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	<title>il Grimaldello &#187; Interviste</title>
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		<title>Intervista completa a Salvatore Brizzi</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 12:17:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri Ceschin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[religione]]></category>
		<category><![CDATA[risveglio]]></category>

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		<description><![CDATA[Esperto di alchimia trasformativa. Partendo dallo studio dei metodi di trasmutazione alchemica delle emozioni, si occupa di trasmettere attraverso corsi e seminari i principi della creazione della propria realtà, affinché l&#8217;individuo non continui a idolatrare il Mondo come un dio onnipotente al di fuori di sé. In passato è stato direttore editoriale della rivista esoterica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3266" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/06/intervista-a-salvatore-brizzi/salvatore-brizzi-treno/"><img class="alignleft size-large wp-image-3266" title="salvatore-brizzi-treno" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/06/salvatore-brizzi-treno-400x600.jpg" alt="salvatore-brizzi-treno" width="250" height="375" /></a>Esperto di alchimia trasformativa. Partendo dallo studio dei metodi di trasmutazione alchemica delle emozioni, si occupa di trasmettere attraverso corsi e seminari i principi della creazione della propria realtà, affinché l&#8217;individuo non continui a idolatrare il Mondo come un dio onnipotente al di fuori di sé. In passato è stato direttore editoriale della rivista esoterica “Antipodi” e ha fondato a Torino una casa editrice, la Antipodi Edizioni, il cui obiettivo principe è proprio la diffusione di antichi insegnamenti atti a facilitare l’evoluzione interiore dell’essere umano. Tra i suoi titoli principali: Officina Alkemica, La Porta del Mago, Rifare l’Italia, Risveglio, Alchimia Contemporanea e l&#8217;ultimo La Sconfitta di Cronos.</p>
<p><strong>I suoi siti web</strong>: <a href="http://www.primoraggio.it">www.primoraggio.it</a>, <a href="http://www.antipodiedizioni.com/">www.antipodiedizioni.com</a>, <a href="http://www.salvatorebrizzi.com/">www.salvatorebrizzi.com</a><br />
<strong>Per saperne di più</strong>: <a href="http://www.nonsoloanima.tv/index.php?controller=author&amp;author_id=289">www.nonsoloanima.tv/salvatore-brizzi</a></p>
<p><a href="#seconda"><strong>Vai alla seconda parte dell&#8217;intervista</strong></a></p>
<p><strong>Buongiorno Salvatore. Per chi ancora non ti conosce, puoi presentarti? Di cosa ti occupi?</strong><br />
Mi occupo di risveglio della coscienza e la forma che mi piace di più è attraverso la parola, la letteratura, attraverso le conferenze.</p>
<p><strong>E come reagisce la gente a questo? Capisce di cosa si tratta?</strong><br />
Dal momento che le persone con cui noi abbiamo a che fare sono sempre un riflesso di noi, succede che una persona ti fa uno sguardo strano o addirittura contesta quello che tu dici e fai nella misura in cui c’è una parte di te che contesta quello che dici o fai e cerca di sabotarti dall’interno. Quello che succede a me di solito è che le persone accolgono pienamente quello che faccio e dico. Con il tempo ci si abitua comunque a parlare solo ad un certo tipo di persone e ci si abitua a parlare in considerazione esterna, cioè tenendo conto di chi si ha di fronte, di quanto in là si può spingersi e dei termini da utilizzare per essere chiari.</p>
<p><strong>Dici di occuparti di alchimia contemporanea, transformativa. A cosa ti riferisci? All’alchimista medievale con la barba e l’alambicco?</strong><br />
L’alchimia è un percorso di trasformazione interiore della coscienza che porta a risvegliarla, visto è addormentata all’interno dei corpi, fisico, emotivo e mentale. Il mio lavoro è riuscire a facilitare questo processo nelle persone che consiste nel guardare “da fuori” i propri corpi e cominciare a disidentificarsi dalla parte materiale.</p>
<p><strong>E questo percorso è lungo, difficile? </strong><br />
Lungo varia da persona a persona. Difficile sicuramente per definizione, perché la cosa con cui noi siamo più identificati è sicuramente la mente. Riuscire a separare noi stessi dalla nostra mente, dai pensieri che abbiamo in testa, è la cosa più difficile.</p>
<p><strong>Credi che al giorno d’oggi sia più difficile che in altri periodi della storia?</strong><br />
Anche qui dipende dalla persona. In linea generale è più difficile perché c’è una cappa di addormentamento intorno alla Terra molto più pesante che in passato e c’è un tentativo reale di mantenere le persone addormentate. In una società tradizionale del passato si insegnava ai bambini come disidentificarsi dalla materia, era una cosa che faceva parte dell’educazione, e tutti gli ambiti della società, dall’economia, all’educazione, all’arte, diventavano vie per arrivare al risveglio delle persone. Quella attuale non è una società tradizionale perché siamo nell’ultima fase di un percorso, di un ciclo storico, e questa è la fase più pesante. Allo stesso tempo però è più facile, perché la vibrazione dell’intero pianeta si sta alzando e chi comincia a fare un lavoro su di sé sarà aiutato da questo processo. Per cui è più facile infognarsi nella materia e nei concetti mentali ma allo stesso tempo è più facile uscirne se si inizia. C’è poi più di una generazione di persone giovani per le quali è molto più facile perché istintivamente sentono già dentro questi argomenti. Solitamente nella loro vita si sveglia qualcosa e iniziano ad attivarsi, questa fase viene proprio chiamata “Attivazione”. Nella fase iniziale quello che succede è che si comincia ad incamerare un sacco di informazioni che poi vengono elaborate ed assimilate. Qualcuno è più veloce, qualcuno più lento, ma comunque avviene sempre e normalmente nelle nuove generazioni questa elaborazione è più veloce; nel momento in cui escono da un paio di meccanismi della mente si svegliano velocemente.</p>
<p><strong>Come sei arrivato a questo? Quale è stato il tuo percorso di risveglio?</strong><br />
La fase più importante è stata una fase di depressione in cui non trovavo un significato alla vita, a quello che stavo facendo. Ho fatto vari lavori ma nessuno mi dava la soddisfazione interiore di star facendo qualcosa di utile. Questo mi ha portato ad un periodo di depressione molto forte dal quale sono uscito attraverso questo percorso di risveglio. Ad un certo punto mi sono accorto che dovevo fare qualcosa oppure sarei impazzito. Quando ho toccato il fondo ho iniziato a risalire, è una cosa tipica che succede a molti.</p>
<p><strong>E hai avuto qualche insegnante, maestro, che ti hanno seguito in questo percorso?</strong><br />
Vari personaggi che in vari periodi mi hanno aiutato. Mai uno unico che mi abbia seguito costantemente.</p>
<p><strong>In molti tuoi discorsi e scritti, tratti in modo molto naturale di magia. Che cosa intendi? Dobbiamo pensare alle magie di Harry Potter?</strong><br />
C’è una parte della magia che è quella dei film, quella in cui acquisisci dei poteri. Poi c’è la magia evocatoria che ti serve per richiamare entità che si trovano su altri piani e utilizzare quelle entità, o entrarne in sintonia. E poi c’è il percorso magico-alchemico, io lo chiamo così perché le due cose sono unite, ed è un percorso che ti porta ad una crescita della coscienza interiore.</p>
<p><strong>Ma secondo te quindi c’è qualcosa di vero nei film che vediamo o nell’immaginario che la gente ha abitualmente della magia?</strong><br />
Sì, nella magia dove si parla dell’acquisizione di poteri c’è della verità, è possibile acquisire dei poteri anche senza aver fatto un particolare percorso su di sé. Quest’ultima è la parte più pericolosa della magia perché senza una crescita interiore si diventa “maghi neri”. Non c’è una crescita della coscienza ma c’è semplicemente un’acquisizioni di poteri attraverso delle tecniche, con cui puoi imparare a fare delle cose: viaggiare in astrale, influenzare gli altri, spostare oggetti con la mente, ecc. Ci sono anche ragazzini che lo fanno. Ci sono persone che sanno levitare, un esempio che ho visto io personalmente. E’ solo una questione di tecnica, apertura di certi centri del corpo, e purtroppo non è sempre abbinata ad una crescita interiore dell’individuo.</p>
<p><strong>Tu dici di seguire la corrente esoterica del Cristianesimo. In che cosa è differente dal Cristianesimo a cui siamo tutti abituati?</strong><br />
Nel Cristianesimo a cui sono abituate le persone, che ha comunque un senso visto che è un Cristianesimo costruito per le masse, si raggiunge Dio attraverso la devozione. Cioè si cerca di entrare in sintonia con la propria parte spirituale andando in un luogo preposto: la chiesa; almeno così accadeva una volta nelle chiese costruite in un certo modo e con un sacerdote con una certa capacità interiore, con la musica, con i colori e l’atmosfera, si veniva portati ad un’elevazione dello spirito. Il Cristianesimo normale è costruito per le masse che non possono fare un percorso di risveglio individuale, interiore. Quindi si possono raggiungere dei risultati anche in quel modo, attraverso questo genere di devozione si evolve comunque, ed è il tipo di evoluzione a cui possono arrivare la maggior parte delle persone. Per quanto riguarda l’esoterismo del Cristianesimo, come di tutte le altre religioni, è un percorso invece più individuale che si fa con se stessi. Il tuo rapporto con Dio in un certo modo diventa diretto e non ti serve più la mediazione del sacerdote o del luogo di culto, ma tu stesso diventi un tempio. Nell’esoterismo si ottiene questo, un contatto diretto.</p>
<p><strong>E i testi di studio sono gli stessi?</strong><br />
Volendo sì, perché per esempio il Vangelo è qualcosa che può essere interpretato per le masse, quindi ti dice semplicemente come comportarti, cosa fare, essere buono, non peccare, non rubare, non desiderare la donna d’altri e così via. E questo serve ad un certo stadio evolutivo, perché altrimenti le persone si ammazzano tra di loro. Se le persone rispettassero semplicemente in vangelo, il Cristianesimo come le altre religioni, da un punto di vista anche solo letterale, il mondo sarebbe diverso. Il problema è che non lo rispettano neanche in questa lettura più semplice. Nel Cristianesimo costruito per le masse, non è necessario che le masse capiscano, è semplicemente necessario che seguano quello che viene detto. Quindi “Non Uccidere” e basta, non ti devi neanche chiedere il perché. Basterebbe questo insomma, ma non viene fatto. Nell’esoterismo tu invece arrivi a comprendere interiormente che è impossibile uccidere, cioè diventa per te impossibile farlo.</p>
<p><strong>Ed è un percorso che si può fare autonomamente quello esoterico? Per esempio l’interpretazione del Vangelo?</strong><br />
No, in questo periodo no. O qualcuno ti spiega cosa cavolo diceva Gesù oppure praticamente non c’è speranza di farcela, perché diventa semplicemente un tipo che andava in giro insegnando principi morali. C’è bisogno di qualcuno che ti permetta di fare contemporaneamente un certo percorso interiore e il fatto cominciare a farlo ti permette di leggere certe frasi in un certo modo. E’ una conseguenza del fatto che si sta lavorando all’interno. Per questo all’inizio è inutile leggere il vangelo, perché ancora non si hanno gli strumenti per interpretarlo. Quando però si comincia a fare un lavoro su di sé, certe frasi del libro automaticamente ti aprono il cuore, ti mettono in contatto con dei piani superiori.</p>
<p><strong>Se una persona dovesse intraprenderlo da solo questo percorso, ci sono dei libri, degli scritti che consiglieresti?</strong><br />
Sul mio sito (<a title="Primo Raggio" href="http://www.primoraggio.it" target="_blank">www.primoraggio.it</a>) c’è una pagina di libri consigliati per svariati argomenti, tra cui appunto quello del Cristianesimo Esoterico, che aiutano l’interpretazione del Vangelo. Poi per altre tradizioni religiose c’è la Cabala, libri sull’Induismo Esoterico&#8230;</p>
<p><strong>In seguito ad alcuni tuoi articoli sul tuo blog alcune persone ti hanno accusato di blasfemia e istigazione alla violenza. Tu come ti difendi? E’ realmente necessario essere così diretti oppure è un tuo modo di essere provocatorio per stimolare la gente a reagire?</strong><br />
Innanzitutto non mi difendo. Non è per difesa che ho scritto quegli articoli sul blog ma perché mi piace spiegare meglio quando vedo che ci sono persone che hanno bisogno di capire meglio quello che dico. Se necessario farlo in modo così diretto?! Quello fa parte dello stile di ciascuno. Come scrittore e conferenziere ho un determinato stile perché ho una certa energia. Nello specifico io sono “Primo raggio”, un’energia di volontà e tendo a rompere le scatole, detto in parole povere. Tendo a provocare in tutti i modi e questo è un modo che a volte fa ritrarre le persone. Per esempio in riferimento al blog molte persone se ne sono andate proprio perché non hanno capito quello che ho detto, era per loro troppo diretto. Però fa parte dello stile di ciascuno, non è che ci sia un modo giusto o sbagliato per farlo. Anche il modo di chi parla solo di pace, amore e fantasia va bene.</p>
<p><strong>Queste cose di cui parli nel blog e nei tuoi libri, da dove ti arrivano? Dove le hai lette, conosciute, ascoltate?</strong><br />
Qui dobbiamo parlare dell’intuizione. Alcune cose non le ho lette, mi sono proprio arrivate perché ho capito da solo che erano così. Altre cose le ho lette e quando leggi un libro, quando ascolti qualcuno, l’intuizione ti permette di capire se quella persona sta dicendo qualcosa di esatto oppure no. Non è la mente, ma l’intuizione, che è su un piano più alto. L’intuizione arriva dal cuore, dall’anima, è quello che veniva chiamato “intelletto d’amore”. Cuore e intelletto sono due cose molto collegate. Le persone credono che la mente sia l’intelligenza e il cuore sia qualcosa che riguarda le emozioni, ma non è così. Nel cuore c’è anche l’intuizione che ci permette di capire se qualcosa che stai leggendo è vero oppure no, se quella persona è il caso di seguirla oppure no. Cioè se ti risuona all’interno a livello di anima e non di mente. Quindi operando in questo modo riesco a capire se una persona sta dicendo qualcosa di esatto o invece in quale punto del libro ha preso la tangente. Per esempio di David Eike, un autore che va per la maggiore di questi tempi perché parla di alieni, certe cose sono esatte, certe cose sono degli abbagli che ha preso. E questo accade di solito in tutti gli autori. Se tu sei dal punto di vista dell’anima intuitivo, centrato, sai quale parte è da scartare e quale parte fa riferimento ad una realtà, in modo da non prendere tutto come oro colato. Il problema è che oggi le persone ragionano dal punto di vista mentale e un trucco della mente è proprio questo: leggi un qualcosa, ti risuona, e da quel momento tutto quello che dice quella persona lo ritieni esatto.</p>
<p><strong>Dici sempre che non esiste un mondo oggettivo ma ognuno si crea la propria realtà. Questo stona moltissimo con le basi da cui partono gli scienziati nell’osservazione della realtà. Come spieghi questa cosa? Come vedi la scienza?</strong><br />
Bisogna fare un distinzione tra gli scienziati: ci sono i geni della scienza e gli operai della scienza. Questi ultimi sono dei minorati psichici che fanno il loro lavoro da operai, hanno letto qualcosa all’università, fanno studi su commissione e si occupano semplicemente di analizzare provette. Questi ovviamente, che sono anche quelli che scrivono i libri di testo per le scuole, l’università, i licei, non sono aggiornati per niente. Non hanno idea di cosa si è scoperto in questi ultimi anni. I geni della scienza, da Heisenberg ad Einstein ed altri che ci sono anche oggi come Steven Hacking, per citare il più famoso, sanno bene e hanno confermato il fatto che noi ci creiamo la nostra realtà. Questo è qualcosa che sapevano già i filosofi, al tempo della Grecia, e che sanno anche gli scienziati, come Fritjof Capra per esempio, che è anche un bravo divulgatore. Quindi bisogna distinguere; c’è una scienza che può essere molto utile visto che stanno arrivando a delle conclusioni sulla creazione della realtà. Poi ce n’è un’altra che è fatta dagli operai della scienza, quindi non è neanche da tenere in conto. Se uno vuole veramente scoprire dove siamo arrivati nelle scoperte scientifiche deve informarsi da solo perché all’università si studia quello che è stato scoperto negli anni ’50, non quello scoperto nel 2005-2006.</p>
<p><strong>E tu pensi che nei prossimi anni, le scoperte attuali saranno di dominio pubblico e facilmente comprensibili da tutti?</strong><br />
Ci può essere un inganno. Per esempio potrei capire come è fatto l’universo, cioè che tutto è Uno come tanti scienziati stanno iniziando a dire, che la realtà è un tutto con alla base un substrato unico di cui tutti quanti facciamo parte. Questo intenderlo a livello mentale per adesso è comprensibile da una certa fetta dell’umanità; per la maggior parte della gente invece non è così, vista anche la difficoltà di accesso ad una qualsiasi istruzioni per buona parte dell’umanità. Quindi una parte lo sta capendo a livello mentale, pochissimo invece lo stanno effettivamente mettendo in pratica. Bisogna distinguere queste tre fasce. Non cadere nell’inganno che una volta che mi hanno spiegato che tutto è Uno, io penso di aver compreso l’universo, perché non è vero. Quando io Sento che tutto Uno e Vivo in questo modo, ho compreso l’universo e so di cosa sto parlando. La maggior parte di questi scienziati, anche quelli geniali, non si sono ancora risvegliati e non sono in grado di parlarne con la giusta vibrazione necessaria a far passare le proprio idee sull’universo, per esempio. Se sei fermo ad una comprensione a livello mentale su un qualcosa, riuscirai a farlo comprendere solo a quel livello.<br />
In secondo luogo, se qualcuno scoprisse a livello scientifico l’esistenza dell’anima, potrebbe rivelarsi persino un danno. Una volta che so che c’è l’anima perché qualcuno te lo dice e te lo prova, allora tu semplicemente ci credi, come succedeva con le parole della Chiesa nel Medioevo. Se domani in televisione uno scienziato arrivasse a provare l’esistenza dell’anima, la gente inizierebbe a dire “Che bello! Così anche quando morirò, resterò comunque in vita”. No, proprio per niente! Se tu sai solo a livello mentale che esiste l’anima, la mente comunque muore e tu non te ne fai niente del fatto che l’anima ci sia. Bisogna sempre distinguere tra comprende a livello mentale, in un laboratorio, con formule matematiche, e l’aver realizzato personalmente quel qualcosa. L’esoterismo è più avanti della scienza perché ti porta a realizzare qualcosa, si sostiene da sé, non avrebbe bisogno della scienza. In questo periodo la scienza si sta avvicinando sempre di più a cose che venivano detto 3000-5000 anni fa’. Ma non è necessario. Quando io ho cominciato c’era pochissimo, quasi niente. Ci si svegliava anche centinaia di anni fa’.</p>
<p><a name="seconda"></a></p>
<p><strong>Il tuo ultimo libro è stato “La sconfitta di Cronos”. In che senso si può e si deve sconfiggere Cronos, il Tempo?</strong><br />
Lo si deve sconfiggere all’interno. Come spiego nel libro, la mente si trova nel tempo e la mente vive di tempo. Quando tu sei fermo in treno, oppure sei in macchina e guidi, la mente parte e costruisce immagini del futuro o ricordi del passato. Quindi è strutturata attraverso il tempo, è proprio fatta di tempo. Sconfiggere Cronos significa semplicemente andare oltre la mente. Entrare in uno stato, chiamato appunto stato di risveglio, in cui vedi la mente da fuori, è lì che sei l’Uno. In questo particolare stato vedi cosa combina la mente nella dualità, cosa fanno le emozioni nella dualità. Questo succede solo quando ne sei fuori e vivi in un eterno presente.</p>
<p><strong>Questo tuo ultimo libro è una raccolta di conferenze ed insegnamenti ad una cerchia molto ristretta di persone. Come mai adesso hai scelto di pubblicarlo e di parlare ad un pubblico molto più vasto?</strong><br />
Innanzitutto ho precisato nel libro che non è rivolto a tutti. Per poterlo comprendere a fondo devi essere già una persona in cammino verso il risveglio, devi aver già fatto un lavoro sul giudizio, sulla capacità di discernere. Non è quindi un libro così divulgativo, per la massa, ma qualcosa che rimarrà comunque all’interno di una cerchia ristretta. Detto questo: “O la va, o la spacca”, perché non c’è davvero più tempo. Questo è il periodo in cui bisogna dire tutto in tutti i modi possibili per svegliare le persone. E’ come se stesse passando un treno, o lo prendi o lo perdi.</p>
<p><strong>Quindi sei contrario a quei gruppi “esoterici”, come la massoneria, che tendono a mantenere segreti i propri insegnamenti e studi?</strong><br />
Sì, sicuramente. Da un certo punto di vista, sto distruggendo l’esoterismo. Tutto quello che si può dare, adesso bisogna darlo. C’è scritto anche nel Vangelo: “Tutto ciò che era nascosto, verrà rivelato.” Nel bene e nel male ovviamente. Ci sono in giro anche libri sulla magia nera che una volta non erano neanche pensabili, sono ritornati addirittura dal Medioevo dopo essere rimasti occultati per secoli.</p>
<p><strong>Nel tuo blog e nelle tue conferenze hai parlato spesso del Papa attuale, difendendolo come l’ultimo baluardo prima della scomparsa della tradizione. Questo non entra in contraddizione con ciò di cui parli abitualmente che certo non si può dire essere tradizionale</strong>?<br />
Diciamo che i miei insegnamenti fanno sempre riferimento alla tradizione, dove per tradizione intendo semplicemente la capacità di risvegliarsi, la capacità di distinguere tra lo stato spazio-temporale e ciò che ne è al di fuori. Questo Papa conosce molti riti ed usanze che appartengono alla tradizione: per esempio ritornerebbe alla messa in latino, una tradizione molto importante perché la vibrazione energetica del latino è molto diversa da quella delle nostre lingue moderne. Anche se la messa è destinata alle masse, se viene recitata in un certo modo ha più effetto. Il fatto che ad un certo punto il sacerdote si sia rivolto alle persone è segno di un determinato cambiamento storico che doveva avvenire, ma nella vera tradizione il prete rivolge il viso alla croce, verso l’alto, perché fa da tramite tra le persone e Dio. Molte usanze che sono state cambiate non hanno fatto bene. Dal punto di vista della personalità è giusto che il sacerdote si sia avvicinato di più alla gente ma così facendo ha persa molta energia e capacità di veicolare lo spirito. Tutte queste piccole cose e molte altre il Papa le sa bene, fanno parte della tradizione e dovrebbero tornare, come penso succederà nei culti del futuro, soprattutto quelli rivolti alle masse. Poi per esempio il Papa attuale distingue bene tra relativismo e verità assoluta. Oggi siamo nell’epoca del relativismo. Questo vuol dire che ognuno di noi può esprimere la sua opinione e le sue parole saranno considerate uguali a quelle di chiunque altro, perché siamo in democrazia. E’ come se fossimo tutti dei numeri e credere o no in Dio diventa una questione personale. Il Papa dice “No, questo è solo relativismo di questo periodo storico, la verità è una”. Che ci sia un piano superiore a cui si può arrivare, che è quello che noi chiamiamo Dio, quella è una verità. Se il primo scienziato di turno se ne esce dicendo il contrario non diventa vero solo perché la maggior parte della gente ci crede. Il Papa si schiera giustamente contro il relativismo perché ti fa perdere il filo conduttore della vita; hai la sensazione che le persone nascano, vivano e muoiano a caso.</p>
<p><strong>Restando sempre sul tema “Chiesa”, cosa pensi riguardo alle ultime vicende più o meno scandalistiche che l’hanno interessata? Pensi che la Chiesa come istituzione sia destinata a scomparire?</strong><br />
La Chiesa come istituzione sì, è destinata a scomparire. Ci sono già molti segni a conferma e si sta facendo di tutto perché accada. Questo è il risultato di tutto ciò che la Chiesa ha fatto e si è attirata contro in questi secoli, ha deviato e per questo verrà distrutta. Così come succede a tutte le culture, a tutte le società come la nostra, quando non sono più tradizionali. E’ successo agli Indiani d’America, ai Maya, a tutte le numerosissime culture del passato. Nel momento in cui devi, sparisci perché arriva qualcuno che ti distrugge o perché sei tu stesso a distruggerti dall’interno. La stessa cosa succederà quindi anche alla chiesa anche se è interessante vedere come ci sia un tentativo ben preciso di denigrare sia il Papa che la Chiesa in generale, facendo emergere tutto lo sporco all’interno, che sicuramente c’è ma occupa le prime pagine dei giornali in modo preoccupante. Viene enfatizzato proprio perché la si vuole distruggere, buttando via in questo modo il bambino con l’acqua sporca, rendendo obsoleti e sbagliati gli insegnamenti del Vangelo. Quello che purtroppo sta succedendo con la maggior parte dei giovani, è che quando parli di Gesù, loro ti rispondo: “La Chiesa, tutti pedofili”.<br />
Queste due cose vengono volutamente accostante e nella mente delle persone giovani succede automaticamente. Nel mio blog ho avuto spesso casi in cui, parlando di Gesù, molte persone mi rispondevano citando prove che dimostrano che Gesù no è mai esistito. Anche qui vale l’intuizione. Io so che è esistito, è una cosa che una persona può sentire al di là del fatto che possa essere dimostrato o meno. Il problema è che si sta cercando di far sparire tutto questo in funzione della nascita di un culto neo-pagano.</p>
<p><strong>E quale sarebbe questo culto neo-pagano? Potresti essere più preciso?</strong><br />
E’ una nuova New-Age, con la quale io non sono molto d’accordo. All’interno della New-Age ci sono pur alcune cose positive ma si vede bene quanto sia una cosa direttamente guidata dall’alto, in modo che vada a sostituire le grandi religioni ufficiali. Questo nuovo fenomeno sta dando molto spazio a culti fatti in casa, più pagani che religiosi, cercando di annullare quelli che erano gli insegnamenti di Gesù, per esempio. Assisteremo a dei culti in cui ognuno fa il “fai da te” in casa.</p>
<p><strong>E questo perché dovrebbe succedere? Perché le persone sentono il bisogno di qualcos’altro?</strong><br />
Sì, le persone giustamente sentono il bisogno di avere qualcos’altro, però non riescono a capire che anche seguendo per esempio la religione ebraica, nel suo lato più esoterico, potrebbero trovare una via per il risveglio. Seguono la religione cristiana nel suo lato esoterico, troverebbero un’altra via per il risveglio. Già nelle religioni tradizionali c’è un percorso per la rinascita. Questo però non c’è nessuno che glielo spiega. Quello che fa questa New-Age è buttare via tutto ciò che è antico e ripartire da capo, partendo dalla scienza. Ne uscirà qualcosa che sarà basato sulle tecniche, per esempio un culto fondato sulle cerimonie, sulla meditazione, e così via. Probabilmente ci sarà una religione unica dove ognuno farà meditazione e reciterà mantra, credendo erroneamente di star risvegliandosi. Da una parte sembra qualcosa di positivo che spariscano le religioni ufficiali, ma se tu non ben chiaro cosa che è successo in passato, vedendo quello che succederà non ti accorgerai che è solo una trappola che ha cambiato forma. Per esempio il nazismo voleva fare la stessa cosa: eliminare il Cristianesimo per introdurre un culto neo-pagano. Non ci è riuscito il nazismo, ci riuscirà la New-Age.</p>
<p><strong>Perché dici questo? Pensi sia più forte?</strong><br />
Sì è decisamente più forte perché è più subdola. La New-Age parla di amore! Avrà maestri che parleranno di amore, che guariranno le persone&#8230;</p>
<p><strong>Cambiando discorso: qual’è l’età media del pubblico che ti segue?</strong><br />
Sta decisamente cambiando. Prima era più alta, sopra i quarant’anni, ma in questi pochissimi anni è scesa molto, ci sono anche giovanissimi ora.</p>
<p><strong>E come vedi i giovani al giorno d’oggi? Sei ottimista?</strong><br />
Sì certo, se non si fanno fregare dalle cose dette prima. Perché vedo tanti giovani al giorno d’oggi che sono infognati nelle tecniche, in nuovi culti e credenze. Hanno tecniche per aprire il terzo occhio, tecniche per viaggiare in astrale, tecniche per collegarsi con le energie. Pochissimi, quasi nessuno, che si impegna per un reale risveglio, per aumentare la presenza durante la giornata. C’è quindi il rischio di intrappolare tutti questi giovani che sono di per sé già molto portati per queste cose, che sentono lo slancio verso l’alto, che hanno un rifiuto verso le religioni ufficiali. C’è il rischio che vengano ingannati.</p>
<p><strong>E cosa pensi invece dell’Italia? Come la vedi dal tuo punto di vista?</strong><br />
Secondo me siamo ad un bivio. Tra l’altro in alcuni insegnamenti esoterici, si dice che l’Italia dovrebbe essere quella che traccia la via in questo periodo. Non so perché, ma pare sia quella in cui si giocheranno delle battaglie importanti dal punto di vista delle idee. Pensa! Proprio l’Italia! Quello che sta succedendo sicuramente è che sta arrivando una spaccatura politica perché c’è troppa rabbia, non si riesce più a fare la vera politica. C’è semplicemente una parte che aggredisce l’altra. A mio avviso questo potrebbe trasformarsi in una guerra civile per poi sfociare in una dittatura, tornando quindi un po’ indietro, oppure potremmo arrivare ad un vero e proprio risveglio, cosa che vedo assai improbabile. E’ come se fossimo però all’ultimo punto prima di una biforcazione.</p>
<p><strong>Una cosa di cui molti restano stupiti di te è che parli in modo positivo della figura di Berlusconi. Come mai ti piace e lo definisci una persona centrata? Molti direbbero che sei di “destra”.</strong><br />
Innanzitutto la divisione sinistra-destra è vecchia ormai, bisogna stare al di sopra per lavorare su di sé. Alla politica si può pensare dopo, quando uno si sveglia. E non solo per farsi eleggere ma anche per andare a votare, uno dovrebbe prima risvegliarsi. Per quanto riguarda la figura di Berlusconi, io non lo voto, però guardo le persone, cerco di vedere che tipo di qualità hanno e penso che lui ne sia pieno. Per fare ciò che fa lui è necessario essere centrati, e questo non bisogna intenderlo in modo moralistico, non vuol dire essere buoni, buttare soldi dalla finestra al popolo o cose simili. Lui secondo me fa bene il suo lavoro. Farà sicuramente anche i suoi interessi ma se non si hanno problemi riguardo all’autorità, riguardo al denaro, non ci si trova niente di male in Berlusconi, nel fatto che lui faccia anche i suoi interessi e guadagni tanti soldi. Semplicemente è il più centrato tra tutti i politici che ci sono attualmente in giro; forse salverei Soru, che mi sembra uno abbastanza centrato. E’ interessante vedere come due centrati combattano tra loro: quando uno è “dall’altra parte” un’anima elevata e venendo quaggiù si scontri con un’altra anima elevata semplicemente perché a livello mentale ha idee opposte. Per questo dico che è importante uscire dal piano mentale; solo in questo modo si può riconosce un altro che sta lavorando per il bene dell’Italia, aldilà delle idee politiche. Secondo me Berlusconi è il personaggio migliore in questo momento per l’Italia; prima o poi lo faranno fuori in qualche modo, un po’ come per il Papa, ma se non ci fosse lui l’Italia sarebbe rovinata da tempo perché non ci sarebbe nessun altro a tenerla insieme. Quando altri vanno al governo innanzitutto perdiamo credito a livello di politica estera, mentre lui è amico di tutti e riesce a mantenere contatti con tutti. Gli altri nostri politici non sarebbero in grado perché non hanno lo stesso carisma, la stessa capacità animica di farlo. Lui riesce addirittura a far andare d’accordo diverse nazioni tra di loro. Ha una capacità di agire in modo deciso e veloce come per esempio ha fatto con il terremoto. Poi ovviamente c’è sempre qualcuno che viene fuori e dice “Lo ha fatto  per i suoi interessi, perché ci ha guadagnato&#8230;”. Ci avrà guadagnato qualche sua azienda, non lo so, non mi interessa per niente, io guardo solo la qualità dell’essere umano. Se vedo che qualcuno ha delle qualità ed è nel posto giusto, mi piace perché sono oltre qualsiasi tipo di giudizio, non mi interessa se uno è di destra o sinistra, mi interessa vedere le qualità. Bisogna uscire dalla visione moralista. Tra l’altro Berlusconi è stato l’unico a dire apertamente che la crisi è un fatto psicologico e a venire subito attaccato dalla sinistra, che lo ha accusato di menefreghismo. E’ l’unico che lo ha detto e non poteva dire cosa più furba.</p>
<p><strong>Perché la crisi è un fatto psicologico?</strong><br />
Perché la tua realtà sei tu a crearla. Non la televisione. Nella misura in cui la tua coscienza fa parte della coscienza di massa, come la coscienza dei topi in cui uno vale l’altro, allora quando c’è la crisi allora tu entri nella crisi, quando c’è un’epidemia tu ti becchi la malattia. Nella misura in cui tu sei sveglio, o hai almeno iniziato a risvegliarti, non ragioni più con la coscienza di massa e inizia a crearti la tua realtà. Quindi il tuo negozio andrà bene anche quando c’è la crisi. La tua attività potrà prosperare quando invece gli altri chiudono bottega perché credono alla televisione. Quindi Berlusconi che è un imprenditore in gamba ha detto subito questo agli altri imprenditori, qualcuno l’avrà capito, qualcuno no, ma è comunque importante dirlo. Non esiste una crisi esterna perché arriva personalmente a te quando c’è qualcosa che non va nel tuo essere, nel momento in cui stai sbagliando qualcosa tu. Non guadagni, non hai successo perché c’è qualcosa da mettere a posto dentro, non perché c’è la crisi o un periodo di prosperità all’esterno. Altrimenti siamo sempre degli idolatri del mondo esterno. Questo Berlusconi lo sa perché la sua vita se l’è costruita letteralmente come ha voluto. Per questo ha fatto questo discorso agli imprenditori e se questi non recepiscono, siamo fottuti.</p>
<p><strong>Tu ti definiresti un eretico?</strong><br />
Beh sì, sotto vari aspetti. Sono eretico rispetto al pensiero dominante. Sono eretico rispetto al pensiero che sta emergendo, quello della New-Age, della quale non approvo l’amore per le tecniche invece che per il vero lavoro di risveglio. Sono eretico riguardo alle religioni perché secondo me è arrivato il momento di cambiare e dedicarsi all’esoterismo che c’è all’interno. Penso che sarò un eretico anche quando cambierà tutto a livello sociale. In un mondo di amore e pace sarò l’unico a fare l’incazzato, perché servirà quello.</p>
<p><strong>Ultima domanda: hai qualche progetto per il futuro? Qualche lavoro? Qualche anticipazione che ci puoi dare?</strong><br />
Io ho un progetto a lungo termine che è quello di creare una scuola dove si insegni ai ragazzi, possibilmente anche ai bambini, questi nuovi concetti; per esempio che la realtà è interamente creata da te, che la realtà è uno specchio, che è possibile andare oltre la mente, oltre le emozioni. E’ però un progetto a lunga scadenza perché per adesso non vedo le possibilità sociali, c’è un periodo di caos così grosso! Per essere più precisi, la mia intenzione è quella di creare una vera scuola ufficiale. Una scuola di esoterismo la si può creare in qualsiasi momento, è al di fuori del sistema e non darebbe fastidio, invece io voglio creare qualcosa che sia all’interno del sistema. Frequentando questa scuola ti prederesti il diploma per poi andare all’università. Anche se sarebbe una scuola in cui si parla di alchimia, di terapie&#8230;per questo è un progetto così a lungo termine. A livello economico i soldi arriveranno quando sarà il momento giusto!</p>
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		<title>Intervista completa a Daniele Biacchessi &#8220;Il Paese della vergogna&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 07:30:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Bortot</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Giornalista, autore di numerosi libri d’inchiesta e vice-caporedattore per Radio 24-Il Sole 24ore. Daniele Biacchessi è da sempre impegnato a non far dimenticare la storia del nostro paese e per farlo attualmente sta girando tutta l&#8217;Italia con lo spettacolo &#8220;Il Paese della vergogna&#8221; ed è proprio a Sernaglia della battaglia, un piccolo comune in provincia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2958" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/04/intervista-a-daniele-biacchessi-il-paese-della-vergogna-prima-parte/biachessi/"><img class="alignleft size-full wp-image-2958" title="biachessi" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/04/biachessi-e1272215603936.jpg" alt="" width="200" height="133" /></a>Giornalista, autore di numerosi libri d’inchiesta e vice-caporedattore per Radio 24-Il Sole 24ore. Daniele Biacchessi è da sempre impegnato a non far dimenticare la storia del nostro paese e per farlo attualmente sta girando tutta l&#8217;Italia con lo spettacolo &#8220;Il Paese della vergogna&#8221; ed è proprio a Sernaglia della battaglia, un piccolo comune in provincia di Treviso che l&#8217;abbiamo incontrato alla fine dello spettacolo. Gli abbiamo chiesto un’intervista di pochi minuti e invece ci ha concesso un&#8217;appassionante chiacchierata sui temi a lui più cari, la storia e la memoria.</p>
<p><a href="#seconda"><strong>Vai alla seconda parte dell&#8217;intervista</strong></a></p>
<p><strong>Come mai ha deciso di fare questo spettacolo? </strong><br />
“Il Paese della vergogna” è uno spettacolo anomalo, che parte da lontano e che nasce dall&#8217;esigenza di mettere su carta quello che avevo scritto per il teatro civile, storie italiane, quattro spettacoli che hanno girato l&#8217;Italia. Uno di questi &#8220;La storia della memoria&#8221; nacque nel 2004 quando l&#8217;ARCI mi chiese di andare a Cuba con loro. Mi dissero: &#8220;Noi portiamo alle case della cultura, non al regime cubano, 220.000 euro di solidarietà, che significano computer ecc&#8230; però sembriamo come gli americani che dopo il &#8216;45 a Napoli davano i cioccolatini&#8221; e quindi mi chiesero &#8220;Daniele tu che scrivi non hai un modo per poter raccontare la nostra storia italiana?&#8221;, e così nacque &#8220;La historia e la memoria&#8221;, in spagnolo. Ho cominciato a fare una decina di spettacoli per Cuba uno dei quali addirittura con l&#8217;orchestra di Tito Puente. Quando sono tornato in Italia ho pensato di tradurlo e ridurlo e da li è nata &#8220;La storia della memoria&#8221;, ed è nato anche il fatto che ho cominciato a raccontare queste cose in teatro. Quindi &#8220;Il Paese della vergogna” in realtà raccoglie tutta l&#8217;esperienza di quei tre anni dal 2004 al 2007: un migliaio di repliche in giro per l&#8217;Italia con varie collaborazioni, sempre lavorando con la musica e le immagini e in alcuni casi anche con i suoni d&#8217;archivio, come lo scoppio della bomba di Brescia, o come per esempio la voce di Peppino Impastato durante lo spettacolo a Cinisi. Questi spettacoli non sono mai completi,  “Il Paese della vergogna” con più di 450 repliche lo si potrebbe considerare finito e invece no perché ogni sera è diverso, ci sono atmosfere particolari, c&#8217;è gente diversa, c&#8217;è uno spirito diverso, luoghi diversi.<br />
<strong><br />
Sappiamo che a San Donà di Piave ha avuto dei problemi a mettere in scena il suo spettacolo, alla fine gliel&#8217;hanno fatto fare?</strong><br />
No, alla fine l&#8217;ho fatto in un paese vicino. Lo spettacolo era stato organizzato dall&#8217;anpi di San Donà, ma il comune ha preso la decisione di bloccarlo senza mai motivarla pubblicamente. Io lavoro con tutte le amministrazioni e quindi penso che non sia stata una questione politica, ma una questione di uomini, di persone, di sensibilità. Stasera sono qui a Sernaglia della battaglia con una giunta dello stesso colore politico di quella di San Donà (Lega Nord). Perché dunque stasera sì e a San Donà no? Per una questione di persone. Per me sarebbe più semplice dire che è stata una censura politica piuttosto che una questione di uomini; una questione di uomini è più grave, è una vergogna.</p>
<p>Non so dirvi quante repliche ho fatto dei miei spettacoli, ne ho scritti 16, ho lavorato con i più grandi musicisti italiani e sono andato in Francia, in Gran Bretagna e in America a fare spettacoli. Se la gente non apprezza quello che faccio sono problemi loro, io continuo. Sono tornato in Italia e alla fine vinco sempre io perché mi sono fatto carico del peso della storia e della memoria; quelli che dicono che sono cose vecchie, non sanno cosa dicono. Ad esempio la storia dell&#8217;avvocato Ambrosoli è una storia di oggi, perché ancora adesso può capitare che all&#8217;interno di una banca ci siano infiltrazioni mafiose; anche oggi, nel 2010. Quindi una figura come quella di Ambrosoli è una figura sempre moderna, non è di destra o di sinistra. I vecchi e i bambini di Marzabotto non sono di destra o di sinistra, sono storie che dovrebbero appartenere a un Paese.</p>
<p>Quelli che cercano di cambiare la storia o di dimenticare sono fascisti, nel senso politico del termine, eredi della politica di Salò. Non fanno i conti con la storia d&#8217;Italia, grazie anche a persone di sinistra che hanno creato un equivoco sulla vicenda. Quando racconti l&#8217;orrore dei partigiani prima devi parlare dei libri bruciati in piazza, delle migliaia di oppositori portati al confino, ecc&#8230; i partigiani stavano dalla parte della democrazia.</p>
<p><strong>Ma quindi oggi chi sono i fascisti?</strong><br />
Il fascismo ha avuto delle trasformazioni, si manifesta tutte le volte che si nega la storia, che si negano i fatti, i giorni, gli orari, quando si costruisce un&#8217;altra storia che non esiste, quando si impedisce a qualcuno di potersi esprimere, quando viene negata la libertà di espressione.<br />
<strong><br />
Proprio ieri Silvio Berlusconi ha dichiarato che libri come &#8220;Gomorra&#8221; sponsorizzano la mafia. Lei che ne pensa di questo?</strong><br />
Quando uno scrittore è costretto a girare con la scorta c&#8217;è odore di fascismo.<br />
Comunque a me non interessa Berlusconi, è un argomento che mi annoia abbastanza, tendo ad addormentarmi, per me non esiste. Alcuni oggi pensano che il problema sia Berlusconi, lo vedono come un burattinaio. In realtà, secondo me, anche lui è un burattino una delle ultime ruote del carro di un sistema più complesso e anche lui andrà a casa come tutti gli uomini. Sicuramente c&#8217;è qualcuno che lo ama, non c&#8217;è dubbio, infatti tre o quattro cose che ha fatto vanno nella direzione del piano di rinascita democratica di Licio Gelli. Tuttavia neanche lui era un burattinaio, non c&#8217;è un burattinaio, c&#8217;è un sistema di potere che esiste, è esistito ed esisterà sempre, un coacervo di interessi politici ed economici che ad un certo punto decidono che sei tu piuttosto che un altro a governare la situazione perché tu garantirai meglio gli interessi del sistema stesso. Dopo la guerra fredda c&#8217;era bisogno che qualcuno si prendesse carico di questo tipo di progetto, altrimenti sarebbe fallito. Licio Gelli ha avuto un ruolo nel tentato colpo di stato Borghese, è fuggito in Uruguay, ha avuto contatti con il regime argentino di Pinochet e con dittatori sudamericani; qualcuno gli ha dato possibilità di avere questi contatti, non li li ha avuti per caso. E’ la commedia dell&#8217;arte, è mettere una maschera.</p>
<p><a name="seconda"></a></p>
<p><strong>E chi sono i comunisti di cui oggi tanto si parla?</strong><br />
Io da comunista ero contro l&#8217;unione sovietica e li ho bastonati in molti scritti per l&#8217;invasione di Praga. In Italia però, se eri di sinistra eri visto come un nemico dell&#8217;occidente e questo poteva avere un senso fino alla caduta del muro di Berlino, tuttavia questo marchio prosegue ancora oggi. Ma oggi dove sono i comunisti? Chi sono? Non si sa.<br />
Ieri sono andato alla COOP adriatica di Bologna e di fronte c&#8217;è un’ipercoop che è grande come mezzo veneto&#8230; comunisti&#8230; boh non lo so, secondo me sono degli ottimi capitalisti che hanno capito benissimo come va il mercato, e va bene così. Mi hanno regalato un cestello con i prodotti di “<a href="http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1" target="_self">Libera</a>”, provenienti dalle terre confiscate alla mafia. Sono contento che si possa entrare all&#8217;interno di un’ipercoop grande come mezzo veneto e che si possano trovare i prodotti di “<a href="http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1" target="_blank">Libera</a>”.</p>
<p><strong>Cosa dovrebbero fare la sinistra e il Partito Democratico?</strong><br />
Berlusconi in questi anni è riuscito ad imporre dei disvalori. La vera battaglia che la sinistra dovrebbe fare non è marciare sullo stesso linguaggio ma riaffermare quei valori che sono stati sanciti in una delle più belle costituzioni mai scritte e che sono stati sostituiti da veline and company. Adesso il lavoro che dovrebbe fare la sinistra lo sta facendo e continuerà a farlo Fini perché è una persona intelligente, che ha capito il vuoto che si è andato a creare. Il PD invece è in alto mare, Basti pensare che, persa Mantova, il coordinatore del partito ha detto: &#8220;No, non abbiamo perso abbiamo vinto a Cologno Monzese, Minturno&#8230; &#8221; della serie continuiamo così, facciamoci del male.</p>
<p><strong>Com’è possibile che la gente non si accorga di questi cambiamenti? Perché non ci si ricorda più neanche quello che è successo ieri?</strong><br />
Le tecniche di comunicazione di oggi, quelle che i politici usano, vengono dagli strateghi americani della comunicazione. Se io adesso ti dico che hai i capelli neri e te lo ripeto di continuo, tu ti convinci di avere i capelli neri. Se poi io comincio ad affermare un principio differente, per esempio che hai i capelli biondi e te lo ripeto ancora e ancora e ancora, alla fine crederai di avere i capelli biondi. Queste sono banalmente tecniche di vendita commerciale, devo vendere un prodotto: la politica. E’ proprio questo che ha introdotto Berlusconi, la politica come una mela, un prodotto. Affermare un concetto e martellarlo continuamente, come la Lega con la Padania, invento un nuovo prodotto che non esiste.</p>
<p>Quindi io dico: “Va bene, ho capito la tua tecnica, adesso la uso anch&#8217;io”; ed è proprio questo che facciamo io, Marco Paolini, Ascanio Celestini, Giulio Cavalli: riprendiamo dei concetti diversi e li ripetiamo, una volta a 100 persone di qua, un’altra a 2000 persone di là e così via. Un giorno un mio amico mi ha detto: &#8220;Daniele ma siamo sempre noi&#8221;. D’accordo, ma metti che ce n’è uno di nuovo! E’ un lavoro lungo e non abbiamo mezzi come la TV che genera grandi numeri, ma quando becchi la gente non te la perdi più.</p>
<p>In TV appari e scompari. Quando scrissi il mio primo libro &#8220;La fabbrica dei profumi&#8221; su Seveso ebbe un enorme successo. Avevo 37 anni e grazie a quel successo improvviso cominciarono a chiamarmi dappertutto: in TV, in radio. Ed io ci andavo. Poi una sera andai a Bologna e incontrai un mio vecchio amico e lui mi disse: &#8220;Ti vedo sempre in TV, mi hai rotto, tu non hai capito niente. Per avere successo tu non devi andare tutte le sere in TV a fare marchette. Il successo ce l&#8217;hai quando sì vai in TV a presentare il tuo libro, ma poi basta, scompari, sparisci. Devi essere a contatto con le persone&#8221;. Da quel giorno ho cominciato a metterci la faccia, ad incontrate fisicamente le persone. Questo va bene, incontro gente in tutta Italia, incontro persone diverse che non si conoscono tra loro ma che sono collegate da una linea di pensiero, che portano avanti una battaglia di civiltà, fanno resistenza culturale contro i disvalori. Come un bambino di Brescia che non può andare alla mensa perché la mamma non ha i soldi. Questo è un Paese indegno!</p>
<p><strong>Quindi il potere delle parole per cambiare le cose?</strong><br />
Nel 2007 è uscito un articolo su “La Stampa” in cui mi si definiva “Il cantastorie d&#8217;Italia”. Ma io credo che un Paese normale non dovrebbe affidare la propria storia ad un narratore. Io sono un giornalista e invece per far conoscere la storia italiana sono costretto a fare degli spettacoli teatrali. Perchè? Un Paese normale conosce Sant&#8217;Anna di Stazzema non glielo devo raccontare io; non se lo dimentica.<br />
In Italia c&#8217;è il falso storico. In Spagna è finito tutto dopo la dittatura, è un Paese riappacificato; chi doveva pagare ha pagato. Fine, si volta pagina. Tra poco è il 25 aprile e vedrete che succederà sui giornali. Ma di che cosa stiamo parlando? Sono cose di 65 anni fa? Ai fascisti è andata ancora bene e stanno ancora parlando. Ci sono partiti come Forza Nuova: partiti neofascisti illegali. Nella Costituzione c&#8217;è scritto: apologia di fascismo, no grazie. Da 2 a 6 anni di reclusione.</p>
<p><strong>Oltre allo spettacolo “Il Paese della vergogna” sta lavorando ad atri progetti?</strong><br />
Adesso sto lavorando al libro &#8220;teatro civile&#8221; che uscirà a settembre. E’ diviso in tante storie. E’ un manifesto di quello che noi facciamo partendo dai luoghi e dalle storie, c&#8217;è Vajont di Paolini, la fabbrica dei profumi il mio Seveso, le storie di Maghera di Paolini e Ascinio Celestini con radio clandestina. Affermare le parole e il potere della parola per non dimenticare.</p>
<p>Intervista a cura di <a href="http://www.ilgrimaldello.com/redazione/?uid=6" target="_blank">Elena Bortot</a> e <a href="http://www.ilgrimaldello.com/redazione/?uid=2" target="_blank">Marco Tessariol</a></p>
<p>Link: <a href="http://biacchessi.splinder.com/" target="_blank">Blog Daniele Biacchessi</a></p>
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		<title>Intervista in libreria</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 09:15:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri Ceschin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Leggere]]></category>
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		<category><![CDATA[Lovat]]></category>

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		<description><![CDATA[Ormai diventata un importante punto di riferimento per i lettori trevigiani, la libreria Lovat si sta facendo conoscere anche in altri territori, con l&#8217;apertura negli ultimi anni delle sedi di Padova e Trieste. Incontri con gli autori, laboratori per i più piccoli, conferenze e seminari sono solo alcune delle iniziative che le librerie Lovat propongono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2777" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/03/intervista-in-libreria-lovat/lovat/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2777" title="lovat" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/03/lovat-200x132.jpg" alt="" width="200" height="132" /></a>Ormai diventata un importante punto di riferimento per i lettori trevigiani, la libreria Lovat si sta facendo conoscere anche in altri territori, con l&#8217;apertura negli ultimi anni delle sedi di Padova e Trieste. Incontri con gli autori, laboratori per i più piccoli, conferenze e seminari sono solo alcune delle iniziative che le librerie Lovat propongono ad un pubblico che è sempre più numeroso e desideroso di nuove prospettive. La redazione ha incontrato Carlotta Borghi, responsabile di comunicazione e marketing delle librerie Lovat.</p>
<p><strong>Salve Carlotta. Ci puoi raccontare brevemente come è nata la libreria Lovat e come è cambiata nel tempo?</strong><br />
Buongiorno a tutti. La libreria Lovat nasce 30 anni fa grazie a mio suocero. Infatti tornato in Italia dalla Svizzera, iniziò a lavorare in alcune agenzie e librerie venete finché decise di aprire il Centro Servizi Biblioteche. L&#8217;idea era nuova perché si trattava di una libreria che forniva libri e servizi associati, come la schedatura e catalogazione, alle biblioteche. Pian piano lo spazio si ingrandisce spostandosi in varie costruzioni fino a quella attuale a Villorba, dove il centro apre al pubblico. Poi due anni fa i figli hanno preso in mano l’azienda, hanno ristrutturato e riorganizzato la sede di Villorba fino all’apertura del centro di Padova in giugno 2008 e Trieste nell&#8217;ottobre 2009. A dicembre dello scorso anno è nata anche Lovat vini e vinili, due prodotti che con i libri pensiamo si leghino molto bene.</p>
<p><strong>Come mai questa ristrutturazione? Perché avete deciso di espandervi in questo modo?</strong><br />
Nella famiglia Lovat c&#8217;è sempre stata una grande passione per i libri. Si è sempre lavorato per cercare di portare i libri e la cultura al di fuori dei sistemi tradizionali. Quindi organizzando mostre del libro in comuni dove non ci fossero librerie, proponendo sconti per i clienti finali, portando gli autori a contatto con i lettori. Questa è sempre stata la nostra idea. Creare un format, una nuova piazza, un nuovo contenitore di stimoli, di cultura e di incontro. Dove ci si possa anche divertire ed ascoltare cose diverse dal solito. Quindi per esempio abbiamo creato il Lovat Café, un posto di ritrovo dove scambiare due chiacchiere in un ambiente un po’ originale come può essere una libreria. L’area giochi per i bambini dove ogni settimana facciamo un’attività dedicata a loro, come per esempio le fiabe animate o i laboratori. Un luogo importante dove ci si possa ritrovare.</p>
<p><strong>E le persone rispondo bene a queste nuove iniziative? Hanno successo?</strong><br />
Sì, sicuramente. Soprattutto con i bambini abbiamo grosse soddisfazioni ma devo dire che anche gli adulti rispondono positivamente. La sala incontri è attiva quattro giorni alla settimana e spesso i posti a sedere si esauriscono. Anche quando proponiamo un incontro con l&#8217;autore di un libro poco conosciuto o difficile vengono comunque una ventina di persone. C’è movimento, c’è interesse.</p>
<p><strong>Più in generale, come è la situazione al giorno d’oggi? E’ vero che le persone leggono sempre meno?</strong><br />
In Italia sì, sì legge poco. Il mercato del libro in Italia è sempre stato in crisi. E’ un fatto storico.</p>
<p><strong>E personalmente come lo spieghi?</strong><br />
Beh, fino a poco tempo fa&#8217; la Chiesa non permetteva al popolo di leggere. Il potere doveva rimanere nelle loro mani quindi non si promuoveva la cultura, la lettura.</p>
<p><strong>E anche al giorno d&#8217;oggi la situazione non è cambiata?</strong><br />
Più che altro non c&#8217;è la cultura del libro. Per esempio nei paesi anglosassoni è completamente diverso. La religione era diversa e ti insegnava a leggere ed interpretare i libri sacri, perché è da là come sappiamo che poi è nata la lettura. C&#8217;è quindi una tradizione del libro, c’è un investimento in questo senso da parte delle istituzioni. In Italia ancora no. La colpa però è anche dei librai. Fino a pochi anni fa&#8217; le librerie sembravano delle farmacie. Entravi e chiedevi &#8211; “Scusi, io vorrei&#8230;” &#8211; e c’era il libraio, dietro al bancone, che incuteva sempre una certa paura. Mentre negli Stati Uniti, nei paesi anglosassoni, ma anche nei paesi dell&#8217;est, è diverso. Si può vedere che in viaggio in autobus, in metropolitana, quasi tutti hanno un libro in mano. Qui non è così.</p>
<p><strong>La famosa crisi economica ha influito in questi ultimi anni sul mercato?</strong><br />
Il mercato come dicevamo prima è sempre stato in crisi. Quindi c’è solo da tirarsi un po’ su, più in giù di tanto non si può andare. E&#8217; noto però che in momenti di crisi la gente si fa più domande e quindi cerca più risposte, chiarimenti, che spesso si trovano attraverso i libri. Poi per le feste, per esempio, con pochi euro puoi fare un bel regalo, importante.</p>
<p><strong>Quindi sei ottimista sul futuro? Sul mercato del libro? Sui lettori?</strong><br />
Sì, io sono ottimista. Secondo me può crescere molto questo mercato. Sicuramente si possono creare nuovi lettori. Infatti diamo molta importanza ai bambini. Un terzo dello spazio delle nostre librerie è dedicato ai libri per ragazzi. Abbiamo un’ampia scelta e cerchiamo di avere di tutto. Così si creano nuovi lettori, appassionandoli fin da piccoli.</p>
<p><strong>E i giovani d&#8217;oggi come li vedi? Per esempio pensi che Internet abbia influito in qualche modo?</strong><br />
I giovani d&#8217;oggi, o almeno una parte, la vedo molto sensibile ed interessata, soprattutto a tematiche sociali e ambientali. Internet sicuramente ha aiutato visto che si legge di più. E quando si legge di più, ci si fa più domande, si cercano più approfondimenti, ci si appassiona.</p>
<p><strong>In quanto alle librerie Lovat, avete progetti per il futuro?</strong><br />
Beh abbiamo appena aperto le due nuove sedi. Di idee ce ne sono tantissime solo che per ora abbiamo fatto questo grosso passo, anche economico, di aprire queste tre grandi librerie e la vineria, quindi per ora pensiamo a far girare tutto bene e a valorizzare ciò che abbiamo. Poi se tutto andrà bene, di idee ce ne sono davvero tante.</p>
<p><strong>Da appassionata di libri quali sei, ce ne suggerisci uno che ti ha colpito? Che magari ti ha cambiato la vita?</strong><br />
Ce ne sono tanti! Un libro che mi ha fatto tornare il piacere di leggere a 15 anni è la “Cripta dei Cappuccini” di Joseph Roth, proprio per il modo in cui è scritto. Me lo ricordo perché dopo di quello, leggevo un libro a settimana. Poi mi viene in mente “Il vento è mia madre” di Bear Heart, che è sicuramente uno di quei libri che possono cambiarti la vita, o per lo meno migliorartela.</p>
<p>Link: <a title="Librerie Lovat" href="http://www.librerielovat.com/">Librerie Lovat</a></p>
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		<title>Intervista completa ad Igor Sibaldi</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 06:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri Ceschin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[arca]]></category>
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		<category><![CDATA[igor sibaldi]]></category>
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		<description><![CDATA[Nato a Milano (dove vive tuttora) nel 1957 da madre russa e padre toscano. Ha pubblicato diversi romanzi presso Mondadori e curato l&#8217;edizione e la traduzione di numerosi classici della letteratura russa. Studioso di teologia neotestamentaria, con il suo romanzo-saggio &#8220;I maestri invisibili&#8221; ha cominciato a narrare la sua personale esplorazione &#8220;dei miti e dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2335" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/02/intervista-igor-sibaldi/igor_sibaldi/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2335" title="igor_sibaldi" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/02/igor_sibaldi-193x250.jpg" alt="" width="193" height="250" /></a>Nato a Milano (dove vive tuttora) nel 1957 da madre russa e padre toscano. Ha pubblicato diversi romanzi presso Mondadori e curato l&#8217;edizione e la traduzione di numerosi classici della letteratura russa. Studioso di teologia neotestamentaria, con il suo romanzo-saggio &#8220;I maestri invisibili&#8221; ha cominciato a narrare la sua personale esplorazione &#8220;dei miti e dei terrori dell&#8217;aldilà&#8221;. In seguito ha pubblicato numerosi romanzi e saggi sullo sciamanismo, i testi sacri e le strutture superiori della coscienza. Su argomenti di mitologia e di psicologia del profondo tiene regolarmente conferenze e seminari in tutta Italia dal 1997. Tra i suoi titoli principali: I maestri invisibili, Il codice segreto del Vangelo, Il frutto proibito della conoscenza, Il libro degli Angeli, La trama dell’Angelo, L&#8217;Arca dei Nuovi Maestri, Il Libro della Personalità e Vocabolario.</p>
<p><strong>Igor Sibaldi alla libreria Lovat e conferenze a Montebelluna</strong>: <a href="http://larimar.weebly.com/seminari-e-corsi.html" target="_blank">Associazione Larimar</a><br />
<strong>Per saperne di più</strong>: <a href="http://www.nonsoloanima.tv/index.php?controller=author&amp;author_id=8" target="_blank">www.nonsoloanima.tv/igor-sibaldi</a></p>
<p><a href="#seconda"><strong>Vai alla seconda parte dell&#8217;intervista</strong></a></p>
<p><strong> Buongiorno Igor. Visto che molti di noi ancora non ti conoscono, puoi presentarti? Ci puoi dire che cosa fai nella vita, di cosa ti occupi?</strong><br />
Salve a tutti. E’ difficile da dire perché non esiste un termine in italiano, i termini che ci sono non vanno bene. Si potrebbe dire teologo, ma poi si pensa che io sia un specie di prete; se si dice psicologo allora uno pensa che mi occupi di psicologia, nel senso contemporaneo; se uno dice storico delle religioni, viene in mente qualcosa di accademico; se si dice filologo, non si capisce bene cosa sia ed è comunque troppo generico, perché un filologo è uno che si interessa dei testi antichi; se uno dice angelologo, ugualmente siamo in alto mare perché si pensa subito a chissà che cosa; scrittore in realtà va bene perché comunque scrivo, solo che faccio anche conferenze e dire conferenziere è come parlare di un viaggiatore senza specificare il mezzo che usa. Ecco, prendete tutte queste cose insieme, agitatele e ne esce la risposta giusta.</p>
<p><strong>E per quanto riguarda la tua base culturale? Da cosa sei partito? Cosa hai studiato?</strong> La base è insignificante. Nel senso che all’università ho studiato filologia slava, però come la intendo io è un po’ diversa da come la fanno all’università. Quindi fino all’inizio degli anni novanta ho fatto lo slavista, cioè uno che si interessa di letteratura slava, ma per ripicca più che altro. Pensavo: “Vediamo se riesco a smontare questi professori, se funziono meglio io&#8230;” e la mia idea era di arrivare al massimo e poi piantare tutto. E così ho fatto. Ho iniziato ad interessarmi di letteratura slava da un punto di vista editoriale, pubblicando un sacco di lavori; pian piano si è riempito uno scaffale di miei libri e alla fine,  quando sono arrivato a tradurre “Guerra e Pace”, ho detto “Qui mi basta”. Ho buttato via tutti i vocabolari e ho iniziato a studiare quello che mi interessava veramente. E’ stato un po’ come chiudere in bellezza. Adesso quella persona rimasta indietro è un altro, non sono io. Quando vedo i suoi libri dico “Ah guarda questo&#8230;cosa faceva!”. Invece le basi per quello di cui mi occupo ora sono totalmente mie, da autodidatta, nessuna scuola, nessuna disciplina, non è responsabilità di nessuno.</p>
<p><strong>Hai ultimamente concluso una serie di conferenze sull’esegesi biblica, in cui spieghi la Bibbia in un modo un po’ particolare, nuovo. Come sei arrivato a questo? Cosa c’è prima?</strong><br />
Beh prima ci sono 120.000 copie di libri venduti, dal ’96 in avanti. Sono circa una decina di libri su una molteplicità di argomenti che trattano: vecchio testamento, nuovo testamento, psicologia del profondo, la struttura dell’Io e la possibilità di utilizzare delle strutture della coscienza che io definisco atemporali. Per spiegare cosa sono queste ultime facciamo un esempio: se io conosco il numero di telefono di una persona è perché l’ho letto, per esempio, e l’ho imparato a memoria; questa è una struttura temporale,  causa ed effetto. Le strutture atemporali sono quella parte della nostra coscienza per cui noi sappiamo delle cose che non abbiamo imparato ma che sono vere, e questo è un paradosso. Come mai io posso indicare delle cose concretissime, ed è una cosa che capita a tutti, senza che io le abbia mai sentite prima? Da piccolo ricordo che era una cosa normale. Io sono per metà russo e da bambino andavo con mia zia al museo storico nazionale di Mosca. Indicavo continuamente le cose e raccontavo, e tutti si chiedevano “Come fa a saperle?” e io rispondevo semplicemente che mi venivano in mente. Una cosa simile poi mi è successa da grande tanto tempo fa, quando ancora ero una persona seria. Un mio conoscente mi stava dettando il suo nuovo numero di telefono; mi ha detto le prime due cifre e io gli ho detto le seguenti. Lui mi dice “Come fai a saperlo?” “Perché è giusto?” chiedo io. “Si” rispose, e siamo rimasti entrambi molto perplessi tanto che due ore dopo l’ho rivisto e lui non si ricordava minimamente la cosa, cancellata, eliminata completamente.</p>
<p>Questo per un po’ non mi ha interessato, mi faceva semplicemente preoccupazione e pensavo che fossero solo delle coincidenze. Poi invece ho iniziato a prestargli attenzione e l’ho analizzato inizialmente con un approccio clinico. Volevo vedere se quel sistema che si chiama angelologia, quella psicologia antica puramente statistica, o meglio tipologica, si potesse applicare a problemi reali con una qualche utilità. Mi sono messo in mente che mi serviva un repertorio clinico e così, grazie ad un sacco di amici da tutta Italia, ho organizzato quelle che si chiamavano consultazioni. Era una specie di psicoterapia brevissima che applicava questi modi antichi; tutte le “sedute” erano pubbliche e registrate, con 10-15 persone intorno. La persona si sedeva davanti a me e mi diceva la sua data di nascita, dopo di che taceva e parlavo io. La cosa interessante era che funzionava molto bene e produceva un’ilarità irresistibile; ridevano tutti, io, la persona, gli spettatori intorno; anche di cose gravi si rideva tranquillamente, perché era così buffo, così paradossale. Io volevo avere 5000 casi e alla fine ci sono arrivato. Poi ho scritto quel libro sugli angeli, in cui ci sono un po’ i risultati di questo mio studio.</p>
<p><strong>Ma che cosa facevi praticamente? Cosa dicevi a queste persone?</strong><br />
Beh per esempio dicevo alla persona che avevo davanti “Guardi che ha dei problemi da risolvere con sua sorella” e non l’avevo mai vista prima. Oppure “Lei si è sposato il 15 marzo dell’81”. Mi ricordo di una volta nella Marche: è arrivato un uomo, molto scettico, venuto perché lo aveva trascinato la moglie. Gli dico “Lei ha un problema ai bronchi, vero?”. “Si” risponde. “A me risulta che è a causa di qualcosa che è successo il 16 marzo del ’90” e lui dice “Si, è il giorno in cui mi sono sposato”. Io ero molto sorpreso e lui continua “Beh ma lo sapevo!” Gli rispondo “Si certo lei lo sapeva, ma io no” e lui tranquillamente “Ecco, ora la sa anche lei”. E’ stata una cosa veramente paradossale. Queste consultazioni le facevo per vedere se i metodi di questi egizi erano giusti, ma anche per capire se fosse un caso, se fossero delle coincidenze; e non potevano esserlo dopo 5000 casi. Volevo studiare quali strutture della mente si mettono in moto in questo modo. Sono strutture coscienti perché né io né le persone con cui parlavo andavano in trance, tutti ridevano ed era un normale parlare. Non si può ridere in trance. Allora mi chiedevo quali viti, quali ingranaggi si mettono in moto? Per riuscire a dare una spiegazione bisognava rifare completamente il modello della struttura dell’Io. Con le strutture attuali di Freud, di Jung, non si spiegano queste situazioni. Per cui penso che il principio base sia: il nostro Io è molto più grande di quello che sembra, che noi riusciamo a percepire e non è dentro di noi. Include tantissimo passato, gran parte del futuro e relativamente poco presente. Si può dire che includa qualche milione di persone; a parte i genitori, contiene le persone che i genitori hanno conosciuto e quelli che hanno conosciuto quelli che hanno conosciuto i genitori, e così via per tante generazioni. Questo è un modello che vedo funzionare e ci sto lavorando con una delle mani. Un’altra mano poi lavora al Vecchio Testamento, un’altra al Nuovo Testamento, e un’altra mano a queste strutture della coscienza.</p>
<p><strong>Ritorniamo alla Bibbia. Perché senti quest’esigenza di spiegarla a tuo modo? Cambia effettivamente qualcosa nelle persone?</strong><br />
Prima risposta del perché io lo faccio è “Non lo so”.<br />
La seconda risposta è che io sono un filologo. Se fossi un fisico, tenderei a dimostrare le mie idee con degli argomenti di fisica. Se fossi un filosofo ricorrerei agli strumenti della filosofia. E’ una forma espressiva. Un violinista suona il violino; anche se suona la sua musica, usa pur sempre il suo violino. Ecco, la Bibbia è un po’ il mio violino. Mi piace ragionare con la mente dell’ottavo secolo avanti Cristo perché vedo che funziona meglio. Questo potrebbe sembrare strano ma non lo è affatto. La filologia infatti è una disciplina molto interessante che consiste nell’imparare alcune lingue antiche, nell’imparare la storia di queste lingue, di come sono state parlate nei diversi periodi, nel conoscere la storia del periodo interessato, nel conoscere un po’ di psicologia e biografia delle persone interessate e nel riuscire quindi a spostare la mente, le sue coordinate, da oggi ad allora, cambiando tutto quello che va cambiato. Per esempio riuscire a ragionare come una persona che invece di andare in macchina va a cavallo. Riuscire a ragionare come una persona che invece di usare i missili usa le baliste. E’ facile e molto emozionante. Se si va a sentire una conferenza di filologia è come trovarsi davanti ad un mondo meraviglioso che si spalanca nella mente perché tutto d’un tratto si vede che la persona che parla slitta indietro e arriva al pensiero del quinto secolo dopo Cristo, per esempio. E’ proprio un lavoro che si fa, che si impara studiando la lingua e che scatta per chi è predisposto naturalmente. Ecco, a me piace molto usare questo sistema per un “aggiustamento della visuale”. Nel senso che la Bibbia, che tutti conoscono per sentito dire, è interpretata in alcuni modi strumentali che servono ad alcune persone. Per esempio durante le crociate sembrava dicesse che bisognava ammazzare i Mori; durante il nazismo che gli ebrei erano cattivi; durante il sionismo che gli ebrei erano il massimo. E’ sempre stata strumentalizzata. Per cui ognuno di noi arriva a leggere delle frasi attraverso degli schermi che gli vengono messi davanti, schermi che sono gli stessi usati per condizionare la vita politica e sociale delle persone. Quindi se riesco a togliere quegli schermi ad una persona che legge la Bibbia, poi questa, senza più nulla che ostacoli la sua mente, si volta verso la realtà quotidiana e la guarda per quel che è veramente. Se io imparo a leggere un versetto così come è scritto, devo per esempio togliere 7-8 tabù. Tolti i tabù, leggo il giornale e scopro che non mi torna più come prima, qualcosa è cambiato. Questa è l’idea. E poi comunque mi interessano anche i tabù nel loro essere, come si sono formati, il perché qualcuno è stato così “cattivo” da imbrogliare sulla Bibbia, come si è sempre fatto. E sorprendentemente vedo che le cose funzionano abbastanza bene. I corsi che faccio hanno tutti titoli difficili: esegesi, “chissà che roba è?” viene da pensare. Però comunque le persone vengono a vedere e poi aumentano di volta in volta. Io li farei anche se non aumentassero, mi interessa lo stesso, però funzionano.</p>
<p><strong>Ad una persona comune, non preparata, che volesse leggere la Bibbia, che consiglio daresti?</strong><br />
Del modo migliore ne parlava Tolstoj, diceva di usare la matita rossa. Prendete una Bibbia con le pagine belle spesse e leggendo sottolineate tutto quello che siete sicuri di aver capito. Per esempio: “Gesù nacque a Nazareth”, credo di aver capito, forse, sottolineo. “Gesù risorse”, questa non l’ho capita. “Non giurare mai”, ci penso bene e dico “Questa l’ho capita, non devo fare il soldato” e sottolineo. Dopodiché si avranno alcune frasi sottolineate, di solito poche, e si leggono solo quelle. Poi con l’idea che ci si è fatti leggendole, si cerca di capire le altre. In realtà Tolstoj consigliava pure di sottolineare in blu le parole che, nelle frasi che abbiamo capito, vengono attribuite direttamente a Gesù. Direi che questo è un bel modo e funziona, anche se per esempio nel Vangelo di Giovanni, se lo leggi tutto, con la matita rossa e blu alla fine avrai sottolineato venti parole, il resto non si capisce. Poi però pian piano si accendono le varie lampadine e diventa molto emozionante.</p>
<p><strong>Il tuo ultimo libro è stato &#8220;Vocabolario&#8221;. Perché proprio un vocabolario? Tutti ne abbiamo già uno in casa. Abbiamo bisogno di cambiarlo? Di averne un altro?</strong><br />
E’ un vocabolario molto particolare, in copertina c’è scritto “Dei mondi più grandi”. Cioè di tutte quelle parti della conoscenza che vengono considerate non utilissime per la vita quotidiana dalla maggior parte delle persone, nel mondo quotidiano piccolo. Poi ci sono i mondi diversi, Dio, spirito, anima, religione, spiriti guida, coincidenze, miracoli, tutte le cose di questo tipo. E a proposito di questi mondi più grandi, non tangibili perché se una persona non sa cosa sono comunque non li toccherà mai, c’è tutta una serie di parole che, come dicevamo prima, sono state pesantemente strumentalizzate. E sono state inserite a forza dentro a dei “canaletti” che portavano direttamente in chiesa, o in sinagoga, o in moschea. Con questo libro mi interessava togliere queste parole da questi “canaletti” e mostrare quello che intendono realmente. Per vedere cosa ne risultava, il sistema che ne usciva. E questa è la prima risposta.<br />
Seconda risposta. Io sono convinto che tra non molto, due anni circa, ci sarà un notevole cambiamento, che comunque è già iniziato. Vedo infatti che tantissima gente si è stufata, molto più che nel ‘68, molto più che nel ’74 e molto più che nel ‘91. E’ uno “stufamento” più profondo del G8 di Genova, che ha rappresentato una speranza che qualcosa potesse ancora cambiare, una dimostrazione per fare in modo che cambino idea. Adesso invece la dimostrazione non la si fa neanche più, perché si sa che non cambieranno idea e hanno stufato definitivamente. Questo a tutti i livelli e in tutti i paesi è quello che ha iniziato a pensare la gente. A questo punto quando c’è un cambiamento così grosso bisogna stare attenti a non restare sott’acqua durante il diluvio che segue, in senso simbolico, non rimanere indietro mentre gli altri cambiano e tu no. E nella Bibbia, usando quei modi antichi di cui parlo spesso, il modo migliore per evitarlo è costruirsi l’arca. Solo che arca in ebraico, la parola che indica arca, tradotta letteralmente (thebah) vuol dire linguaggio. Questo significa che se tu hai un tuo linguaggio chiaro scampi, altrimenti no. Praticamente ciò che decide se tu resti sotto o vai sopra è la tua capacità di chiamare le cose con il loro vero nome.</p>
<p><strong>E chiamare le cose per nome significa chiarirsi bene cosa sono? Scegliere a cosa dare ascolto?</strong><br />
Significa sapere ciò di cui si sta parlando. Per esempio dico extraterrestri e mi immagino un sacco di cose. Di cosa sto parlando? Dico arca e immagino un barcone, ne siamo sicuri?</p>
<p><a name="seconda"></a></p>
<p><strong> Proprio riguardo al periodo che sta arrivando, si parla sempre più spesso del 2012.Tu che visione ne hai? Lo sai spiegare in un modo più chiaro, senza ricorrere ad allarmismi e catastrofismi?</strong><br />
Per come la vedo io non c&#8217;è niente di nuovo. Dal punto di vista antropologico questa evoluzione che dovrebbe fare lo scatto nel presunto 2012 è già in corso da un po’ di tempo, anche se sta subendo sicuramente delle accelerazioni in questi ultimi anni. Diciamo che probabilmente tra un paio di anni passerà un tram, lo stesso che comunque è passato altre volte, e ognuno di noi può decidere di prenderlo oppure di lasciarlo andare via. In alcuni periodi è stato preso ed è andato tutto benissimo per molto tempo, in altro invece se lo sono lasciato scappare con brutte conseguenze. Da un punto di vista storico c’è invece un&#8217;inquietante simmetria. Infatti se da qualsiasi anno della storia d’Europa e d’America sottraiamo 72 anni, scopriamo una situazione uguale a quella di partenza. Si può provare con tutti gli anni. Se dal 2012 si toglie 72 viene 1940&#8230;brutto. Se togliamo ancora 72, arriviamo ad un altro periodo simile; se togliamo 72, siamo all’inizio delle campagne Napoleoniche. Insomma vediamo sempre dei grandi cambiamenti in corso che mi sembrano corrispondere bene. Questa legge dei 72 anni c’è anche in economia ed è spiegabile razionalmente. Abbiamo la generazione dei nonni, dei papà e dei figli, 70 anni circa. La generazione dei nonni fa determinati errori, cerca di spiegarlo alla generazione dei papà che non ne vuole sapere perché i papà sono come sempre in rotta con i nonni, vogliono farsi la loro strada, per cui l’esperienza dei nonni durante la fase dei papà viene dimenticata regolarmente. I figli infine si trovano in opposizione ai papà ma hanno perso la memoria dei nonni, della situazione settant’anni prima. In economia c&#8217;è una teoria che dice che se la situazione di uno stato, o di un insieme di stati, rimane uguale per 70 anni ma si perde la memoria degli errori commessi, si viene portati a riproporre gli stessi identici errori nel corso del periodo seguente.</p>
<p><strong>Ed è una cosa inconscia? Perché tutti noi al giorno d’oggi abbiamo studiato le guerre mondiali, il fascismo, ma comunque riusciranno a ripresentarsi?</strong><br />
Sì, perché non c’è l’idea del periodo. Per esempio 2010 meno 72 fa 1938. Nel &#8216;38 sicuramente la Germania era più brutta, è vero. Ma per esempio la Russia era uguale, c’era un dittatore allora,Stalin, e ora c’è Putin. In Italia c’era un regime totalitario che tutti quanti approvavano. Questo mi ricorda qualcosa&#8230;In America c’era un presidente stranissimo, Roosvelt, che non era certo nero però era poliomelitico e tentava ugualmente di fare un sacco di cose nuove. C’era stata una grave crisi economica da cui non si riusciva ad uscire a cui poi è seguita una guerra. Andando indietro ci sono alcuni anni in cui la simmetria è evidentissima, altre volte invece ci sono delle interferenze. A me interessa studiare il grado di queste interferenze. Uno volta stabilito che ogni 72 anni si dovrebbe ripetere la cosa, perché in alcuni anni non si ripete? Cercando queste risposte vedo che i conti mi tornano. Per cui ho l’impressione che questo 2012, a parte i Maya di cui non so niente, restando sul nostro calendario, funziona ed era una cosa già molto nota agli antichi; per esempio nell’Apocalisse si parla di cicli molto chiaramente.</p>
<p><strong>E noi personalmente cosa possiamo fare al giorno d’oggi? Possiamo fare qualcosa oppure dobbiamo subire il cambiamento perché è comunque inevitabile? </strong><br />
Molto sinceramente bisogna vedere per chi si possa fare qualcosa. Per le strutture attualmente esistenti io penso che non ci sia più niente da fare. Per stati, istituzioni, caste, ecc. è solo tempo perso perché la velocità, l’accelerazione raggiunta da queste strutture è altissima. Se anche frenassero avrebbero una forza di inerzia tale che per riuscire a fermarsi un po’ ci vorrebbe tantissimo tempo. Si pensi all’inquinamento&#8230;non si può più fermare; o alla situazione culturale, è deragliata in modo che nessuno la possa più rimediare attualmente. Quindi per la collettività poco o niente, direi niente. Per le persone a cui si tiene direi poco, perché ognuno ha la sua storia; per cui glielo puoi dire ma la maggior parte dirà che sei pazzo, succede sempre così. Per esempio nel 1890 agli ebrei europei dicevano &#8220;Venite via perché tra un po’ vi ammazzano tutti, comprate casa in Israele&#8221;. E loro “No,no, sei matto”. Ora quelli che l’hanno fatto sono milionari e gli altri sono morti nei campi di concentramento. Oppure &#8220;Vieni, emigriamo in America&#8221;, tanti siciliani e napoletani hanno detto “Ma no, che stupidaggini”.<br />
Per se stessi invece si può fare moltissimo. Perché i periodi in cui le cose vanno così storte sono quelli in cui, paradossalmente, per l’individuo va molto bene tutto, se una persona riesce ad essere un individuo. E&#8217; la paura stessa della cascata, invece di fluire insieme al fiume arrivi con fatica a riva, ti alzi in piedi. Una volta lì, è facile starsene tranquilli e guardare il fiume che scorre; molto più difficile è dire a quelli del fiume di venire a riva, perché loro ti rispondo “No qui si sta bene” e non sentono che poco più avanti li aspetta una cascata.</p>
<p><strong>Ma questo riferirsi sempre all’individuo, cercare se stessi, il proprio io, non si rischia di passare per egocentrico, individualista?</strong><br />
Non è individualismo, si chiama individuazione. E sono due cose ben diverse. Individuazione vuol dire “Devo cercare di capire chi sono, mi interessa&#8221;. Se una persona ha messo in moto i processi di individuazione, ha reali rapporti con gli altri. Altrimenti sono solo rapporti finti. Per quanto riguarda l’idea stessa di appartenere ad una collettività, se una persona è un individuo ci riesce benissimo, se non è un individuo e segue la massa ci riesce male.</p>
<p><strong>Tu viaggi molto spesso per fare conferenze in tutta Italia? Hai notato qualche differenza tra le zone del paese? Tra nord e sud? Est e ovest? E riguardo a cosa?</strong><br />
Le differenze sono nettissime. L’Italia è fatta proprio a pelle di leopardo, a scacchiera. Ci sono alcune zone molto evolute dell’Italia, alcune invece sono completamente bloccate, ferme. E ci sono alcune zone medie, indecise, che si stanno svegliando. La zona più evoluta nettamente in Italia è il Veneto, di gran lunga. Non so bene perché, penso che sia per una grossa tradizione repubblicana, quella di Venezia, mentre gli altri stati d’Italia sono stati tutti monarchie, ducati ecc. Ha avuto un fortissimo cattolicesimo, molto sentito, e adesso se ne sta liberando. Per cui ha tutti gli strumenti che il cattolicesimo può dare, ma non è più vincolata. Quindi curiosità, morale, voler sapere come stanno le cose, cercare di capire la verità.E poi c’è questa forte componente imprenditoriale che sicuramente aiuta. Poi la zona peggiore di tutte è invece Milano. Penso che sia anche qui per motivi storici. Dal punto di vista culturale e storico è una città che è stata periferia di imperi. Non c’è mai stato il regno di Milano, per intenderci. Periferia dell’impero romano, lunga periferia dell’Austria, periferia mal vista del regno d’Italia, con il centro Torino. Questo far parte di un regno, di un impero, e non esserne la capitale porta ad un enorme sviluppo dell’elemento del funzionario, o della mentalità del funzionario. Per cui &#8220;Lavora sodo ma tu non decidi&#8221; e siccome non decidi, perdi tutta una serie di capacità mentali. Per cui ci sono grandi capacità anche imprenditoriali ma grande attesa per quelle che sono le direttive. E’ una città lenta da questo punto di vista. E poi c’è anche un problema demografico visto che Milano è una delle città con il maggior numero di persone molto anziane. Solo che un conto è un anziano a Roma, o a Napoli o a Venezia, un conto è l’anziano di Milano periferia dell’impero; fragile, conservatore, timoroso e molto bisognoso di rassicurazioni. Non a caso un milanese ascolta molto più volentieri un prete, uno dichiaratamente di sinistra o di destra, ma che sia qualcosa già definita, piuttosto di una persona che parla di cose nuove, perché ha paura. Nel secolo scorso, tra i vari modi di dire milanesi c’era &#8211; &#8216;N dura minga &#8211; che voleva dire “Non dura&#8221;,“E’ nuovo, non durerà”. Invece in altre parti d’Italia non è così.</p>
<p><strong>Comunque queste due zone sono tutte nel nord, la differenza non la vedi con il sud?</strong><br />
Io conosco molto poco la zona sotto Roma perché ho fatto poco conferenze lì. La Sicilia per esempio è un altro posto che ha una fortissima propensione culturale, fortissima. La Sardegna è un posto meraviglioso, culturalmente parlando. Sono persone di una capacità mentale straordinaria.</p>
<p><strong>Io ho assistito a molte tue conferenze a Milano e ho visto che l’età media era abbastanza alta. Non so se sia sempre così, ma secondo te dove sono i giovani? Perché non si interessano agli argomenti che tratti, alla parte più spirituale di loro stessi?</strong><br />
Penso che stiano giustamente raccogliendo materiale. Per interessarsi a queste cose bisogna essere arrivati a porsi domande. Allora, o si è bambini o si è sopra i 35. C&#8217;è il periodo della prima parte della vita, primum vivere, in cui si dice “Io non so niente, ma non mi interessa perché sto raccogliendo e non sarò certo quello che si fa convincere a raccogliere solo in alcune zone&#8221;. Ci mancherebbe che uno di 23 anni si mettesse a raccogliere solo in una zona perché glielo ha detto uno più anziano di lui. Per cui è giustissimo fare tutta una serie di perlustrazioni del territorio che lasciano pochissimo tempo alle deduzioni. “E con questo?” non è una domanda da giovanissimi.</p>
<p><strong>Quindi tu sei ottimista sui giovani? Li vedi come una risorsa importante?</strong><br />
Beh non faccio differenza. Nei momenti di cambiamento non c’è più giovane o vecchio, sono tutti azzerati. Questo è un momento di cambiamento e lo si vede da qualsiasi cosa. Per esempio la situazione politica italiana: non c’è niente di paragonabile a memoria d’uomo. Certo, nell’impero romano ci sono stati periodi molto simili a questo, con Caligola per esempio&#8230;Tutti i criteri che valevano fino a 10 anni fa, destra, sinistra, centro, adesso non valgono più, e non ce ne sono di nuovi. Da questo punto di vista è un momento di cambiamento nettissimo e si è tutti alla pari. Una mia teoria molto cara è che ognuno di noi abbia dentro un bambino che è stato molto vessato, non solo dagli altri ma anche dallo stesso proprietario. Ad un certo punto, ognuno di noi per diventare adulto ha scacciato il bambino che si è riparato in un angolo ed è rimasto li. Qualunque sia l&#8217;età, il mondo cambia se uno riesce a ritrovare quel bambino dentro di sé. Nessuno è avvantaggiato perché non è detto che un giovane lo trovi prima di un vecchio. Penso comunque che non sia possibile essere ottimisti riguardo ai giovani più di quanto lo possano essere i giovani verso se stessi. Le persone che hanno superato una certa età, diciamo i 46 anni, hanno fatto tante di quelle  cavolate e non sono riuscite ad impedire tanti di quegli obrobri che, o dichiarano di essere totalmente inetti e pronti ad imparare tutto da capo dai giovani, oppure ne uscirà un disastro totale.</p>
<p><strong>Anche se non è il tuo campo, come vedi la scienza? Questo bisogno al giorno d’oggi di avere delle prove per qualsiasi cosa, di provare tutto in modo scientifico. La vedi come una nemica oppure non te ne curi?</strong><br />
No, me ne curo moltissimo. La filosofia al giorno d&#8217;oggi non può assolutamente fare a meno della logica matematica, della computazione, delle problematiche di intelligenza artificiale. Tutte queste discipline, di cui fino al secolo scorso non si sapeva l&#8217;esistenza, adesso sono importantissime. Per esempio uno dei punti fondamentali della ricerca filosofica attuale è &#8220;Può la mente costruire delle menti artificiali uguali a se stessa o anche meglio, e questo a cosa porterà?&#8221;; e tutto ciò si collega ad una serie di discipline puramente scientifiche. Dopo Einstein, il problema della relatività smette di essere un punto di riflessione solo per gli addetti ai lavori ma diventa un argomento di discussione filosofica (questa velocità della luce bisogna capire cosa sia, cosa voglia dire per esempio&#8230;). Quindi mi interessa moltissimo e non la sento come una nemica perché l’impressione che ho io leggendo tantissimi testi scientifici è che attualmente nella scienza non ci sia niente di sicuro. Niente. C’è una possibilità di formulare ipotesi nuove mai vista perché gli scienziati in tutti i campi, fisica, psicologia, medicina, si stanno accorgendo di sapere pochissimo. Ed è proprio la situazione ideale per ottenere quello che fra gli antichi era molto diffuso, il fatto che se io penso ad una cosa in termini filosofici, questa deve valere anche in termini scientifici. Platone non può parlare di filosofia senza parlare di geometria, fisica, biologia. Aristotele pure. Ed era del tutto normale. Un sapiente egizio non poteva non conoscere queste discipline e adesso stiamo tornando verso quella direzione. Per esempio all’inizio dell’anno scorso, con mia grande sorpresa e grande contentezza, mi hanno invitato a tenere una conferenza sulla creazione dell’universo per l’apertura dell’anno astronomico a Torino. Ed era interessantissimo parlare con questi astrofisici perché risultava dalla traduzione precisa della creazione nella Bibbia che c’erano alcune cose che corrispondevano perfettamente alle scoperte degli ultimi 5-6 anni. Per esempio il fatto che la luce fosse stata creata prima degli astri; la luce creata il primo giorno e gli astri il quarto giorno. A tutti è sempre sembrata una cavolata, &#8220;Gli ebrei non capivano&#8221; dicevano. Attualmente si sa che è vero, cioè che l’energia luminosa era presente prima che si formassero le fonti di luce. Cosa vuol dire, altro esempio, il fatto che per dar forma ad una cosa il creatore dica la parola e poi la cosa esiste? Questa in linguistica è la teoria dei frames: se io stabilisco un frame, una cornice particolare, vedo delle cose dentro che prima non vedevo. Se allargo la cornice, il frame, vedo un’altra serie di cose che prima non sapevo neanche esistessero. Il frame è la parola. Sono cose antichissime, ultra filosofiche e teologiche che però concordano perfettamente con la scienza. Per cui penso che la scienza si trovi attualmente in una condizione di assoluto smarrimento. Si guardi all&#8217;economia per esempio; le teorie economiche vanno bene però i risultati poi&#8230;se questi prendono la laurea e poi fanno queste cavolate, c’è qualcosa che non va. Ma anche in medicina: il medico che faccia una diagnosi è una rarità inimmaginabile, è un caso, è una vincita al lotto, un medico che dica “Lei ha questo”. Per cui parlare con gli scienziati per me è sempre interessantissimo e piacevole, sempre se non inseriti in istituzioni mediocri. D’altra parte Tesla diceva che le sue teorie erano tutte basate sulla Bibbia&#8230;</p>
<p><strong>Infine ci puoi dare qualche anticipazione? Di cosa ti stai occupando in questo periodo? Hai qualche progetto in mente?</strong><br />
Non lo so ancora perché ci sono talmente tante cose che mi interessano! Certo è un periodo eccezionale, non dico per me ma proprio per tutti. Mi sono accorto che c’è una velocità di crescita nelle persone che io personalmente non avevo mai visto e che in pochi periodi storici è avvenuta. E parlo delle persone sveglie naturalmente, quelle che dormono, dormono come raramente è successo. Un conservatorismo come quello attuale non c’è mai stato. Ma le persone sveglie in Italia cambiano ad una velocità eccezionale e sviluppano una capacità di interessi che non avevano mai avuto. Per questo tante coppie entrano in crisi, perché uno dei due è &#8220;partito&#8221; e l’altro non capisce più dove sia. Lasciarsi prendere da questa corrente agitante vuol dire non riuscire a fare progetti, muoversi in troppe direzioni, e per me è sempre una cosa molto eccitante.</p>
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