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	<title>il Grimaldello &#187; Ambiente</title>
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		<title>Lambro dolosamente ucciso</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 10:15:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Polo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[Lambro]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>

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		<description><![CDATA[Martedì 23 Febbraio 2010 si è verificato l&#8217;ennesimo disastro ambientale.  La marea nera che si è riversata sul Lambro proveniva dai serbatoi della raffineria Lombarda Petroli a Villasanta, in provincia di Monza. Circa 10 milioni di litri di gasolio e olio combustibile hanno invaso il letto del fiume. L&#8217;onda nera di petrolio, che dal fiume [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2619" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/03/lambro-dolosamente-ucciso/uccello-lambro/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2619" title="uccello-lambro" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/03/uccello-lambro-200x150.jpg" alt="" width="200" height="150" /></a>Martedì 23 Febbraio 2010 si è verificato l&#8217;ennesimo disastro ambientale.  La marea nera che si è riversata sul Lambro proveniva dai serbatoi della raffineria Lombarda Petroli a Villasanta, in provincia di Monza. Circa 10 milioni di litri di gasolio e olio combustibile hanno invaso il letto del fiume. L&#8217;onda nera di petrolio, che dal fiume Lambro si è riversata nel Po, ha raggiunto negli ultimi giorni i comuni della provincia di Parma. In un primo momento la marea era stata contenuta dal depuratore di Monza San Rocco, che ha contribuito a contenere i danni, ma gli oli hanno comunque inquinato il Lambro e parte del Po. Alle 19.15 di sabato sera la centrale Enel Green Power di Isola Serafini, a Monticelli d’Ongina (Pc), ha interrotto ogni attività per permettere l’apertura delle paratoie inferiori in modo da far defluire l’acqua dal basso e trattenere così la macchia oleosa.</p>
<p><strong>La quantità di idrocarburi </strong>che ha inquinato il fiume è nettamente superiore alla capacità delle cisterne dichiarata dalla ditta (2500 metri cubi). Si pensa quindi al danno doloso. La raffineria ad oggi funge da deposito; all&#8217;interno sono rimasti 17 operai, di cui 12 sono andati in cassa integrazione. La notte del disastro l&#8217;unico presente all&#8217;interno della raffineria fino alle 3.30 era un guardiano, che testimonia di non aver notato nessun movimento sospetto. Per questo l&#8217;ora del reato è da ricondurre alle quattro, quando il guardiano ha finito il suo turno. Il perimetro è comunque controllato costantemente da telecamere per cui è da pensare che dietro ad un tale colpo ci sia una mano molto esperta.</p>
<p><strong>I danni creati</strong> al fiume ammontano a milioni di euro, che dovranno essere stanziati dalla ditta come risarcimento, una volta dimostrata la loro colpevolezza. In prefettura è stato attivato lo stato di crisi: centinaia di vigili del fuoco e la protezione civile sono schierati sulle rive muniti di enormi spugne assorbenti e polveri gettate in acqua per provare a distruggere, o quantomeno rimpicciolire, un quantità d&#8217;olio e gasolio che riempirebbero 670 autocisterne parcheggiate una dopo l’altra. Gli interventi che hanno riguardato il fiume Lambro si sono concentrati principalmente sulla pulizia degli argini del fiume dagli idrocarburi, sul recupero della fauna colpita dall&#8217;emergenza e sull&#8217;apertura di accessi ai mezzi operativi per il recupero delle sostanze inquinanti. Il presidente della Provincia di Piacenza, Massimo Trespidi, ha emesso un&#8217;ordinanza per interdire immediatamente l&#8217;attività di pesca lungo il Po nel tratto tra il comune di Calendasco, a monte della foce del Lambro, fino al comune di Villanova d&#8217;Arda, alla fine del tratto di Po di competenza piacentina.</p>
<p><strong>Una pastiglia di carbone attivo</strong> da somministrare subito agli animali per far loro smaltire la tossicità degli idrocarburi, una confezione di olio di vasellina per pulire le zone glabre come zampe, becco, occhi e orecchie, garze e un paio di guanti di lattice. È il contenuto del kit di pulizia e di primo soccorso dei volatili che la Lipu di Reggio Emilia sta distribuendo da qualche giorno ai centri di coordinamento degli operatori che sono a lavoro per fronteggiare l&#8217;emergenza. Intanto, al centro Lipu di Reggio, almeno una ventina di volontari sta facendo i turni anche di notte, per garantire l&#8217;accoglienza degli animali 24 ore su 24. Malgrado tutte le cure e precauzioni che si prenderanno, in seguito alla futura bonifica dell&#8217;alveo del fiume si creerà inesorabilmente un “deserto biologico” che sarà la piaga dell&#8217;ecosistema per molto tempo. A tal proposito, anche la Lega Italiana Protezione Uccelli- BirdLife Italia si costituirà parte civile contro i responsabili del disastro ambientale.  A rischio molte specie che popolano le rive del Po quali aironi, gabbiani e cormorani ed infatti già si è vista almeno una decina grandi macchie oleose contenenti pesci ed uccelli morti.</p>
<p><strong>La Lipu Ferrara</strong> diffonde infine queste indicazioni di massima in caso di ritrovamento di animali ricoperti da petrolio e affini:<br />
1) Raccogliere l’animale delicatamente ma con fermezza utilizzando un paio di guanti da lavoro<br />
2) Riporlo dentro uno scatolone BEN AREATO e di dimensioni poco più grandi dell’animale stesso (questo per evitare che agitandosi si possa procurare altri danni)<br />
3) NON DARE ASSOLUTAMENTE NULLA DA MANGIARE (per evitare che gli idrocarburi vengano inavvertitamente ingeriti)<br />
4) Portarlo al più presto presso il Centro di Recupero più vicino.</p>
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		<title>Porto Tolle e il carbone (pulito?)</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 06:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Tessariol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[carbone]]></category>
		<category><![CDATA[centrale]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 29 gennaio ha preso il via un’inchiesta della magistratura sulla centrale Enel di Porto Tolle. Le indagini riguarderebbero il possibile collegamento tra le emissioni atmosferiche della centrale e l’aumento di malattie respiratorie, soprattutto nei bambini, nelle zone limitrofe.  Questo porterà ad un ulteriore ritardo dell’approvazione del progetto di riconversione della centrale da olio combustibile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2596" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/02/porto-tolle-e-il-carbone-pulito/cleancoal/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2596" title="Carbone pulito (?)" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/02/cleancoal-200x124.jpg" alt="" width="200" height="124" /></a>Il 29 gennaio ha preso il via un’inchiesta della magistratura sulla centrale Enel di Porto Tolle. Le indagini riguarderebbero il possibile collegamento tra le emissioni atmosferiche della centrale e l’aumento di malattie respiratorie, soprattutto nei bambini, nelle zone limitrofe.  Questo porterà ad un ulteriore ritardo dell’approvazione del progetto di riconversione della centrale da olio combustibile a carbone.<span id="more-2594"></span></p>
<p>L’idea della riconversione nasce nel 2004 quando  il Presidente dell’Enel Scaroni annuncia, in un’intervista sul settimanale “Panorama”, l’intenzione di convertire a carbone la centrale di Porto Tolle. Nel 2005 inizia l’iter con richiesta, da parte di Enel,  della pronuncia di compatibilità ambientale al Ministero dell’Ambiente. Nello stesso periodo il comune di Porto Tolle istituisce una Commissione Consiliare speciale per la valutazione della trasformazione della centrale, commissione che, dopo varie sedute, fa specifica richiesta di garanzie sugli interventi di ambientalizzazione e sulla logistica degli approvvigionamenti, data l’importanza rappresentata dall’ecosistema del delta del Po e dalla presenza di un parco Nazionale definito patrimonio mondiale dall’Unesco.</p>
<p>Alla fine del 2005 nasce un’intesa tra la Regione Veneto ed Enel. L’intesa, che tiene conto del parere favorevole della Commissione Regionale di Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A) e delle relative prescrizioni, prevede:</p>
<ul>
<li>la riduzione di un quarto della potenza della centrale da 2.640 MW a 1.980 MW, con la conversione di soli tre gruppi rispetto ai quattro oggi esistenti;</li>
<li>la cessazione delle attività entro il 2030;</li>
<li>la costituzione a Porto Tolle di un Osservatorio ambientale indipendente per la tutela del territorio che si avvarrà del supporto tecnico-scientifico di organismi ed enti di ricerca pubblici e privati e del contributo economico di Enel pari a un milione di euro l’anno;</li>
<li>la disponibilità di Enel all’utilizzo di biomasse locali (in proporzione di circa il 5%) per la produzione della centrale.</li>
</ul>
<p>La promessa è quella di abbattere le emissioni, in particolare quelle di ossidi di azoto, anidride solforosa e polveri di una percentuale tra il 60 e l’80% e le emissioni di anidride carbonica di circa il 20%.</p>
<p>Nel gennaio 2009 il consiglio dei ministri ha iniziato l’esame della questione e dopo un approfondito esame degli aspetti tecnici e degli interessi pubblici coinvolti, in particolar modo quello dell’approvvigionamento energetico, ha invitato il Ministro dell’ambiente ad adottare le proprie determinazioni in ordine alla definizione del procedimento autorizzatorio per la centrale.</p>
<p>Nell’aprile 2009 la Procura della repubblica di Rovigo ha consegnato una perizia al Ministero dell’Ambiente nella quale è scritto che esistono gravi lacune sulla stima degli impatti per l’ambiente fatta da Enel. Secondo la Procura lo studio di Enel non quantifica i carichi degli inquinanti in acqua, non prevede dispositivi per la rimozione delle emissioni in atmosfera del mercurio e di altri metalli. Non sarebbe inoltre stato stimato a dovere l’impatto ambientale delle chiatte che inevitabilmente percorrerebbero parte del delta del Po per trasportare il carbone alla centrale.</p>
<p>Infine a gennaio è partita una nuova inchiesta che vede indagati nuovi e vecchi vertici dell’Enel, del calibro di Fulvio Conti, Franco Tatò e Paolo Scaroni.</p>
<p>Le notizie che si riescono a raccogliere sono piuttosto contrastanti. Da una parte vi sono le ragioni di Enel, dall’altra quelle degli ambientalisti.</p>
<p>L&#8217;azienda ritiene che con l’uso di speciali filtri all’avanguardia, alcuni per la denitrificazione catalitica dei fumi e l’abbattimento degli ossidi di azoto, altri per la depolverazione dei fumi e la loro desolforazione (con l’uso di calcare/gesso ad umido), le emissioni di anidridi e di polveri sottili (PM 10)  verrebbero ridotte fino ad essere persino inferiori a quelle delle attuali, obsolete, centrali ad idrocarburi; inoltre Enel assicura che lo stoccaggio e lo spostamento del carbone nella centrale saranno effettuati su corsie chiuse, così come il trasporto via mare dei residui che sarebbero venduti come materiali da costruzione o per altri usi. Si impiegherebbero poi caldaie cosiddette “ultrasupercritiche”, cioè ad elevato rendimento. Infine l’opera di conversione e la successiva messa a regime della centrale porterebbe alla creazione e al mantenimento di molti posti di lavoro.</p>
<p>Visioni opposte sono presentate dagli ambientalisti. Nel 2009 WWF Italia ha redatto una scheda sul confronto tra centrali a carbone e centrali a gas in cui risulta che le emissioni di SO<sub>2</sub> di una centrale a carbone sarebbero pari a 140 volte quelle di una centrale a gas, i nitrati sarebbero 4,5 volte superiori, le emissioni di polveri fini a 70 volte e la CO<sub>2</sub> emessa circa 2,5 volte superiore. In questa scheda il WWF afferma poi che vi sarebbero emissioni di mercurio, arsenico, cromo e cadmio, e nei fumi sarebbero presenti polveri sottili (con PM &lt; 10) in grado di oltrepassare i filtri, interagire con gli alveoli polmonari ed entrare direttamente in circolo causando gravi patologie. Viene inoltre fatto notare come le emissioni di gas serra delle centrali a carbone porterebbero ad uno sforamento dei parametri dettati dal trattato di Kyoto con una conseguente ammenda per il nostro Paese. Vi sono infine forti perplessità sull’idea di Enel di vendere i rifiuti come materiale da costruzione.</p>
<p>Una certa chiarezza si trova riguardo alle emissioni di CO<sub>2</sub>. Sembra infatti chiaro che il carbone risulti il combustibile con più elevata emissione di gas serra. Riguardo questo problema Enel pone tuttavia un singolare quesito etico: non è forse meglio che il carbone venga bruciato in Paesi all’avanguardia che possono ridurre con la tecnologia le emissioni, piuttosto che in Paesi dove gli studi sono meno avanzati? Dove le emissioni sarebbero fuori controllo?  La domanda pare quasi grottesca, ma un fondo di verità c&#8217;è. Riccardo Varvelli nel libro “Le energie del futuro” ritiene infatti che, seppur la percentuale globale di energia prodotta tramite carbone dovrebbe rimanere pressoché stabile da qui ai prossimi vent’anni, a livello assoluto il consumo di carbone vedrà un aumento proprio grazie al fatto che paesi emergenti avranno un incremento della produzione di energia per sostenere il loro sviluppo. Altra nota positiva riguarda la distribuzione territoriale dei giacimenti di carbone che, a differenza del petrolio, sono più omogeneamente sparsi nel mondo, dando al prezzo del carbone una minore dipendenza da fattori geopolitici.</p>
<p>Non è certamente facile dire se un parziale ritorno al carbone sia effettivamente utile al nostro Paese perché i dati presentati dalle diverse parti in causa sono contrastanti. Certo è che lo sviluppo di una nazione passa anche dalla sua capacità di produrre ed utilizzare l’energia per sostenersi.</p>
<p><strong>Link: </strong><a href="http://www.carbonepulito.it/carbone/" target="_blank">Enel &#8211; Carbone pulito</a><br />
<strong>Link: </strong><a href="http://www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/comunicati/porto-tolle-procura" target="_blank">Greenpeace</a><br />
<strong>Link: </strong><a href="http://www.verdiveneto.it/spip.php?article3459" target="_blank">Verdi</a><br />
<strong>Link: </strong><a href="http://www.comune.portotolle.ro.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=188&amp;Itemid=163" target="_blank">Comune di Porto Tolle</a><br />
<strong>Link: </strong><a href="http://geograficamente.wordpress.com/2009/01/24/geoenergie-porto-tolle-la-riconversione-della-centrale-termoelettrica-a-carbone-pulito-dubbi-e-proposte/" target="_blank">Geograficamente</a><br />
<strong>Link: </strong><a href="http://fidest.wordpress.com/2010/01/31/inchiesta-centrale-enel-porto-tolle/" target="_blank">Fidest</a></p>
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		<title>Copenhagen 2009</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 22:01:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pernigotto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Alla fine la montagna ha partorito un topolino. Un topolino dalla vita non ben definita. E’ calato il sipario sulla Conferenza di Copenhagen che ha catalizzato l’attenzione di tutto il mondo per settimane ma che ha prodotto dei risultati risibili.
Che cosa ci si aspettava? Un trattato vincolante, ben definito, con scadenze, percentuali di riduzione dell’emissione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1969" title="copenhagen2009" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/01/copenhagen2009-200x141.jpg" alt="copenhagen2009" width="200" height="141" />Alla fine la montagna ha partorito un topolino. Un topolino dalla vita non ben definita. E’ calato il sipario sulla Conferenza di Copenhagen che ha catalizzato l’attenzione di tutto il mondo per settimane ma che ha prodotto dei risultati risibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Che cosa ci si aspettava? Un trattato vincolante, ben definito, con scadenze, percentuali di riduzione dell’emissione dei gas serra, investimenti  e sanzioni previste. O perlomeno la stesura di un&#8217;agenda degli incontri futuri per la definizione di un piano di azione. Da tutto ciò ci si è tenuti ben alla larga e le 2 settimane di conferenza sono state sintetizzate in 3 paginette con l’accordo USA – Cina – India – Sud Africa, secondo cui entro il 2020 l’aumento della temperatura media planetaria deve essere inferiore ai 2°C. Bene… Se non altro ci sono sul tavolo 100 miliardi di dollari per finanziare la green economy nei Paesi in via di sviluppo. Non è per questo, però, che è stata organizzata la conferenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Si sospettava già nelle settimane antecedenti che non si poteva sperare troppo in &#8220;Hopenhagen&#8221;. Tutti confidavano sul premio Nobel del momento, Mr Obama, ma, pur essendo il presidente della nazione più potente al mondo, non ne è il padrone. Obama si è presentato alla conferenza senza alcun documento approvato dal Congresso o dal Senato. Certo, c’è il Climate Change Bill in fase di discussione alle Camere. Questo disegno di legge, per un Paese che fino ad un anno fa negava strenuamente l’esistenza di una questione climatica, ha dei contenuti rivoluzionari. Anche se fosse stato approvato in tempo, tuttavia, sarebbe risultato debole sul piano internazionale: il ddl propone la riduzione sulla base dei livelli di emissione del 2005 laddove UE e Kyoto insistono sul prendere il 1990 come baseline. Tradotto in numeri  rispetto ai livelli del 1990, mentre i Paesi Occidentali per garantire risultati significativi in generale si devono impegnare a ridurre le proprie emissioni di un 25-40%, questo ddl propone di ridurli del 4%&#8230; Un po’ poco per il principale inquinatore del pianeta, anche se è meglio che niente. Negli ultimi mesi il Governo Obama ha puntato sulla riforma sanitaria degli USA e, di conseguenza, il clima è passato in secondo piano.</p>
<p style="text-align: justify;">Cina e India non si sono volute cimentare in accordi vincolanti senza gli Stati Uniti e, infatti, la Cina aveva già messo le mani avanti nel precedente incontro di Singapore con gli USA, escludendolo a priori. Va detto, a rigor di cronaca, che il governo di Pechino si sta impegnando molto sul fronte interno per porre rimedio ai disastri dei precedenti decenni di industrializzazione: la Repubblica Popolare può vantare la presenza di alcune delle zone più inquinate del pianeta al suo interno e se ora interviene è perché la situazione lì è al limite.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza questi 3 big, l’accordo a livello planetario è andato in fumo. La UE, da parte sua, porta avanti un buon esempio con la legge 20-20-20 ma da sola, senza i 3 grandi produttori di CO2, non può fare molto. E’ un po’ come stare su di una nave: se qualcuno ha forato lo scafo e si sta colando a picco è un problema di tutto l’equipaggio, non solo di quelli che occupano i ponti che verranno allagati per primi…<br />
Vediamo un paio di esempi di Paesi che stanno andando a fondo. L’Africa emette appena il 4% della CO2 globale ma paga già cari prezzi per il cambiamento climatico: il lago Ciad, in 50 anni, è passato da un’estensione di 26000 km2 a 1500 km2 (nel 2000), con tutte le conseguenze che il fenomeno può avere sulle aree desertiche circostanti. Il progressivo inaridimento ha provocato conflitti nelle zone del Chad e del Darfur.<br />
La maggior parte degli stati dell’Oceania sono arcipelaghi di atolli che spesso raggiungono al massimo un&#8217;altitudine di +4/5 m sul livello del mare e il Pacifico ha iniziato a crescere negli ultimi decenni, modificando diversi kilometri di costa. Il caso più famoso è quello delle isole Tuvalu, il cui rappresentante ha guidato la rivolta dei piccoli stati in disaccordo con l’indifferenza delle grandi potenze alla conferenza di Copenhagen. Le isole Tuvalu saranno in gran parte sommerse nei prossimi decenni, obbligando gran parte degli abitanti ad emigrare e a tal proposito sono già stati presi accordi tra il Governo dell&#8217;arcipelago e quello neozelandese.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono fenomeni che uno stato non può affrontare da solo, serve l&#8217;impegno di tutti, specie di chi ha i mezzi.  Il motto degli Stati Uniti recita &#8220;<em>E pluribus unum</em>&#8220;, &#8220;Da molti uno&#8221;. Non ci resta che augurarci che se lo ricordino in occasione della prossima conferenza e cerchino di guidare i vari Paesi al superamento degli interessi locali in funzione di un traguardo globale.</p>
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		<title>Climate Change Bill</title>
		<link>http://www.ilgrimaldello.com/2009/06/climate-change-bill/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Jun 2009 12:21:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pernigotto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Climate change bill]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[Riscaldamento globale]]></category>

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		<description><![CDATA[Momento storico. Gli Stati Uniti approvano una legge sul clima. La nazione che da sola è responsabile del 25% delle emissioni di gas serra globali (il 36.1% delle emissioni dei Paesi industrializzati, secondo Greenpeace), la nazione il cui modello di vita, se esteso all’intero pianeta, richiederebbe 5.4 Terre per avere un bilancio energetico in break-even, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-1485" title="Terra" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/06/earth-200x200.jpg" alt="Terra" width="200" height="200" />Momento storico.</strong> Gli Stati Uniti approvano una legge sul clima. La nazione che da sola è responsabile del 25% delle emissioni di gas serra globali (il 36.1% delle emissioni dei Paesi industrializzati, secondo Greenpeace), la nazione il cui modello di vita, se esteso all’intero pianeta, richiederebbe 5.4 Terre per avere un bilancio energetico in break-even, questa nazione, grande assente a Kyoto, finalmente ha deciso che è troppo tardi per rimanere indifferenti.<span id="more-1420"></span></p>
<p>La Camera dei Rappresentanti Usa ha approvato il 26 Giugno con 219 voti favorevoli e 212 contrari la nuova legge sul clima (&#8220;Climate change bill&#8221;) che pone forti limiti alle emissioni di gas tossici. Le compagnie americane &#8211; incluse le raffinerie e le centrali di energia &#8211; sono obbligate a ridurre le emissioni di gas inquinanti, in particolare dei gas serra, di una percentuale del<strong> 17%</strong> entro il 2020 e dell&#8217;<strong>83%</strong> entro il 2050, prendendo come punto di riferimento i livelli del 2005.</p>
<p><strong>Il provvedimento mira</strong>, oltre che a creare una produzione di energia meno inquinante, a ridurre la dipendenza degli Stati Uniti dalle importazioni di petrolio estero con <em>un passaggio graduale all&#8217;energia pulita</em> al posto del petrolio e del carbone.</p>
<p>La legge è stata approvata dalla Camera col sostegno quasi esclusivo della maggioranza democratica: solo otto repubblicani hanno votato a favore della misura. Ora si attende la votazione al Senato.<br />
I suoi sostenitori sottolineano il beneficio per l&#8217;ambiente mentre i critici affermano che la legge provocherà la perdita di numerosi posti di lavoro. Sono affermazioni che sentiamo spesso: l’ambiente viene sicuramente dopo il posto di lavoro. Il punto è che la green economy crea nuovi posti di lavoro, in modo trasversale tra i diversi settori, dalla progettazione fino alla dismissione dei prodotti della società industriale.</p>
<p><strong>Viene naturale </strong>il paragone con quanto accade invece  nel nostro Paese. Da noi l&#8217;attuale maggioranza, dopo aver per mesi criticato gli obiettivi della direttiva europea 20-20-20, il 18 Marzo scorso ha proposto una <a href="http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&amp;leg=16&amp;id=00404352&amp;part=doc_dc-allegatob_ab-sezionetit_m-atto_100107&amp;parse=no&amp;stampa=si&amp;toc=no" target="_blank">mozione</a>, in cui si dichiara che il riscaldamento globale non esiste, che non ci sono in Italia problematiche rilevanti relative al cambiamento climatico, arrivando ad affermare che un po’ di concentrazione di anidride carbonica in più potrebbe fare anche del bene alla penisola!</p>
<p>Ora, indipendentemente dalla logiche di partito e dagli interessi economici, è fondamentale che si riconosca che il problema esiste e che può essere affrontato non come un dramma, bensì come un&#8217;opportunità per migliorare il sistema socio-economico in cui viviamo. La Climate change bill richiederà un impegno enorme agli Stati Uniti. Saremo noi in grado di fare altrettanto? O saremo ricordati come una nazione che ha paura di affrontare le sfide che le si pongono davanti?</p>
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		<title>Il Mose e l&#8217;impatto ambientale</title>
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		<pubDate>Fri, 22 May 2009 20:44:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Polo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[laguna]]></category>
		<category><![CDATA[MO.S.E]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il MO.S.E (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico) è un&#8217;opera in corso di realizzazione costituita da una serie di paratoie mobili a scomparsa. Questo sistema ha lo scopo di isolare la laguna Veneta dal Mare Adriatico in caso di eventi di alta marea particolarmente importanti.

Il MO.S.E non è un intervento a se stante, ma fa parte del Piano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1015" title="mose" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/05/mose.jpg" alt="mose" width="200" /><strong>Il MO.S.E</strong> (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico) è un&#8217;opera in corso di realizzazione costituita da una serie di paratoie mobili a scomparsa. Questo sistema ha lo scopo di isolare la laguna Veneta dal Mare Adriatico in caso di eventi di alta marea particolarmente importanti.</p>
<p><span id="more-777"></span></p>
<p><strong>Il MO.S.E</strong> non è un intervento a se stante, ma fa parte del Piano Generale di Interventi per la salvaguardia di Venezia e della Laguna che prevede anche il rafforzamento dei litorali e la ripavimentazione delle rive. Il Ministero delle Infrastrutture, con il Magistrato delle Acque di Venezia (ente attraverso il quale il Ministero opera nella zona lagunare) ha avviato il piano nel 1987. Nel 2001 è stata approvata la prima valutazione di impatto ambientale e nel 2003 c&#8217;è stata la posa della prima pietra.</p>
<div id="attachment_794" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><a href="http://www.ilgrimaldello.com/index.php/wp-content/uploads/2009/05/lagoon-of-venice-landsat-1_names.jpg" rel="lightbox[777]"><img class="size-medium wp-image-794" title="CANTIERI DEL MO.S.E" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/05/lagoon-of-venice-landsat-1_names-200x208.jpg" alt="I cantieri del MO.S.E sono segnalati in rosso mentre in giallo la zona SIC di Pellestrina" width="200" height="208" /></a><p class="wp-caption-text">I cantieri del MO.S.E sono segnalati in rosso mentre in giallo la zona SIC di Pellestrina</p></div>
<p>I lavori, che si svolgono contemporaneamente alle tre bocche di porto: quella di Malamocco, al porto di Chioggia e al Lido San Nicolò, sono giunti nel 2009 a metà dell&#8217;opera. I fondi finora stanziati sono  3 243 milioni di euro rispetto ad un costo complessivo di realizzazione previsto di 4 272 milioni di euro.</p>
<p><strong>Ad oggi</strong> i cantieri del MO.S.E si estendono anche a Pellestrina in particolare nella zona SIC e ZPS (Siti di Importanza Comunitaria e Zona Protezione Speciale) di Ca&#8217;Roman. In quest&#8217;isola, infatti, deve essere costruito un terrapieno per contenere la paratoia mobile del sistema. Questo significa scavare 2 ettari di terreno e portarlo via alla riserva naturale, diventata zona SIC proprio per la presenza di colonie uniche in Italia di Fratini e Fraticelli, piccoli uccellini simili ai gabbiani che nidificano sulla spiaggia.</p>
<div id="attachment_776" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-776" title="fratino" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/05/fratino-200x134.jpg" alt="Charadrius Alexandrinus" width="200" /><p class="wp-caption-text">Charadrius Alexandrinus</p></div>
<p>I lavori andrebbero anche ad impattare su alcune specie di insetti diventati rari a causa dell&#8217;utilizzo di mezzi meccanici per la pulizia delle spiagge. Per questo motivo alcune associazioni ambientaliste hanno denunciato gli abusi all&#8217;Unione Europea che ha ordinato all&#8217;Italia, dopo averla multata, di rifare la valutazione di impatto ambientale. Ad oggi l&#8217;infrazione è ancora in corso, per cui i fondi stanziati per la realizzazione dell&#8217;opera non posso essere utilizzati, e i cantieri sono fermi.</p>
<p><strong>Link:</strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mose" target="_blank">wikipedia</a><br />
<strong>Link:</strong> <a href="http://www.lipu.it/news/no.asp?357" target="_blank">Lipu</a><br />
<strong>Link:</strong> <a href="http://www2.comune.venezia.it/mose-doc-prg/" target="_blank">Comune di Venezia</a><br />
<strong>Link:</strong> <a href="http://eddyburg.it/article/articleview/5850/0/178/" target="_blank">Eddyburg</a></p>
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