: center;">
<p><strong>Ho letto che nel 1852</strong>, dopo i numerosi conflitti e litigi tra le varie chiese per accaparrarsi parti del Santo Sepolcro, fu firmato il cosiddetto &#8220;Statu Quo&#8221;, che stabilì il mantenimento delle condizioni di fatto nel modo in cui si trovavano in quel momento. Nessuno da allora può più modificare la disposizione degli spazi o spostare alcun oggetto all&#8217;interno e fuori dalla chiesa, come la famosa scala in legno che si trovava allora appoggiata ad una finestra e che si può vedere ancora oggi. Ogni sera un uomo la prende e la porta dentro per poi rimetterla al suo posto la mattina seguente. Mi chiedo che senso abbia questo.</p>
<div id="attachment_3045" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a rel="attachment wp-att-3045" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/04/riflessioni-dalla-palestina/scala/"><img class="size-large wp-image-3045" title="scala" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/04/scala-600x400.jpg" alt="" width="600" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">La scala sulla finestra della Chiesa del Santo Sepolcro</p></div>
<p style="text-align: center;">
<p><strong>Ho saputo che il nostro presidente del consiglio</strong>, tempo fa in visita qui, non ha visto il muro che gli israeliani stanno costruendo perché era impegnato a scrivere il suo discorso. Io invece il muro l&#8217;ho visto. E&#8217; alto dai 6 ai 9 metri, fatto per il 10% di lastre di cemento armato, lungo per ora circa 480 km (che dovranno diventare 703) è sparso un po&#8217; ovunque in Cisgiordania, soprattutto intorno alle città più grandi e di confine. E&#8217; stato voluto da Israele per impedire gli attacchi terroristici diretti nel suo territorio. La cosa strana è che il percorso del muro non segue per niente la &#8220;Linea Verde&#8221; di confine dettata dagli accordi del 1949, ma invade anche di qualche chilometro il territorio palestinese cosicché il 10,17% della Cisgiordania, corrispondente non a caso alle zone più fertili e ricche d&#8217;acqua, sarà annesso a Israele. E&#8217; costato 4 milioni di euro a chilometro, ha abbattuto 240000 alberi di olivo e lasciato senza casa 50000 palestinesi. Altri 128000 sono circondati dal cemento su tre lati e controllati sul quarto da telecamere e torrette di osservazione. Una stima del 2006 contava 73 cancelli per il passaggio tra le due zone, di cui solo 38 venivano aperti in alcune ora del giorno e solo per i palestinesi muniti di permesso speciale. Anche io sono passato spesso attraverso questi check-point. Più di un&#8217;ora in fila ogni volta. Ho visto i palestinesi doversi togliere le scarpe, la cintura, svuotare le tasche e farsi rilevare le impronte collegate ad un database di identificazione, anche per i bambini. Banalmente mi torna in mente qualcosa: il muro&#8230;gli ebrei&#8230;la segregazione&#8230;il razzismo&#8230;mi chiedo come mai la memoria sia così corta o la storia così poco istruttiva.</p>
<div id="attachment_3042" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a rel="attachment wp-att-3042" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/04/riflessioni-dalla-palestina/checkpoint/"><img class="size-large wp-image-3042" title="checkpoint" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/04/checkpoint-600x400.jpg" alt="" width="600" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Percorso di entrata al check-point di Betlemme</p></div>
<p style="text-align: center;">
<p><strong>Ho sentito dire che l&#8217;Islam è la migliore religione del mondo</strong>. Ci avrei creduto se me lo avesse detto, per esempio, un buddista. Ma me lo ha detto un musulmano quindi non ci faccio troppo caso. Mi ha detto che le donne qui sono molto rispettate perché si occupano della famiglia, dei bambini e di fare i lavori domestici&#8230;uno strano concetto di rispetto. Uomini e donne, se sono fedeli alla tradizione, non si parlano e non si salutano. All&#8217;uomo si dà sempre la mano quando lo si incontra, la donna non si può toccare. Il velo integrale (che copre anche gli occhi) l&#8217;ho visto qui solo raramente ma l&#8217;abito lungo ed il velo che lascia fuori solo il viso è molto usato, soprattutto fuori città, e serve per reprimere qualsiasi desiderio ed istinto sessuale nell&#8217;uomo che vede una donna. Sarà&#8230;ma ho visto certe vesti così attillate che sembravano fare giusto il contrario. Le donne pregano nelle moschee in zone loro dedicate lontane dagli uomini, sempre per non &#8220;distrarli&#8221;. Il grado di alfabetizzazione è altissimo, quasi il 95% delle ragazze studia fino all&#8217;università per poi doversi sposare, dover badare ai figli e doversi far mantenere dal marito. Mi chiedo se la ragione di tutto questo sia in realtà una paura fottuta degli uomini di potersi scoprire inferiori alle loro donne.</p>
<div id="attachment_3044" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a rel="attachment wp-att-3044" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/04/riflessioni-dalla-palestina/velo/"><img class="size-large wp-image-3044" title="velo" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/04/velo-600x400.jpg" alt="" width="600" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Diversi modelli di velo in vendita la mercato</p></div>
<p style="text-align: center;">
<p><strong>Ho chiesto infine come</strong>, secondo gli operatori e gli osservatori stranieri che lavorano in Terra Santa, sia possibile migliorare, se non risolvere, la situazione qui. Possono fare qualcosa i palestinesi per cambiare le cose dall&#8217;interno? Oppure la spinta deve venire da fuori? Con una certa sorpresa, la risposta è stata che solo una pressione continua della comunità internazionale su Israele può sperare di far cessare le ostilità. I palestinesi hanno le mani legate, possono fare poco o niente, visti anche i politici che si ritrovano al governo. Il mondo deve essere a conoscenza della situazione qui, le persone devono sapere come si vive, devono capire il contesto, la storia, i rapporti di potere, la cultura, il territorio&#8230;Solo in questo modo si può sperare in una pace duratura. Solo in questo modo si può sperare di non ripetere continuamente gli stessi errori in altre parti del mondo. Per questo vi chiedo: mettetevi in gioco, viaggiate, informatevi in prima persona, non badate alle voci confuse dei media, non smettete mai di fare domande. Perché il cambiamento parte innanzitutto da voi stessi.</p>
<div id="attachment_3043" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a rel="attachment wp-att-3043" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/04/riflessioni-dalla-palestina/pace/"><img class="size-large wp-image-3043" title="pace" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/04/pace-600x400.jpg" alt="" width="600" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Dipinto sul muro di una casa di Betlemme</p></div>
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