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	<title>il Grimaldello &#187; Salute</title>
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		<title>Le Norme della Normalità</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 07:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucrezia Paci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
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		<category><![CDATA[pazzia]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando trovare un senso diventa un’infrazione alla norma
A tutto può essere trovato un perché. E’ questo che ci insegna la scienza. Ogni effetto può essere ricondotto alla sua causa generatrice e ogni causa può essere indagata a partire da più prospettive di studio.
Ma delle motivazioni umane, che indirizzano a  certe scelte piuttosto che ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><a rel="attachment wp-att-3196" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/06/le-norme-della-normalita/tee_pazzia/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3196" title="tee_pazzia" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/05/tee_pazzia-200x244.jpg" alt="" width="200" height="244" /></a>Quando trovare un senso diventa un’infrazione alla norma</h3>
<p>A tutto può essere trovato un perché. E’ questo che ci insegna la scienza. Ogni effetto può essere ricondotto alla sua causa generatrice e ogni causa può essere indagata a partire da più prospettive di studio.<br />
Ma delle motivazioni umane, che indirizzano a  certe scelte piuttosto che ad altre e che sono alla base di ogni azione, cosa resta?</p>
<p>Negli anni ’50, lo psicologo Erich Fromm definì l’approccio scientifico come la capacità di essere osservatori oggettivi e percettori soggettivi della realtà che ci circonda: riuscire a vedere le cose per ciò che oggettivamente sono e  inquadrarle per ciò che soggettivamente percepiamo che siano, senza trascurare eventuali dati di nuova acquisizione, sarebbero i criteri essenziali di ogni analisi scientifica.</p>
<p>Già dai suoi tempi e, per continuare, ancora oggi, la prospettiva frommiana è stata ristrutturata nei termini delle esigenze tecniche della società. L’umile sperimentalismo delle revisioni scientifiche ha lasciato il posto ai nuovi dogmi di quella che potrebbe essere definita “religione scientifica”: ciò che trapela dall’opinione pubblica e dalle formulazioni della scienza sarebbe effettivamente legge e non dovrebbe essere trovato senso altrove.<br />
Così chi accetterà i dogmi della società, ritrovandovi un senso, sarà normale; chi, invece, pur stando nei limiti inderogabili della società , avvertirà il bisogno di costruire un proprio credo sarà patologicamente malato.<br />
Le stesse nevrosi, anche dette psicosi, avrebbero origine proprio dall’ossessiva urgenza di avere una propria verità che funga da indicatore di senso: l’assenza di un riscontro esterno di tali verità, insieme alla mancanza di una reale religione nella società (dove per “religio” è corretto intendere non tanto un dogma da asservire quanto un contesto esterno in cui assolvere un senso interno), condurrebbe l’individuo ad una crisi esistenziale e ad una soglia di esaurimento. Fromm scriveva: “mi domando se oggi una persona debba impazzire per arrivare a percepire certe cose”.</p>
<p>Come dire: la resistenza ad accettare un compromesso, dogmaticamente imposto, a lungo andare potrebbe risultare compromettente.</p>
<p>Ma se chi afferma un proprio senso dentro di sé, senza riscontrarlo nella realtà esterna, si ammala di nevrosi, cosa succede a chi accetta un senso, che senso non è, da una realtà esterna a sé, senza averne elaborato uno proprio? Probabilmente si ammalerà anche lui.<br />
Allora quando vi capiterà di risentire notizie del tipo “il Signor X ha ucciso la moglie Z” o  “la signora K non si è più svegliata dopo un’eccessiva dose di farmaci” o  “il ragazzo B ha avuto un arresto cardiaco per assunzione di droghe” , e di veder concludere un’intervista ad amici o familiari con le parole “era una persona tranquilla, stava bene, era normale”, ricordatevi di quanto diceva Fromm. Ricordatevi che nella normalità non si culla necessariamente la  salute psichica e che nell’anormalità non deve esserci per forza la malattia.</p>
<p>Quando vi ritroverete a perdere momentaneamente il controllo per la difesa di un vostro valore, non spaventatevi: è il senso ciò che state proteggendo. E se mai qualcuno vi accuserà di essere pazzi, prendete in prestito le parole di Lessing: “chi non perde la ragione per certe cose … non è neanche in grado di ragionare”.</p>
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		<title>AAA Regalasi rene</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 06:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Tessariol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[donazione organi]]></category>
		<category><![CDATA[Legge]]></category>
		<category><![CDATA[medicina]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando una persona sana muore, può decidere di donare gli organi a dei malati che ne abbiano bisogno. Alcuni organi, come parte del fegato ed il rene, possono essere trapiantati anche tra viventi, di solito tra consanguinei o conoscenti. Vi sono però alcuni casi che escono dalla routine ospedaliera, i &#8220;samaritani&#8221;.
E&#8217; questo infatti l&#8217;appellativo usato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2548" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/02/aaa-regalasi-rene/donazione-organi/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2548" title="donazione-organi" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/02/donazione-organi-200x187.jpg" alt="" width="200" height="187" /></a>Quando una persona sana muore, può decidere di donare gli organi a dei malati che ne abbiano bisogno. Alcuni organi, come parte del fegato ed il rene, possono essere trapiantati anche tra viventi, di solito tra consanguinei o conoscenti. Vi sono però alcuni casi che escono dalla routine ospedaliera, i &#8220;samaritani&#8221;.<br />
E&#8217; questo infatti l&#8217;appellativo usato in linguaggio medico per descrivere persone che fanno espressa richiesta di poter donare, in totale anonimato, parte del proprio fegato o un rene ad un ricevente estraneo. Questo fenomeno é molto diffuso negli Stati Uniti, Svezia e Norvegia, ma inusuale nel nostro Paese.  Tanto inusuale che non é nemmeno previsto dalla normativa che regola i trapianti; non vi sono quindi criteri riguardanti l&#8217;assegnazione di questi organi, né visite per appurare la sanità non solo fisica, ma anche psichica dell&#8217;aspirante donatore. Tuttavia anche in Italia cominciano ad esservi casi di &#8220;samaritani&#8221; che si presentano nei centri territoriali a richiedere di poter donare un rene o una parte del fegato. L&#8217;ultimo risale alla scorsa settimana a Torino, e prima di questo due a Milano.</p>
<p>Il presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica, Francesco d&#8217;Agostino, si dice contrario a questo tipo di donazioni perché afferma che il trapianto di rene da vivente provochi una grave lesione al donatore, andando in contrasto con il dovere etico di preservare la salute della persona. Aggiunge d&#8217;Agostino che questa tipologia di donazione possa essere legata a motivazioni narcisiste. Non così perentorio, ma tuttavia prudente, è invece il sottosegretario alla Salute, Eugenia Rocella.</p>
<p>E&#8217; facilmente intuibile quanto questa nuova tipologia di donazione possa risultare controversa e divida i pareri tra la possibilità di salvare un paziente malato e quella di preservare in salute ogni essere umano. Va ricordato però anche che, solo in Italia, sono circa novemila i pazienti in attesa di trapianto di rene, che solo un terzo ogni anno è sottoposto a trapianto e che trecento muoiono invece nell&#8217;attesa. Toccherà all&#8217;ufficio legislativo del Ministero della Salute valutare le eventuali procedure da seguire per gestire questo nuovo genere di trapianti ed i relativi esami a cui far sottoporre i &#8220;samaritani&#8221;.</p>
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		<title>Una &#8220;mano per la vita&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 23:07:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Tessariol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[bioingegneria]]></category>
		<category><![CDATA[mano]]></category>
		<category><![CDATA[protesi]]></category>

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Inizia con un uomo che si fa la doccia il film di fantascienza “Io robot” e si viene poi a scoprire che un braccio di quell’uomo è bionico. Fantascienza, forse ancora per poco. E’ nato infatti dalla collaborazione tra l’Università Campus Bio-Medico di Roma e la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa il progetto LifeHand, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1965" title="EUROPEAN ROBOTICS" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/01/cyberhand_485-200x137.jpg" alt="EUROPEAN ROBOTICS" width="200" height="137" /></p>
<p style="text-align: justify;">Inizia con un uomo che si fa la doccia il film di fantascienza “Io robot” e si viene poi a scoprire che un braccio di quell’uomo è bionico. Fantascienza, forse ancora per poco. E’ nato infatti dalla collaborazione tra l’Università Campus Bio-Medico di Roma e la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa il progetto LifeHand, che si prefigge di collegare, con elettrodi neurali inseriti nei nervi mediano e ulnare di un paziente amputato della mano sinistra,  una protesi biomeccatronica a cinque dita indipendenti. Dopo un primo intervento e pochi mesi di sperimentazione, i risultati sono già incoraggianti.</p>
<p style="text-align: justify;">LifeHand ha visto per la prima volta la luce nel 2004. Nei primi tre anni di lavoro sono stati sviluppati gli elettrodi da applicare ai nervi e, in parallelo, alcuni prototipi di protesi meccatronica di mano, dotata di movimenti indipendenti per le cinque dita. Dopo la progettazione, i ricercatori hanno iniziato la realizzazione e la validazione, anche con test preclinici, della protesi. Tra il 2007 e il 2008 vi è stata la valutazione del progetto da parte del Comitato Etico dell’Università Campus Bio-Medico e del Ministero della Salute e la successiva autorizzazione a procedere alla sperimentazione umana, seguita dalla selezione dei candidati per la sperimentazione. Nel novembre 2008 gli elettrodi progettati sono stati impiantati chirurgicamente nel candidato prescelto con successiva sperimentazione clinica attraverso sedute di analisi e stimolazione. Visti i risultati ottenuti, si sta ora procedendo all’ingegnerizzazione del sistema.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto presenta in ogni caso diversi limiti, il più importante dei quali è sicuramente la breve durata degli elettrodi, garantiti dal costruttore per non più di un mese. Vi sono poi le reazioni infiammatorie e fibrotiche nel paziente, dovute all’inserzione di un corpo estraneo (cosa peraltro presente in ogni genere di protesi).</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, in un mese di sperimentazione , il paziente è riuscito a controllare fino a tre differenti tipi di prese con la mano robotica, con una percentuale di successo da parte dell’interfaccia neurale nel riconoscimento del comando inviato dal cervello superiore all’85%. A questo punto però c&#8217;è bisogno di una sperimentazione su più larga scala per poter convalidare i risultati fin qui ottenuti. Il progetto è dunque lungi dal termine. E chissà che un giorno, quell’uomo dal braccio bionico non sia solo il protagonista di un film, ma un comune essere umano.</p>
<p style="text-align: justify;">link: <a title="Università Campus Bio-Medico" href="http://www.unicampus.it/lifehand/una-sfida-lifehand" target="_blank">Università Campus Bio-Medico</a>;</p>
<p style="text-align: justify;">link: <a title="Scuola Superiore Sant'Anna" href="http://www.sssup.it/" target="_blank">Scuola Superiore Sant&#8217;Anna</a></p>
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		<title>Filariosi, trattiamo il nostro cane</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Jun 2009 08:14:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Pavia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Veterinaria]]></category>
		<category><![CDATA[Dirofilaria]]></category>
		<category><![CDATA[Parassita]]></category>
		<category><![CDATA[Trattamento]]></category>

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		<description><![CDATA[Problematica dirofilariosi, è importante trattare i nostri cani a fini preventivi per evitare patologie gravi che possono condurre alla morte dell'animale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1372" title="max" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/06/max-200x315.jpg" alt="max" width="200" />La filariosi cardiopolmonare del cane è una malattia parassitaria sostenuta da <em>Dirofilaria immitis o repens </em>un Nematode (verme tondo) della lunghezza variabile di 10-15cm per il maschio e 25-30cm per la femmina. Ha un ciclo biologico (sviluppo dalla larva all&#8217;adulto) di tipo indiretto, ciò significa che necessita di un Ospite Intermedio per poter raggiungere lo stadio adulto; questo ospite è la zanzara.<span id="more-1369"></span></p>
<p>La zanzara con il pasto di sangue assume anche le larve (L1) dal cane, larve presenti appunto nel torrente circolatorio.</p>
<div id="attachment_1380" class="wp-caption alignright" style="width: 294px"><img class="size-full wp-image-1380" title="ciclo-biologico2" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/06/ciclo-biologico2.jpg" alt="Ciclo Biologico di Dirofilaria Immitis" width="284" height="258" /><p class="wp-caption-text">Ciclo Biologico di Dirofilaria Immitis</p></div>
<p>Al suo interno permette lo sviluppo da L1 a L2 e quindi a L3 (L2 ed L3 sono sempre degli stadi di maturazione della larva, che comunque resta tale). L3 viene &#8220;iniettata&#8221; nel sangue di un altro cane attraverso un altro pasto di sangue dalla zanzara. Nel cane (Ospite Definitivo) sviluppa a L4 ed L5 (giovane adulto, ancora sessualmente non maturo) e, portandosi a livello di Arteria Polmonare prima e di Ventricolo Destro del cuore poi, sviluppa lo stato Adulto. I maschi adulti fecondano le femmine che, essendo vivipare, producono direttamente larve L1 e così il ciclo riprende.</p>
<p><strong>È necessario</strong> per i padroni trattare il proprio cane in quanto questo tipo di parassitosi comporta lesioni gravi a livello cardiaco (irritazioni, infiammazioni  ma soprattutto occlusioni ed insufficienza cardiaca se presenti in gran numero) nonché fenomeni di trombo-embolismo dovuto alle larve e agli adulti che, una volta morti, vengono trascinati nei vari distretti dell&#8217;organismo dal torrente sanguigno.</p>
<div id="attachment_1381" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-1381" title="dirofilaria1" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/06/dirofilaria1-200x207.jpg" alt="Presenza massiva di adulti in un cuore affetto da parassitosi" width="200" height="207" /><p class="wp-caption-text">Presenza massiva di adulti in un cuore affetto da parassitosi</p></div>
<p><strong>La parola chiave</strong> per combattere questa malattia è Prevenzione. La prevenzione si effettua portando il cane dal veterinario il quale vi consiglierà differenti prodotti che sono in grado di uccidere le larve L1, L3 ed L4 evitando così che si formino gli adulti (nel caso in cui il cane sia già affetto da questa parassitosi sarà il veterinario a valutare se trattare il cane con degli adulticidi, rischiando il tromboembolismo, o lasciare che il cane viva, per quanto possibile, con questi vermi nel cuore). Importante è sempre e comunque la diligenza del proprietario che dovrà somministrare il trattamento (molto spesso tavolette da somministrare mensilmente all&#8217;animale) in modo corretto e nei tempi indicati. Se ciò non viene fatto è possibile che nell&#8217;animale, se sono presenti le larve, queste riescano a svilupparsi fino allo stato adulto e quindi anche riprendere il trattamento larvicida poi diverrebbe inutile. Quindi è importante trattare i nostri cani per la filariosi in modo da garantire loro una vita serena, con uno piccolo sforzo .</p>
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		<title>Plumpynut: lotta alla malnutrizione</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 09:51:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri Ceschin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[malnutrizione]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo il rapporto che la Fao pubblica ogni anno sul problema della fame nel mondo, oggi giorno sono più di 848 milioni le persone sulla Terra che non hanno abbastanza cibo per sopperire al proprio bisogno nutrizionale. Un quinto sono bambini al di sotto dei cinque anni di età che soffrono di sintomi acuti o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-1214" title="plumpynut" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/05/plumpynut.jpg" alt="plumpynut" width="200" height="190" />Secondo il rapporto</strong> che la Fao pubblica ogni anno sul problema della fame nel mondo, oggi giorno sono più di 848 milioni le persone sulla Terra che non hanno abbastanza cibo per sopperire al proprio bisogno nutrizionale. Un quinto sono bambini al di sotto dei cinque anni di età che soffrono di sintomi acuti o cronici di malnutrizione; di questi, 13 milioni muoiono annualmente a causa di malattie e infezioni che potrebbero essere prevenute, quali il morbillo, la diarrea, la malaria, la polmonite o una combinazioni delle stesse. Il 95% delle persone sottoalimentate vive in paesi in via di sviluppo e, in particolare, un quarto di queste provengono dall&#8217;Africa Sub-Sahariana.<span id="more-1062"></span></p>
<p><strong>Per mettere fine </strong>alla fame  è necessario cominciare a garantire alimenti che siano prodotti in quantità sufficiente e accessibili per tutti. Tuttavia, il solo aumento della produzione alimentare non implica l&#8217;eliminazione della fame, ma deve essere garantito l&#8217;accesso ad ogni individuo, e in ogni momento, ad alimenti sicuri e sufficienti dal punto di vista nutritivo.</p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-1215" title="percentage_population_undernourished_world_map" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/05/percentage_population_undernourished_world_map-600x276.jpg" alt="percentage_population_undernourished_world_map" width="650" /></p>
<p><strong>E&#8217; proprio per questo</strong> che nel 1999 <a href="http://www.nutriset.fr" target="_blank">Nutriset</a>, grande azienda francese leader per i suoi prodotti nutrizionali distinati al Terzo Mondo, inventa il Plumpy&#8217;nut. Diventato famoso nel 2005 per aver salvato la vita di migliaia di bambini durante la carestia del Niger, il Plumpy&#8217;nut è semplicemente una crema super nutriente. Inspirato dalla celebre Nutella, ha l&#8217;aspetto di un panetto di burro ed è composto da farina di arachidi, zucchero, grassi vegetali, latte in polvere (scremato), con l&#8217;aggiunta di sali minerali e vitamine (A, C, D, E, B1, B2, B6, B12), biotina, acido folico, acido pantotenico e niacina (B3). Il suo grande vantaggio è che non ha bisogno di essere diluito, eliminando così il rischio di malattie dovute all&#8217;acqua impura; si conserva anche per un certo periodo dopo che la confezione è stata aperta, non richiede l&#8217;intervento di personale specificamente addestrato, occupa pochissimo spazio, abbassando quindi i costi di trasporto e stoccaggio, ed è valido fino a due anni dalla data di confezionamento. Il Plumpynut è utilizzato largamente dall&#8217;UNICEF, dal Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite e da organizzazioni non governative internazionali come Medici Senza Frontiere.</p>
<p><strong>E&#8217; firmata proprio</strong> da quest&#8217;ultima organizzazione <a title="lettera a Nutriset" href="http://www.msfaccess.org/resources/key-publications/key-publication-detail/?tx_ttnews[tt_news]=1540&amp;cHash=97c7865815" target="_blank">la lettera</a> inviata qualche mese fa&#8217; direttamente ai dirigenti di Nutriset. Tido v. Schön-Angerer, direttore esecutivo di Medici Senza Frontiere, mette in luce il modo in cui l&#8217;azienda salvaguarda la proprietà intellettuale del prodotto che ha creato. Il Plumpynut infatti viene prodotto e distribuito con un sistema di franchise in modo che solo le aziende che hanno ottenuto una licenza da Nutriset possano produrlo e commercializzarlo. Il problema nasce dal fatto che queste aziende, meno di una decina, non riescono a sopperire alla grande domanda proveniente dalle numerose zone dell&#8217;Africa, ma anche dell&#8217;America Centrale e dell&#8217;Asia. Per questo motivo Medici Senza Frontiere lancia un appello all&#8217;azienda francese perché cambi le regole di distribuzione e conceda con più faciltà le licenze per la produzione della crema nutriente, che si è dimostrata così facile da produrre se non fosse per il copyright che la protegge.</p>
<p><strong>Link: </strong><a href="http://faostat.fao.org/site/562/default.aspx" target="_blank">statistiche FAO</a><br />
<strong>Link:</strong> <a href="http://www.unicef.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3307" target="_blank">sito Unicef</a><strong><br />
</strong><a title="sito Nutriset" href="http://www.nutriset.fr/" target="_blank"></a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Influenza Suina: Problema Reale?</title>
		<link>http://www.ilgrimaldello.com/2009/05/influenza-suina-problema-reale/</link>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2009 11:06:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Pavia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Influenza]]></category>
		<category><![CDATA[Suino]]></category>
		<category><![CDATA[Virus]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi giorni la notizia dell&#8217;influenza suina viene continuamente riproposta in telegiornali, quotidiani e riviste, sembra quasi sia scoppiata un&#8217;epidemia. Ma cos&#8217; è veramente questa Influenza Suina? La scorsa settimana alcuni giornali (online) l&#8217;hanno addirittura chiamata &#8220;Sindrome del Suino Pazzo&#8221; come se avesse qualcosa a che fare con la famigerata &#8220;Mucca Pazza&#8221; (Encefalopatia Spongiforme Bovina- [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-501" title="maiale1" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/05/maiale1-200x133.jpg" alt="maiale1" width="200" height="133" />In questi giorni la notizia dell&#8217;influenza suina viene continuamente riproposta in telegiornali, quotidiani e riviste, sembra quasi sia scoppiata un&#8217;epidemia. Ma cos&#8217; è veramente questa Influenza Suina? La scorsa settimana alcuni giornali (online) l&#8217;hanno addirittura chiamata &#8220;Sindrome del Suino Pazzo&#8221; come se avesse qualcosa a che fare con la famigerata &#8220;Mucca Pazza&#8221; (Encefalopatia Spongiforme Bovina- BSE).<span id="more-484"></span> Al solito la stampa crea allarmismi inutili che sfociano poi in articoli che riportano notizie incomplete, fasulle o inadeguate. L&#8217;influenza suina è una malattia infettiva ad andamento acuto caratterizzata da sintomi respiratori e provocata da Influenza Virus (Orthomyxoviridae) tipo A, B o C. In questo caso ci troviamo di fronte ad un tipo A con un set glicoproteico di tipo H1N1. In base a queste glicoproteine (che si trovano sulla superficie del virus) è possibile classificare i virus tipo A con H (da 1 a 15) e N (da 1 a 9). Il suino solitamente è recettivo a H1, H3 e sporadicamente ad H9, N1 ed N2, nelle varie possibili combinazioni. L&#8217;uomo è recettivo verso H1 H2 e H3 e sporadicamente H5, H7 e H9, N1, N2 e sporadicamente N7. Ciò implica che virus come ad esempio H1N1 <span style="text-decoration: underline;">possano</span>, in determinati casi, essere trasmissibili dal suino all&#8217;uomo. Solitamente causano Influenze non distinguibili da quelle prettamente &#8220;umane&#8221; (cioè con medesima sintomatologia), più spesso sono asintomatiche, altre volte possono causare decessi ( e comunque al pari di una banalissima influenza). Ciò che ha creato allarme è il fatto che, a differenza dell&#8217;ormai purtroppo (e inutilmente) famoso virus dell&#8217;influenza aviare H5N1 di qualche anno fa, H1N1 suino <span style="text-decoration: underline;">può </span>essere trasmesso da persona infetta a persona sana direttamente (cioè non è obbligatorio che la persona entri a contatto con un suino). Osservando il tutto con un po&#8217; di occhio critico si capisce immediatamente come questa influenza sia bene o male al pari della normalissima influenza che ogni inverno ci colpisce e che il fatto che causi o meno decessi dipenda, come sempre, dallo stato sanitario della popolazione, dallo stato immunologico del singolo individuo e dal contatto più o meno diretto e prolungato con dei suini (cosa che qui puo&#8217; avvenire solo all&#8217;interno di allevamenti intensivi e comunque in modo limitato). E&#8217; però importante dire, ai fini di evitare che il tutto finisca come nel caso dell&#8217;influenza aviara, che il virus non è assolutamente trasmissibile con l&#8217;ingestione di carne cotta di maiale. Il virus si localizza prevalentemente a livello di apparato respiratorio e in quantità veramente ridotte nel muscolo, tanto che la carne potrebbe essere mangiata tranquillamente anche cruda ma, con una semplice cottura, il problema è risolto.</p>
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		<title>Il ruolo del consumatore nella produzione: l&#8217;uovo</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 08:16:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Pavia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[consumatore]]></category>
		<category><![CDATA[industria]]></category>
		<category><![CDATA[Uova]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; noto da tempo che la maggior parte delle produzioni industriali sono guidate dalle esigenze del consumatore.  Questo riguarda anche la produzione alimentare, dalla carne, al latte, alle uova. La pretesa dei consumatori è quella di avere prodotti che soddisfino il loro concetto di &#8220;qualità&#8221; spesso a discapito anche di caratteristiche importanti del prodotto. Per fare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-309" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/04/uova.jpg" alt="uova" width="200" height="150" />E&#8217; noto da tempo che la maggior parte delle produzioni industriali sono guidate dalle esigenze del consumatore.  Questo riguarda anche la produzione alimentare, dalla carne, al latte, alle uova. La pretesa dei consumatori è quella di avere prodotti che soddisfino il loro concetto di &#8220;qualità&#8221; spesso a discapito anche di caratteristiche importanti del prodotto. <span id="more-307"></span>Per fare un esempio oggi noi chiediamo al mercato una carne magra, con pochi grassi e colesterolo ma che possiede delle proprietà nutrizionali nettamente inferiori alla &#8220;vecchia carne&#8221; con un aumento del tenore idrico che si aggira anche oltre il 75% (in poche parole quando compriamo un kg di carne in realtà compriamo 750 g di acqua). Per quanto riguarda il settore delle uova il consumatore negli ultimi anni ha guidato il mercato verso la produzione di un uovo con determinate caratteristiche: se prendiamo in considerazione l&#8217;uovo destinato al consumo diretto (per capirci quello che troviamo in confezione da 6 negli scaffali dei supermercati) questo avrà sempre un colore del guscio rosa scuro/marrone ma mai bianco. Eppure se ci spostiamo ad esempio in Inghilterra le uova le troveremo tutte di colore bianco. Perchè? Perchè in Italia il consumatore richiede un uovo scuro. Il motivo non è noto ma non è importante, l&#8217;industria produce uova con quel colore del guscio, colore dovuto essenzialmente a fattori genetici. In Italia per la produzione di uova si allevano galline non di razza ma cosiddetti &#8220;ibridi commerciali&#8221; che producono, appunto, il guscio scuro. Lo stesso ragionamento vale per il tuorlo dell&#8217;uovo. Il consumatore vuole un tuorlo di un arancione intenso quasi rosso, che si ottiene mediante l&#8217;utilizzo di additivi coloranti nell&#8217;alimentazione delle ovaiole. Quando però ci spostiamo verso prodotti ottenuti tramite l&#8217;utilizzo di uova come la maionese, il colore rosso del tuorlo non è più così importante; anzi il consumatore, parlando della maionese, cerca un prodotto che sia il più bianco possibile, poichè collega il colore bianco ad un prodotto più dietetico, anche se le due cose non sono per niente correlate. Ed ecco che l&#8217;industria si sposta verso una produzione di uova con un tuorlo il più possibile di colore giallo chiaro. Questi sono solo alcuni esempi di come un prodotto, in questo caso l&#8217;uovo, possa variare in base alla richiesta di mercato pur essendo, alla fine dei conti, pur sempre un uovo.</p>
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		<title>Anche il cuore si rigenera</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2009 17:18:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Tessariol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[carbonio]]></category>
		<category><![CDATA[cellule]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>

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		<description><![CDATA[Un recente studio del Karolinska Institutet di Stoccolma sembra dimostrare che anche le cellule cardiache si riproducono nell&#8217;arco della vita. Attraverso degli studi compiuti sfruttando la datazione con carbonio 14 si sono raggiunti dei risultati che potrebbero aprire nuovi orizzonti riguardo le malattie cardiache.
I ricercatori del Karolinska Institutet hanno sviluppato un metodo di datazione dell&#8217;età [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-84" title="anche il cuore si rigenera" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/04/human-heart1111_19-247x300.jpg" alt="anche il cuore si rigenera" width="200" />Un recente studio del <em>Karolinska Institutet</em> di Stoccolma sembra dimostrare che anche le cellule cardiache si riproducono nell&#8217;arco della vita. Attraverso degli studi compiuti sfruttando la datazione con carbonio 14 si sono raggiunti dei risultati che potrebbero aprire nuovi orizzonti riguardo le malattie cardiache.<span id="more-82"></span></p>
<p>I ricercatori del <em>Karolinska Institutet </em>hanno sviluppato un metodo di datazione dell&#8217;età cellulare simile a quello usato per la datazione dei reperti antichi. Durante la guerra fredda gli esperimenti nucleari hanno portato ad un aumento dei livelli di C14 nell&#8217;atmosfera; il C14 viene conservato nelle cellule umane e quindi i suoi differenti livelli nelle cellule rispecchiano la sua variazione nell&#8217;atmosfera e, al tempo stesso, fungono da indicatore sull&#8217;età della cellula.</p>
<p>Utilizzando questo metodo di datazione sono stati eseguiti degli studi su volontari che hanno rivelato che i livelli di C14 nelle cellule cardiache di individui nati prima della guerra fredda sono superiori a quanto previsto, questo a significare che anche le cellule del miocardio vengono rinnovate. I primi studi parlano di ricambi molto lenti (ca 1% in un anno nei ventenni, meno della metà nei settantenni) tuttavia questa scoperta porta a dei nuovi studi sulla rigenerazione delle cellule cardiache dopo un infarto ed anche sulla possibilità di stimolare la riproduzione delle cellule del cuore.</p>
<p>Link: <a href="http://ki.se/ki/jsp/polopoly.jsp?a=75171&amp;d=24994&amp;l=en" target="_blank">ki.se.RiproduzioneCelluleCardiache</a></p>
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