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	<title>il Grimaldello &#187; Comunicazione</title>
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		<title>Cercando se stessi dentro un lettore mp3</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 07:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonello Palladino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[presenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarà la musica che gira intorno quella che non ha futuro Sarà la musica che gira intorno saremo noi che abbiamo nella testa un maledetto muro. &#8220;Ivano Fossati&#8221; Parto da un dato che mi sembra di fatto: la diffusione della cultura e delle informazioni nel mondo oggi viaggia tendenzialmente lungo canali impermanenti e questo crea [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><a href="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/12/orecchio-udito-ascoltare-sordita_o_ah.jpg" rel="lightbox[3619]"><img class="alignleft size-medium wp-image-3636" title="woman listening to gossip" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/12/orecchio-udito-ascoltare-sordita_o_ah-300x224.jpg" alt="" width="270" height="202" /></a>Sarà la musica che gira intorno<br />
quella che non ha futuro<br />
Sarà la musica che gira intorno<br />
saremo noi che abbiamo nella testa<br />
un maledetto muro.<br />
&#8220;Ivano Fossati&#8221;</p></blockquote>
<p>Parto da un dato che mi sembra di fatto: la diffusione della cultura e delle informazioni nel mondo oggi viaggia tendenzialmente lungo canali impermanenti e questo crea una difficoltà maggiore nel rapporto consapevole con le cose. Cercherò di spiegare meglio il concetto utilizzando alcuni esempi.</p>
<p>Osserviamo l&#8217;evoluzione dei supporti musicali: il vinile che regna imperante negli anni 70, la musicassetta simbolo degli anni 80, i cd negli anni 90 e gli mp3 oggi.</p>
<p><strong><a href="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/12/dischi-vinile.png" rel="lightbox[3619]"><img class="alignright size-full wp-image-3626" title="dischi vinile" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/12/dischi-vinile.png" alt="" width="250" height="184" /></a>Con il vinile</strong> si ha in maniera evidente un rapporto molto fisico con questo elementi caratterizzanti:</p>
<ul>
<li>ha una forma rotonda con un buco al centro, che richiama la circolarità, la femminilità e quindi l’avvolgenza;</li>
<li>è unico e non è duplicabile &#8220;in casa&#8221; su un altro vinile;</li>
<li>ha bisogno di un supporto relativamente grande e fisso (quindi non-portatile), per essere ascoltato;</li>
<li>il suo utilizzo è legato ad un &#8220;rito&#8221; (per esempio quando giriamo dal lato a al lato b) che facilita l’attenzione all’ascolto</li>
<li>ha una &#8220;sporcizia&#8221; particolare e caratteristica durante il suo ascolto, che lo rende allo stesso tempo imperfetto e “caldo”</li>
</ul>
<p>Tutti questi elementi amplificano il nostro rapporto con la musica, riducendo anche la convenzione molto diffusa oggi di ascoltare solo ed esclusivamente un sottofondo costante ed inconsapevole mentre si stanno facendo altre cose.</p>
<p><strong><a href="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/12/musicassetta.jpg" rel="lightbox[3619]"><img class="alignright size-full wp-image-3630" title="musicassetta" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/12/musicassetta.jpg" alt="" width="250" height="247" /></a>La musicassetta</strong> ha anch&#8217;essa una caratterizzazione evidentemente fisica:</p>
<ul>
<li>è squadrata. La sua riproduzione è basata sullo scorrere di un nastro magnetico che richiama piuttosto la linearità. La circolarità anche qui c’è, ma è meglio &#8220;nascosta&#8221; dal supporto</li>
<li>è duplicabile facilmente anche se non così velocemente (c&#8217;è bisogno per riprodurla di un tempo lungo quanto l&#8217;originale);</li>
<li>anche il &#8220;rito&#8221; legato al suo utilizzo è potenzialmente ridotto rispetto al vinile (vi è la possibilità di “girare” lato automaticamente, senza girare fisicamente la cassetta)</li>
<li>la &#8220;sporcizia&#8221; di fondo nell&#8217;ascolto è anche qui particolare e caratteristica, anche se sembra più meccanica e meno “casuale” del vinile</li>
</ul>
<p><strong><a href="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/12/CD-DVD-Replication.jpg" rel="lightbox[3619]"><img class="alignright size-full wp-image-3631" title="CD-DVD-Replication" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/12/CD-DVD-Replication.jpg" alt="" width="250" height="227" /></a>Anche il cd</strong> ha una caratterizzazione fisica. L&#8217;idea di base credo sia stata quella di costruire un &#8220;vinile più tecnologico&#8221;:</p>
<ul>
<li>ha anch&#8217;esso una forma rotonda con un buco, che richiama la circolarità e la femminilità, ma rispetto al vinile ha una caratterizzazione metallica e digitale che gli conferisce sicuramente maggiore freddezza</li>
<li>la sua maggior complessità digitale ne permette la facile duplicabilità &#8220;in casa&#8221; praticamente identica all&#8217;originale: ciò ne fa perdere evidentemente il valore</li>
<li>elimina il &#8220;rito&#8221; della puntina legato al vinile. E&#8217; possibile ascoltarlo tutto consecutivamente oppure in loop, o decidendo l’ordine dei pezzi prima dell’ascolto</li>
<li>la &#8220;sporcizia&#8221; è ridotta praticamente a zero. Si cerca la perfezione e la pulizia completa del suono</li>
</ul>
<p><strong><a href="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/12/other.jpg" rel="lightbox[3619]"><img class="alignright size-full wp-image-3633" title="other" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/12/other.jpg" alt="" width="250" height="286" /></a>Ed ecco infine l&#8217;mp3.</strong> Cos’è l’mp3?</p>
<ul>
<li>l&#8217;mp3 fisicamente non esiste: è solo un insieme di dati, che può viaggiare attraverso dei supporti anche se questi non sono per forza “esclusivi” al suo ascolto (chiavette usb,  computer, web&#8230;)</li>
<li>avendo perso completamente caratteristiche di fisicità anche il senso &#8220;dell&#8217;opera completa” perde importanza, a favore del senso di “una canzone che ci piace”</li>
<li>è duplicabile in maniera estremamente semplice e veloce, fra l&#8217;altro utilizzando sempre uno stesso supporto è possibile inserire al suo interno un numero praticamente infinito di brani musicali</li>
<li>il &#8220;rito&#8221; collegato al suo utilizzo è quasi nullo: possiamo ascoltarlo in ogni luogo e in ogni situazione senza quasi nessun limite</li>
<li>qui la &#8220;sporcizia&#8221; non esiste, anzi c&#8217;è un passaggio digitale che va oltre: una compressione di dati, attraverso l’eliminazione dei suoni “impercepibili” all&#8217;orecchio umano</li>
</ul>
<p><strong>Questo breve itinerario attraverso la storia</strong> dei supporti musicali è utile a mio avviso per stimolare una riflessione su come il carattere di inconsapevolezza si sia insinuato in maniera implicita ma abbastanza evidente nell&#8217;evoluzione dei supporti musicali (con caratterizzazione sempre meno fisica e sempre più mentale), forse a discapito della qualità della musica.<br />
Noi amanti dello scarico facile, della musica gratis su youtube, della &#8220;bulimia musicale&#8221;, prima o poi dovremmo riflettere sul modo in cui viviamo questo nuovo rapporto e sul fatto che non potremo ascoltare tutto contemporaneamente. Dobbiamo darci comunque il tempo per vivere e metabolizzare le cose.</p>
<p>Con questo non voglio dire che &#8220;era meglio prima&#8221;, anzi al contrario. Proprio perchè la “resistenza” alla ricerca della qualità della musica è maggiore e un ascolto consapevole di più difficile attuazione, vi è forse la possibilità di acquisire una maggiore potenza e qualità culturale. Di acquisire una vera libertà di scelta dentro queste difficoltà.  Libertà di scelta legata alla ricerca della nostra presenza, alla ricerca dell’ascolto “totale” e non solo mentale nel &#8220;qui e ora&#8221;.</p>
<p><strong>Mi rendo conto personalmente che questo a volte comporta uno sforzo</strong>, in un certo qual modo una “fatica”, un impegno, ma bisogna essere coscienti che se riusciremo a mettere la nostra presenza durante l&#8217;ascolto, avremo accesso a un rapporto più profondo con le nostre emozioni e con il mondo che è dentro e fuori di noi.<br />
Abbiamo accesso facilmente a una conoscenza che fino a qualche anno fa era impensabile, era qualcosa da voler e dover ricercare. Oggi sembra quasi che sia la “conoscenza” stessa a venirci incontro dappertutto e questo grazie allo sviluppo della tecnologia. Proprio per questo è diventato più impegnativo seguire un percorso profondo ed intenso alla ricerca di noi stessi. Allo stesso tempo, questo percorso diventa sempre più indispensabile.</p>
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		<title>Internet ed educazione: ritorno al Medioevo?</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 07:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cesare Trione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Una buona riflessione sull&#8217;argomento è stata fatta in un articolo della rivista “Atlantic”, intitolato “Is Google making us stupid?” (&#8220;Google ci sta rendendo stupidi?&#8221; ndr.) e scritto da Nicholas Carr. L&#8217;autore fa risalire la sua diminuita capacità di concentrazione nella lettura al largo uso che egli ha fatto di internet negli ultimi anni. Infatti, argomenta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/11/free_video_learning.jpg" rel="lightbox[3431]"><img class="alignleft size-medium wp-image-3523" title="free_video_learning" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/11/free_video_learning-300x430.jpg" alt="" width="300" height="430" /></a><strong>Una buona riflessione sull&#8217;argomento </strong>è stata fatta in un articolo della rivista “Atlantic”, intitolato “Is Google making us stupid?” (&#8220;Google ci sta rendendo stupidi?&#8221; ndr.) e scritto da Nicholas Carr. L&#8217;autore fa risalire la sua diminuita capacità di concentrazione nella lettura al largo uso che egli ha fatto di internet negli ultimi anni. Infatti, argomenta lo scrittore, il modo in cui le informazioni vengono distribuite nel web disabitua il lettore a leggere a fondo un qualunque testo. Un esempio calzante di N. Carr è quello dei link, paragonati alle note a piè di pagina di un libro. Tuttavia, prosegue l&#8217;autore, mentre la nota di un libro si trova nella stessa pagina della parola cui si riferisce, un link apre una pagina del tutto nuova, compromettendo la capacità di concentrazione del lettore.</p>
<p><strong>Personalmente, credo che N. Carr abbia avuto una giusta intuizione</strong>. Anche la lettura di un semplice romanzo può risultare faticosa al giorno d&#8217;oggi. Nella scrittura si sente quasi la necessità di dover tramutare alcune parole in link, per esempio per spiegare il motivo di alcune scelte o il significato di alcune parole. Penso inoltre si possa trovare proprio in questa intuizione parte della ragione per cui molti ragazzi, anche giovanissimi, a scuola o all&#8217;università, non riescano ad affermarsi nello studio, pur essendo allo stesso tempo abilissimi nell&#8217;uso delle nuove tecnologie.</p>
<p><strong>Una domanda allora sorge spontanea</strong>: in futuro, questo diverso approccio alla lettura ed allo studio, arriverà a rimodellare i sistemi scolastici? (ammesso che non stia già accadendo).<br />
Il sistema scolastico attuale è ormai arrivato ad un punto di svolta, di cambiamento, perché è un&#8217;istituzione vecchia sotto molti punti di vista. Bisogna però riuscire a capire la direzione che questa prenderà.<br />
I computer ed internet hanno un potenziale enorme, tanto che potrebbe risultare formativo usare questi strumenti a scuola o all&#8217;università. Dovremmo chiederci però se tale sistema possa risultare alla fine valido tanto quanto la classica scuola, come è stata pensata in principio:  una sola persona, il professore, trasmette il sapere a decine di altre persone dando vita ad un effetto “moltiplicativo” della conoscenza. Inoltre gli alunni, facendo una vita comune e condividendo esperienze, imparano anche a convivere tra di loro, apprendendo valori che non sono scritti né sui libri, né sul web. Vista in un questo modo, la scuola acquista sicuramente anche una funzione sociale da non trascurare. Imporre l&#8217;uso del computer potrebbe compromettere la socialità degli alunni, già comunque difficile di per sé.</p>
<p><strong>Internet presenta poi un ulteriore problema.</strong> Alcuni motori di ricerca, per ridurre il tempo necessario per avere i risultati dalla rete, elaborano gli input immessi dall&#8217;utente e i risultati da lui selezionati. Così facendo si cerca di capire il modo di pensare dell&#8217;utente per poi potergli offrire un “servizio migliore”, mettendo in maggiore evidenza certi risultati piuttosto che altri. Questo è tuttavia un modo molto discutibile di procedere, se si pensa al potere che hanno queste grandi società nel controllare le informazioni. Anche i bibliotecari possono nascondere alcuni libri, ma internet può produrre lo stesso effetto su una scala molto più vasta.</p>
<p><strong>Forse è solo la Storia che si ripete. </strong>Nel medioevo era il clero ad avere il monopolio della cultura, poiché il resto della popolazione era del tutto analfabeta. È possibile che stiamo entrando in un nuovo medioevo? E allora perché parlare di progresso?</p>
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		<title>Essere stupidi</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 07:30:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Bortot</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alcuni mesi fa, camminando per Milano o in altre grandi città, ci si poteva imbattere in degli strani manifesti che osannavano la stupidità. Si è scoperto poi che si trattava della nuova campagna Diesel, il noto marchio d’abbigliamento italiano. La trovata ha avuto subito un grandissimo successo, non solo sui media tradizionali, ma soprattutto su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2864" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/04/essere-stupidi/bestupid_2/"><img class="alignleft size-full wp-image-2864" title="bestupid_2" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/04/bestupid_2.jpg" alt="" width="200" height="263" /></a><strong>Alcuni mesi fa</strong>, camminando per Milano o in altre grandi città, ci si poteva imbattere in degli strani manifesti che osannavano la stupidità. Si è scoperto poi che si trattava della <a href="http://www.diesel.com/be-stupid">nuova campagna Diesel</a>, il noto marchio d’abbigliamento italiano. La trovata ha avuto subito un grandissimo successo, non solo sui media tradizionali, ma soprattutto su internet. Le immagini della campagna sono state le più condivise su twitter e si è rivelato un successo anche il “recruiting”, il concorso per prendere parte al video clip. La gente poteva inviare dei video nei quali faceva qualcosa di stupido. Come se non aspettassero altro, moltissimi hanno risposto all&#8217;appello.</p>
<p><strong>Ma cosa significa fare qualcosa di stupido?</strong><br />
Secondo il manifesto Diesel, la stupidità è un’inclinazione al coraggio, alla creatività. Se cerchiamo nel dizionario, uno stupido è: &#8220;Tardo nel comprendere; poco intelligente.&#8221;<br />
Ma così siamo al punto di prima: cosa vuol dire poco intelligente?</p>
<p><strong>Nel 1976</strong> lo storico ed economista <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Maria_Cipolla">Carlo Maria Cipolla</a> approfondì il controverso tema della stupidità umana formulando la sua famosa <a href="http://utenti.quipo.it/base5/scienze/grafstupid.htm">“Teoria della stupidità”</a>. Per spiegarla, Cipolla realizzò un grafico nel quale inserì due semplici valori: i danni e i vantaggi che un individuo procura a sè o alle altre persone.</p>
<p><a href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/04/essere-stupidi/schema2-2/" rel="attachment wp-att-2905"><img src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/04/schema21.jpg" alt="" title="schema2" width="600" height="419" class="aligncenter size-full wp-image-2905" /></a></p>
<p>Da questo grafico possiamo dedurre che: &#8220;Una persona è stupida se causa un danno a un&#8217;altra persona o ad un gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno.&#8221;<br />
<strong><br />
Nella campagna</strong> il significato della parola stupido viene ribaltato. La stupidità diventa un valore positivo, un po&#8217; come se parlassimo di feccia chiamandola oro. Questo ribaltamento è possibile perché le frasi che vengono usate appartengono ad un linguaggio ben specifico: il &#8220;Rumorese&#8221;. Il Rumorese è un qualsiasi linguaggio vero e proprio che in moltissimi parlano ma che in realtà, se ascoltato con attenzione, non significa assolutamente nulla. E’ comprensibile solo all&#8217;interno di un gruppo in cui non ci si chieda il significato delle parole che si usano (in questo caso il significato di stupidità), e l&#8217;uso dell&#8217;inglese favorisce ulteriormente la creazione di una barriera interpretativa.</p>
<p><strong>Una volta inteso</strong> con lucidità il significato delle parola, essere stupidi non ci sembrerà più una cosa di cui andare così fieri. Eppure la campagna Diesel ha raggiunto il suo scopo, è stata un successo, evidentemente deve averci convinto. In realtà, sempre secondo la teoria di Cipolla, gli stupidi sono un gruppo di persone potentissimo non organizzato, che tuttavia riesce ad operare con incredibile coordinazione ed efficacia. L’obiettivo è stato centrato: puntare sul grande gruppo degli stupidi ha dato i sui frutti.</p>
<p><strong>Fonti</strong>: Carlo Maria Cipolla, &#8220;<em>Allegro ma non troppo</em>&#8220;, Il Mulino, 1988<br />
<strong>Fonti</strong>: Igor Sibaldi, &#8220;<em>Vocabolario &#8211; Le parole dei mondi più grandi</em>&#8220;, Anima Edizioni, 2009<br />
<strong>Link</strong>: <a href="http://www.ninjamarketing.it/2010/02/01/be-stupid-be-diesel/">Ninjamarketing</a><br />
<strong>Link</strong>: <a href="http://utenti.quipo.it/base5/scienze/grafstupid.htm">Il grafico della stupidità</a><br />
<strong>Link</strong>: <a href="http://www.diesel.com/be-stupid">Il Sito della Diesel</a></p>
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		<title>Quadrato rosso su fondo bianco</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 08:55:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Bortot</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[È partita in questi giorni, in tutte le regioni d’Italia, la campagna di comunicazione della CGIL presentata a dicembre da Guglielmo Epifani. La campagna andrà a sostenere la mobilitazione per “un fisco giusto”, iniziativa nata per comunicare la posizione del sindacato in materia di politica fiscale. Durante tutto il mese di febbraio si discuteranno le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>È partita in questi giorni</strong>, in tutte le regioni d’Italia, la campagna di comunicazione della <a href="http://www.cgil.it/" target="_blank">CGIL</a> presentata a dicembre da Guglielmo Epifani. La campagna andrà a sostenere la mobilitazione per “un fisco giusto”, iniziativa nata per comunicare la posizione del sindacato in materia di politica fiscale. Durante tutto il mese di febbraio si discuteranno le proposte di riforma. Attraverso manifesti e volantini informativi, la CGIL vuole sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica e far conoscere la situazione dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, sottoposti ad una tassazione che è la più alta in Europa.</p>
<p><strong><a rel="attachment wp-att-2209" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/02/quadrato-rosso-su-fondo-bianco/cgil_1/"><img class="alignleft size-full wp-image-2209" title="cgil_1" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/01/cgil_1.jpg" alt="" width="200" height="282" /></a>Se il proposito sembra buono</strong>, accendere i riflettori su di un grosso problema che coinvolge tutti i cittadini italiani, l’approccio creativo non sembra esserlo altrettanto. Invece che cercare &#8220;l&#8217;immediatezza e la chiarezza”, come dichiarato in conferenza stampa, i manifesti rasentano la noia più tetra. Il quadrato rosso predominante comunica la solita retorica di sinistra e un messaggio veicolato con una comunicazione visiva così semplice ed essenziale, quasi <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Suprematismo" target="_blank">Suprematista</a>, difficilmente potrà essere colto dalla mancanza di cultura visiva che attualmente caratterizza le menti italiche. Senz&#8217;altro l’impostazione grafica dà alla campagna un’immediata riconoscibilità. Se ne riconoscono, per esempio, lo schieramento politico e l’attenzione ai lavoratori tipica della CGIL ma aspetti negativi come la staticità e l’immobilismo tolgono senza ombra di dubbio una qualsiasi personalità alla campagna. L&#8217;utente non viene stimolato in alcun modo e, anche se i titoli sono molto diretti ed efficaci, la parte visiva non regge il confronto con la provocazione che si vuole lanciare. Il messaggio è giustamente molto duro e diretto, per far luce su di un tema molto ostico e sottovalutato. Ma questo suo essere così &#8220;pesante&#8221; può benissimo diventare un’arma a doppio taglio rivolta contro gli utenti, messi di fronte ad un documento freddo, poco attraente e faticoso da fruire.</p>
<p><strong>In un&#8217;epoca</strong> in cui siamo tutti sommersi da stimoli visivi, il mezzo vale come, o forse di piu, del messaggio (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marshall_McLuhan" target="_blank">M. McLuhan</a>); il manifesto o il volantino non sono certo il modo più nuovo per comunicare. Questo, unito ad una comunicazione poco attraente, non aiuta a trasmettere alla gente il messaggio per “un fisco giusto”, sul quale invece varrebbe la pena riflettere e confrontarsi.</p>
<p><strong>Link</strong>: <a href="http://www.cgil.it/dettagliodocumento.aspx?ID=12816" target="_blank">CGIL dettaglio sulla campagna</a></p>
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		<title>La fuga dei&#8230; turisti</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 23:03:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Bortot</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giovedì 17 dicembre il Ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi e il Direttore Generale Mario Resca, già amministratore delegato di McDonald Italia e ora super-manager dei musei italiani, hanno presentato la nuova campagna pubblicitaria per portare gli Italiani a riscoprire il patrimonio artistico nazionale, ma le immagini presentate hanno suscitato da subito aspri dibattiti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-weight: normal;"><img class="size-full wp-image-1974 alignleft" title="se_non_lo_visiti_lo_portiamo_via" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/01/se_non_lo_visiti_lo_portiamo_via.jpg" alt="se_non_lo_visiti_lo_portiamo_via" width="200" height="283" /></span>Giovedì 17 dicembre</strong> il Ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi e il Direttore Generale <a href="http://www.nytimes.com/2008/11/22/arts/design/22dire.html?_r=1&amp;ref=design" target="_blank">Mario Resca</a>, già amministratore delegato di McDonald Italia e ora super-manager dei musei italiani, hanno presentato la nuova campagna pubblicitaria per portare gli Italiani a riscoprire il patrimonio artistico nazionale, ma le immagini presentate hanno suscitato da subito aspri dibattiti e polemiche in rete.</p>
<p><strong>Minaccia o provocazione?</strong> Da un’indagine quantitativa sui comportamenti degli italiani in vacanza, prodotta da Unioncamere con l’Osservatorio Nazionale del Turismo, emerge infatti che solo il 14% sceglie il suolo nazionale come meta culturale, contro il 46% che si reca all&#8217;estero. L&#8217;idea era lodevole, riportare entro i confini i turisti fuggiaschi e per farlo usare un po’ di ironia e provocazione. Lo slogan &#8220;Se non lo visiti lo portiamo via&#8221; è stato però percepito dagli utenti più come una minaccia, o peggio un&#8217;intimidazione, che come una provocazione. Una buona parte di chi ha visto la campagna l&#8217;ha ritenuta infatti troppo aggressiva. Il rischio è quello di deludere quel 14% di Italiani fedeli che tra mille difficoltà non rinunciano alla cultura made in Italy e di colpevolizzarne il restante.</p>
<p><img class="size-full wp-image-1975 alignright" title="se_non_lo_visiti_lo_portiamo_via2" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/01/se_non_lo_visiti_lo_portiamo_via2.jpg" alt="se_non_lo_visiti_lo_portiamo_via2" width="200" height="284" /></p>
<p><strong>Certo si sa, </strong>di questi tempi i budget scarseggiano e la cultura è la prima a risentirne. Se però una campagna pubblicitaria, anche buona, non è sostenuta da un progetto di più largo respiro, non basta da sola a porre rimedio ad un problema così complesso. Dal canto suo, anche se l&#8217;iniziativa non è stata apprezzata, ha fatto molto discutere, e in rete sono emersi commenti costruttivi: consigli su come migliorare i musei, opinioni sul perché gli Italiani non apprezzino le bellezze nazionali (analisi che manca nel <a href="http://www.facebook.com/note.php?note_id=214638876815" target="_blank">brief creativo della campagna</a>), raffronti con quello che avviene in Europa e nel resto del mondo.</p>
<p><strong>Il feedback immediato</strong> che solo il web 2.0 consente è il vero risultato positivo di questa campagna (quello che i pubblicitari hanno sempre sognato). Una risorsa importante che, se analizzata e sfruttata correttamente può, se non risolvere il problema, dare almeno lo spunto per un progetto più ampio che riesca a soddisfare dapprima i pochi temerari e che invogli poi il resto della popolazione a dedicarsi alla cultura. Una buona informazione sulle iniziative pubbliche o il miglioramento della segnaletica dei musei statali, spesso inefficace se paragonata a quella dei musei stranieri, sono solo alcune ipotesi. Voi che ne pensate?</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-1978 aligncenter" title="se_non_lo_visiti_lo_portiamo_via3" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/01/se_non_lo_visiti_lo_portiamo_via3.jpg" alt="se_non_lo_visiti_lo_portiamo_via3" width="455" height="284" /></p>
<p>Link: <a href=" http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/Ministero/UfficioStampa/ComunicatiStampa/visualizza_asset.html_86590640.html">www.beniculturali.it</a><br />
Link: <a href="http://sdz.aiap.it/notizie/11790   " target="_blank">www.a</a><a href="http://sdz.aiap.it/notizie/11790   " target="_blank">iap.it</a><br />
Link: <a href="http://www.loccidentale.it/articolo/i+beni+culturali+scelgono+la+provocazione+per+riportare+gli+italiani+al+museo.0083525">www.loccidentale.it</a></p>
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		<title>Magie d&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 12:53:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Bortot</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[grafica]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>

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		<description><![CDATA[È stato presentato mercoledì sera dal Ministro per il turismo Michela Vittoria Brambilla, in una conferenza stampa a Palazzo Chigi, il nuovo logo e immagine dell&#8217;Italia. All&#8217;evento era presente anche il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che ha affermato: «l&#8217;immagine dell&#8217;Italia era appannata» c&#8217;era quindi il bisogno di promuovere il turismo italiano nel mondo. Al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1264" style="margin-bottom:5px;" title="NUOVO LOGO ALITALIA" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/06/logo.jpg" alt="NUOVO LOGO ALITALIA" width="200" height="140" /><strong>È stato presentato</strong> mercoledì sera dal Ministro per il turismo Michela Vittoria Brambilla, in una conferenza stampa a Palazzo Chigi, il nuovo logo e immagine dell&#8217;Italia. All&#8217;evento era presente anche il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che ha affermato: «l&#8217;immagine dell&#8217;Italia era appannata» c&#8217;era quindi il bisogno di promuovere il turismo italiano nel mondo.<br />
<span id="more-1260"></span><br />
<img class="size-full wp-image-1266 alignright" style="margin-top:20px;" title="magic-italy" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/06/magic-italy.png" alt="magic-italy" width="200" height="119" /><br />
<strong>Al logo</strong> inizialmente presentato dalla Brambilla in un&#8217;edizione del Tg4 erano state rivolte parecchie critiche dalla rete. La prima proposta aveva infatti molto poco del &#8220;marchio&#8221;: era difficile da declinare e non aveva identità. Il tutto non era però definitivo e lo stesso Berlusconi aveva affermato che si sarebbe occupato delle ultime modifiche. Il Marchio è poi passato per altri step (tra cui anche una bandiera Ungherese) prima di arrivare alla versione finale presentata ieri sera; versione che comunque continua a ricevere aspre critiche sulla rete dagli addetti ai lavori.</p>
<p><strong><img class="size-full wp-image-1263 alignleft" title="cetriolo" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/06/cetriolo.png" alt="cetriolo" width="200" height="140" /></strong><strong>Non si può certo dimenticare</strong> l&#8217;illustre precedente di &#8220;magic italy&#8221; ovvero l&#8217;altrettanto famoso &#8220;cetriolone&#8221;. Il Governo era diverso (si trattava infatti del Governo Prodi) ma il risultato simile, l&#8217;immagine dell&#8217;Italia racchiusa in un qualcosa di abnorme come un cetriolo (e per alcuni anche fallico) senza nessuna logica grafica e con un costo di centinaia di migliaia di euro; senza contare il portale italia.it: un flop da 45 milioni di euro.</p>
<p><strong>La domanda sorge allora spontanea</strong>: perché proprio in un Paese che vanta una millenaria &#8220;cultura del progetto&#8221; non esiste una cultura visiva, che è invece ben presente nel resto dell&#8217;Europa e del mondo? Forse sarà perché da noi non si rispetta il lavoro degli altri. Sintomatico di ciò è il fatto che il Presidente del Consiglio si sia trasformato in Art Director e i nomi dei realizzatori non siano stati resi noti. Un Paese in cui tutti si sentono in grado di fare qualsiasi cosa, e qui non si parla solo di grafica ma il discorso è  più generale, è destinato ad un degrado della qualità e della sua stessa immagine.</p>
<p><strong>Link:</strong></p>
<p><a title="aiap" href="http://sdz.aiap.it/notizie/11283" target="_blank">Sito Aiap</a><br />
<a href="http://socialdesignzine.aiap.it/notizie/11315" target="_blank">Sito Aiap &#8211; Social Design</a><br />
<a title="Corriere della Sera" href="http://www.corriere.it/politica/09_giugno_24/logo_italia_brambilla_turismo_71e6e710-60e7-11de-9ec2-00144f02aabc.shtml">Sito del Corriere della Sera</a><a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=358201" target="_blank"></a><br />
<a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=358201" target="_blank">Sito il Giornale</a></p>
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