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	<title>il Grimaldello &#187; Cultura</title>
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		<title>(Dis)Pari opportunità</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 06:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Costantina Magri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Solitamente mi occupo di cinema e comunicazione. Non ho alcun titolo che mi autorizzi a parlare della dignità della donna se non il fatto di essere tale. Che cosa mi ha indotto ad uscire dalla tana dorata del Cineocchio per immergermi nel pentolone bollente di questo dibattito? D’istinto mi torna alla mente la frase di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2011/04/dispari-opportunita-il-grimaldello.jpg" rel="lightbox[3741]"><img class="alignleft size-medium wp-image-3748" title="dispari-opportunita-il-grimaldello" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2011/04/dispari-opportunita-il-grimaldello-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Solitamente mi occupo di cinema e comunicazione.</strong> Non ho alcun titolo che mi autorizzi a parlare della dignità della donna se non il fatto di essere tale. Che cosa mi ha indotto ad uscire dalla tana dorata del <em>Cineocchio</em> per immergermi nel pentolone bollente di questo dibattito? D’istinto mi torna alla mente la frase di una mia coetanea: “La forza di una donna è la sua femminilità”.</p>
<p><strong> Gli italiani vivono di luoghi comuni</strong>, è noto, ma questa specifica affermazione, per quanto apparentemente innocua e persino condivisibile (tanto da essere pronunciata soprattutto dalle donne), è particolarmente significativa.</p>
<p><strong> La parola “femminilità”</strong> infatti, rimanda all’insieme di caratteristiche fisiche e comportamentali tipiche della donna, ed è fondamentale notare come il fatto stesso di definirla “forza” presupponga l’esistenza di un personaggio <em>maschile</em> in posizione di <em>superiorità</em>, su cui questa forza possa fare leva. In altre parole, si sottintende come i posti di potere spettino agli uomini e come l’unico modo per una donna di avvicinarsi ad essi sia l’abile uso del proprio corpo. Ora, l’indignazione non deriva dal fatto in sé, vecchio quanto la storia, ma dalla perdurante accettazione di questa situazione in una società che ha da tempo scelto di definire la parità dei sessi come un valore imprescindibile.<br />
Che sia questa l’origine dell’attuale condizione femminile? Una stortura <em>culturale</em> nascosta tra le pieghe di un luogo comune?</p>
<p><strong>“La forza di una donna è la sua femminilità”</strong>. Interessante. Io avrei detto “il suo talento”, “la sua preparazione”, “il suo cervello”, esattamente come per un uomo…<br />
A tal proposito la protesta femminile contro un certo metodo di selezione della classe dirigente, ben lungi dal ridursi ad una critica (invidiosa?) delle donne meno dotate nei confronti di quelle più scaltre, coglie il succo della questione. Non si tratta infatti di condannare chicchessia per le sue azioni individuali, ma di chiedersi per quale motivo, in ambito professionale, la sostituzione della competenza con l’avvenenza o la disponibilità sessuale sia tanto comune da essere considerata norma.<br />
In molti sostengono che, insomma, non siamo in una dittatura. Ottenere vantaggi utilizzando il proprio corpo è una scelta personale e nulla più di questo testimonia il grado di autodeterminazione raggiunto oggi dalle donne. Non fa una piega: siamo emancipate perché liberamente decidiamo di prostituirci. Però, vorrei soffermarmi sul concetto di “libera scelta”.</p>
<p>La quotidianità di questo paese lascia emergere due grandi modelli:<br />
- la donna che sceglie la via della realizzazione lavorativa solo per mezzo delle proprie capacità;<br />
- la donna che aderisce allo stereotipo diffuso, vi si subordina volontariamente ed utilizza (in grado variabile) il suo ruolo di oggetto erotico per risalire la scala di un successo sociale o professionale vincolato al favore maschile, quindi spesso indipendente dal merito.</p>
<p><strong> Mentre il secondo modello è percepito come vincente</strong>, capace di assicurare quella che è considerata la massima aspirazione di ogni “femmina” (denaro, vezzi), il primo si delinea come una scelta stoico/masochistica, decisamente poco valorizzata, che per vincere le resistenze di un meccanismo pensato per gli uomini, richiede competenza e spirito di sacrificio in una misura non pretesa all’omologo maschile, con il rischio concreto di incorrere, comunque, in una resa.<br />
Per una ragazza nata e vissuta in un tale contesto, per la quale <em>questo</em> è il normale funzionamento delle cose, quanto libera e consapevole è la scelta del proprio riferimento? Quanto pesa la cultura dominante sulla sua decisione? In una realtà sociale ugualitaria e meritocratica, quanto potrebbero cambiare le sue scelte?<br />
La verità è che una scelta può dirsi davvero tale solo quando tutte le alternative sono di <em>pari livello</em> ed egualmente proposte. Non è una vera scelta quella fatta nell’ignoranza o nella necessità di optare per “il meno peggio”. E poiché ciascuno ha il diritto di disporre del proprio corpo come crede, l’esito della decisione non ha alcuna rilevanza: ciò che conta sono solo la libertà e la consapevolezza della scelta, derivanti dalla parità delle opportunità offerte.</p>
<p><strong>È allarmante l’adesione femminile ai modelli dettati dalla cultura maschile</strong>. Non c’è discriminazione più resistente di quella sostenuta dallo stesso discriminato. Il “cuore di mamma” che sprona la figlia a socializzare col presidente di turno, le donne che sgomitano per entrare nella scuderia di un padrone da difendere sempre e comunque, attorno al quale scodinzolare in attesa di un buffetto benevolo, sono il prodotto di un sistema radicato.</p>
<p>Insomma,<strong> tutto gira attorno al solito perno</strong>: la cultura, intesa come <em>senso comune</em> di un paese stravaccato nei peggiori stereotipi di genere, che sviliscono la dignità di entrambi i sessi riducendo la donna ad oggetto sessuale e l’uomo ad animale votato esclusivamente all’accoppiamento.<br />
Dal canto loro, i mezzi di comunicazione contribuiscono con entusiasmo al degrado generale, nonostante alcuni sperticati tentativi di dimostrare, da un lato, che la condizione femminile sui media italiani non potrebbe essere migliore, e dall’altro che la sua mortificazione è cosa diffusa, quindi “chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Al di là della contraddizione insita nel sostenere contemporaneamente le due tesi, ciò che andrebbe evidenziato è il fatto che, mentre le televisioni estere propongono quanto meno due modelli, “corpo” e “cervello”, in Italia questo avviene solo per “lui”, mentre per “lei” continua ad imperversare il tipo umano della bambola decerebrata, affiancato tutt’al più dalla conduttrice di programmi per casalinghe. E non è un caso che molte aziende realizzino campagne pubblicitarie “differenziate” per il nostro paese.</p>
<p><strong>Siamo oltre le scelte individuali</strong>. Parliamo di cultura, senso comune, educazione… qualcosa che coinvolge l’<em>intera</em> collettività. Se il femminismo lottava per cambiare la condizione della donna, oggi si chiede <em>agli uomini</em> di respingere una volta per tutte quei cliché obsoleti che, a fronte di una reale crescita femminile, mortificano anche la loro dignità, facendoli apparire disevoluti e incapaci di rapportarsi in modo paritario all’altro sesso. Si tratta di un’evoluzione della società civile sulla quale siamo in forte ritardo e che risente della resistenza passiva del mondo maschile.<br />
Le donne hanno sempre sostenuto le battaglie degli uomini, come lavoratori e come individui. Raramente è successo il contrario. <strong>Questa è l’occasione buona, cari uomini, per invertire la tendenza.</strong></p>
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		<title>Letting Go</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 07:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucrezia Paci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Libera-mente]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[ragione]]></category>
		<category><![CDATA[scelta]]></category>

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		<description><![CDATA[Don&#8217;t say that you&#8217;ve been thinking, cause I know it&#8217;s just the drink in you Quando si dice a qualcuno di lasciarlo libero, spesso chi pronuncia queste parole si confonde tra due concetti di fondo: il dare e il ricevere. In poche parole, chi dice di dare la libertà è in realtà chi la riceve, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Don&#8217;t say that you&#8217;ve been thinking, cause I know it&#8217;s just the drink in you</h4>
<p><a href="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/12/perdersi.jpg" rel="lightbox[3614]"><img class="alignleft size-medium wp-image-3617" title="perdersi" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/12/perdersi-300x308.jpg" alt="" width="300" height="308" /></a>Quando si dice a qualcuno di lasciarlo libero, spesso chi pronuncia queste parole si confonde tra due concetti di fondo: il dare e il ricevere. In poche parole, chi dice di dare la libertà è in realtà chi la riceve, anche se non lo sa. E viene lasciato libero di fare, seguendo le proprie convinzioni lungo quella che ha preferito essere la sua strada.<br />
La seconda confusione di concetti è quella tra autorizzazioni e libertà. Essere lasciati liberi di agire non equivale, infatti, ad essere autorizzati a rientrare nella sfera dell’altro, come soppianto alle proprie esigenze o come richiamo di sentimento.</p>
<p>Se scegliere significa decidere quale di due alternative volere, ogni scelta, vissuta da chi la promuove come rinuncia, non è una reale scelta e ogni rinuncia, mascherata da scelta, non è una decisione di scelta.<br />
Rinuncia è, al contrario, decisione di non scelta.</p>
<p>Cosa spinge, allora, chi ha scelto di rinunciare, a rinunciare a quella rinuncia, in un secondo tempo?<br />
Cosa lo fa ripensare?<br />
Cosi come il forte ha i propri momenti di debolezza, nella stessa logica il debole ha i propri momenti di forza, o di egoismo, da intendere come accentramento del sé, o, in alcuni casi, di vigliaccheria, se la rinuncia della rinuncia non viene dichiarata ma solo usata in momenti di smarrimento.<br />
Ogni ripensamento dovrebbe far riflettere, non spaventare.<br />
Se si riflettesse di più sulla trappola degli smarrimenti, ci si accorgerebbe che a smarrirsi è solo chi ha preso una strada sbagliata.</p>
<p>Non è mai troppo tardi per se stessi: per smettere di travestire rinunce sotto spoglie di scelte, per guardare in faccia il proprio spavento, per interiorizzare ciò che si è rinunciato a perdere.<br />
Ma per quanto riguarda l’altra persona, a cui si è rinunciato, un ripensamento non basta a saldare la delusione. E così, per lo meno, alcune condizioni dovrebbero essere chiare per chi scelga di tramutare una rinuncia in una decisione di ritorno.</p>
<p>Si ritorna tendendo la mano, non mostrandola di sfuggita.<br />
Si parla chiaro, non esistono messaggi tra le righe.<br />
Si tira fuori il coraggio, non ci nasconde dietro l&#8217;alibi delle debolezze passate.<br />
Si dimostra di essere cambiati, dando prova di essere sicuri delle proprie scelte e pronti a rischiare.</p>
<p>Chi ama non ama giocare.<br />
Chi ama non partecipa ai giochi di ruolo.<br />
Chi ama è sicuro del proprio ruolo. E non si tratta di un gioco.</p>
<blockquote><p>&#8220;Volevo solo cercare di vivere ciò che spontaneamente veniva da me.<br />
Perché fu tanto difficile?&#8221;<br />
- H.Hesse -</p></blockquote>
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		<title>Cercando se stessi dentro un lettore mp3</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 07:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonello Palladino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[presenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarà la musica che gira intorno quella che non ha futuro Sarà la musica che gira intorno saremo noi che abbiamo nella testa un maledetto muro. &#8220;Ivano Fossati&#8221; Parto da un dato che mi sembra di fatto: la diffusione della cultura e delle informazioni nel mondo oggi viaggia tendenzialmente lungo canali impermanenti e questo crea [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><a href="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/12/orecchio-udito-ascoltare-sordita_o_ah.jpg" rel="lightbox[3619]"><img class="alignleft size-medium wp-image-3636" title="woman listening to gossip" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/12/orecchio-udito-ascoltare-sordita_o_ah-300x224.jpg" alt="" width="270" height="202" /></a>Sarà la musica che gira intorno<br />
quella che non ha futuro<br />
Sarà la musica che gira intorno<br />
saremo noi che abbiamo nella testa<br />
un maledetto muro.<br />
&#8220;Ivano Fossati&#8221;</p></blockquote>
<p>Parto da un dato che mi sembra di fatto: la diffusione della cultura e delle informazioni nel mondo oggi viaggia tendenzialmente lungo canali impermanenti e questo crea una difficoltà maggiore nel rapporto consapevole con le cose. Cercherò di spiegare meglio il concetto utilizzando alcuni esempi.</p>
<p>Osserviamo l&#8217;evoluzione dei supporti musicali: il vinile che regna imperante negli anni 70, la musicassetta simbolo degli anni 80, i cd negli anni 90 e gli mp3 oggi.</p>
<p><strong><a href="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/12/dischi-vinile.png" rel="lightbox[3619]"><img class="alignright size-full wp-image-3626" title="dischi vinile" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/12/dischi-vinile.png" alt="" width="250" height="184" /></a>Con il vinile</strong> si ha in maniera evidente un rapporto molto fisico con questo elementi caratterizzanti:</p>
<ul>
<li>ha una forma rotonda con un buco al centro, che richiama la circolarità, la femminilità e quindi l’avvolgenza;</li>
<li>è unico e non è duplicabile &#8220;in casa&#8221; su un altro vinile;</li>
<li>ha bisogno di un supporto relativamente grande e fisso (quindi non-portatile), per essere ascoltato;</li>
<li>il suo utilizzo è legato ad un &#8220;rito&#8221; (per esempio quando giriamo dal lato a al lato b) che facilita l’attenzione all’ascolto</li>
<li>ha una &#8220;sporcizia&#8221; particolare e caratteristica durante il suo ascolto, che lo rende allo stesso tempo imperfetto e “caldo”</li>
</ul>
<p>Tutti questi elementi amplificano il nostro rapporto con la musica, riducendo anche la convenzione molto diffusa oggi di ascoltare solo ed esclusivamente un sottofondo costante ed inconsapevole mentre si stanno facendo altre cose.</p>
<p><strong><a href="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/12/musicassetta.jpg" rel="lightbox[3619]"><img class="alignright size-full wp-image-3630" title="musicassetta" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/12/musicassetta.jpg" alt="" width="250" height="247" /></a>La musicassetta</strong> ha anch&#8217;essa una caratterizzazione evidentemente fisica:</p>
<ul>
<li>è squadrata. La sua riproduzione è basata sullo scorrere di un nastro magnetico che richiama piuttosto la linearità. La circolarità anche qui c’è, ma è meglio &#8220;nascosta&#8221; dal supporto</li>
<li>è duplicabile facilmente anche se non così velocemente (c&#8217;è bisogno per riprodurla di un tempo lungo quanto l&#8217;originale);</li>
<li>anche il &#8220;rito&#8221; legato al suo utilizzo è potenzialmente ridotto rispetto al vinile (vi è la possibilità di “girare” lato automaticamente, senza girare fisicamente la cassetta)</li>
<li>la &#8220;sporcizia&#8221; di fondo nell&#8217;ascolto è anche qui particolare e caratteristica, anche se sembra più meccanica e meno “casuale” del vinile</li>
</ul>
<p><strong><a href="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/12/CD-DVD-Replication.jpg" rel="lightbox[3619]"><img class="alignright size-full wp-image-3631" title="CD-DVD-Replication" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/12/CD-DVD-Replication.jpg" alt="" width="250" height="227" /></a>Anche il cd</strong> ha una caratterizzazione fisica. L&#8217;idea di base credo sia stata quella di costruire un &#8220;vinile più tecnologico&#8221;:</p>
<ul>
<li>ha anch&#8217;esso una forma rotonda con un buco, che richiama la circolarità e la femminilità, ma rispetto al vinile ha una caratterizzazione metallica e digitale che gli conferisce sicuramente maggiore freddezza</li>
<li>la sua maggior complessità digitale ne permette la facile duplicabilità &#8220;in casa&#8221; praticamente identica all&#8217;originale: ciò ne fa perdere evidentemente il valore</li>
<li>elimina il &#8220;rito&#8221; della puntina legato al vinile. E&#8217; possibile ascoltarlo tutto consecutivamente oppure in loop, o decidendo l’ordine dei pezzi prima dell’ascolto</li>
<li>la &#8220;sporcizia&#8221; è ridotta praticamente a zero. Si cerca la perfezione e la pulizia completa del suono</li>
</ul>
<p><strong><a href="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/12/other.jpg" rel="lightbox[3619]"><img class="alignright size-full wp-image-3633" title="other" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/12/other.jpg" alt="" width="250" height="286" /></a>Ed ecco infine l&#8217;mp3.</strong> Cos’è l’mp3?</p>
<ul>
<li>l&#8217;mp3 fisicamente non esiste: è solo un insieme di dati, che può viaggiare attraverso dei supporti anche se questi non sono per forza “esclusivi” al suo ascolto (chiavette usb,  computer, web&#8230;)</li>
<li>avendo perso completamente caratteristiche di fisicità anche il senso &#8220;dell&#8217;opera completa” perde importanza, a favore del senso di “una canzone che ci piace”</li>
<li>è duplicabile in maniera estremamente semplice e veloce, fra l&#8217;altro utilizzando sempre uno stesso supporto è possibile inserire al suo interno un numero praticamente infinito di brani musicali</li>
<li>il &#8220;rito&#8221; collegato al suo utilizzo è quasi nullo: possiamo ascoltarlo in ogni luogo e in ogni situazione senza quasi nessun limite</li>
<li>qui la &#8220;sporcizia&#8221; non esiste, anzi c&#8217;è un passaggio digitale che va oltre: una compressione di dati, attraverso l’eliminazione dei suoni “impercepibili” all&#8217;orecchio umano</li>
</ul>
<p><strong>Questo breve itinerario attraverso la storia</strong> dei supporti musicali è utile a mio avviso per stimolare una riflessione su come il carattere di inconsapevolezza si sia insinuato in maniera implicita ma abbastanza evidente nell&#8217;evoluzione dei supporti musicali (con caratterizzazione sempre meno fisica e sempre più mentale), forse a discapito della qualità della musica.<br />
Noi amanti dello scarico facile, della musica gratis su youtube, della &#8220;bulimia musicale&#8221;, prima o poi dovremmo riflettere sul modo in cui viviamo questo nuovo rapporto e sul fatto che non potremo ascoltare tutto contemporaneamente. Dobbiamo darci comunque il tempo per vivere e metabolizzare le cose.</p>
<p>Con questo non voglio dire che &#8220;era meglio prima&#8221;, anzi al contrario. Proprio perchè la “resistenza” alla ricerca della qualità della musica è maggiore e un ascolto consapevole di più difficile attuazione, vi è forse la possibilità di acquisire una maggiore potenza e qualità culturale. Di acquisire una vera libertà di scelta dentro queste difficoltà.  Libertà di scelta legata alla ricerca della nostra presenza, alla ricerca dell’ascolto “totale” e non solo mentale nel &#8220;qui e ora&#8221;.</p>
<p><strong>Mi rendo conto personalmente che questo a volte comporta uno sforzo</strong>, in un certo qual modo una “fatica”, un impegno, ma bisogna essere coscienti che se riusciremo a mettere la nostra presenza durante l&#8217;ascolto, avremo accesso a un rapporto più profondo con le nostre emozioni e con il mondo che è dentro e fuori di noi.<br />
Abbiamo accesso facilmente a una conoscenza che fino a qualche anno fa era impensabile, era qualcosa da voler e dover ricercare. Oggi sembra quasi che sia la “conoscenza” stessa a venirci incontro dappertutto e questo grazie allo sviluppo della tecnologia. Proprio per questo è diventato più impegnativo seguire un percorso profondo ed intenso alla ricerca di noi stessi. Allo stesso tempo, questo percorso diventa sempre più indispensabile.</p>
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		<title>Se solo fosse un gioco</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Dec 2010 07:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucrezia Paci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Libera-mente]]></category>
		<category><![CDATA[passato]]></category>
		<category><![CDATA[presente]]></category>
		<category><![CDATA[scherzare]]></category>
		<category><![CDATA[tempo]]></category>

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		<description><![CDATA[Cosa succede quando si gioca a dama con il tempo? Quando ci dicono &#8220;non scherzare con il fuoco&#8221;, il messaggio tra le righe sarebbe “non avvicinarti troppo al fuoco perchè brucia”. Vale a dire che, in fondo, si conosce già la fine a cui si va incontro, a fronte di una determinata azione. Ma se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Cosa succede quando si gioca a dama con il tempo?</h4>
<p><a href="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/12/tempo-istante.jpg" rel="lightbox[3606]"><img class="alignleft size-medium wp-image-3607" title="tempo-istante" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/12/tempo-istante-300x294.jpg" alt="" width="300" height="294" /></a>Quando ci dicono &#8220;non scherzare con il fuoco&#8221;, il messaggio tra le righe sarebbe “non avvicinarti troppo al fuoco perchè brucia”. Vale a dire che, in fondo, si conosce già la fine a cui si va incontro, a fronte di una determinata azione.</p>
<p>Ma se si scherzasse con qualcosa di cui non si sapesse quale sia il risultato a cui si può arrivare?<br />
Pensiamo un attimo al tempo.<br />
Nel tempo incontriamo persone, che neanche avevamo deciso di incontrare, viviamo circostanze, che non avremmo vissuto se avessimo incontrato persone diverse, e facciamo scelte a cui non ci saremmo trovati di fronte, se solo ci fossimo trovati in circostanze differenti.</p>
<p>Per ognuno di noi sarebbe curioso andare a capire quale sia stata la prima volta in cui la vita ha iniziato ad essere influenzata, ovvero quale sia stato il primo reale anello della sua catena.</p>
<p>Quanti di voi pensano a come sarebbero andate diversamente le cose, &#8220;se solo&#8221; &#8230;.?<br />
Se solo non si fosse incontrata una particolare persona, se solo non si fosse venuti a conoscenza di qualcosa, se solo non ci si fosse trovati in mezzo ad una determinata situazione, se solo si avesse avuto il coraggio di fare un&#8217;altra scelta, se solo fossero state prese decisioni diverse.</p>
<p>Dicono che la storia non si faccia né con i &#8220;ma&#8221; né con i &#8220;sé&#8221;. Ma siamo proprio sicuri che sia questa la verità?</p>
<p>Probabilmente il detto &#8220;la storia si fa senza ma e senza se&#8221; è più un monito che una verità. Per questo, proprio perché la storia è fatta di condizionamenti concatenati, sarebbe meglio non chiedersi come sarebbe stato &#8220;se&#8230;&#8221;. E non giocare con il tempo.</p>
<p>Ci si lamenta spesso dicendo di voler tornare indietro, per voler cambiare solo quella piccola cosa.<br />
E se avessimo la possibilità di tornare nel tempo passato e ci accorgessimo, ripercorrendo una strada modificata e facendo scelte diverse, di aver raggiunto una condizione peggiore rispetto a quella in cui ci trovavamo prima del &#8220;viaggio&#8221;? O, peggio ancora, se vedessimo che le cose si sarebbero completamente rivoluzionate in positivo a seguito di una decisione diversa?</p>
<p>Se nel primo caso, essendo giunti a conclusioni ancor peggiori delle precedenti, ci lamenteremmo del viaggio, nel secondo caso vorremmo non averlo mai intrapreso.<br />
Così ci convinciamo che una decisione diversa non avrebbe cambiato troppo la nostra vita, quasi per sentirci meno in colpa, o meno appesantiti dalle nostre azioni.</p>
<p>Quando si scherza con il tempo, non c&#8217;è mai da giocare più di tanto.<br />
Diversamente da quanto accade con il fuoco, che -si sa- ci fa bruciare, la conclusione a cui si può arrivare giocando con il tempo resta un punto interrogativo.</p>
<p>Forse alcuni giochi non andrebbero fatti, se non si vuole essere sorpresi dalla fine.<br />
Forse andrebbe bene giocare con il tempo, ma per una stima delle decisioni future, dove ancora è tutto da vedere e provare.</p>
<p>Ma per il tempo passato non si può rischiare.<br />
E&#8217; incredibile quanto siano irremovibili le catene.</p>
<blockquote><p>&#8220;L&#8217;unica ragione per la quale la gente vuole dominare il futuro è cambiare il passato.&#8221;<br />
Milan Kundera</p></blockquote>
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		<title>Le forme del cambiamento</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 07:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucrezia Paci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando cambiare significa restar fedeli a se stessi e quando cambiare significa andarsene da ciò che si è. “Chi nasce tondo non può morire quadrato.” Di solito si dice che le cose siano destinate a cambiare o meno e che il cambiamento sia l&#8217;essenza stessa della vita di ognuno, senza riflettere sul fatto che un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Quando cambiare significa restar fedeli a se stessi e quando cambiare significa andarsene da ciò che si è.</h4>
<p><a href="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/12/transformation3.jpg" rel="lightbox[3583]"><img class="alignleft size-medium wp-image-3588" title="transformation3" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/12/transformation3-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>“Chi nasce tondo non può morire quadrato.”<br />
Di solito si dice che le cose siano destinate a cambiare o meno e che il cambiamento sia l&#8217;essenza stessa della vita di ognuno, senza riflettere sul fatto che un cambiamento debba essere assecondato o meno da chi si predispone a cambiare.</p>
<p>Pensare che nulla ci possa condizionare, è vero, sarebbe illusorio, ma pensare che qualcosa possa arrivare addirittura a plasmarci sarebbe, del resto, del tutto esagerato.</p>
<p>Le cose succedono e non possiamo evitare che accadano.<br />
Le emozioni si provano e non possiamo liberarcene a comando.<br />
Le persone si allontanano e non possiamo richiamarle con un fischio.<br />
Ma è anche vero che si attribuisce alle cose il potere che poi hanno.<br />
Che le emozioni si insediano ma si possono gestire.<br />
Che le persone, che se ne sono andate, qualcosa avranno pur lasciato.</p>
<p>Cambiare o non rinunciare a quello che si ha, o che si è, si ridurebbe quindi ad una nostra decisione.<br />
Soprattutto oggi, quando verità e convenienza non vanno più d’accordo, quando anche andare avanti sulla propria strada, senza cambiare segnaletica e corsia, rischia di esser visto come una rinuncia ad guadagno, ogni decisione dovrebbe richiedere coraggio.<br />
Avere coraggio diventerebbe la prima arma di difesa contro la cedevole convinzione di volersi privare di quei valori e insegnamenti appresi, che d’un tratto rappresentano un peso che è di ostacolo al guadagno stesso.</p>
<p>Cosa resterebbe, infatti, di qualcuno se non restasse più nulla di lui?<br />
Quanto starebbe bene un cerchio nelle forme di un quadrato?<br />
E quanto resisterebbe un quadrato nelle forme di un cerchio?</p>
<p>E&#8217; vero, ci sono persone che vogliono cambiare e cambiano.<br />
Che si sentono rigenerate perchè sono cambiate, perchè, ai loro occhi,&#8221;ce l&#8217;hanno fatta&#8221;.<br />
Che molti cerchi diventano quadrati e in quattro spigoli non stanno neanche male, dopotutto.</p>
<p>Ma nessuno ha mai detto che siamo tutti uguali.<br />
O che cambiare sia un segno di forza.<br />
O che chi cambia potrà essere felice.</p>
<p>Probabilmente la felicità si trova solo nei confini della propria forma.<br />
Ecco perché a soffrire di più sono quelli che non sanno cosa vogliono, non quelli che non hanno ciò che vorrebbero.<br />
Forse alcune forme non sanno ancora se sentirsi cerchi, o quadrati.<br />
E non sanno voler altro dalla propria natura che cambiarla di nuovo.<br />
Perchè non tutti, di natura, restano fedeli a se stessi.<br />
E così anche chi nasce tondo può morire quadrato.<br />
Se alla sua forma non tiene poi tanto.<br />
Se è disposto a smontare linee e a riposizionarle in modo diverso, disperdendo ciò che vi era dentro.</p>
<p><strong>Amate la vostra forma e non smettete mai di cercarla dentro voi stessi, in modo che, se anche non saprete cosa volere, almeno saprete dove trovarlo.</strong></p>
<blockquote><p>&#8220;Noi spose di un tempo senza durata<br />
noi, anime-bolle-di-vento-e-sapone,<br />
sospinte in un eterno mutare.</p>
<p>Amiamo ciò che ci somiglia,<br />
e comprendiamo<br />
ciò che il vento ha scritto<br />
sulla sabbia.&#8221;<br />
<em>- H. Hesse -</em></p></blockquote>
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		<title>Vuoti di Storia</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Dec 2010 07:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucrezia Paci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando tutto ciò che ricordiamo su di noi non basta Ognuno è il frutto di ciò che ha vissuto. Così, nel bene o nel male, nella dimenticanza o nel ricordo, si è quel che si è per ciò che si è passato. Per questo la rimozione forzata di un evento non inciderebbe tanto sullo stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Quando tutto ciò che ricordiamo su di noi non basta</h4>
<p><a href="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/12/raccontare-leggere.jpg" rel="lightbox[3571]"><img class="alignleft size-medium wp-image-3573" title="raccontare-leggere" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/12/raccontare-leggere-300x217.jpg" alt="" width="300" height="217" /></a> Ognuno è il frutto di ciò che ha vissuto. Così, nel bene o nel male, nella dimenticanza o nel ricordo, si è quel che si è per ciò che si è passato.</p>
<p>Per questo la rimozione forzata di un evento non inciderebbe tanto sullo stato di essenza dell&#8217;individuo, quanto su quello della sua coscienza. Chi rimuove è in un certo senso incosciente del perchè della propria essenza, senza di fatto riuscire a modificare ciò che è diventato, come vorrebbe.</p>
<p>Chi ricorda al contrario matura nella consapevolezza di sè.<br />
Eppure recenti studi della psicogenealogia hanno dimostrato che ricordare ciò che è successo esclusivamente a se stessi non basta. Pare che alcune caratteristiche e luoghi della personalità siano ereditati da quelle familiari.</p>
<p>In questo senso sarebbe necessario ricostruire i precedenti di storia che sarebbero stati vissuti da parenti anche lontani, prima che noi arrivassimo a vivere i nostri.</p>
<p>E di colpo la responsabilità si sposterebbe da se stessi agli altri.</p>
<p>Il punto è che non tutti vogliono raccontare. Alcuni preferiscono cancellare per paura, altri ricordare in silenzio. Altri ancora dicono di farlo per prteggerci.<br />
Paradossalmente si ritrovano ad aver paura del passato, spaventati da qualcosa che conoscono già, piuttosto che ad aver paura del futuro e di qualcosa che non conoscono ancora affatto.</p>
<p>Potremmo allora dire che il limite dei ricordi è duplice: uno viene autoimposto, l&#8217;altro ci viene imposto dagli altri.</p>
<p>Così chi non cede ai &#8220;vuoti di memoria&#8221; (definisco così le rimozioni forzate) si ritrova ad avere &#8220;vuoti di storia&#8221; (definisco così mancanze di passati altrui non svelati) a proprio carico, ma non per propria responsabilità.</p>
<p>Dicono che la storia sia maestra. Poi che si ripeta.</p>
<p>Allora, se si vuole proteggere qualcuno, gli insegnamenti dovrebbero essere trasmessi, anzichè archiviati.</p>
<p>I vuoti di memoria ci rendono incoscienti.<br />
In compenso i vuoti di storia ci mettono in confusione.</p>
<p>Raccontateci le vostre storie, se tenete sul serio alla nostra.</p>
<blockquote><p>&#8220;La storia ci dà l&#8217;idea di un immenso pelago di errori, fra i quali poche e confuse, e a grandi intervalli distanti, verità soprannuotano&#8221;<br />
<em> Croce</em></p></blockquote>
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		<title>Immersione in superficie</title>
		<link>http://www.ilgrimaldello.com/2010/11/immersione-in-superficie/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Nov 2010 11:35:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucrezia Paci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Libera-mente]]></category>
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		<category><![CDATA[limiti]]></category>
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		<description><![CDATA[Vietato oltrepassare la linea gialla Dovrebbe essere più o meno così. Ognuno dovrebbe avere la propria piccola area di spazio, dove nessuno possa entrare senza il suo permesso. Chi diceva che gli spazi non contavano, probabilmente, o non ne aveva mai avuti o ne aveva avuti troppi. La prima verità è che gli spazi sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Vietato oltrepassare la linea gialla</h4>
<p><a href="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/11/linea-gialla.jpg" rel="lightbox[3543]"><img class="alignleft size-medium wp-image-3550" title="linea gialla" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/11/linea-gialla-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Dovrebbe essere più o meno così. Ognuno dovrebbe avere la propria piccola area di spazio, dove nessuno possa entrare senza il suo permesso.</p>
<p>Chi diceva che gli spazi non contavano, probabilmente, o non ne aveva mai avuti o ne aveva avuti troppi.</p>
<p>La prima verità è che gli spazi sono importanti e ci servono.<br />
La seconda verità è che gli spazi non vengono rispettati. Che non si sa mai dove inizia e dove finisce uno spazio, che si vuole sempre andare oltre il confine sperando di prendere qualcosa in più, una volta entrati in uno spazio che non è il nostro.</p>
<p>La terza verità è che, quando un confine viene superato e uno spazio violato, succede un gran trambusto. Che ogni cosa oscilla sul proprio posto fino a perderlo, che tutto va rimesso come era, prima che qualcuno entrasse nel nostro spazio.</p>
<p>La quarta verità è che, una volta che un confine viene superato, è quasi impossibile tornare indietro.</p>
<p>Così, per evitare un dissesto, ci attiviamo per proteggere i nostri spazi da soli, senza confidare che capiranno fin dove protrarsi.</p>
<p>E tracciamo linee. Tra la nostra camera e il resto della casa, tra noi e chi ci è vicino, tra il presente ed il passato, tra i nostri bisogni e le nostre paure, tra ciò che vogliamo e ciò che non vogliamo che accada.</p>
<p>E ci arrabbiamo quando qualcuno oltrepassa una linea. Perchè non aveva il permesso, perchè non può capire, perchè non deve sapere, perchè in fondo è meglio così.</p>
<p>Nella maggior parte dei casi siamo noi a decidere chi far entrare e chi far uscire, chi far rimanere dentro e chi allontanare.<br />
E non ci accorgiamo che quelle linee, che avevamo tracciato per proteggerci, a volte possono anche soffocarci, farci sentire stretti e compressi in qualcosa che, forse, andrebbe liberato.</p>
<p>Poi capita anche che qualcuno, senza permesso, riesca ad entrare dentro i tuoi spazi, senza bisogno di oltrepassare la linea. Che resti fuori ma ti guardi dentro. Che riesca ad immergersi in superficie, senza dover andare a fondo. Che ti faccia comprendere che le linee, alla fine, non servono per chi è in grado di capirle.</p>
<p>Forse gli spazi andrebbero rispettati, è vero.<br />
Ma anche qualche linea andrebbe tolta, sperando che non sempre i muri servano o serva abbatterli.</p>
<p>Diamo tempo allo spazio per liberarci delle barriere e spazio al tempo per immergerci in superficie.</p>
<blockquote><p>&#8220;Gli eventi e gli incontri non sono zavorre, o vie strette di cui non si conosce l&#8217;uscita, ma piuttosto specchi – piccoli, grandi, convessi, deformanti, scheggianti, oscurati – capaci comunque, con il loro riflesso, di farci conoscere una parte ancora ignota di noi stessi.</p>
<p>Lungo i bivi della tua strada incontrerai altre vite. Conoscerle o non conoscerle, viverle a fondo o lasciarle perdere, dipende soltanto dalla scelta che fai in un attimo.&#8221;</p>
<p>Susanna Tamaro</p></blockquote>
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		<title>Internet ed educazione: ritorno al Medioevo?</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 07:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cesare Trione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Una buona riflessione sull&#8217;argomento è stata fatta in un articolo della rivista “Atlantic”, intitolato “Is Google making us stupid?” (&#8220;Google ci sta rendendo stupidi?&#8221; ndr.) e scritto da Nicholas Carr. L&#8217;autore fa risalire la sua diminuita capacità di concentrazione nella lettura al largo uso che egli ha fatto di internet negli ultimi anni. Infatti, argomenta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/11/free_video_learning.jpg" rel="lightbox[3431]"><img class="alignleft size-medium wp-image-3523" title="free_video_learning" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/11/free_video_learning-300x430.jpg" alt="" width="300" height="430" /></a><strong>Una buona riflessione sull&#8217;argomento </strong>è stata fatta in un articolo della rivista “Atlantic”, intitolato “Is Google making us stupid?” (&#8220;Google ci sta rendendo stupidi?&#8221; ndr.) e scritto da Nicholas Carr. L&#8217;autore fa risalire la sua diminuita capacità di concentrazione nella lettura al largo uso che egli ha fatto di internet negli ultimi anni. Infatti, argomenta lo scrittore, il modo in cui le informazioni vengono distribuite nel web disabitua il lettore a leggere a fondo un qualunque testo. Un esempio calzante di N. Carr è quello dei link, paragonati alle note a piè di pagina di un libro. Tuttavia, prosegue l&#8217;autore, mentre la nota di un libro si trova nella stessa pagina della parola cui si riferisce, un link apre una pagina del tutto nuova, compromettendo la capacità di concentrazione del lettore.</p>
<p><strong>Personalmente, credo che N. Carr abbia avuto una giusta intuizione</strong>. Anche la lettura di un semplice romanzo può risultare faticosa al giorno d&#8217;oggi. Nella scrittura si sente quasi la necessità di dover tramutare alcune parole in link, per esempio per spiegare il motivo di alcune scelte o il significato di alcune parole. Penso inoltre si possa trovare proprio in questa intuizione parte della ragione per cui molti ragazzi, anche giovanissimi, a scuola o all&#8217;università, non riescano ad affermarsi nello studio, pur essendo allo stesso tempo abilissimi nell&#8217;uso delle nuove tecnologie.</p>
<p><strong>Una domanda allora sorge spontanea</strong>: in futuro, questo diverso approccio alla lettura ed allo studio, arriverà a rimodellare i sistemi scolastici? (ammesso che non stia già accadendo).<br />
Il sistema scolastico attuale è ormai arrivato ad un punto di svolta, di cambiamento, perché è un&#8217;istituzione vecchia sotto molti punti di vista. Bisogna però riuscire a capire la direzione che questa prenderà.<br />
I computer ed internet hanno un potenziale enorme, tanto che potrebbe risultare formativo usare questi strumenti a scuola o all&#8217;università. Dovremmo chiederci però se tale sistema possa risultare alla fine valido tanto quanto la classica scuola, come è stata pensata in principio:  una sola persona, il professore, trasmette il sapere a decine di altre persone dando vita ad un effetto “moltiplicativo” della conoscenza. Inoltre gli alunni, facendo una vita comune e condividendo esperienze, imparano anche a convivere tra di loro, apprendendo valori che non sono scritti né sui libri, né sul web. Vista in un questo modo, la scuola acquista sicuramente anche una funzione sociale da non trascurare. Imporre l&#8217;uso del computer potrebbe compromettere la socialità degli alunni, già comunque difficile di per sé.</p>
<p><strong>Internet presenta poi un ulteriore problema.</strong> Alcuni motori di ricerca, per ridurre il tempo necessario per avere i risultati dalla rete, elaborano gli input immessi dall&#8217;utente e i risultati da lui selezionati. Così facendo si cerca di capire il modo di pensare dell&#8217;utente per poi potergli offrire un “servizio migliore”, mettendo in maggiore evidenza certi risultati piuttosto che altri. Questo è tuttavia un modo molto discutibile di procedere, se si pensa al potere che hanno queste grandi società nel controllare le informazioni. Anche i bibliotecari possono nascondere alcuni libri, ma internet può produrre lo stesso effetto su una scala molto più vasta.</p>
<p><strong>Forse è solo la Storia che si ripete. </strong>Nel medioevo era il clero ad avere il monopolio della cultura, poiché il resto della popolazione era del tutto analfabeta. È possibile che stiamo entrando in un nuovo medioevo? E allora perché parlare di progresso?</p>
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		<title>A lezione di nichilismo</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Nov 2010 07:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flaminia Ripani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
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		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[ironia]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo quattro anni di studi universitari credo che sia solo uno il problema del mondo accademico: l’atteggiamento contraddittorio e irrisolto che ha nei confronti delle domande, che vengono affogate in risposte preformulate e accuratamente messe sottovuoto. Qualora lo staff accademico non conosca la ricetta per combinare il nuovo ingrediente, la domanda, con gli altri per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-3499" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/11/a-lezione-di-nichilismo/mask/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3499" title="mask" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/11/maschera-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a>Dopo quattro anni di studi universitari</strong> credo che sia solo uno il problema del mondo accademico: l’atteggiamento contraddittorio e irrisolto che ha nei confronti delle domande, che vengono affogate in risposte preformulate e accuratamente messe sottovuoto. Qualora lo staff accademico non  conosca la ricetta per combinare il nuovo ingrediente, la domanda, con gli altri per farne una torta, si evita semplicemente di crearne una nuova. Si proclama invece che, dato che nessuna torta contiene attualmente questo ingrediente, significa che questo è inadatto per fare torte, rimarcando più volte le deboli abilità culinarie di chi ha posto per primo tale domanda.</p>
<p><strong>“Devi essere più chiaro”</strong>, “L&#8217;argomento non ha rilevanza”, “Devi fornire prove”, “Chi lo dice?”, “Ma questo è un pensiero pericoloso!”, “Ti devo insegnare il modo di ragionare”, “Le cose non vanno così” sono solo alcune delle frasi chiave per rimarcare tali deboli attività culinarie, che comunque se prese alla lettera possono diventare le basi per un autoanalisi gratuita. Naturalmente il povero studente da quel giorno si crederà veramente un pessimo cuoco, oppure si accorgerà che, dati i poveri menù a cui è abituato lo staff accademico, forse questo ha solamente perso il senso del gusto e provvederà da sé a curarsi del suo personale ingrediente.</p>
<p><strong> Nonostante questa splendida</strong> lezione di coraggio che il mondo universitario può offrire allo studente interessato, mi preoccupa invece il primo caso. Da quel primo episodio infatti penderà il via un processo di annichilimento delle domande. Il principale obbiettivo di qualsiasi cosa si scriva o si ricerchi diventerà quello di essere solo una “piccola aggiunta alle attuali correnti di ricerca”(ci sono correnti? E che effetto ha su queste il surriscaldamento globale?). Si cercherà sempre di rimanere in linea con qualche centinaio di altri ricercatori (basta guardare le centinaia di referenze in fondo ad ogni articolo accademico, referenze queste che ne decidono o meno la pubblicazione) al solo scopo di poter aver ragione, o perlomeno di non avere torto.</p>
<p><strong>Non penso che tutto il mondo accademico</strong> rientri in questa descrizione, ma la mia fiducia è stata messa a dura prova da un master in Economia dove eminenti professori americani (di quelli che decidono i programmi triennali delle facoltà di economia) iniziano la lezione “proclamando di non sapere cosa siano i mercati”. Una tale affermazione di modestia e di stimolo alla discussione potrebbe sembrare anche positiva. Purtroppo tale proclamazione di ignoranza è candidamente seguita da quella relativa all&#8217;inutilità della questione stessa, che viene abbandonata e messa a tacere immediatamente.</p>
<p><strong><a rel="attachment wp-att-3500" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/11/a-lezione-di-nichilismo/escher/"><img class="alignright size-medium wp-image-3500" title="escher" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/11/escher-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a>Poiché niente può essere messo a tacere</strong> senza che si fornisca in qualche modo il sostituto per tappare letteralmente lo spazio rimasto vuoto, ecco che mi trovo di fronte bello impacchettato il “Toppabuchi”, un programma di studio per spiegare la nostra realtà. Un programma per una spiegazione che possa mantenere e accudire al suo interno tutte le spiegazioni esistenti e che per questo viene elogiato proprio per la sua versatilità.</p>
<p><strong>Vorrei rendere più chiara</strong> la volontà che guida tali programmi di studio cosicché, qualora uno ci si trovi coinvolto, riesca ad accorgersene e non si preoccupi. In quel caso è sempre meglio affidarsi al FAI DA TE.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Corso in “Come sistematizzare al meglio ciò che non sappiano”.</strong></p>
<p style="text-align: left;"><span style="text-decoration: underline;">Descrizione del corso</span>: In questo corso sarà descritto e analizzato fin nel dettaglio ciò che è necessario sapere per non sapere mai nulla.</p>
<p style="text-align: left;"><span style="text-decoration: underline;">Requisiti di ammissione</span>: Per essere ammessi al corso sarà indispensabile avere una conoscenza base di:</p>
<ul>
<li>“L&#8217;arte di non rispondere alle domande”</li>
<li>“Sistematizzazione caotica della confusione”</li>
<li>“Come creare sfiducia attraverso la fiducia nella sfiducia”</li>
<li>“La creazione dell’universo: come non prendervi parte”</li>
</ul>
<p><span style="text-decoration: underline;">Programma</span>: Il programma del corso evolverà piano piano e inesorabilmente verso il nulla.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Obbiettivi</span>: Il corso prevede il raggiungimento dei seguenti obbiettivi:</p>
<ul>
<li>abbandono di ogni domanda che non porti essenzialmente verso il nulla</li>
<li>come prendere potere dal nulla</li>
<li>come sentirsi importanti nel constatare il nulla</li>
<li>come non rendersi conto che si sta parlando di nulla</li>
</ul>
<p>Ogni lezione inizierà ricordando che:</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Tutti si conformano perché la conformazione è per ogni persona la migliore scelta quando tutti gli altri si conformano</strong></p>
<p style="text-align: left;">E di fronte alle difficoltà si terrà presente che:</p>
<p style="text-align: center;"><strong>La crisi non esiste, è solo parte di un processo evolutivo che porta verso il rifinimento del “nulla”</strong></p>
<p>A chiunque entro le prime 3 lezioni:</p>
<ul>
<li>non dimostri di aver compreso appieno che nessuna contestazione degli insegnamenti impartiti è possibile (non avendo ancora compreso quindi che non si può contestare qualcosa che “NON è”);</li>
<li>non abbia capito che non c&#8217;è nulla da fare col nulla</li>
<li>non sia fondamentalmente eccitato all&#8217;idea di aver a che fare con il nulla</li>
</ul>
<p style="text-align: left;">sarà impartita una classe straordinaria di “Tutto dipende dalle circostanze” e infine, come ogni buona scuola fa, si cercherà di fargli capire che se continua “a essere” non avrà mai ragione.</p>
<p style="text-align: left;">Se nonostante tutto ciò lo studente continuerà a non capire l&#8217;importanza del nulla, la direzione lascia ogni responsabilità all’interessato non essendo questo ambito di sua competenza e si rifarà al suo principio fondamentale:</p>
<h3 style="text-align: center;"><strong>“Fare come se niente fosse qualcosa”.</strong></h3>
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		<title>Lettera dall’Università Italiana</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Oct 2010 09:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Tessariol</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[La mail che qui riportiamo è stata inviata la settimana scorsa dal preside della facoltà di Ingegneria dell&#8217;Università degli Studi di Padova a tutti gli studenti, per motivare lo slittamento dell&#8217;inizio delle lezioni. Lo stato di difficoltà descritto in questa lettera non riguarda solamente la facoltà di Ingegneria o l&#8217;Università di Padova ma l&#8217;intero apparato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-3446" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/10/lettera-dalluniversita-italiana/universita/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3446" title="universita" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/10/universita-200x200.jpg" alt="" width="200" height="200" /></a>La mail che qui riportiamo</strong> è stata inviata la settimana scorsa dal preside della facoltà di Ingegneria dell&#8217;Università degli Studi di Padova a tutti gli studenti, per motivare lo slittamento dell&#8217;inizio delle lezioni. Lo stato di difficoltà descritto in questa lettera non riguarda solamente la facoltà di Ingegneria o l&#8217;Università di Padova ma l&#8217;intero apparato universitario italiano. I numeri riportati si riferiscono ad una sola facoltà, tuttavia ben rappresentano lo stato generale delle cose. E&#8217; per questo motivo che mi sembra doveroso pubblicarla, affinché anche chi non ha strettamente a che fare con l&#8217;università, possa capire un po&#8217; meglio cosa sta succedendo in questi giorni.</p>
<blockquote><p>Cari studenti della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Padova,</p>
<p>come Preside della Facoltà nella quale vi apprestate a intraprendere o a proseguire il percorso formativo che costituirà la base della vostra futura attività professionale, desidero informarvi sul particolare momento che sta vivendo la nostra Facoltà e, più in generale, l’intera Università italiana.</p>
<p>La Facoltà di Ingegneria di Padova, una delle prime in Italia con oltre 200 anni di storia alle spalle, eroga attualmente 12 Corsi di Laurea Triennale, 17 Corsi di Laurea Magistrale e 1 Corso di laurea quinquennale a ciclo unico.</p>
<p>Gli studenti iscritti sono complessivamente oltre 11000 e il numero di nuovi allievi annualmente in ingresso si aggira attorno a 2500, in costante crescita negli ultimi anni.<br />
L’attrattività del percorso formativo ha varie motivazioni: non ultima, la buona prospettiva di collocazione sul mercato del lavoro, in Italia e all’estero.</p>
<p>Le risorse di docenza sulle quali la Facoltà può contare sono oggi costituite da 116 Professori Ordinari, 122 Professori Associati e 140 Ricercatori (per un totale quindi di 378 unità), i quali hanno consentito alla Facoltà di predisporre un&#8217;offerta formativa ampia, qualificata e bene articolata, nonostante le limitazioni nella quantità delle risorse disponibili.</p>
<p>Infatti, una parte significativa delle attività didattiche è stata finora svolta dai docenti come compito aggiuntivo rispetto ai propri doveri istituzionali e il motivo che li ha indotti ad assumersi questi impegni non è certamente la retribuzione ulteriore, visti i compensi esigui e talora assenti.</p>
<p>La situazione è purtroppo molto cambiata negli ultimi mesi, a seguito innanzi tutto delle forti perplessità e riserve espresse dalla Facoltà su alcuni contenuti del DdL 1905 “Norme in materia di organizzazione delle Università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l&#8217;efficienza del sistema universitario“. Tale provvedimento è stato già approvato dal Senato ed è oggi all’esame della Camera.</p>
<p>In particolare, i Ricercatori a tempo indeterminato attualmente in servizio (e non solo loro) hanno manifestato grande preoccupazione per il fatto che l’introduzione della nuova figura di Ricercatore a tempo determinato possa limitare fortemente le loro possibilità di progressione di carriera.</p>
<p>Conseguentemente, 106 Ricercatori della Facoltà, in segno di protesta hanno dichiarato la propria indisponibilità ad assumere la titolarità di insegnamenti, poiché ciò non è previsto dai loro doveri istituzionali.</p>
<p>Un forte sdegno si è poi diffuso tra tutti i docenti anche a causa della recente manovra finanziaria varata dal Parlamento: infatti, nella parte relativa all&#8217;Università, i provvedimenti previsti si traducono in una penalizzazione a carattere permanente, molto superiore a quanto accade per altre categorie, con effetti che si ripercuoteranno addirittura sul trattamento di fine rapporto e sul trattamento pensionistico.</p>
<p>Tutto ciò si aggiunge agli altri interventi attuati negli ultimi anni (blocco del turn-over, taglio del Fondo di Finanziamento Ordinario, riduzione dei fondi di ricerca ministeriali, rallentamento delle procedure concorsuali), che comportano uno svilimento del ruolo dell&#8217;Università e della figura del docente universitario.</p>
<p>In questa situazione di estremo disagio, circa 90 Professori Ordinari e Associati hanno dichiarato di non voler sostenere compiti didattici aggiuntivi rispetto a quelli istituzionali, già a partire dall’Anno Accademico che è appena iniziato.</p>
<p>Un’ulteriore conseguenza negativa della recente manovra finanziaria e più in generale del clima che si è instaurato nell’Università italiana, è il gran numero di pensionamenti anticipati, che rendono ancor più critico il mantenimento dell’offerta didattica.</p>
<p>Pertanto, la Facoltà di Ingegneria ha con rammarico dovuto prendere atto che, anche a Padova come in molte altre Sedi, i Manifesti degli Studi per l’A.A. 2010/11, a suo tempo approvati in base alla usuale disponibilità dei docenti, risultano non più sostenibili nei termini a suo tempo previsti.</p>
<p>Ponendosi quindi l’obiettivo primario di attivare tutti i Corsi di Laurea, per non venir meno all’impegno assunto da un lato con gli studenti e le loro famiglie, dall’altro con il mondo produttivo che ha sempre accolto con favore i laureati in Ingegneria a Padova, sono stati pianificati una serie di interventi di emergenza, limitati all’offerta formativa del corrente Anno Accademico, basati su:</p>
<p>a) aumento degli studenti presenti in aula, che si è finora mantenuto ai livelli consigliati dalla legge mediante l’erogazione di corsi in parallelo; dovendo ridurre i corsi in parallelo senza penalizzare troppo la qualità della didattica, è possibile che nel prossimo anno alcuni insegnamenti debbano essere erogati in collegamento audio/video.</p>
<p>b) cancellazione di insegnamenti non indispensabili al percorso formativo; tale scelta si è rivelata particolarmente dolorosa perché proprio questi insegnamenti hanno finora costituito un prezioso arricchimento tecnico-scientifico all’offerta didattica della Facoltà, in quanto spesso sono espressione delle attività di ricerca più all’avanguardia svolte presso i Dipartimenti.</p>
<p>Si è invece scelto di non attingere indiscriminatamente a docenti esterni al mondo accademico, ma di mantenere gli standard di qualità didattica da sempre adottati dalla Facoltà.</p>
<p>Bisogna comunque sottolineare che anche gli interventi sopra delineati non sarebbero stati sufficienti a consentire di attivare tutti i Corsi di Laurea: preso però atto della situazione, per senso di responsabilità e spirito di servizio un certo numero di Professori e Ricercatori hanno negli ultimi giorni ritirato la propria indisponibilità a compiti didattici aggiuntivi, pur mantenendo la propria totale adesione alle motivazioni della protesta. A queste scelte va dato il giusto rilievo, perché sono spesso frutto di un intenso travaglio interiore.</p>
<p>In conclusione, l’offerta didattica che la Facoltà riuscirà a garantire nel prossimo anno accademico, se da un lato sarà necessariamente meno ampia rispetto al passato, dall’altro manterrà almeno per ora sostanzialmente inalterato il livello di qualità e di serietà che da sempre l’ha contraddistinta.</p>
<p>Risulta tuttavia evidente che i provvedimenti legislativi recentemente approvati o in corso di approvazione, non solo fanno sì che la Facoltà si trovi oggi ad affrontare una situazione di estrema difficoltà, ma stanno anche portando alla perdita di quella carica di entusiasmo che è la maggiore garanzia di successo per le attività didattiche e di ricerca negli anni a venire.</p>
<p>La Facoltà auspica quindi che vengano introdotti a livello parlamentare opportuni correttivi (come quelli presentati dall’Ateneo ai Parlamentari veneti in un recente incontro) che consentano di non togliere ulteriormente dignità al mondo accademico, prima che la situazione risulti irrimediabilmente compromessa.</p>
<p>All’inizio di questo non facile anno accademico, vi auguro comunque un buon lavoro nelle aule e nei laboratori della Facoltà e colgo l’occasione per salutare cordialmente anche le vostre famiglie, pregandovi di estendere loro questo messaggio.</p>
<p>Pierfrancesco Brunello<br />
(Preside della Facoltà di Ingegneria)</p></blockquote>
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