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	<title>il Grimaldello &#187; Cultura</title>
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		<title>Essere stupidi</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 07:30:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Bortot</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alcuni mesi fa, camminando per Milano o in altre grandi città, ci si poteva imbattere in degli strani manifesti che osannavano la stupidità. Si è scoperto poi che si trattava della nuova campagna Diesel, il noto marchio d’abbigliamento italiano. La trovata ha avuto subito un grandissimo successo, non solo sui media tradizionali, ma soprattutto su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2864" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/04/essere-stupidi/bestupid_2/"><img class="alignleft size-full wp-image-2864" title="bestupid_2" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/04/bestupid_2.jpg" alt="" width="200" height="263" /></a><strong>Alcuni mesi fa</strong>, camminando per Milano o in altre grandi città, ci si poteva imbattere in degli strani manifesti che osannavano la stupidità. Si è scoperto poi che si trattava della <a href="http://www.diesel.com/be-stupid">nuova campagna Diesel</a>, il noto marchio d’abbigliamento italiano. La trovata ha avuto subito un grandissimo successo, non solo sui media tradizionali, ma soprattutto su internet. Le immagini della campagna sono state le più condivise su twitter e si è rivelato un successo anche il “recruiting”, il concorso per prendere parte al video clip. La gente poteva inviare dei video nei quali faceva qualcosa di stupido. Come se non aspettassero altro, moltissimi hanno risposto all&#8217;appello.</p>
<p><strong>Ma cosa significa fare qualcosa di stupido?</strong><br />
Secondo il manifesto Diesel, la stupidità è un’inclinazione al coraggio, alla creatività. Se cerchiamo nel dizionario, uno stupido è: &#8220;Tardo nel comprendere; poco intelligente.&#8221;<br />
Ma così siamo al punto di prima: cosa vuol dire poco intelligente?</p>
<p><strong>Nel 1976</strong> lo storico ed economista <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Maria_Cipolla">Carlo Maria Cipolla</a> approfondì il controverso tema della stupidità umana formulando la sua famosa <a href="http://utenti.quipo.it/base5/scienze/grafstupid.htm">“Teoria della stupidità”</a>. Per spiegarla, Cipolla realizzò un grafico nel quale inserì due semplici valori: i danni e i vantaggi che un individuo procura a sè o alle altre persone.</p>
<p><a href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/04/essere-stupidi/schema2-2/" rel="attachment wp-att-2905"><img src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/04/schema21.jpg" alt="" title="schema2" width="600" height="419" class="aligncenter size-full wp-image-2905" /></a></p>
<p>Da questo grafico possiamo dedurre che: &#8220;Una persona è stupida se causa un danno a un&#8217;altra persona o ad un gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno.&#8221;<br />
<strong><br />
Nella campagna</strong> il significato della parola stupido viene ribaltato. La stupidità diventa un valore positivo, un po&#8217; come se parlassimo di feccia chiamandola oro. Questo ribaltamento è possibile perché le frasi che vengono usate appartengono ad un linguaggio ben specifico: il &#8220;Rumorese&#8221;. Il Rumorese è un qualsiasi linguaggio vero e proprio che in moltissimi parlano ma che in realtà, se ascoltato con attenzione, non significa assolutamente nulla. E’ comprensibile solo all&#8217;interno di un gruppo in cui non ci si chieda il significato delle parole che si usano (in questo caso il significato di stupidità), e l&#8217;uso dell&#8217;inglese favorisce ulteriormente la creazione di una barriera interpretativa.</p>
<p><strong>Una volta inteso</strong> con lucidità il significato delle parola, essere stupidi non ci sembrerà più una cosa di cui andare così fieri. Eppure la campagna Diesel ha raggiunto il suo scopo, è stata un successo, evidentemente deve averci convinto. In realtà, sempre secondo la teoria di Cipolla, gli stupidi sono un gruppo di persone potentissimo non organizzato, che tuttavia riesce ad operare con incredibile coordinazione ed efficacia. L’obiettivo è stato centrato: puntare sul grande gruppo degli stupidi ha dato i sui frutti.</p>
<p><strong>Fonti</strong>: Carlo Maria Cipolla, &#8220;<em>Allegro ma non troppo</em>&#8220;, Il Mulino, 1988<br />
<strong>Fonti</strong>: Igor Sibaldi, &#8220;<em>Vocabolario &#8211; Le parole dei mondi più grandi</em>&#8220;, Anima Edizioni, 2009<br />
<strong>Link</strong>: <a href="http://www.ninjamarketing.it/2010/02/01/be-stupid-be-diesel/">Ninjamarketing</a><br />
<strong>Link</strong>: <a href="http://utenti.quipo.it/base5/scienze/grafstupid.htm">Il grafico della stupidità</a><br />
<strong>Link</strong>: <a href="http://www.diesel.com/be-stupid">Il Sito della Diesel</a></p>
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		<title>Se niente importa</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 06:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela Tessariol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Se niente importa, non c’è niente da salvare. Questa considerazione offre a Jonathan Safran Foer lo spunto per una riflessione sull’industria dell’alimentazione e in particolare sulla produzione di carne. Una vicenda del tutto personale, quale la nascita del suo primo figlio, ha spinto lo scrittore a svolgere un’accurata indagine sugli allevamenti intensivi. Desideroso di conoscere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2801" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/04/se-niente-importa/se-niente-importa/"><img class="alignleft size-full wp-image-2801" title="Se niente importa" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/04/Se-niente-importa.jpg" alt="" width="200" /></a><strong>Se niente importa</strong>, non c’è niente da salvare. Questa considerazione offre a Jonathan Safran Foer lo spunto per una riflessione sull’industria dell’alimentazione e in particolare sulla produzione di carne. Una vicenda del tutto personale, quale la nascita del suo primo figlio, ha spinto lo scrittore a svolgere un’accurata indagine sugli allevamenti intensivi. Desideroso di conoscere il cibo che sarebbe finito nel piatto del suo bambino, consapevole che un’alimentazione sana è fondamentale per la buona salute, J.S. Foer ha dedicato tre anni di ricerche al mondo dell’allevamento industriale, tre anni in cui ha visto un continuo susseguirsi di scene raccapriccianti. Il risultato di queste ricerche non è un trattato scientifico, ma un libro in cui lo scrittore, con la schiettezza e il taglio narrativo che gli sono propri, ci racconta delle storie.</p>
<p><strong>Sono storie di animali</strong> privi di storia, costretti a vite prive di vita, esistenze cancellate, trattati come fossero ingranaggi di un orologio da costruire. Se qualcosa si danneggia non ha importanza, se si rompe, economicamente è più conveniente gettarlo via che ripararlo. Nessun animale viene “riparato” (curato) negli allevamenti intensivi. Mai. Un pezzo di ricambio è sempre pronto all’uso. Non esistono singole vite negli allevamenti intensivi, e neppure vite di gruppo. Esiste solo il profitto.</p>
<p><strong>Sono storie di polli</strong> e di tacchini, stipati in spazi grandi quanto un foglio A4. Non hanno spazio per muoversi né vedono mai la luce del sole. Il loro cibo consiste in mangimi addizionati con farmaci, i loro corpi vengono gonfiati con ormoni della crescita e imbottiti di antibiotici. La riproduzione di questi animali avviene in tutti i casi attraverso l’inseminazione artificiale, il cibo e la luce saranno loro somministrati in modo controllato per aumentare la produttività. Oggi i polli da carne arrivano alla macellazione dopo meno di 40 giorni dalla nascita, affetti da ogni tipo di deformità, infezioni, malattie respiratorie.<br />
Un trattamento simile è riservato ai maiali, con amputazione senza anestesia di coda e denti a spillo nei piccoli, gabbie anguste, una mortalità nei maialini prima dello svezzamento che raggiunge una percentuale del quindici per cento.<br />
L’autore si sofferma spesso a raccontare anche le crudeltà inflitte ai pesci, animali che sentiamo più distanti, ma che per questo non soffrono di meno.</p>
<p><strong>Con le storie di questi animali</strong>, con le loro esistenze disprezzate e gettate via, J.S. Foer ci spinge a riflettere su due fronti. La prima domanda è ovvia: è lecito consumare ogni giorno un simile massacro solo per il gusto di mangiare carne? La seconda è meno immediata: quali conseguenze avranno tali forme di allevamento, in cui poco peso viene dato all’igiene e l’uso di antibiotici di ogni tipo è dilagante, sulla salute nostra, dei nostri figli, e sull’ambiente che ci circonda? Perché, è risaputo, l’allevamento intensivo è anche una delle maggiori cause di inquinamento. Negli Stati Uniti sono molte le battaglie legali intentate contro gli allevamenti industriali di maiali, ma ciò non spaventa le grandi aziende, per le quali pagare multe per aver inquinato è meno costoso che rinunciare all’intero sistema di allevamento intensivo. Un sistema solido, e ormai quasi esclusivo. Pochi sono gli allevamenti sani che sopravvivono alla dura legge del profitto. Sono allevamenti di modeste dimensioni, pochi ranch che continuano a campare grazie al coraggio e alla testardaggine di pochi allevatori. Allevamenti in cui gli animali vengono trattati come tali fino alla fine della loro vita. Se dobbiamo mangiarli, allora dimostriamo loro un minimo di riconoscenza. Sappiamo che toglieremo loro la vita, lasciamogli un minimo di dignità.</p>
<p><strong>J.S. Foer non vuole farci diventare tutti vegetariani</strong>. Se non vogliamo essere vegetariani, cerchiamo di essere degli onnivori selettivi. E’ molto difficile, ma non impossibile. Il suo libro non è un manifesto del vegetarianismo, lui stesso lo ribadisce più volte, ma vuole essere un incoraggiamento a pensare di più, ad informarci, a capire per poter scegliere. Perché l’indifferenza nata dalla disinformazione e dal disinteresse è la peggiore malattia. D’altronde, se niente importa, non c’è niente da salvare.</p>
<table cellpadding="3" style="margin-bottom:30px" width="610">
<tbody valign="top" style="height:160px;">
<tr style="height:200px;">
<td align="center" valign="top" width="104" style="height:160px;">
			<a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__se-niente-importa.php?pn=1605" title="Se Niente Importa" ><br />
				<img style="border:0" src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/big/s/se-niente-importa_31579.jpg" height="160" alt="Se Niente Importa" /><br />
			</a>
		</td>
<td valign="top" style="height:160px;">
<div style="height:160px;">
<div><a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__se-niente-importa.php?pn=1605" title="Se Niente Importa" style="font-weight:bold">Se Niente Importa</a></div>
<div>Perch&egrave; mangiamo gli animali?</div>
<p>			<a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/edizioni/_guanda.php?pn=1605" title="Guanda" >Guanda</a></p>
<p>Prezzo <strong>&euro; 18,00</strong></p>
<p>
			<a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__se-niente-importa.php?pn=1605" title="Se Niente Importa"><br />
				<img style="border:0" src="http://www.macrolibrarsi.it/img/partner/carrello.gif" /><br />
			</a>
			</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Quadrato rosso su fondo bianco</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 08:55:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Bortot</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È partita in questi giorni, in tutte le regioni d’Italia, la campagna di comunicazione della CGIL presentata a dicembre da Guglielmo Epifani. La campagna andrà a sostenere la mobilitazione per “un fisco giusto”, iniziativa nata per comunicare la posizione del sindacato in materia di politica fiscale. Durante tutto il mese di febbraio si discuteranno le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>È partita in questi giorni</strong>, in tutte le regioni d’Italia, la campagna di comunicazione della <a href="http://www.cgil.it/" target="_blank">CGIL</a> presentata a dicembre da Guglielmo Epifani. La campagna andrà a sostenere la mobilitazione per “un fisco giusto”, iniziativa nata per comunicare la posizione del sindacato in materia di politica fiscale. Durante tutto il mese di febbraio si discuteranno le proposte di riforma. Attraverso manifesti e volantini informativi, la CGIL vuole sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica e far conoscere la situazione dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, sottoposti ad una tassazione che è la più alta in Europa.</p>
<p><strong><a rel="attachment wp-att-2209" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/02/quadrato-rosso-su-fondo-bianco/cgil_1/"><img class="alignleft size-full wp-image-2209" title="cgil_1" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/01/cgil_1.jpg" alt="" width="200" height="282" /></a>Se il proposito sembra buono</strong>, accendere i riflettori su di un grosso problema che coinvolge tutti i cittadini italiani, l’approccio creativo non sembra esserlo altrettanto. Invece che cercare &#8220;l&#8217;immediatezza e la chiarezza”, come dichiarato in conferenza stampa, i manifesti rasentano la noia più tetra. Il quadrato rosso predominante comunica la solita retorica di sinistra e un messaggio veicolato con una comunicazione visiva così semplice ed essenziale, quasi <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Suprematismo" target="_blank">Suprematista</a>, difficilmente potrà essere colto dalla mancanza di cultura visiva che attualmente caratterizza le menti italiche. Senz&#8217;altro l’impostazione grafica dà alla campagna un’immediata riconoscibilità. Se ne riconoscono, per esempio, lo schieramento politico e l’attenzione ai lavoratori tipica della CGIL ma aspetti negativi come la staticità e l’immobilismo tolgono senza ombra di dubbio una qualsiasi personalità alla campagna. L&#8217;utente non viene stimolato in alcun modo e, anche se i titoli sono molto diretti ed efficaci, la parte visiva non regge il confronto con la provocazione che si vuole lanciare. Il messaggio è giustamente molto duro e diretto, per far luce su di un tema molto ostico e sottovalutato. Ma questo suo essere così &#8220;pesante&#8221; può benissimo diventare un’arma a doppio taglio rivolta contro gli utenti, messi di fronte ad un documento freddo, poco attraente e faticoso da fruire.</p>
<p><strong>In un&#8217;epoca</strong> in cui siamo tutti sommersi da stimoli visivi, il mezzo vale come, o forse di piu, del messaggio (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marshall_McLuhan" target="_blank">M. McLuhan</a>); il manifesto o il volantino non sono certo il modo più nuovo per comunicare. Questo, unito ad una comunicazione poco attraente, non aiuta a trasmettere alla gente il messaggio per “un fisco giusto”, sul quale invece varrebbe la pena riflettere e confrontarsi.</p>
<p><strong>Link</strong>: <a href="http://www.cgil.it/dettagliodocumento.aspx?ID=12816" target="_blank">CGIL dettaglio sulla campagna</a></p>
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		<title>La fuga dei&#8230; turisti</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 23:03:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Bortot</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giovedì 17 dicembre il Ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi e il Direttore Generale Mario Resca, già amministratore delegato di McDonald Italia e ora super-manager dei musei italiani, hanno presentato la nuova campagna pubblicitaria per portare gli Italiani a riscoprire il patrimonio artistico nazionale, ma le immagini presentate hanno suscitato da subito aspri dibattiti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-weight: normal;"><img class="size-full wp-image-1974 alignleft" title="se_non_lo_visiti_lo_portiamo_via" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/01/se_non_lo_visiti_lo_portiamo_via.jpg" alt="se_non_lo_visiti_lo_portiamo_via" width="200" height="283" /></span>Giovedì 17 dicembre</strong> il Ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi e il Direttore Generale <a href="http://www.nytimes.com/2008/11/22/arts/design/22dire.html?_r=1&amp;ref=design" target="_blank">Mario Resca</a>, già amministratore delegato di McDonald Italia e ora super-manager dei musei italiani, hanno presentato la nuova campagna pubblicitaria per portare gli Italiani a riscoprire il patrimonio artistico nazionale, ma le immagini presentate hanno suscitato da subito aspri dibattiti e polemiche in rete.</p>
<p><strong>Minaccia o provocazione?</strong> Da un’indagine quantitativa sui comportamenti degli italiani in vacanza, prodotta da Unioncamere con l’Osservatorio Nazionale del Turismo, emerge infatti che solo il 14% sceglie il suolo nazionale come meta culturale, contro il 46% che si reca all&#8217;estero. L&#8217;idea era lodevole, riportare entro i confini i turisti fuggiaschi e per farlo usare un po’ di ironia e provocazione. Lo slogan &#8220;Se non lo visiti lo portiamo via&#8221; è stato però percepito dagli utenti più come una minaccia, o peggio un&#8217;intimidazione, che come una provocazione. Una buona parte di chi ha visto la campagna l&#8217;ha ritenuta infatti troppo aggressiva. Il rischio è quello di deludere quel 14% di Italiani fedeli che tra mille difficoltà non rinunciano alla cultura made in Italy e di colpevolizzarne il restante.</p>
<p><img class="size-full wp-image-1975 alignright" title="se_non_lo_visiti_lo_portiamo_via2" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/01/se_non_lo_visiti_lo_portiamo_via2.jpg" alt="se_non_lo_visiti_lo_portiamo_via2" width="200" height="284" /></p>
<p><strong>Certo si sa, </strong>di questi tempi i budget scarseggiano e la cultura è la prima a risentirne. Se però una campagna pubblicitaria, anche buona, non è sostenuta da un progetto di più largo respiro, non basta da sola a porre rimedio ad un problema così complesso. Dal canto suo, anche se l&#8217;iniziativa non è stata apprezzata, ha fatto molto discutere, e in rete sono emersi commenti costruttivi: consigli su come migliorare i musei, opinioni sul perché gli Italiani non apprezzino le bellezze nazionali (analisi che manca nel <a href="http://www.facebook.com/note.php?note_id=214638876815" target="_blank">brief creativo della campagna</a>), raffronti con quello che avviene in Europa e nel resto del mondo.</p>
<p><strong>Il feedback immediato</strong> che solo il web 2.0 consente è il vero risultato positivo di questa campagna (quello che i pubblicitari hanno sempre sognato). Una risorsa importante che, se analizzata e sfruttata correttamente può, se non risolvere il problema, dare almeno lo spunto per un progetto più ampio che riesca a soddisfare dapprima i pochi temerari e che invogli poi il resto della popolazione a dedicarsi alla cultura. Una buona informazione sulle iniziative pubbliche o il miglioramento della segnaletica dei musei statali, spesso inefficace se paragonata a quella dei musei stranieri, sono solo alcune ipotesi. Voi che ne pensate?</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-1978 aligncenter" title="se_non_lo_visiti_lo_portiamo_via3" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/01/se_non_lo_visiti_lo_portiamo_via3.jpg" alt="se_non_lo_visiti_lo_portiamo_via3" width="455" height="284" /></p>
<p>Link: <a href=" http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/Ministero/UfficioStampa/ComunicatiStampa/visualizza_asset.html_86590640.html">www.beniculturali.it</a><br />
Link: <a href="http://sdz.aiap.it/notizie/11790   " target="_blank">www.a</a><a href="http://sdz.aiap.it/notizie/11790   " target="_blank">iap.it</a><br />
Link: <a href="http://www.loccidentale.it/articolo/i+beni+culturali+scelgono+la+provocazione+per+riportare+gli+italiani+al+museo.0083525">www.loccidentale.it</a></p>
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		<title>Magie d&#8217;Italia</title>
		<link>http://www.ilgrimaldello.com/2009/06/magie-ditalia/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 12:53:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Bortot</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È stato presentato mercoledì sera dal Ministro per il turismo Michela Vittoria Brambilla, in una conferenza stampa a Palazzo Chigi, il nuovo logo e immagine dell&#8217;Italia. All&#8217;evento era presente anche il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che ha affermato: «l&#8217;immagine dell&#8217;Italia era appannata» c&#8217;era quindi il bisogno di promuovere il turismo italiano nel mondo.


Al logo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1264" style="margin-bottom:5px;" title="NUOVO LOGO ALITALIA" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/06/logo.jpg" alt="NUOVO LOGO ALITALIA" width="200" height="140" /><strong>È stato presentato</strong> mercoledì sera dal Ministro per il turismo Michela Vittoria Brambilla, in una conferenza stampa a Palazzo Chigi, il nuovo logo e immagine dell&#8217;Italia. All&#8217;evento era presente anche il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che ha affermato: «l&#8217;immagine dell&#8217;Italia era appannata» c&#8217;era quindi il bisogno di promuovere il turismo italiano nel mondo.<br />
<span id="more-1260"></span><br />
<img class="size-full wp-image-1266 alignright" style="margin-top:20px;" title="magic-italy" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/06/magic-italy.png" alt="magic-italy" width="200" height="119" /><br />
<strong>Al logo</strong> inizialmente presentato dalla Brambilla in un&#8217;edizione del Tg4 erano state rivolte parecchie critiche dalla rete. La prima proposta aveva infatti molto poco del &#8220;marchio&#8221;: era difficile da declinare e non aveva identità. Il tutto non era però definitivo e lo stesso Berlusconi aveva affermato che si sarebbe occupato delle ultime modifiche. Il Marchio è poi passato per altri step (tra cui anche una bandiera Ungherese) prima di arrivare alla versione finale presentata ieri sera; versione che comunque continua a ricevere aspre critiche sulla rete dagli addetti ai lavori.</p>
<p><strong><img class="size-full wp-image-1263 alignleft" title="cetriolo" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/06/cetriolo.png" alt="cetriolo" width="200" height="140" /></strong><strong>Non si può certo dimenticare</strong> l&#8217;illustre precedente di &#8220;magic italy&#8221; ovvero l&#8217;altrettanto famoso &#8220;cetriolone&#8221;. Il Governo era diverso (si trattava infatti del Governo Prodi) ma il risultato simile, l&#8217;immagine dell&#8217;Italia racchiusa in un qualcosa di abnorme come un cetriolo (e per alcuni anche fallico) senza nessuna logica grafica e con un costo di centinaia di migliaia di euro; senza contare il portale italia.it: un flop da 45 milioni di euro.</p>
<p><strong>La domanda sorge allora spontanea</strong>: perché proprio in un Paese che vanta una millenaria &#8220;cultura del progetto&#8221; non esiste una cultura visiva, che è invece ben presente nel resto dell&#8217;Europa e del mondo? Forse sarà perché da noi non si rispetta il lavoro degli altri. Sintomatico di ciò è il fatto che il Presidente del Consiglio si sia trasformato in Art Director e i nomi dei realizzatori non siano stati resi noti. Un Paese in cui tutti si sentono in grado di fare qualsiasi cosa, e qui non si parla solo di grafica ma il discorso è  più generale, è destinato ad un degrado della qualità e della sua stessa immagine.</p>
<p><strong>Link:</strong></p>
<p><a title="aiap" href="http://sdz.aiap.it/notizie/11283" target="_blank">Sito Aiap</a><br />
<a href="http://socialdesignzine.aiap.it/notizie/11315" target="_blank">Sito Aiap &#8211; Social Design</a><br />
<a title="Corriere della Sera" href="http://www.corriere.it/politica/09_giugno_24/logo_italia_brambilla_turismo_71e6e710-60e7-11de-9ec2-00144f02aabc.shtml">Sito del Corriere della Sera</a><a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=358201" target="_blank"></a><br />
<a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=358201" target="_blank">Sito il Giornale</a></p>
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		<title>After dark: la rumorosa solitudine di Tokio</title>
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		<pubDate>Tue, 26 May 2009 08:53:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela Tessariol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Giappone]]></category>
		<category><![CDATA[Libro]]></category>
		<category><![CDATA[Tokyo]]></category>

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		<description><![CDATA[A Tokio l&#8217;orologio segna mezzanotte meno quattro minuti quando la storia comincia. Quando le storie cominciano. Un uccello notturno che vola alto in cielo presta i suoi occhi al lettore. Lo sguardo abbraccia un&#8217;ampia superficie, dall&#8217;alto si vede tutto. Una città, una metropoli. Tutto, ma nulla in particolare.Ecco perché ci avviciniamo, planando sempre più giù, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1148" title="murakami" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/05/murakami.jpg" alt="murakami" width="200" height="206" />A Tokio l&#8217;orologio segna mezzanotte meno quattro minuti quando la storia comincia. Quando le storie cominciano. Un uccello notturno che vola alto in cielo presta i suoi occhi al lettore. Lo sguardo abbraccia un&#8217;ampia superficie, dall&#8217;alto si vede tutto. Una città, una metropoli. Tutto, ma nulla in particolare.<span id="more-1085"></span>Ecco perché ci avviciniamo, planando sempre più giù, fino a mettere a fuoco un unico quartiere, i suoi palazzi, i suoi abitanti, la caffetteria. Al suo interno Mari incontra Takahashi. I due ragazzi si conoscono, vagamente. Ma questo non ha importanza, sarà la notte appena scesa ad avvicinarli. Li osserviamo mentre parlano tra di loro, osserviamo i loro gesti, i loro movimenti.</p>
<p>In un altro luogo Asai Eri, sorella di Mari, dorme nel proprio letto. E&#8217; notte, è normale che la ragazza dorma. Non è normale però che da quel sonno profondo non si liberi neppure di giorno. Due sorelle, Mari ed Eri, il nome con una sillaba su due uguale, diversissime eppure con lo stesso bisogno di fuggire da una straniata vita domestica. L&#8217;una cerca la libertà nella notte di Tokio, l&#8217;altra tra le coperte del proprio letto.<br />
E poi c&#8217;è l&#8217;Alphaville, un love hotel in cui altri personaggi si incontrano. Sotto gli occhi del lettore passa un susseguirsi di vite esaminate nell&#8217;arco di una notte, apparentemente slegate tra loro ma così vicine, fino a incrociarsi, lasciando un segno profondo l&#8217;una nell&#8217;altra.</p>
<p>In questo romanzo Murakami racconta il disagio interiore dei suoi protagonisti, la solitudine reale contro i tanti falsi contatti che una grande metropoli offre.  Ma a colpire sono i particolari realistici. Minuziose descrizioni di dettagli, spesso trascurati e trascurabili, fanno approdare il lettore al fianco dei personaggi. E come attraverso una macchina da presa si imprimono nell&#8217;immaginazione del lettore le lente scene scandite dai rintocchi di un orologio che compare ad ogni capitolo.</p>
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		<title>Galileo, dal 1400 ad oggi</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2009 20:39:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Tessariol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi e mostre]]></category>
		<category><![CDATA[Galileo]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>
		<category><![CDATA[Padova]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono passati quattro secoli da quando Galileo Galilei ha puntato per la prima volta il cannocchiale verso il cielo. Un gesto molto semplice ma che ha rivoluzionato il modo di fare scienza, oltre che dare un importante sostegno alla teoria copernicana che, al contrario di quella tolemaica, poneva il sole e non la terra al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-825" title="galileo" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/05/galileo.jpg" alt="galileo" width="201" />Sono</strong> passati quattro secoli da quando Galileo Galilei ha puntato per la prima volta il cannocchiale verso il cielo. Un gesto molto semplice ma che ha rivoluzionato il modo di fare scienza, oltre che dare un importante sostegno alla teoria copernicana che, al contrario di quella tolemaica, poneva il sole e non la terra al centro del sistema solare. Ha guardato la volta celeste, Galileo, ed ha scoperto i primi satelliti di Giove, ha osservato le fasi di Venere, ha visto che le macchie lunari erano crateri.<span id="more-823"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il lavoro</strong> dello scienziato non si è tuttavia fermato qui ma si è esteso ad altri campi quali lo studio del moto del pendolo e della velocità della luce, introducendo quello che è il moderno modo di fare scienza, basato su esperienze e dimostrazioni, il metodo sperimentale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per celebrare</strong> i quattrocento anni dalle prime osservazioni galileiane sono state intraprese diverse iniziative ed in particolare a Padova, dove Galileo ha vissuto ed insegnato per molti anni, è stata allestita una mostra che riprende le scoperte dello scienziato pisano e le proietta in maniera interessante e stimolante nel presente affiancando agli strumenti dell&#8217;epoca quelli del nostro tempo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La mostra</strong> è divisa in diverse sezioni che accoppiano alle nozioni scientifiche gli esperimenti fatti dallo stesso Galileo, per permettere così di capire i suoi studi in maniera molto intuitiva; vengono infine mostrati gli attuali strumenti di misura e le ricerche attive, per dare una prospettiva dell&#8217;evoluzione nel tempo delle scoperte scientifiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il viaggio</strong> inizia dal cannocchiale e dagli odierni telescopi, per arrivare ai microscopi e agli acceleratori di particelle di oggi, passando per gli studi sul moto, sui materiali, sul vuoto e sulla luce. L&#8217;ultima sezione unisce infine le particelle atomiche all&#8217;universo intero attraverso le ricerche che ancor oggi cercano di ricostruire ciò che è avvenuto dopo il Big Bang per poter così &#8220;sfogliare il libro della Natura&#8221;.</p>
<p>link: <a href="http://www.ilfuturodigalileo.it/" target="_blank">il futuro di Galileo</a></p>
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		<title>Segnalazione: il manoscritto on line.</title>
		<link>http://www.ilgrimaldello.com/2009/04/segnalazione-il-manoscritto-on-line/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2009 12:49:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Vajngerl</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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Il capolavoro di G. Flaubert, Madame Bovary, è oggi disponibile on line e consultabile nella sua forma manoscritta.
Lo trovate qui:
http://bovary.univ-rouen.fr/
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-277" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/04/madame-200x307.jpg" alt="Manuscrits de Madame Bovary" width="200" height="157" /></p>
<p>Il capolavoro di G. Flaubert, Madame Bovary, è oggi disponibile on line e consultabile nella sua forma manoscritta.</p>
<p>Lo trovate qui:</p>
<p><a href="http://bovary.univ-rouen.fr/">http://bovary.univ-rouen.fr/</a></p>
]]></content:encoded>
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