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	<title>il Grimaldello &#187; Rubriche</title>
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		<title>Enorme potenziale esplosivo nella proibizione del crocifisso</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 08:21:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>italiadallestero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Little Italy]]></category>
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		<description><![CDATA[L’Italia e dieci altri paesi europei cercano di far revocare alla Corte europea dei diritti dell’uomo il divieto di esporre i crocifissi nelle scuole pubbliche. La settimana scorsa sono iniziate le negoziazioni e la sentenza può portare conseguenze per tutta l’Europa.
In Italia il caso Lautsi è diventato dinamite pura, scatenando l’offensiva del governo e del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3305" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/07/enorme-potenziale-esplosivo-nella-proibizione-del-crocifisso/croce/"><img class="alignleft size-large wp-image-3305" title="croce" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/07/croce-600x399.jpg" alt="" width="250" height="166" /></a>L’Italia e dieci altri paesi europei cercano di far revocare alla Corte europea dei diritti dell’uomo il divieto di esporre i crocifissi nelle scuole pubbliche. La settimana scorsa sono iniziate le negoziazioni e la sentenza può portare conseguenze per tutta l’Europa.</p>
<p>In Italia il caso Lautsi è diventato dinamite pura, scatenando l’offensiva del governo e del Vaticano. Ma anche all’estero il caso “Lautsi contro l’Italia” attira l’attenzione in quanto rispecchia un dibattito europeo sui simboli religiosi nelle scuole e la crescente immigrazione.</p>
<p>La controversia è iniziata quando l’italofinnica Soile Lautsi nel 2001 ha preteso che il crocifisso fosse rimosso dalla scuola dei suoi figli ad Abano Terme.</p>
<p>L’Italia è uno stato laico, e i crocifissi alle pareti delle classi nelle scuole statali sono in contrasto con il pluralismo e la neutralità, secondo la donna. Tuttavia il preside si rifiutò di rimuoverli, così Lautsi si rivolse alla Corte europea dei diritti dell’uomo accusando l’Italia di reato contro la Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo.</p>
<p>Vinse la causa, e nel novembre dell’anno scorso la Corte stabilì che i diritti dei figli della signora Lautsi fossero stati effettivamente violati. La Corte non può obbligare l’Italia a togliere i crocifissi, ma alla famiglia Lautsi è stato concesso un risarcimento di 5000 euro.</p>
<p>L’arrivo della sentenza sconvolse il governo italiano e il Vaticano. Il primo ministro Silvio Berlusconi si rifiutò di effettuare il pagamento e impugnò la sentenza all’autorità superiore alla Corte, la Grande Camera di Strasburgo. Le trattative sono iniziate mercoledì scorso, e la sentenza è attesa entro qualche mese.</p>
<p>Il governo italiano ritiene che il crocifisso non sia un simbolo religioso, ma che sia così strettamente legato alla cultura e alla storia italiane da essere un simbolo per l’intero paese. Si tratta dell’identità italiana, non di indottrinamento religioso, sempre secondo il governo.</p>
<p>L’alleanza tra paesi cattolici e ortodossi, che comprende la Romania, l’Armenia, la Polonia, la Bulgaria, la Grecia e la Russia, è dalla parte di Berlusconi</p>
<p>Anche in questi paesi è usanza tenere i crocifissi alle pareti dei locali pubblici, e c’è preoccupazione per un possibile precedente della Corte Europea verso una rigida secolarizzazione in Europa. Se la sentenza non viene revocata, i simboli religiosi nelle scuole potrebbero venire proibiti in tutti i 47 stati membri della zona europea.</p>
<p>La forza esplosiva della questione ha fatto sì che il ministro degli Esteri Franco Frattini chiamasse il caso Lautsi “un colpo alla libertà e ai nostri valori cristiani”. Altri hanno invece preso le parti di Soile Lautsi.</p>
<p>Gunilla von Hall, Svenska Dagbladet (Svezia)</p>
<p>traduzione di ItaliaDallEstero.info</p>
<p>Link: <a href="http://italiadallestero.info/archives/9754" target="_blank">il sito dell&#8217;articolo tradotto</a></p>
<p>Link: <a href="http://www.svd.se/nyheter/utrikes/stor-sprangkraft-i-krucifixforbud_4980389.svd" target="_blank">il sito dell&#8217;articolo originale</a></p>
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		<title>Prevedere il futuro</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 11:04:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Costantina Magri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Cineocchio]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Metropolis&#8221;, di Fritz Lang &#8211; 1927 
Ho deciso che l’articolo del Cineocchio, questo mese, tratterà di un film d’attualità.
Prendo dallo scaffale il dizionario e cerco di chiarirmi le idee: attuale agg. che esiste o è in funzione oggi, al tempo presente; attualità s.f.invar. qualità di ciò che è attuale; interesse attuale, carattere di contemporaneità. Rifletto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><a rel="attachment wp-att-3217" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/06/prevedere-il-futuro/manifesto_degen/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3217" title="manifesto_degen" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/06/manifesto_degen-177x249.jpg" alt="" width="200" height="282" /></a>&#8220;Metropolis&#8221;, di Fritz Lang &#8211; 1927<span style="font-weight: normal; font-size: 13px;"> </span></h3>
<p>Ho deciso che l’articolo del Cineocchio, questo mese, tratterà di un film d’attualità.<br />
Prendo dallo scaffale il dizionario e cerco di chiarirmi le idee: <strong>attuale</strong> <em>agg.</em> che esiste o è in funzione oggi, al tempo presente; <strong>attualità</strong> <em>s.f.invar.</em> qualità di ciò che è attuale; interesse attuale, carattere di contemporaneità. Rifletto un po’ e cedo subito alla tentazione. Se attualità deve essere, che attualità sia: <em>Metropolis</em>, anno 1927, bianco e nero muto.</p>
<p><strong>La storia, in breve.</strong><br />
Metropolis è la città del futuro, alimentata dall’incessante lavoro del popolo sotterraneo delle fabbriche e governata dal suo freddo creatore, Joh Fredersen. Un giorno il giovane figlio di Joh, Freder, scorge per caso Maria, angelica predicatrice dei diritti dei lavoratori, e ne è tanto rapito da inseguirla nel mondo delle macchine. Qui scopre con orrore le miserrime condizioni di vita degli operai ed ascolta le accorate parole della fanciulla, che ai lavoratori raccomada la sopportazione e la preghiera per l’arrivo di un “mediatore”, capace di condurli ad un futuro migliore attraverso il dialogo tra Mente (padrone) e Mani (operai). Fredersen, però, scopre il luogo delle riunioni e coglie i guizzi di sovversione che Maria riesce a stento a controllare. L’orrorifico scienziato Rotwang, al servizio del signore della città, rapisce la bella predicatrice e dà le sue sembianze al robot che lui stesso ha creato, con l’intento di mantenere così il controllo sui lavoratori. Ma la falsa Maria incita gli operai all’insurrezione violenta e alla distruzione delle macchine, causando l’allagamento della città sotterranea nella quale sono rimasti i bambini ed il collasso di Metropolis. Presi da furia incontrollabile, gli operai bruciano il robot sul rogo, mentre Freder e la vera Maria, che è riuscita a fuggire, salvano i bambini dall’alluvione. Tutti si ritrovano alla cattedrale dove dopo un’accesa lotta con i protagonisti, Rotwang muore. Quando tutto si placa Freder, assumendo la funzione dell’atteso mediatore, riporta il dialogo tra il padre e i lavoratori, persuadendoli che solo con la comprensione e l&#8217;amore la Mente e le Mani potranno operare unite per una società libera e giusta.</p>
<p><strong>Shift change. Cambio turno.</strong><br />
I lavoratori sono tantissimi, tutti uguali, tutti silenziosi. Nelle loro misere tute da lavoro prolungano i ritmi ripetuti della catena di montaggio, marciando tristemente a capo chino ed oscillando all’unisono in perfetta formazione, automi lobotomizzati e senza volto, alienati dai turni di dieci ore ed ormai divenuti, loro stessi, macchine. Dalla città sotterranea delle fabbriche grandi montacarichi portano gli operai a casa, giù, nella città dormitorio dei lavoratori, dove il Sole non è mai stato visto e dove gli schiavi riposano ammassati in un enorme aggregato di edifici poveri, squallidi e identici, sotto i quali si estende solo la città dei morti. Sopra, in superficie, svetta magnifica Metropolis.</p>
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<p><strong>Metropolis è la megalopoli di un futuro</strong> indefinito e lontano, perfetta forma urbana della civiltà della tecnica, brulicante di persone e di mezzi e definita da un verticalismo ipnotico, nella quale i fortunati abitanti, i padroni, godono di una vita futile e leggera, tra le frivolezze dei Giardini Eterni e le luci dei grattacieli. Così, da una visione notturna della New York degli anni ’20, Lang crea una metropoli fantascientifica, un mondo che potremmo definire immaginifico e allucinatorio o forse, con un termine più appropriato, <em>visionario</em>.</p>
<div style="text-align: center; margin-bottom: 15px;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/h0AlrH_K7Ko&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/h0AlrH_K7Ko&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></div>
<p><strong>Perché Metropolis è questo</strong>: una visione, anzi una <em>previsione</em> del futuro. Mentre tra gli altissimi grattacieli corrono autostrade, ponti e rotaie sopraelevate, mentre i padroni comunicano tramite videotelefoni con il mondo sotterraneo, le luci degli edifici, delle strade, delle insegne e dei mezzi illuminano ogni cosa, in una fantastica intuizione scientifico-futuristica oggi divenuta realtà. Non solo, delle moderne metropoli la città di Lang prevede anche lo sviluppo su più livelli e l’estrema verticalità urbana e sociale: più in basso si scende e minore è il potere, minori le relazioni sociali, peggiori le condizioni di vita.</p>
<p><strong>A questo punto</strong>, se come da dizionario la parola “attuale” indica anche ciò che è in atto, che è passato dalla possibilità all’effettiva realtà, non possiamo avere dubbi nell’affermare che <em>Metropolis</em> è senz’altro un film attuale. Ovviamente qualcuno potrebbe evidenziare la differenza esistente tra “film attuale” e “film d’attualità”: l’uno propone temi passati ma declinabili al presente, l’altro propone temi presenti. Ma l’ingiustizia e la disuguaglianza, l’eccessivo divario tra classi sociali, la condizione dei lavoratori, i pericoli della corsa sfrenata del sistema economico vigente, il delicato rapporto tra uomo e progresso, la manipolazione delle masse, sono a tutti gli effetti tematiche <em>presenti</em> e non solo <em>declinabili</em>. Ciò che nel film si collega direttamente al contesto storico, politico e filosofico del tempo, segnato dalle teorie del socialismo utopistico e conseguente ad una crescita dell’industria e della classe operaia mai vista prima, può essere riportato al XXI secolo per via diretta: eccessi dell’industrializzazione allora, del capitalismo oggi; conflitto uomo-macchine allora, uomo-tecnologia oggi; operai allora, precari e lavoratori in nero oggi…  <em>Metropolis</em> ci parla della realtà odierna e delle sue problematiche per nulla risolte. È una pellicola d’attualità.</p>
<p><strong>E a coloro che ancora storcono il naso</strong>, basti sapere che il misticismo melenso del romanzo all’origine del film non ha annullato la forza visionaria di una pellicola che non solo ha rappresentato il modello per tutti i successivi film sociali sul lavoro, ma soprattutto è divenuto l’archetipo di ogni film di fantascienza dal ‘27 fino ad oggi, passando per il celeberrimo robot C3PO di <em>Guerre Stellari</em>, per ogni scena di rianimazione di un qualsiasi <em>Frankenstein</em>, per le straordinarie visioni metropolitane di <em>Blade Runner</em> e <em>Il Quinto Elemento</em>.</p>
<p><strong>Link</strong>: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=YaR5wVL9x2I&amp;feature=related">I Grattacieli di Blade Runner</a><br />
<strong> Link</strong>: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=f1L2dOjGx6Q&amp;feature=related">Io Robot</a><br />
<strong> Link</strong>: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=zAuSEdPbqmo&amp;feature=related">I primi 10 minuti della versione restaurata</a></p>
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		<title>La famiglia italiana comincia a scricchiolare</title>
		<link>http://www.ilgrimaldello.com/2010/05/la-famiglia-italiana-comincia-a-scricchiolare/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 12:04:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>italiadallestero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Molti italiani hanno la sgradevole sensazione che qualcuno gli stia togliendo il tappeto da sotto i piedi, un po’ per volta, strappando via tutto ciò che dà loro sicurezza e tranquillità.
La disoccupazione non era a questi livelli da molti anni.
Gli scandali della pedofilia nella chiesa hanno scosso i principi di molti credenti. Il vecchio detto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3125" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/05/la-famiglia-italiana-comincia-a-scricchiolare/famiglia/"><img class="alignleft size-large wp-image-3125" title="famiglia" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/05/famiglia-387x600.jpg" alt="" width="200" height="310" /></a>Molti italiani hanno la sgradevole sensazione che qualcuno gli stia togliendo il tappeto da sotto i piedi, un po’ per volta, strappando via tutto ciò che dà loro sicurezza e tranquillità.</p>
<p>La disoccupazione non era a questi livelli da molti anni.</p>
<p>Gli scandali della pedofilia nella chiesa hanno scosso i principi di molti credenti. Il vecchio detto che significa che tutto è peggiorato, “non c’è più religione”, non è mai sembrato così vero.</p>
<p>Ma la cosa più grave è il tracollo della famiglia, l’ultimo bastione della società italiana. In nessun paese al mondo la retorica della famiglia è altrettanto solenne. Ancora oggi a scuola, in occasione della festa della mamma e del papà, i bambini imparano a memoria poesiole che poi declamano a casa davanti a genitori con le lacrime agli occhi.</p>
<p>In omaggio alla sacra “famiglia normale” vengono allestite grandi manifestazioni, ed ogni tentativo di estendere questo concetto a costellazioni meno tradizionali muore già allo stadio embrionale. Ogni volta che se ne comincia a parlare, sui ponti di Roma si nota un intenso sfrusciare di tonache di cardinali diretti verso il parlamento: la famiglia è uomo, donna, figli, fine del discorso.</p>
<p>I figli del resto sono sacri, così come la madre, strettamente imparentata con la Vergine Maria, sempre che non si allarghi troppo, voglia lavorare a tempo pieno e pretenda un posto all’asilo per il figlio. Il padre non ha uno status altrettanto elevato, ma essendo, per così dire, necessario, può stare anche lui sul piedistallo. Il tutto benedetto dal papa, dal presidente del consiglio e da tutti i loro discepoli e i loro savi, che ovviamente hanno tutti una famiglia, (tranne il papa e i preti, si capisce, Dio ce ne scampi e liberi), e oltre ad essa alcuni hanno poi tante altre cose.</p>
<p>Ma nonostante tutti questi sforzi la famiglia comincia a vacillare. Nel 1995 divorziava l’8 % di tutte le coppie sposate in Italia. Nel 2005 il 15 %, nel 2007 il 27 %.</p>
<p>Poiché praticamente tutto stimola il commercio, lo scorso fine settimana ha aperto la prima fiera del divorzio italiana. Gli inesperti italiani potranno imparare come amministrare al meglio le loro nuove vite. Tra gli espositori si trovano detective privati, agenti matrimoniali, baby-sitter, dog-sitter, psicologi e truccatori.. La cosa senz’altro più divertente è lo stand dove i visitatori possono vendere o barattare i propri regali di nozze più brutti.</p>
<p>Il divorzio comunque non turba La Mamma, che nel bene e nel male rimane sempre la roccia nella vita di quasi tutti gli italiani. L’istituto di statistica italiano Istat ha appena pubblicato recenti statistiche sulla relazione tra madri e figlie adulte. Il 43 % delle figlie intervistate parla con la mamma ogni giorno e il 38 % la vede quotidianamente. Quando una coppia divorzia, è normale per l’uomo tornare a casa dalla mamma.</p>
<p>Infatti lì trova conforto, buona cucina, pulizia perfetta e camicie stirate. A meno che la mamma e il papà non se la prendano e trovino che l’improvvisa devozione del figlio puzzi un po’ di approfittatore. C’è anche un altro sintomo dei problemi della famiglia: succede infatti che i genitori si rivolgano al tribunale per liberarsi dei propri pargoli adulti per vie legali.</p>
<p>Per non parlare poi dei crimini violenti in seno alla famiglia. Nel paese in cui la venerazione della famiglia è maggiore, avvengono più omicidi tra le mura domestiche che in qualsiasi altro paese dell’UE.<br />
In Italia, un giorno sì e uno no viene commesso un omicidio in famiglia. La vittima è quasi sempre una donna.</p>
<p>Kristina Kappelin, Sydsvenskan (Svezia)</p>
<p>traduzione di ItaliaDallEstero.info</p>
<p>Link: <a href="http://italiadallestero.info/archives/9493" target="_blank">il sito dell&#8217;articolo tradotto</a></p>
<p>Link: <a href="http://www.sydsvenskan.se/varlden/article870759/Det-knakar-i-den-italienska-familjen.html" target="_blank">il sito dell&#8217;articolo originale</a></p>
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		<title>Più pulp del pulp</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 07:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Costantina Magri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Cineocchio]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Pulp Fiction&#8221;, di Quentin Tarantino &#8211; 1994
Tra il 1925 e il 1930 nelle edicole dei quartieri popolari delle metropoli americane iniziano a comparire alcune nuove riviste, abitualmente acquistate da lettori di infimo livello e stampate su pessima carta, detta pulp (polpa), poiché ottenuta dalla lavorazione della polpa anziché delle parti più nobili dell’albero. Questa carta, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><a rel="attachment wp-att-3021" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/05/piu-pulp-del-pulp/pulp-fiction/"><img class="alignleft size-full wp-image-3021" title="Pulp-Fiction" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/04/Pulp-Fiction.jpg" alt="" width="200" height="113" /></a>&#8220;Pulp Fiction&#8221;, di Quentin Tarantino &#8211; 1994</h3>
<p>Tra il 1925 e il 1930 nelle edicole dei quartieri popolari delle metropoli americane iniziano a comparire alcune nuove riviste, abitualmente acquistate da lettori di infimo livello e stampate su pessima carta, detta <em>pulp</em> (polpa), poiché ottenuta dalla <a rel="attachment wp-att-3026" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/05/piu-pulp-del-pulp/rivista_pulp/"><img class="alignright size-medium wp-image-3026" title="rivista_pulp" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/04/rivista_pulp-174x250.jpg" alt="" width="157" height="225" /></a>lavorazione della polpa anziché delle parti più nobili dell’albero. Questa carta, spessa, ruvida e destinata a repentino ingiallimento, dà spazio ai racconti di un nuovo genere letterario poliziesco, caratterizzato da storie violente, copertine sexy o raccapriccianti e protagonisti duri e solitari, che affrontano vicende pericolose affiancati da belle donne e poliziotti corrotti. Poca psicologia, molta azione, stile disadorno e violento. Nascono i “pulp magazines”.<br />
Oggi, parlare di <em>pulp</em> nel cinema significa necessariamente parlare di Quentin Tarantino e di un genere che prevede, sopra ogni altra cosa, un lavoro radicale di <em>abbassamento</em> e <em>mineralizzazione</em>, nonché di <em>miscelazione informe</em> di tutto ciò che è considerato “alto”, ma nacque come “basso”.<br />
<strong><br />
I personaggi</strong><br />
Pumpkin e Honey Bunny: due rapinatori innamorati; Vince e Jules: due tirapiedi assassini; Marsellus: un boss della criminalità sodomizzato; Mia: moglie di Marsellus, ex attrice “tentata”; Butch: un pugile troppo vecchio; Fabienne: la sua puerile compagna; Capitano Koons: compagno d’armi del padre di Butch, che per due anni ha nascosto un orologio nel sedere; The Wolf: il risolutore di problemi; Jimmie: uno qualunque; Bonnie: la moglie di Jimmie; sodomiti, uomini-cane, fanatiche del piercing, spacciatori… <em>Pulp Fiction</em> è un gran minestrone di personaggi, un miscuglio inorganico di individui normali e strampalati, nel quale il perfetto anonimato di Jimmie e la totale assurdità del Capitano Koons convivono come nel più banale dei mondi possibili. Non esiste approfondimento psicologico per questi individui, che riducendo ai minimi termini il proprio profilo contribuiscono al progetto di abbassamento complessivo che l’intero film si prefigge. Se i personaggi della letteratura storica pulp sono pazzi, assassini e deviati mentali, ma nonostante tutto individui organici, vivi, con il proprio armamentario di sconforto e sofferenza, nel caso di Tarantino ogni tratto vitale si annulla: Vince e Jules sono banali killler e più che spietati professionisti sono lavoratori salariati; non conoscono eroicità, neppure negativa, sono sempre mediamente allegri, mai tristi, mai felici, privi tanto di senso di colpa quanto di crudeltà. Sono dei minerali. Neppure la pulp fiction dei giornalacci anni ’20 era così bassa: più pulp del pulp.<br />
E la mineralizzazione o, per dirla con un grecismo, la <em>kenoticizzazione</em>, è ancor più divertita quando si tratta di violenza. Nel mondo pulp la violenza è assolutamente normale: uccidere, sodomizzare, torturare, picchiare, terrorizzare è cosa di tutti giorni, e tra un ammazzamento e l’altro si chiacchiera e ci si diverte. Così, se nel primo lavoro di Tarantino, <em>Reservoir Dogs</em> (<em>Le Iene</em>), ancora aleggiava nell’aria il romanticismo del sangue e della morte, in <em>Pulp Fiction</em> l’aria odora solo di hamburger, caffè e crostata di mirtilli.</p>
<div style="text-align: center;"><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/sPfMrWiB4x4&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/sPfMrWiB4x4&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></div>
<p></br><br />
<strong>La narrazione</strong><br />
È evidente, in <em>Pulp Fiction</em> fabula e intreccio non coincidono. Ma annotando il contenuto dei vari blocchi narrativi e ricollocandoli ordinatamente sulla linea del tempo, risulta subito evidente come il film si sviluppi secondo un vero e proprio contorcimento narrativo che risponde al principio “answers-first, questions-later”, che permette di comprendere le diverse vicende solo in un secondo momento. Questo sistema, solitamente, mira a condurre lo spettatore lungo un percorso di riordinamento mentale, che si conclude con la rivelazione di un significato. In questo caso, però, alla fine della strada non vi è nulla: ad eccezione dell’incontro di Butch con il Capitano Koons, l’intreccio della storia non genera flashback o flashforward ma è un puro mescolamento delle parti, una sequenza di salti avanti e indietro nel tempo, tanto che i blocchi potrebbero essere riassemblati a piacimento per ottenere sempre il medesimo, nullo risultato finale. L’unica funzione del gioco è rivelare che non c’è funzione. Sempre più in basso, quindi, tanto nella struttura narrativa quanto nei contenuti, poiché in ciascuna vicenda il percorso narrativo rimane sempre lo stesso: situazione iniziale &#8211; sobbalzo nella storia &#8211; ritorno alla situazione banale, in un’alternanza ripetuta di tensione e piattezza.<br />
Non solo, la pulpificazione generalizzata trova una delle sue voci più divertenti nel citazionismo diffuso ed insistito, che miscela senza sosta una quantità di citazioni incoerenti, inutili ed inorganiche, delle quali il Jack Rabbit Slim’s è la rappresentazione fisica, con la sua grande accozzaglia di divi del cinema anni ’50, attori di serie B, auto d’epoca e cultura pop.</p>
<p><strong>I dialoghi</strong><br />
Ma i dialoghi sono il vero capolavoro di kenoticizzazione di Tarantino.<br />
Nei suoi film si discute e si raccontano banalità. Sempre. Il dialogo è la chiacchiera senza finalità. Di che si parla in <em>Pulp Fiction</em>? Che cosa rapinare, hamburger francesi, massaggi ai piedi, pancino e pancetta, carne di maiale VS carne di cane, quanto è buono il caffè, miracoli, piercing, serie tv… tutto ciò che negli altri film normalmente viene scartato. Le discussioni hanno la funzione di pause, interruzioni dell’azione, dedrammatizzazioni, momenti banali ma divertenti in attesa dell’ammazzamento successivo. Non c’è fretta di arrivare al massacro e nel frattempo si chiacchiera, spogliando così il momento violento della sua drammaticità e rendendo attesa e sgonfiamento molto più interessanti.<br />
Esiste un’espressione ideale per indicare tutto ciò, “cazzeggiare”: nei film di Tarantino si ammazza e si cazzeggia.<br />
Ed è questo che li ha resi dei cult: rapine sanguinarie, massacri su commissione, dita mozzate per scommessa, preceduti da diatribe sulla mancia alle cameriere (<em>Reservoir Dogs</em>), discorsi su un certo “quarto di libbra con formaggio” (<em>Pulp Fiction</em>), monologhi sullo champagne Crystal (<em>Four Rooms</em>)…</p>
<p>Link: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=sPfMrWiB4x4&amp;feature=related">PULP FICTION</a><br />
Link: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=k_8kIO0CBNI">LE IENE</a><br />
Link: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=C34HI6qy0hM&amp;feature=related">FOUR ROOMS</a></p>
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		<title>L’uomo che predisse un terremoto</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 09:29:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>italiadallestero</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/04/l%e2%80%99uomo-che-predisse-un-terremoto/giuliani-giampaoloo/" rel="attachment wp-att-2913"><img src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/04/giuliani-giampaoloo-200x200.jpg" alt="" title="giuliani-giampaoloo" width="200" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-2913" /></a>Due terremoti devastanti in rapida successione, a Haiti e in Cile, avevano iniziato a oscurare le memorie di un disastro simile avvenuto esattamente un anno fa: la distruzione della città medioevale de L’Aquila e di altri cinquanta paesini vicini, nella provincia montagnosa dell’Abruzzo. Fino a quando dalle pagine del Giornale di Zoologia è apparsa la notizia di alcuni rospi che avrebbero “predetto” il disastro.</p>
<p>La scorsa settimana, la stampa britannica riportava notizie di una colonia di rospi comuni, presente in un lago a settanta chilometri di distanza, che avrebbe in qualche modo previsto il sisma de L’Aquila. Nel corso di uno studio di routine sui rospi, la Dott.ssa Rachel Grant della Open University ha notato che il 96% di quest’ampia colonia, in costante riproduzione, era scomparso all’improvviso. Cinque giorni dopo si è verificata la scossa tellurica, in seguito alla quale i rospi non sono ricomparsi per altri cinque giorni. Secondo la Grant: “La nostra scoperta suggerisce che i rospi siano in grado di recepire i segnali presismici, quali il rilascio di gas e di particelle cariche, sfruttandoli come sistema d’allarme preventivo”.</p>
<p>Come hanno dimostrto gli eventi dell’anno scorso, nessun fattore dovrebbe essere trascurato nella ricerca di un sistema affidabile per predire l’attività sismica. E mentre i rospi hanno attirato molta attenzione, il terremoto de L’Aquila aveva già fatto emergere un altro più eloquente, e forse anche polemico, “preveggente”: Giampaolo Giuliani, un tecnico scientifico che lavora vicino L’Aquila e che per anni ha lottato per essere preso sul serio. Poi, alle 3:32 del 6 aprile 2009, il disastro ha colpito la città in cui lui e la sua famiglia vivevano.</p>
<p>In mezzo a un improvviso frastuono, il suolo è stato devastato da violente scosse per 22 terribili secondi. Nel buio reso soffocante dalla polvere, i sopravvissuti storditi brancolavano in mezzo alle macerie, mentre le scosse di assestamento creavano ulteriore confusione. I servizi di emergenza, pur non essendo in allarme rosso, sono arrivati molto velocemente, portando esperti, attrezzature speciali e 5.000 borse per cadaveri. Nell’arco di pochi giorni si sono contati 307 morti, 1.500 feriti e 80.000 sfollati.</p>
<p>Giuliani era sconvolto come qualsiasi altro sopravvissuto. Non tanto per il terremoto, perché lui l’aveva previsto, bensì dalla sua potenza e dalla vastità dei danni. Si sarebbe aspettato qualcosa intorno ai 4 gradi di magnitudo sulla scala Richter, ma il terremoto è stato di 6,3 gradi, il che vuol dire mille volte più potente. (Facendo un paragone, il terremoto di Haiti è giunto ai 7 gradi e quello in Cile agli 8,8).</p>
<p>Per diversi giorni Giuliani aveva tenuto d’occhio con crescente ansietà le quattro unità misuratrici di radon collocate intorno e all’interno di L’Aquila che registravano valori molto elevati e sempre crescenti di gas radon proveniente dal suolo. Domenica 5 aprile era convinto che entro 24 ore ci sarebbe stata una scossa, ma non poteva dare l’allarme al pubblico. Era vincolato da un decreto ingiuntivo, rilasciato una settimana prima, che gli vietava di farlo con la motivazione che le sue predizioni avrebbero generato panico infondato.</p>
<p>In privato, quella fatidica sera, Giuliani ha avvertito telefonicamente parenti, amici e colleghi. Infine, si è messo a letto vestito completamente con sua moglie e le sue due figlie, lasciando porte e finestre spalancate in modo da favorire una rapida uscita. Un paio d’ore dopo, sono scappati alle prime scosse. La modesta villa in calcestruzzo è sopravvissuta intatta, ma nel corso dei successivi sette mesi hanno dormito in un camper per calmare le paure della figlia più piccola. La loro seconda casa, in un paese vicino, è finita in macerie, ma fortunatamente il figlio maggiore di Giuliani, che vi abitava, si trovava a Roma.</p>
<p>Il terremoto ha messo fuori uso anche 3 dei preziosi misuratori di radon di Giuliani. Nell’accingersi a ripararli, ha attaccato le autorità che gli avevano negato i finanziamenti, che avevano deriso l’attendibilità scientifica delle sue ricerche e che si erano appellate alla legge per imbavagliare le sue predizioni. Infine, in un attacco di rabbia, ha chiesto pubblicamente delle scuse, che però non ha ricevuto.</p>
<p>L’Italia è l’area geologicamente più instabile in Europa, ha quattro vulcani attivi, montagne in crescita, e molti terremoti. (L’Aquila era stata devastata anche in passato: 1349, 1461, 1703 e 1915, anno in cui la conta dei morti è arrivata fino a 30.000). Il centro della ricerca italiana sui terremoti è l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, diretto da Enzo Bosci con sede a Roma. L’istituto possiede anche un importante laboratorio distaccato appena fuori L’Aquila, sui pendii del Gran Sasso, collegato con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, che si trova in profondità dentro la montagna. E’ proprio questo il posto dove Giuliani è stato impiegato, durante gli anni ‘90, come tecnico di laboratorio, lavorando sugli strumenti per gli studi astrofisici dei raggi cosmici.</p>
<p>Nel 1999, Giuliani venne a conoscenza per la prima volta delle anomalie nel gas radon osservate da scienziati russi poco prima di un terremoto nella Turchia orientale. Questo attirò così tanto la sua attenzione da portarlo al trasferimento all’esterno della montagna nel laboratorio di geofisica, sperando di fare ricerca sull’argomento. Il suo ruolo, tuttavia, è rimasto quello di un tecnico piuttosto che di uno scienziato ricercatore di ruolo.</p>
<p>A questo punto, il governo italiano aveva cominciato a elargire lauti finanziamenti destinati alla protezione antisismica e ai sistemi d’allarme preventiva. Le normative antisismiche per le abitazioni sono state rese più severe; il numero dei sismografi (i quali misurano e registrano le scosse di terremoto) è stato quadruplicato; e il ministero degli interni ha creato due nuovi enti: la Protezione Civile, un’organizzazione nazionale per rispondere alle emergenze, e un comitato con il compito di prendere decisioni rapide, denominato Commissione Grandi Rischi, il quale contava il Dr. Bosci tra i membri del gruppo di 12 esperti.</p>
<p>Nel 2003, Giuliani ha fatto richiesta all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia per un finanziamento per un progetto avente lo scopo di studiare le emissioni di gas radon come possibile indicatore dell’imminenza di un terremoto, usando uno o più rilevatori di radon da lui ideati. Ha incontrato sia Bosci che Bertolaso, il capo della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ma la sua proposta è stata rifiutata con la motivazione di non essere sufficientemente scientifica.</p>
<p>Questo giudizio doveva aver tenuto conto di studi sul radon precedenti, portati avanti tra i tanti tentativi di trovare un indicatore affidabile in grado di predire l’arrivo dei terremoti. Giapponesi, americani, russi e cinesi, così come gli italiani, hanno provato tutti vari tipi di misuratori di radon e diverse procedure, ma nessuno è mai riuscito ad ottenere risultati definitivi o coerenti. E, secondo una dichiarazione successiva del vice di Bosci, Walter Mazzochi: “Il lavoro presentato da Giuliani è di basso livello da un punto di vista scientifico. Non vi era alcuna prova che il suo metodo potesse funzionare”.</p>
<p>Per nulla scoraggiato dalla critiche, nel 2006 Giuliani aveva costruito i suoi primi due rilevatori di radon, a proprie spese. Incoraggiato dai risultati dei test, ha riprovato a fare domanda di finanziamento e assistenza. Ancora una volta, la richiesta è stata rifiutata. Perciò ha continuato a fare ricerche in privato, aiutato soltanto da suo figlio maggiore e da un paio di colleghi, mentre continuava a costruire altri rilevatori di radon, collegandoli in una piccola rete.</p>
<p>In seguito, il 14 dicembre 2008, l’aumento dell’attività sismica nella zona de L’Aquila è iniziato con uno “sciame sismico” di piccole scosse. Queste sono continuate in maniera intermittente fino a gennaio e i successivi mesi del 2009. Nessuna delle scosse ha fatto dei veri danni; la maggior parte delle persone continuava con la propria vita quotidiana senza nemmeno farci tanto caso.</p>
<p>Ma Giuliani ci fece caso. Il 27 marzo inviò un messaggio al suo amico, il sindaco de L’Aquila, che l’aveva aiutato ad installare una delle sue stazioni per la misurazione del radon nel piano interrato di una scuola del centro storico. Giuliani lo avvertì del pericolo di un terremoto nelle successive 24 ore. Il giorno dopo ci furono delle scosse, ma ancora quasi impercettibili, di magnitudo 2.3.</p>
<p>Oramai, tuttavia, Giuliani aveva individuato una minaccia più grande a sud-est, verso la città di Sulmona, a 50 km da L’Aquila. Il sindaco venne contattato e prese sul serio l’allarme, mandando in giro per la città dei camioncini muniti di altoparlanti per avvertire la popolazione (fatto erroneamente collegato a L’Aquila dalla stampa britannica). Come era d’aspettarsi, si scatenò il panico. Fu questo a preoccupare Bosci, Bertolaso e le autorità, portandole a chiedere un decreto ingiuntivo nei confronti di Giuliani rilasciato il 30 marzo.</p>
<p>Il giorno dopo, L’Aquila venne colpita da una scossa di magnitudo 4.2. Esattamente una settimana dopo, la città era ridotta in rovine. Se la scossa più forte fosse arrivata durante le ore lavorative, alle nove del mattino invece che alle 3:32 della notte, gli esperti dicono che il numero dei morti sarebbe arrivato fino a 30.000, proprio perché le strutture maggiormente colpite, oltre chiese antiche e case vecchie, sono stati i palazzi governativi, le scuole e gli ospedali, costruiti senza tener conto delle più moderne normative antisismiche.</p>
<p>La sensazione di shock è rimasta viva per molti mesi, mentre un’operazione di recupero di ammorevole energia ed organizzazione si occupava delle zone colpite. Quello che una volta era il bel centro storico de L’Aquila, era ora silenzioso, vuoto, una rovina piena di macerie in cui soltanto i vigili del fuoco, coordinati dalla Protezione Civile, avevano il permesso d’entrare. Le loro squadre hanno anche messo su i vasti campi di tende blu, denominate tendopoli, per migliaia di sfollati che non potevano accettare di lasciare la città in favore di Pescara, sulla costa, dove Berlusconi aveva allegramente e indelicatamente suggerito loro di andare in vacanza a spese dello Stato.</p>
<p>La cosa più impressionante è stata la velocità con cui i modernissimi condomini antisismici, conosciuti come le “case di Berlusconi”, sono stati costruiti da zero. Soltanto sette mesi dopo, 5.000 persone vi abitavano, mentre nuovi condomini venivano completati ogni settimana e le tende venivano smontate, in una gara contro il cambio della stagione.</p>
<p>La lunga estate è terminata a metà ottobre ed è arrivato il freddo. Ci sono state piogge abbondanti su L’Aquila, insieme alla prima neve sulle sovrastanti cime appenniniche. Nella propria abitazione, Giuliani aveva l’aria stanca. Aveva controllato la sua rete di rilevatori di radon al computer e stava cercando di scrivere un resoconto del suo lavoro in inglese per una pubblicazione specializzata. Fuori, vicino al loro camper-camera da letto, sua moglie stava esercitando il suo mestiere di estetista e parrucchiera su un’unica e allegra cliente. Il salone presso cui lavorava giaceva distrutto nel centro della città, dove tutta l’attività commerciale si era arrestata.</p>
<p>All’inizio della propria carriera, Giuliani aveva lavorato per qualche mese nel Regno Unito. Si ricorda di esserci stato in vacanza con quella che era allora la sua fidanzata, aprendo le tende la mattina di fronte al paesaggio marino di Folkestone. Il suo inglese non era male all’epoca, ma l’ha perso per mancanza d’uso. Adesso, però, aveva bisogno di ritrovarlo. L’Unione Geofisica Americana l’aveva invitato a presentare il suo lavoro ai propri membri, nella città di San Francisco.</p>
<p>In fin dei conti, la presentazione di Giuliani lo scorso dicembre è andata molto bene. Gli americani forse non reggono il confronto con gli italiani per quanto riguarda la gestione dei disastri (paragonate New Orleans a L’Aquila), ma apprezzano uno spirito libero e indipendente nella ricerca scientifica. Le prove presentate da Giuliani hanno sollevato interesse e dibattito, e in seguito l’Unione Geofisica Americana l’ha invitato a partecipare, assieme alla Chapman University e la Nasa, allo sviluppo di un sistema mondiale d’allarme sismico preventivo.</p>
<p>Inoltre, quando Giuliani è tornato a casa, le autorità italiane hanno sollevato il decreto d’ingiunzione emesso contro le sue predizioni, che si sono rivelate accurate anche nei primi mesi del 2010, anche se questa volta le scosse sono state clementemente minori. Che conclusione possiamo trarre da tutto questo, un anno dopo il terremoto de L’Aquila? E’ troppo presto per dire se Giuliani abbia scoperto una tecnica in grado di predire i terremoti, capace di funzionare in tutte le zone sismiche del mondo (diventando potenzialmente un salvavita per milioni di persone). Oppure, effettivamente, se la tecnica possa essere perfezionata per anticipare la potenza, così come la certezza delle scosse prima che si verifichino.</p>
<p>Sicuramente, però, grazie alla sua ostinata determinazione, Giuliani ha aperto un nuovo campo scientifico. Dalla tragedia de L’Aquila, e da rospi che scompaiono, nascono nuove speranze.</p>
<p>&#8220;The man who predicted an earthquake&#8221;, The Guardian, Gran Bretagna.</p>
<p>Link:<a href=" http://italiadallestero.info/archives/9355" target="blanck"> il sito dell’articolo tradotto</a><br />
Link:<a href="http://www.guardian.co.uk/world/2010/apr/05/laquila-earthquake-prediction-giampaolo-giuliani" target="blanck"> il sito dell’articolo originale</a></p>
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		<title>Quando Due è meglio di Uno</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 06:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri Ceschin</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'arca]]></category>
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		<description><![CDATA[Uno dei principi fondamentali che nessun cristiano si sognerebbe mai di mettere in discussione è quello di riconoscere il Cristianesimo, e di conseguenza l&#8217;Ebraismo, come una religione monoteista. D&#8217;altra parte il primo dei dieci comandamenti è conosciuto da tutti e viene recitato più o meno come &#8220;Io sono il Signore, tuo dio, non avrai altro dio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2739" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/03/quando-due-e-meglio-di-uno/dei/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2739" title="dei" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/03/dei-200x136.jpg" alt="" width="200" height="136" /></a>Uno dei principi fondamentali che nessun cristiano si sognerebbe mai di mettere in discussione è quello di riconoscere il Cristianesimo, e di conseguenza l&#8217;Ebraismo, come una religione monoteista. D&#8217;altra parte il primo dei dieci comandamenti è conosciuto da tutti e viene recitato più o meno come &#8220;<em>Io sono il Signore, tuo dio, non avrai altro dio all&#8217;infuori di me&#8221;. </em>Leggendolo con attenzione, solamente quest&#8217;ultimo basterebbe per accorgersi che viene implicitamente affermato che esistono quindi altre divinità nel mondo. Secondo il senso che gli viene comunemente associato, se il Signore fosse stato veramente l&#8217;unico non avrebbe dovuto avere la necessità di specificarlo.</p>
<p>Questi semplici passaggi logici diventano comunque inutili se li paragoniamo alla vera natura di Dio che traspare da una lettura attenta e genuina della Bibbia. Una fondamentale differenza che il Cristianesimo ha eliminato, ma che per esempio i rabbini conoscono seppur con altri significati, è quella tra la figura di DIO e quella del SIGNORE DIO (o Signore solamente). Si può facilmente notare nella Bibbia quando viene usata una oppure l&#8217;altra; in inglese c&#8217;è GOD oppure LORD, in tedesco GOTT oppure HERR. Questi non sono solo due diversi nomi di un&#8217;unico dio, ma due entità ben distinte che hanno caratteristiche proprie e operano in modo diverso.</p>
<p><strong>DIO</strong> in ebraico è &#8216;ELOHIYM che si potrebbe interpretare in geroglifici come &#8220;L&#8217;energia che cresce ed è sempre più in là&#8221;. E&#8217; una parola di per sé molto strana visto che è plurale ma considerata singolare all&#8217;interno del testo, quanto ad indicare le molteplici forme di un&#8217;unica essenza. Il dio creatore della Genesi, che fa esistere il cielo e la terra, è quindi il divenire, il giungere sempre avanti, quello che noi contemporanei chiameremmo il futuro, e non certo un uomo con la barba bianca.<br />
&#8220;E questo cosa c&#8217;entra con me?&#8221;, potrebbe chiedere qualcuno. Innanzitutto la tua realtà cambia quando ti accorgi che non è il passato a creare il mondo e a dare le vere risposte ai tuoi &#8220;perché&#8221;, ma è il futuro. Passare da una prospettiva causale ad una finalista (a che fine succede tutto ciò?) permette di rivalutare un sacco di parole e situazioni a cui non si sa comunemente dare una spiegazione soddisfacente. Perché esiste lo Stato Italiano? Perché è così importante il matrimonio? Perché ho preso l&#8217;influenza? Perché faccio un lavoro che non mi piace? Cercare le risposte a queste domande con lo sguardo rivolto al futuro permette di cogliere un senso più profondo e apre la mente per un reale cambiamento della persona.<br />
&#8216;Elohiym, la dimensione del divenire, il futuro, è dentro ogni essere vivente perché in ogni essere vivente è ciò che viene dopo. E&#8217; la sua strada. Sono le sue possibilità. Sono le opere e le scoperte che farà. Perché tutto questo ogni giorno crea il mondo.</p>
<p><strong>IL SIGNORE DIO</strong> è invece nella Bibbia il più conosciuto YAHWEH. In geroglifici ebraici si potrebbe tradurre come &#8220;Colui che rende visibile la vita invisibile e la blocca nella forma che le ha dato&#8221;. E&#8217; infatti il dio che plasma concretamente l&#8217;umanità dalla polvere e, a differenza di Elohiym, è il dio del presente, dell&#8217;essere, delle cose come stanno, è &#8220;l&#8217;arconte di questo mondo&#8221; come lo chiama Gesù. Andando a leggere la Bibbia si scopre che è Yahweh che vieta all&#8217;uomo l&#8217;albero della conoscenza, che caccia l&#8217;umanità dall&#8217;Eden, che opprime Caino, che fa crollare la torre di Babele, che provoca il diluvio (mentre è Elohiym a salvare Noè), che indurisce il cuore del Faraone in Egitto e così via. Yahweh è infatti il dio dei divieti, delle regole, dei limiti che in quanto tali devono essere superati dall&#8217;uomo, una creatura che il Signore Dio ama profondamente sebbene gli provochi grandi frustrazioni e preoccupazioni. Yahweh è infatti un Dio iniziatore. Impone delle regole all&#8217;umanità perché vuole che vengano superate; solo in questo modo il mondo può cambiare, l&#8217;umanità può crescere ed evolversi in nuove forme d&#8217;essere. Lo stesso Gesù sembra spiegarlo molte volte quando dice per esempio &#8220;I peccati di questa donna le vengono perdonati, perché lei ha molto amato; chi invece ha poco da farsi perdonare, è perché ama poco&#8221;.</p>
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		<title>Sfida sui distributori di preservativi</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 12:32:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>italiadallestero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ancora una volta l’Italia è divisa, ma stavolta l’oggetto di discussione non è Berlusconi. Il Vaticano ha espresso grande preoccupazione mentre ragazzi, genitori e professori di tendenza laica parlano di un segnale di coraggio: la scuola pubblica Keplero di Roma è stata la prima in Italia a installare distributori di preservativi nei bagni degli studenti.
Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2728" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/03/sfida-sui-distributori-di-preservativi/condom/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2728" title="condom" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/03/condom-200x132.jpg" alt="" width="200" height="132" /></a>Ancora una volta l’Italia è divisa, ma stavolta l’oggetto di discussione non è Berlusconi. Il Vaticano ha espresso grande preoccupazione mentre ragazzi, genitori e professori di tendenza laica parlano di un segnale di coraggio: la scuola pubblica Keplero di Roma è stata la prima in Italia a installare distributori di preservativi nei bagni degli studenti.</p>
<p>Il cardinale Agostino Vallini – vicario del papa nella diocesi di Roma – ha criticato la decisione, e l’ha definita un modo per “banalizzare la sessualità”. Il preside del Keplero si è difeso invitando altri colleghi della capitale a seguire il suo esempio.</p>
<p>Secondo l’Unione degli studenti, solo in Italia un fatto del genere può provocare tante polemiche. In molti paesi europei e negli Stati Uniti nelle scuole secondarie si distribuiscono preservativi. Nel liceo francese di Roma per esempio la direzione ha preso l’iniziativa nel 2001. In Brasile dal 2008 il Ministero della Salute ha fatto installare distributori di preservativi nelle scuole di vari stati.</p>
<p>In Italia il basso indice di fertilità dimostra che molte coppie usano gli anticoncezionali. Ma nonostante questo il pregiudizio è ancora molto grande. Il 40% delle adolescenti non usa nulla e il 20% si affida all’astinenza per evitare rischi. Non è stato solo il Vaticano a criticare la decisione del preside del Keplero. Anche Mario Falconi, presidente dell’associazione dei medici romani, non ha gradito, e ha commentato: “È come riconoscere che si può fare sesso a scuola. Non mi piace la presenza dei profilattici nelle scuole in questo modo, soprattutto considerando che non è difficile comprare preservativi in tutto il paese”.</p>
<p>Al distributore della scuola Keplero un pacchetto di tre preservativi costa 2 euro, cioè la metà di quanto costa nelle farmacie e nei supermercati.</p>
<p>Ma il Vaticano promette di prendere provvedimenti. Dal 1968, data di pubblicazione della enciclica Humanae Vitae di Paolo VI, la chiesa cattolica condanna ufficialmente qualsiasi atto che impedisca la gravidanza, prima durante o dopo una relazione sessuale. E anche di fronte all’Aids Benedetto XVI ha affermato che, per la Santa Sede, l’uso del preservativo non bisogna nemmeno pensarlo.</p>
<p>Vera Gonçalves de Araújo De Roma, Terra Magazine (Brasile)</p>
<p>traduzione di ItaliaDallEstero.info</p>
<p>Link: <a href="http://italiadallestero.info/archives/9208" target="_blank">il sito dell&#8217;articolo tradotto</a></p>
<p>Link: <a href="http://terramagazine.terra.com.br/interna/0,,OI4314999-EI6789,00-O+desafio+das+maquinas+de+camisinha.html" target="_blank">il sito dell&#8217;articolo originale</a></p>
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		<title>Labirinti</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 10:37:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Costantina Magri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Cineocchio]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[horror]]></category>
		<category><![CDATA[kubrick]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Shining&#8221; di Stanley Kubrick &#8211; 1980
È mattina. Nella grande Sala Colorado Jack Torrance, aspirante scrittore (fallito), si dedica a giochi inquieti nell&#8217;attesa che l&#8217;ispirazione letteraria, finalmente, giunga, dopo ormai un intero mese di permanenza solitaria nell&#8217;enorme, lussuoso ed isolatissimo Overlook Hotel, del quale ha accettato di essere custode durante la chiusura invernale. Questo nonostante egli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><a rel="attachment wp-att-2711" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/03/labirinti/shining/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2711" title="shining" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/03/shining-200x160.jpg" alt="" width="200" height="160" /></a>&#8220;Shining&#8221; di Stanley Kubrick &#8211; 1980</h3>
<p><strong>È mattina</strong>. Nella grande Sala Colorado Jack Torrance, aspirante scrittore (fallito), si dedica a giochi inquieti nell&#8217;attesa che l&#8217;ispirazione letteraria, finalmente, giunga, dopo ormai un intero mese di permanenza solitaria nell&#8217;enorme, lussuoso ed isolatissimo Overlook Hotel, del quale ha accettato di essere custode durante la chiusura invernale. Questo nonostante egli sia stato informato per tempo della tremenda sorte del precedente custode, Grady, reo di aver massacrato a colpi d&#8217;ascia moglie e figlie, tra le mura dell&#8217;edificio. Fuori, nella giornata d&#8217;inizio inverno, la moglie Wendy ed il piccolo Danny giocano allegramente, saltellando nel grande labirinto di siepi che adorna il giardino. Jack, vittima di inquietudini sempre più tormentose, si aggira senza meta tra le vaste sale dell&#8217;albergo e, giunto nella hall, si sofferma ad osservare il modello in scala del labirinto stesso, esposto presso le ampie finestre inondate di luce.<br />
Singolare scelta, penserà qualcuno, soffermarsi su di una sequenza così poco citata, in un horror fra gli horror divenuto celeberrimo grazie a ben altre scene: corse in triciclo lungo interminabili corridoi, gemelle mano nella mano, ascensori che grondano sangue&#8230;</p>
<p><strong>Eppure è un momento denso</strong>, cruciale. Siamo esattamente nel punto di frattura, all&#8217;innesco di quella crisi del personaggio che così spesso si verifica nei film di Kubrick. È una crisi della ragione, del controllo, delle azioni, della comunicazione, dell&#8217;identità e della memoria. Jack pianifica il suo lavoro ma non scrive una parola; si muove istericamente tra le sale dell&#8217;hotel trasformandosi in una marionetta scomposta; non parla più; la sua identità si dissolve e nuove personalità si installano in lui, posseduto dai fantasmi dell&#8217;Overlook con i quali condivide una memoria collettiva.</p>
<div style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Ley9k94GoZU&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/Ley9k94GoZU&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></div>
<p><strong>Di questa perdita</strong> della ragione il labirinto è la manifestazione spaziale. E il film è un intrico di labirinti. L&#8217;Overlook Hotel non è solamente la casa stregata, porta su altri mondi costruita su di un antico cimitero indiano (come in ogni horror che si rispetti), l&#8217;Overlook è esso stesso un immenso labirinto di cui i corridoi sono l&#8217;essenza… persino le moquettes su cui Danny gioca mostrano decorazioni labirintiche. E fuori dall&#8217;edificio ecco il grande labirinto vegetale, riprodotto anche nel modello in scala della hall. Ma mentre nel labirinto esterno madre e figlio riescono a raggiungere il centro ed uscire nuovamente, quello interno, nel quale Jack si ostina a restare, non sembra dare scampo. La separazione tra interno ed esterno diviene così una chiara anticipazione dell&#8217;esito del film, che vedrà madre e figlio salvarsi dalle follie omicide del padre, mentre quest’ultimo rimarrà per sempre intrappolato nel labirinto della casa e della sua follia, del tempo e della memoria (nella fotografia finale egli compare insieme agli ospiti della festa del 1921), nonché fisicamente congelato tra le siepi.</p>
<p><strong>Ma i voraci labirinti</strong> di <em>Shining</em> non sarebbero quello che sono senza la <em>steadycam</em> che li percorre. La steadycam, del cui uso a fini espressivi Kubrick è stato il primo maestro, è una particolare macchina da presa che l&#8217;operatore porta letteralmente &#8220;addosso&#8221;, grazie ad un&#8217;imbracatura bilanciata ed ammortizzata con un sistema che assorbe passi e sobbalzi, cancellando l&#8217;effetto della camera a mano. I movimenti fluidi che questa macchina riesce a realizzare, con rallentamenti, accelerazioni e brusche frenate, lunghe riprese continue e movimenti a serpentina in avanti o all&#8217;indietro, costituiscono l&#8217;essenza del terrore del film, che prende vita mentre inseguiamo Danny lungo i corridoi o percorriamo con lui il labirinto esterno. E se è vero che il movimento macchina è apparentemente subordinato a quello dei personaggi, abbiamo però sempre la sensazione che l&#8217;occhio che guarda non sia totalmente oggettivo ma contenga qualcosa della soggettività delle presenze che abitano la casa.</p>
<div style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/3t60oY0TbTU&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/3t60oY0TbTU&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></div>
<p><strong>Ecco un altro elemento cruciale</strong>: la soggettiva, ossia il vedere con gli occhi del personaggio.<br />
Nella parte finale della sequenza Jack si accosta al modello in scala del labirinto. Siamo al climax. Lo stacco dallo sguardo attento del protagonista alla visione del labirinto dall&#8217;alto, perfettamente conforme alle regole del montaggio classico relative alla soggettiva, ci trasmette la certezza che stiamo ora guardando con gli occhi del personaggio. Non appena la macchina si muove verso il basso, però, ci rendiamo conto che laggiù, nel centro, ci sono Wendy e Danny, di cui ora sentiamo anche le voci! Ecco l&#8217;inganno accuratamente preparato dal regista nelle inquadrature precedenti, per farci cadere nel tranello di una falsa soggettiva: Jack è convinto di avere il controllo della situazione, può vedere il labirinto dall&#8217;alto ed è sicuro di non esservi imprigionato, ma si inganna. Sono Wendy e Danny, che appaiono qui come formichine osservate dal protagonista, ad avere la salvezza tra le mani.</p>
<p><strong>Shining si discosta</strong> dai canoni horror da molti punti vista, quali la luce ed il colore, il prevalere della frontalità, l&#8217;uso di inquadrature ampie. E tuttavia il film è agghiacciante. Da cosa dipende questa sua forza orrorifica se non dalle soggettive che popolano il film? Assistiamo in soggettiva alle immagini mentali di Danny, che poi si trasformano in soggettive allucinatorie (noi vediamo le gemelle Grady con gli occhi del bambino seduto sul triciclo), mentre la steadycam dà a tutto un senso di soggettività; iniziamo a vedere con gli occhi di Jack proprio nel momento in cui anch&#8217;egli è vittima delle allucinazioni e non solo guardiamo Lloyd, il barman, con gli occhi del protagonista, ma soprattutto (particolare terrificante) guardiamo il protagonista con gli occhi dell&#8217;inquietante fantasma. L&#8217;unico punto di ancoraggio alla realtà è Wendy. Quando anch&#8217;essa è coinvolta nel regime allucinatorio e con il suo sguardo vediamo le strane presenze travestite da animali, per lo spettatore diventa impossibile distinguere tra realtà e visione…</p>
<p><strong>Kubrick amava cimentarsi</strong> in quasi tutti i generi cinematografici. Ha realizzato un solo horror e subito ne ha fatto un cult intramontabile forzando i confini del genere e puntando fortemente sulla soggettiva. L&#8217;analisi di questo suo utilizzo ai fini dell&#8217;orrore, 30 anni fa, dovrebbe indurre a riflettere più approfonditamente su film come <em>The Blair Witch Project</em>, <em>REC</em> o il recentissimo <em>Paranormal Activity</em>, proposte fondate sulla soggettività della &#8220;telecamera interna alla narrazione&#8221; forse troppo frettolosamente liquidate.</p>
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		<title>Dove va l&#8217;Italia?</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 06:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>italiadallestero</dc:creator>
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		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
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		<description><![CDATA[Ai primi di febbraio la Procura di Firenze ha scoperto una rete di favori economici e sessuali gestita dai vertici della Protezione Civile, una delle poche istituzioni che nonostante tutto ancora godeva di un certo prestigio nell’Italia di Berlusconi. Non è stato l’unico scandalo nelle ultime settimane. Infatti la Procura Antimafia di Roma ha ordinato l’arresto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2682" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/03/dove-va-litalia/ripitalia/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2682" title="ripItalia" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/03/ripItalia-200x196.png" alt="" width="200" height="196" /></a>Ai primi di febbraio la Procura di Firenze ha scoperto una rete di favori economici e sessuali gestita dai vertici della Protezione Civile, una delle poche istituzioni che nonostante tutto ancora godeva di un certo prestigio nell’Italia di Berlusconi. Non è stato l’unico scandalo nelle ultime settimane. Infatti la Procura Antimafia di Roma ha ordinato l’arresto di altre 56 persone, alcune delle quali con incarichi ufficiali, per riciclaggio di denaro. Dalle indagini si è scoperto che uno dei senatori del partito del primo ministro, Nicola di Girolamo, era stato eletto con l’aiuto fraudolento della mafia.</p>
<p><strong>Non saranno</strong> forse i casi di corruzione più gravi e spettacolari che ha dovuto affrontare l’Italia, ma sicuramente quelli che sembrano aver colpito maggiormente la coscienza dei cittadini. A ciò ha contribuito la sensazione che nessuna istituzione dello Stato si possa sottrarre ai modi di fare di Silvio Berlusconi; e anche al fatto che il paese torni a essere vittima di mali conosciuti, come la promisquità tra la classe politica e la mafia. E si inizia a credere che l’immoralità delle vita pubblica abbia ormai superato ogni limite.</p>
<p><strong>Il clima di ansia</strong> che si vive nel Paese va aumentando per via del fatto che l’opposizione a Berlusconi risulta disarticolata come il sistema politico di cui fa parte. Se fino a ora un’alta percentuale di cittadini italiani pensava che il problema fosse solo il Governo, ora è la Repubblica nel suo complesso che inizia a preoccuparli. Le istituzioni italiane si stanno rivelando bacate, da un lato dalla corruzione e dall’altro da riforme giudiziarie che hanno l’obiettivo di invalidare lo Stato di diritto come strumento per fronteggiarle.</p>
<p><strong>Nessuno sembra</strong> conoscere con certezza dove stia andando l’Italia, un paese fondamentale nella costruzione europea, compresa la figura più evidente di questo deterioramento politico e morale senza precedenti, quella di Silvio Berlusconi. La strategia del primo ministro sembra aver perso qualsiasi altro orizzonte che non sia quello di garantire la propria immunità, spostando periodicamente l’attenzione verso problemi spesso artificiosi e creati con la sola intenzione di ottenere gradimento con una politica populista. Nel frattempo l’Italia continua ad avvicinarsi a un baratro dal quale nessuno sembra sapere come salvarla.</p>
<p>Editoriale, El Pais (Spagna)</p>
<p>traduzione di ItaliaDallEstero.info</p>
<p>Link: <a href="hhttp://italiadallestero.info/archives/9088" target="_blank">il sito dell&#8217;articolo tradotto</a></p>
<p>Link: <a href="http://www.elpais.com/articulo/opinion/Adonde/va/Italia/elpepiopi/20100304elpepiopi_2/Tes" target="_blank">il sito dell&#8217;articolo originale</a></p>
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		<title>Un soggiorno a punti</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 14:02:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>italiadallestero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Little Italy]]></category>
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		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Con una nuova iniziativa giudicata “xenofoba” dall’opposizione, il governo di destra di Silvio Berlusconi ha deciso di inaugurare un nuovo sistema di “permesso di soggiorno a punti” per gli immigrati, che dovranno sottoporsi a esami di lingua e di cultura italiana, e che potranno essere espulsi se non otterranno i 30 punti necessari.
Attualmente per ottenere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2502" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/02/un-soggiorno-a-punti/schermata-2010-02-12-a-13-50-35/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2502" title="Schermata 2010-02-12 a 13.50.35" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/02/Schermata-2010-02-12-a-13.50.35-190x250.png" alt="" width="190" height="250" /></a>Con una nuova iniziativa giudicata “xenofoba” dall’opposizione, il governo di destra di Silvio Berlusconi ha deciso di inaugurare un nuovo sistema di “permesso di soggiorno a punti” per gli immigrati, che dovranno sottoporsi a esami di lingua e di cultura italiana, e che potranno essere espulsi se non otterranno i 30 punti necessari.<br />
Attualmente per ottenere il permesso di soggiorno, documento essenziale per poter risiedere legalmente in Italia, un immigrato deve dimostrare di avere un contratto di lavoro e un domicilio regolari. Questo ora non sarà più sufficiente.</p>
<p>Su iniziativa del Ministro degli Interni Roberto Maroni, membro della xenofoba Lega Nord, e del suo collega e Ministro del Welfare Maurizio Sacconi, d’ora in poi gli immigrati che vorranno ottenere un nuovo permesso di soggiorno dovranno anche firmare un “accordo di integrazione” che li obbligherà a sottoporsi a quattro esami, in base ai quali potranno o meno raggiungere il punteggio richiesto per ottenere il documento.<br />
In questo modo, gli immigrati saranno tenuti a conoscere la lingua italiana e i costumi della penisola, così come i principi fondamentali della Costituzione e del funzionamento delle pubbliche istituzioni del Paese, con speciale attenzione alla sanità, all’istruzione, ai servizi sociali e agli obblighi fiscali. Un altro punto essenziale, per non correre il rischio di essere espulsi dal paese, sarà iscrivere regolarmente i figli minorenni alla scuola dell’obbligo.</p>
<p>Una volta concluse le suddette prove, che dureranno un periodo di circa due anni, “se il numero di crediti finale è uguale o superiore a 30”, secondo quanto indicato dalla bozza del nuovo regolamento, l’immigrato otterrà il permesso di soggiorno. In caso contrario, e solo se dimostrerà una buona disposizione, gli verrà dato un altro anno per raggiungere i 30 punti; in caso contrario sarà espulso.<br />
In linea con l’inasprimento della politica sull’immigrazione messa in atto dal governo Berlusconi, anche se lo straniero dovesse raggiungere i 30 punti, nel caso in cui sia stato condannato – anche in via non definitiva – a un periodo di detenzione non inferiore ai 3 mesi, verrà comunque espulso.</p>
<p>Il Ministro Maroni, che ha precisato che gli uffici per l’immigrazione si occuperanno di esaminare gli immigrati, ha spiegato che l’obiettivo del nuovo sistema è garantire loro l’integrazione. “Io ti indico cosa fare per integrarti nella comunità; se lo fai, ti do il permesso; se non lo fai, significa che non vuoi integrarti”, ha detto il ministro degli Interni. Maroni ha sottolineato che il permesso di soggiorno a punti “è già legge, perché è all’interno del piano per la sicurezza approvato l’anno scorso”, e nei prossimi giorni verrà pubblicato il decreto attuativo corrispondente. Secondo le stime, in Italia vivono circa 4,8 milioni di stranieri regolari e circa 418.000 stranieri irregolari.</p>
<p><strong>Lotteria social</strong>e</p>
<p>Come si poteva immaginare, l’iniziativa ha suscitato reazioni molto dure. Gianclaudio Bressa, del Pd, il partito principale dell’opposizione di centro-sinistra, considera il permesso di soggiorno a punti “una scandalosa lotteria sociale” che trasforma l’Italia nel “paese più xenofobo d’Europa”.<br />
“Il permesso di soggiorno a punti è una strada che ostacolerà l’integrazione e favorirà l’irregolarità”, ha dichiarato Livia Turco, dello stesso partito. “In un paese come l’Italia, dove per rinnovare il permesso di soggiorno bisogna aspettare più di un anno e dove i corsi di lingua e di cultura italiana sono in mano ad associazioni di volontariato o alla Chiesa, non si può agire come se fossimo in Canada” conclude la Turco.<br />
Paolo Ferrero, di Rifondazione Comunista, ha definito addirittura “demenziale” il nuovo sistema. “Con paletti come quelli previsti dal permesso di soggiorno a punti metà dei nostri connazionali emigrati all’estero in massa, nel Novecento, non sarebbero mai potuti entrare nei Paesi dove erano emigrati e dove invece si sono presto integrati”.<br />
Il permesso di soggiorno a punti è stato criticato anche da varie altre associazioni tra cui la Amsi, l’Associazione di medici stranieri in Italia. Quest’ultima ha dichiarato che il nuovo sistema “sicuramente non aiuterà l’integrazione, ma aumenterà lo stato di ansia e di stress dell’immigrato, che si sentirà ancora più isolato all’interno della società italiana”.</p>
<p>Elisabetta Pequé, La Nación (Argentina)</p>
<p>traduzione di ItaliaDallEstero.info</p>
<p>Link: <a href="http://italiadallestero.info/archives/8955" target="_blank">il sito dell&#8217;articolo tradotto</a></p>
<p>Link: <a href="http://www.lanacion.com.ar/nota.asp?nota_id=1230126" target="_blank">il sito dell&#8217;articolo originale</a></p>
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