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	<title>il Grimaldello &#187; Scienza</title>
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		<title>Le Norme della Normalità</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 07:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucrezia Paci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
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		<category><![CDATA[vita]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando trovare un senso diventa un’infrazione alla norma
A tutto può essere trovato un perché. E’ questo che ci insegna la scienza. Ogni effetto può essere ricondotto alla sua causa generatrice e ogni causa può essere indagata a partire da più prospettive di studio.
Ma delle motivazioni umane, che indirizzano a  certe scelte piuttosto che ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><a rel="attachment wp-att-3196" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/06/le-norme-della-normalita/tee_pazzia/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3196" title="tee_pazzia" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/05/tee_pazzia-200x244.jpg" alt="" width="200" height="244" /></a>Quando trovare un senso diventa un’infrazione alla norma</h3>
<p>A tutto può essere trovato un perché. E’ questo che ci insegna la scienza. Ogni effetto può essere ricondotto alla sua causa generatrice e ogni causa può essere indagata a partire da più prospettive di studio.<br />
Ma delle motivazioni umane, che indirizzano a  certe scelte piuttosto che ad altre e che sono alla base di ogni azione, cosa resta?</p>
<p>Negli anni ’50, lo psicologo Erich Fromm definì l’approccio scientifico come la capacità di essere osservatori oggettivi e percettori soggettivi della realtà che ci circonda: riuscire a vedere le cose per ciò che oggettivamente sono e  inquadrarle per ciò che soggettivamente percepiamo che siano, senza trascurare eventuali dati di nuova acquisizione, sarebbero i criteri essenziali di ogni analisi scientifica.</p>
<p>Già dai suoi tempi e, per continuare, ancora oggi, la prospettiva frommiana è stata ristrutturata nei termini delle esigenze tecniche della società. L’umile sperimentalismo delle revisioni scientifiche ha lasciato il posto ai nuovi dogmi di quella che potrebbe essere definita “religione scientifica”: ciò che trapela dall’opinione pubblica e dalle formulazioni della scienza sarebbe effettivamente legge e non dovrebbe essere trovato senso altrove.<br />
Così chi accetterà i dogmi della società, ritrovandovi un senso, sarà normale; chi, invece, pur stando nei limiti inderogabili della società , avvertirà il bisogno di costruire un proprio credo sarà patologicamente malato.<br />
Le stesse nevrosi, anche dette psicosi, avrebbero origine proprio dall’ossessiva urgenza di avere una propria verità che funga da indicatore di senso: l’assenza di un riscontro esterno di tali verità, insieme alla mancanza di una reale religione nella società (dove per “religio” è corretto intendere non tanto un dogma da asservire quanto un contesto esterno in cui assolvere un senso interno), condurrebbe l’individuo ad una crisi esistenziale e ad una soglia di esaurimento. Fromm scriveva: “mi domando se oggi una persona debba impazzire per arrivare a percepire certe cose”.</p>
<p>Come dire: la resistenza ad accettare un compromesso, dogmaticamente imposto, a lungo andare potrebbe risultare compromettente.</p>
<p>Ma se chi afferma un proprio senso dentro di sé, senza riscontrarlo nella realtà esterna, si ammala di nevrosi, cosa succede a chi accetta un senso, che senso non è, da una realtà esterna a sé, senza averne elaborato uno proprio? Probabilmente si ammalerà anche lui.<br />
Allora quando vi capiterà di risentire notizie del tipo “il Signor X ha ucciso la moglie Z” o  “la signora K non si è più svegliata dopo un’eccessiva dose di farmaci” o  “il ragazzo B ha avuto un arresto cardiaco per assunzione di droghe” , e di veder concludere un’intervista ad amici o familiari con le parole “era una persona tranquilla, stava bene, era normale”, ricordatevi di quanto diceva Fromm. Ricordatevi che nella normalità non si culla necessariamente la  salute psichica e che nell’anormalità non deve esserci per forza la malattia.</p>
<p>Quando vi ritroverete a perdere momentaneamente il controllo per la difesa di un vostro valore, non spaventatevi: è il senso ciò che state proteggendo. E se mai qualcuno vi accuserà di essere pazzi, prendete in prestito le parole di Lessing: “chi non perde la ragione per certe cose … non è neanche in grado di ragionare”.</p>
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		<title>Lambro dolosamente ucciso</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 10:15:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Polo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[Lambro]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>

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		<description><![CDATA[Martedì 23 Febbraio 2010 si è verificato l&#8217;ennesimo disastro ambientale.  La marea nera che si è riversata sul Lambro proveniva dai serbatoi della raffineria Lombarda Petroli a Villasanta, in provincia di Monza. Circa 10 milioni di litri di gasolio e olio combustibile hanno invaso il letto del fiume. L&#8217;onda nera di petrolio, che dal fiume [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2619" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/03/lambro-dolosamente-ucciso/uccello-lambro/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2619" title="uccello-lambro" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/03/uccello-lambro-200x150.jpg" alt="" width="200" height="150" /></a>Martedì 23 Febbraio 2010 si è verificato l&#8217;ennesimo disastro ambientale.  La marea nera che si è riversata sul Lambro proveniva dai serbatoi della raffineria Lombarda Petroli a Villasanta, in provincia di Monza. Circa 10 milioni di litri di gasolio e olio combustibile hanno invaso il letto del fiume. L&#8217;onda nera di petrolio, che dal fiume Lambro si è riversata nel Po, ha raggiunto negli ultimi giorni i comuni della provincia di Parma. In un primo momento la marea era stata contenuta dal depuratore di Monza San Rocco, che ha contribuito a contenere i danni, ma gli oli hanno comunque inquinato il Lambro e parte del Po. Alle 19.15 di sabato sera la centrale Enel Green Power di Isola Serafini, a Monticelli d’Ongina (Pc), ha interrotto ogni attività per permettere l’apertura delle paratoie inferiori in modo da far defluire l’acqua dal basso e trattenere così la macchia oleosa.</p>
<p><strong>La quantità di idrocarburi </strong>che ha inquinato il fiume è nettamente superiore alla capacità delle cisterne dichiarata dalla ditta (2500 metri cubi). Si pensa quindi al danno doloso. La raffineria ad oggi funge da deposito; all&#8217;interno sono rimasti 17 operai, di cui 12 sono andati in cassa integrazione. La notte del disastro l&#8217;unico presente all&#8217;interno della raffineria fino alle 3.30 era un guardiano, che testimonia di non aver notato nessun movimento sospetto. Per questo l&#8217;ora del reato è da ricondurre alle quattro, quando il guardiano ha finito il suo turno. Il perimetro è comunque controllato costantemente da telecamere per cui è da pensare che dietro ad un tale colpo ci sia una mano molto esperta.</p>
<p><strong>I danni creati</strong> al fiume ammontano a milioni di euro, che dovranno essere stanziati dalla ditta come risarcimento, una volta dimostrata la loro colpevolezza. In prefettura è stato attivato lo stato di crisi: centinaia di vigili del fuoco e la protezione civile sono schierati sulle rive muniti di enormi spugne assorbenti e polveri gettate in acqua per provare a distruggere, o quantomeno rimpicciolire, un quantità d&#8217;olio e gasolio che riempirebbero 670 autocisterne parcheggiate una dopo l’altra. Gli interventi che hanno riguardato il fiume Lambro si sono concentrati principalmente sulla pulizia degli argini del fiume dagli idrocarburi, sul recupero della fauna colpita dall&#8217;emergenza e sull&#8217;apertura di accessi ai mezzi operativi per il recupero delle sostanze inquinanti. Il presidente della Provincia di Piacenza, Massimo Trespidi, ha emesso un&#8217;ordinanza per interdire immediatamente l&#8217;attività di pesca lungo il Po nel tratto tra il comune di Calendasco, a monte della foce del Lambro, fino al comune di Villanova d&#8217;Arda, alla fine del tratto di Po di competenza piacentina.</p>
<p><strong>Una pastiglia di carbone attivo</strong> da somministrare subito agli animali per far loro smaltire la tossicità degli idrocarburi, una confezione di olio di vasellina per pulire le zone glabre come zampe, becco, occhi e orecchie, garze e un paio di guanti di lattice. È il contenuto del kit di pulizia e di primo soccorso dei volatili che la Lipu di Reggio Emilia sta distribuendo da qualche giorno ai centri di coordinamento degli operatori che sono a lavoro per fronteggiare l&#8217;emergenza. Intanto, al centro Lipu di Reggio, almeno una ventina di volontari sta facendo i turni anche di notte, per garantire l&#8217;accoglienza degli animali 24 ore su 24. Malgrado tutte le cure e precauzioni che si prenderanno, in seguito alla futura bonifica dell&#8217;alveo del fiume si creerà inesorabilmente un “deserto biologico” che sarà la piaga dell&#8217;ecosistema per molto tempo. A tal proposito, anche la Lega Italiana Protezione Uccelli- BirdLife Italia si costituirà parte civile contro i responsabili del disastro ambientale.  A rischio molte specie che popolano le rive del Po quali aironi, gabbiani e cormorani ed infatti già si è vista almeno una decina grandi macchie oleose contenenti pesci ed uccelli morti.</p>
<p><strong>La Lipu Ferrara</strong> diffonde infine queste indicazioni di massima in caso di ritrovamento di animali ricoperti da petrolio e affini:<br />
1) Raccogliere l’animale delicatamente ma con fermezza utilizzando un paio di guanti da lavoro<br />
2) Riporlo dentro uno scatolone BEN AREATO e di dimensioni poco più grandi dell’animale stesso (questo per evitare che agitandosi si possa procurare altri danni)<br />
3) NON DARE ASSOLUTAMENTE NULLA DA MANGIARE (per evitare che gli idrocarburi vengano inavvertitamente ingeriti)<br />
4) Portarlo al più presto presso il Centro di Recupero più vicino.</p>
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		<title>Porto Tolle e il carbone (pulito?)</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 06:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Tessariol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[carbone]]></category>
		<category><![CDATA[centrale]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 29 gennaio ha preso il via un’inchiesta della magistratura sulla centrale Enel di Porto Tolle. Le indagini riguarderebbero il possibile collegamento tra le emissioni atmosferiche della centrale e l’aumento di malattie respiratorie, soprattutto nei bambini, nelle zone limitrofe.  Questo porterà ad un ulteriore ritardo dell’approvazione del progetto di riconversione della centrale da olio combustibile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2596" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/02/porto-tolle-e-il-carbone-pulito/cleancoal/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2596" title="Carbone pulito (?)" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/02/cleancoal-200x124.jpg" alt="" width="200" height="124" /></a>Il 29 gennaio ha preso il via un’inchiesta della magistratura sulla centrale Enel di Porto Tolle. Le indagini riguarderebbero il possibile collegamento tra le emissioni atmosferiche della centrale e l’aumento di malattie respiratorie, soprattutto nei bambini, nelle zone limitrofe.  Questo porterà ad un ulteriore ritardo dell’approvazione del progetto di riconversione della centrale da olio combustibile a carbone.<span id="more-2594"></span></p>
<p>L’idea della riconversione nasce nel 2004 quando  il Presidente dell’Enel Scaroni annuncia, in un’intervista sul settimanale “Panorama”, l’intenzione di convertire a carbone la centrale di Porto Tolle. Nel 2005 inizia l’iter con richiesta, da parte di Enel,  della pronuncia di compatibilità ambientale al Ministero dell’Ambiente. Nello stesso periodo il comune di Porto Tolle istituisce una Commissione Consiliare speciale per la valutazione della trasformazione della centrale, commissione che, dopo varie sedute, fa specifica richiesta di garanzie sugli interventi di ambientalizzazione e sulla logistica degli approvvigionamenti, data l’importanza rappresentata dall’ecosistema del delta del Po e dalla presenza di un parco Nazionale definito patrimonio mondiale dall’Unesco.</p>
<p>Alla fine del 2005 nasce un’intesa tra la Regione Veneto ed Enel. L’intesa, che tiene conto del parere favorevole della Commissione Regionale di Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A) e delle relative prescrizioni, prevede:</p>
<ul>
<li>la riduzione di un quarto della potenza della centrale da 2.640 MW a 1.980 MW, con la conversione di soli tre gruppi rispetto ai quattro oggi esistenti;</li>
<li>la cessazione delle attività entro il 2030;</li>
<li>la costituzione a Porto Tolle di un Osservatorio ambientale indipendente per la tutela del territorio che si avvarrà del supporto tecnico-scientifico di organismi ed enti di ricerca pubblici e privati e del contributo economico di Enel pari a un milione di euro l’anno;</li>
<li>la disponibilità di Enel all’utilizzo di biomasse locali (in proporzione di circa il 5%) per la produzione della centrale.</li>
</ul>
<p>La promessa è quella di abbattere le emissioni, in particolare quelle di ossidi di azoto, anidride solforosa e polveri di una percentuale tra il 60 e l’80% e le emissioni di anidride carbonica di circa il 20%.</p>
<p>Nel gennaio 2009 il consiglio dei ministri ha iniziato l’esame della questione e dopo un approfondito esame degli aspetti tecnici e degli interessi pubblici coinvolti, in particolar modo quello dell’approvvigionamento energetico, ha invitato il Ministro dell’ambiente ad adottare le proprie determinazioni in ordine alla definizione del procedimento autorizzatorio per la centrale.</p>
<p>Nell’aprile 2009 la Procura della repubblica di Rovigo ha consegnato una perizia al Ministero dell’Ambiente nella quale è scritto che esistono gravi lacune sulla stima degli impatti per l’ambiente fatta da Enel. Secondo la Procura lo studio di Enel non quantifica i carichi degli inquinanti in acqua, non prevede dispositivi per la rimozione delle emissioni in atmosfera del mercurio e di altri metalli. Non sarebbe inoltre stato stimato a dovere l’impatto ambientale delle chiatte che inevitabilmente percorrerebbero parte del delta del Po per trasportare il carbone alla centrale.</p>
<p>Infine a gennaio è partita una nuova inchiesta che vede indagati nuovi e vecchi vertici dell’Enel, del calibro di Fulvio Conti, Franco Tatò e Paolo Scaroni.</p>
<p>Le notizie che si riescono a raccogliere sono piuttosto contrastanti. Da una parte vi sono le ragioni di Enel, dall’altra quelle degli ambientalisti.</p>
<p>L&#8217;azienda ritiene che con l’uso di speciali filtri all’avanguardia, alcuni per la denitrificazione catalitica dei fumi e l’abbattimento degli ossidi di azoto, altri per la depolverazione dei fumi e la loro desolforazione (con l’uso di calcare/gesso ad umido), le emissioni di anidridi e di polveri sottili (PM 10)  verrebbero ridotte fino ad essere persino inferiori a quelle delle attuali, obsolete, centrali ad idrocarburi; inoltre Enel assicura che lo stoccaggio e lo spostamento del carbone nella centrale saranno effettuati su corsie chiuse, così come il trasporto via mare dei residui che sarebbero venduti come materiali da costruzione o per altri usi. Si impiegherebbero poi caldaie cosiddette “ultrasupercritiche”, cioè ad elevato rendimento. Infine l’opera di conversione e la successiva messa a regime della centrale porterebbe alla creazione e al mantenimento di molti posti di lavoro.</p>
<p>Visioni opposte sono presentate dagli ambientalisti. Nel 2009 WWF Italia ha redatto una scheda sul confronto tra centrali a carbone e centrali a gas in cui risulta che le emissioni di SO<sub>2</sub> di una centrale a carbone sarebbero pari a 140 volte quelle di una centrale a gas, i nitrati sarebbero 4,5 volte superiori, le emissioni di polveri fini a 70 volte e la CO<sub>2</sub> emessa circa 2,5 volte superiore. In questa scheda il WWF afferma poi che vi sarebbero emissioni di mercurio, arsenico, cromo e cadmio, e nei fumi sarebbero presenti polveri sottili (con PM &lt; 10) in grado di oltrepassare i filtri, interagire con gli alveoli polmonari ed entrare direttamente in circolo causando gravi patologie. Viene inoltre fatto notare come le emissioni di gas serra delle centrali a carbone porterebbero ad uno sforamento dei parametri dettati dal trattato di Kyoto con una conseguente ammenda per il nostro Paese. Vi sono infine forti perplessità sull’idea di Enel di vendere i rifiuti come materiale da costruzione.</p>
<p>Una certa chiarezza si trova riguardo alle emissioni di CO<sub>2</sub>. Sembra infatti chiaro che il carbone risulti il combustibile con più elevata emissione di gas serra. Riguardo questo problema Enel pone tuttavia un singolare quesito etico: non è forse meglio che il carbone venga bruciato in Paesi all’avanguardia che possono ridurre con la tecnologia le emissioni, piuttosto che in Paesi dove gli studi sono meno avanzati? Dove le emissioni sarebbero fuori controllo?  La domanda pare quasi grottesca, ma un fondo di verità c&#8217;è. Riccardo Varvelli nel libro “Le energie del futuro” ritiene infatti che, seppur la percentuale globale di energia prodotta tramite carbone dovrebbe rimanere pressoché stabile da qui ai prossimi vent’anni, a livello assoluto il consumo di carbone vedrà un aumento proprio grazie al fatto che paesi emergenti avranno un incremento della produzione di energia per sostenere il loro sviluppo. Altra nota positiva riguarda la distribuzione territoriale dei giacimenti di carbone che, a differenza del petrolio, sono più omogeneamente sparsi nel mondo, dando al prezzo del carbone una minore dipendenza da fattori geopolitici.</p>
<p>Non è certamente facile dire se un parziale ritorno al carbone sia effettivamente utile al nostro Paese perché i dati presentati dalle diverse parti in causa sono contrastanti. Certo è che lo sviluppo di una nazione passa anche dalla sua capacità di produrre ed utilizzare l’energia per sostenersi.</p>
<p><strong>Link: </strong><a href="http://www.carbonepulito.it/carbone/" target="_blank">Enel &#8211; Carbone pulito</a><br />
<strong>Link: </strong><a href="http://www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/comunicati/porto-tolle-procura" target="_blank">Greenpeace</a><br />
<strong>Link: </strong><a href="http://www.verdiveneto.it/spip.php?article3459" target="_blank">Verdi</a><br />
<strong>Link: </strong><a href="http://www.comune.portotolle.ro.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=188&amp;Itemid=163" target="_blank">Comune di Porto Tolle</a><br />
<strong>Link: </strong><a href="http://geograficamente.wordpress.com/2009/01/24/geoenergie-porto-tolle-la-riconversione-della-centrale-termoelettrica-a-carbone-pulito-dubbi-e-proposte/" target="_blank">Geograficamente</a><br />
<strong>Link: </strong><a href="http://fidest.wordpress.com/2010/01/31/inchiesta-centrale-enel-porto-tolle/" target="_blank">Fidest</a></p>
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		<title>Un nuovo modo di pensare?</title>
		<link>http://www.ilgrimaldello.com/2010/02/un-nuovo-modo-di-pensare/</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 10:13:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri Ceschin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[cervello]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[pensare]]></category>

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		<description><![CDATA[Che lo si voglia oppure no, internet è ormai diventato parte essenziale nella vita di molte persone. Ogni giorno ne sentiamo tessere le lodi da una parte mentre dall&#8217;altra si tenta di demonizzarlo. Gran parte dei nostri politicanti lo vede come una minaccia mentre altrove nascono gruppi che lo candidano al &#8220;Nobel per la Pace [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2566" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/02/un-nuovo-modo-di-pensare/larete/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2566" title="larete" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/02/larete-200x200.jpg" alt="" width="200" height="200" /></a>Che lo si voglia oppure no, internet è ormai diventato parte essenziale nella vita di molte persone. Ogni giorno ne sentiamo tessere le lodi da una parte mentre dall&#8217;altra si tenta di demonizzarlo. Gran parte dei nostri politicanti lo vede come una minaccia mentre altrove nascono gruppi che lo candidano al &#8220;Nobel per la Pace 2010&#8243;.<br />
Ogni anno la rivista on-line Edge, che tratta argomenti di tecnologia e scienza, propone un argomento di discussione a cui rispondono numerosi scienziati, scrittori, filosofi, artisti ecc. La domanda di quest&#8217;anno era &#8220;L’uso della rete ha cambiato il nostro modo di pensare?&#8221;.<br />
Riporto di seguito due risposte che ho trovato molto interessanti, sia per il punto di vista insolito da cui viene affrontato il problema, sia per la divergenza di opinioni che ne risulta.</p>
<p><strong>UN UNICO INDIVIDUO</strong><br />
Richard Dawkins, <em>biologo evoluzionista</em></p>
<p>Il web è un’invenzione geniale, uno dei traguardi più alti raggiunti dalla specie umana. La sua qualità migliore è quella di non essere stato creato da un singolo genio come Tim Berners­Lee o Steve Wozniak o Alan Kay, né da una grande azienda come la Sony o l’Ibm, ma da una comunità anarchica composta da singoli e gruppi per lo più anonimi sparsi in tutto il mondo. Le sue dimensioni sono sovrumane. Senza contare il fatto che collega computer di dimensioni diverse, che funzionano a velocità diverse e sono stati costruiti da aziende diverse. Internet è una rete che nessuno ha mai progettato, che è cresciuta in modo organico ma casuale, secondo princìpi non solo biologici ma specificamente ecologici. Naturalmente ci sono anche gli aspetti negativi, ma non sono gravi. Molte chat, che funzionano senza nessun controllo, hanno contenuti pessimi. La tendenza alla maleducazione e all’aggressività è favorita dall’anonimato, di cui un giorno bisognerà discutere. Insulti e oscenità che non ci sogneremmo mai di firmare con il nostro nome escono allegramente dalla tastiera quando usiamo pseudonimi come Tinkywinky, Flubpoodle o Archweasel.</p>
<p>E poi c’è l’eterno problema di distinguere le informazioni vere da quelle false. I motori di ricerca ci spingono a vedere l’intero web come una gigantesca enciclopedia, dimenticando che i contenuti delle enciclopedie tradizionali erano rigorosamente controllati e che gli autori delle loro voci erano esperti selezionati. Detto questo, mi meraviglio continuamente di quanto può essere fatta bene Wikipedia. Di solito misuro la sua attendibilità in base alle poche cose che rientrano davvero nelle mie competenze (e sulle quali avrei potuto scrivere una voce per un’enciclopedia tradizionale), come l’evoluzione e la selezione naturale. Sono così impressionato che quando mi mancano le conoscenze di prima mano vado a vedere anche altre voci. Senza dubbio c’è qualche errore, ma la vita di un errore prima che il naturale meccanismo di correzione lo elimini è molto breve. Il fatto stesso che il meccanismo funzioni, anche se solo in alcuni settori come la scienza, smentisce così apertamente il mio pessimismo iniziale che sono tentato di considerarlo una metafora di tutti gli aspetti del web, a cui bisogna guardare con più ottimismo.</p>
<p>Su internet, comunque, c’è molta spazzatura, più di quanta ce ne sia nei libri stampati, forse perché produrli costa di più. Ma la velocità e l’onnipresenza di internet ci spingono a essere più critici. Se le notizie riportate da un sito sembrano poco fondate, possiamo facilmente controllarle su altri siti (alcuni, per esempio, catalogano utilmente leggende metropolitane e altre informazioni false che si difondono come virus). Quando riceviamo uno di quegli avvisi terriicanti su un virus informatico pericolosissimo, non lo giriamo subito a tutti i nostri contatti, ma cerchiamo su Google e spesso viene fuori che si tratta del “falso allarme numero 76”.</p>
<p>Forse l’aspetto più negativo di internet è che navigare può diventare una dipendenza e una gran perdita di tempo. Il sistema ci fa svolazzare da un argomento all’altro invece di concentrarci su una cosa alla volta. Ma voglio fare anche delle considerazioni positive. L’inaspettata unificazione mondiale che il web sta realizzando (un amante della fantascienza potrebbe vederci la nascita di una nuova forma di vita) somiglia all’evoluzione del sistema nervoso degli animali pluricellulari. Una certa scuola di psicologia potrebbe considerarla il riflesso dello sviluppo della personalità dei singoli individui, come la fusione di inizi separati e distribuiti nell’infanzia.</p>
<p>Mi torna in mente un’intuizione di Fred Hoyle nel suo romanzo di fantascienza <em>La nuvola nera</em>. La nuvola è un viaggiatore interstellare sovrumano, il cui “sistema nervoso” è costituito da unità che comunicano tra loro via radio a una velocità superiore a quella dei nostri impulsi nervosi. Ma perché quella nuvola dev’essere considerata un unico individuo e non una società? La risposta è che la velocità delle connessioni cancella le distinzioni. Una società umana potrebbe davvero diventare un unico individuo se ognuno di noi fosse capace di leggere il pensiero degli altri grazie al passaggio diretto di onde radio ad alta velocità da un cervello all’altro. Una cosa simile prima o poi potrebbe fondere le varie unità che costituiscono internet.</p>
<p><strong>UN&#8217;ESAGERAZIONE</strong><br />
Steven Pinker, <em>psicologo</em></p>
<p>Sono una persona che crede sia nella natura umana sia nei principi immutabili della logica. Quindi sono molto scettico sull&#8217;idea che internet stia cambiando il nostro modo di pensare. I mezzi di comunicazione digitali non modificheranno mai i meccanismi con cui il cervello elabora le informazioni né sostituiranno il ragionamento diretto o il teorema della probabilità di Bayes. L&#8217;affermazione che internet stia cambiando il nostro modo di pensare nasce da una serie di fattori: le pressioni esercitate sugli esperti perché annuncino che questo o quello &#8220;ha cambiato tutto&#8221;, un&#8217;idea superficiale di cos&#8217;è il &#8220;pensiero&#8221;, la mentalità neofobica secondo cui &#8220;se i giovani fanno qualcosa che io non faccio, la cultura è in declino&#8221;.<br />
Una generazione che usa gli sms, naviga su internet e scrive su Twitter ha sviluppato l&#8217;invidiabile capacità di elaborare parallelamente più flussi di nuove informazioni? La maggior parte degli psicologi cognitivi ne dubita, e gli ultimi studi di Clifford Nass confermano il loro scetticismo. I cosiddetti <em>multitasker</em> sono come Woody Allen quando dice che dopo aver seguito un corso di lettura veloce ha divorato <em>Guerra e Pace</em> in una sera e ha capito che &#8220;parla di certi russi&#8221;.</p>
<p>E&#8217; molto diffusa anche l&#8217;idea che gli studenti non siano più capaci di scrivere senza usare abbreviazioni, emoticon e frasi prese dalla rete senza controllare. Ma gli studenti si abbandonano a questo tipo di pigrizia solo se glielo permettono gli insegnanti. Io non ho mai visto niente di simile tra i miei allievi, e una ricerca di Andrea Lunsford sui lavori degli studenti universitari dimostra che si tratta di fantasie dei cosiddetti esperti.<br />
Il fatto che gli standard intellettuali condizionino i prodotti dell&#8217;intelletto è particolarmente evidente in campo scientifico. Gli scienziati sono consumatori insaziabili di internet e tutte le altre cose che si fanno con il computer e che ci starebbero rendendo stupidi, come le presentazioni Powerpoint e l&#8217;email. Tuttavia sarebbe ridicolo dire che gli scienziati pensano in modo diverso rispetto a dieci anni fa o che il progresso della scienza è rallentato.</p>
<p>L&#8217;aspetto più interessante dello sviluppo di internet non è come sta cambiando il modo di pensare delle persone, ma che la rete si sta adattando al loro modo di pensare. La diffusione di internet cominciata più di dieci anni fa è stata favorita essenzialmente dalla disponibilità dell&#8217;interfaccia grafica, quella del browser, un mondo visivo più familiare fatto di finestre, icone e bottoni che superava il funzionamento lineare dei vecchi computer. I cambiamenti successivi sono stati favoriti da interfaccia ancora più naturali (oggi è possibile impartire comandi con una parola o un gesto), da una migliore imitazione dell&#8217;espressione umana (come nel caso dei consigli sui film, libri o musica e dei metodi di ricerca sempre più intelligenti) e dall&#8217;uso del web a scopi emotivi e sociali (come nel caso dei social network). Senza dubbio internet ha influito su molti aspetti del funzionamento della mente. I faldoni, la posta, le librerie, i registri, i documenti sono stati sostituiti dai software, influendo sul nostro uso del tempo. Ma credo che parlare di un cambiamento del modo di pensare sia un&#8217;esagerazione.</p>
<p><strong>Fonte</strong>: Internazionale</p>
<p><strong>Link</strong>: <a title="The Edge Annual Question" href="http://www.edge.org/q2010/q10_index.html">The </a><em><a title="The Edge Annual Question" href="http://www.edge.org/q2010/q10_index.html">Edge</a></em><a title="The Edge Annual Question" href="http://www.edge.org/q2010/q10_index.html"> Annual Question</a></p>
<p><strong>Link</strong>: <a href="http://www.edge.org/q2010/Internazionale.pdf">Le risposte in italiano</a></p>
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		<title>Copenhagen 2009</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 22:01:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pernigotto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[copenhagen]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[Riscaldamento globale]]></category>

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		<description><![CDATA[Alla fine la montagna ha partorito un topolino. Un topolino dalla vita non ben definita. E’ calato il sipario sulla Conferenza di Copenhagen che ha catalizzato l’attenzione di tutto il mondo per settimane ma che ha prodotto dei risultati risibili.
Che cosa ci si aspettava? Un trattato vincolante, ben definito, con scadenze, percentuali di riduzione dell’emissione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1969" title="copenhagen2009" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/01/copenhagen2009-200x141.jpg" alt="copenhagen2009" width="200" height="141" />Alla fine la montagna ha partorito un topolino. Un topolino dalla vita non ben definita. E’ calato il sipario sulla Conferenza di Copenhagen che ha catalizzato l’attenzione di tutto il mondo per settimane ma che ha prodotto dei risultati risibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Che cosa ci si aspettava? Un trattato vincolante, ben definito, con scadenze, percentuali di riduzione dell’emissione dei gas serra, investimenti  e sanzioni previste. O perlomeno la stesura di un&#8217;agenda degli incontri futuri per la definizione di un piano di azione. Da tutto ciò ci si è tenuti ben alla larga e le 2 settimane di conferenza sono state sintetizzate in 3 paginette con l’accordo USA – Cina – India – Sud Africa, secondo cui entro il 2020 l’aumento della temperatura media planetaria deve essere inferiore ai 2°C. Bene… Se non altro ci sono sul tavolo 100 miliardi di dollari per finanziare la green economy nei Paesi in via di sviluppo. Non è per questo, però, che è stata organizzata la conferenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Si sospettava già nelle settimane antecedenti che non si poteva sperare troppo in &#8220;Hopenhagen&#8221;. Tutti confidavano sul premio Nobel del momento, Mr Obama, ma, pur essendo il presidente della nazione più potente al mondo, non ne è il padrone. Obama si è presentato alla conferenza senza alcun documento approvato dal Congresso o dal Senato. Certo, c’è il Climate Change Bill in fase di discussione alle Camere. Questo disegno di legge, per un Paese che fino ad un anno fa negava strenuamente l’esistenza di una questione climatica, ha dei contenuti rivoluzionari. Anche se fosse stato approvato in tempo, tuttavia, sarebbe risultato debole sul piano internazionale: il ddl propone la riduzione sulla base dei livelli di emissione del 2005 laddove UE e Kyoto insistono sul prendere il 1990 come baseline. Tradotto in numeri  rispetto ai livelli del 1990, mentre i Paesi Occidentali per garantire risultati significativi in generale si devono impegnare a ridurre le proprie emissioni di un 25-40%, questo ddl propone di ridurli del 4%&#8230; Un po’ poco per il principale inquinatore del pianeta, anche se è meglio che niente. Negli ultimi mesi il Governo Obama ha puntato sulla riforma sanitaria degli USA e, di conseguenza, il clima è passato in secondo piano.</p>
<p style="text-align: justify;">Cina e India non si sono volute cimentare in accordi vincolanti senza gli Stati Uniti e, infatti, la Cina aveva già messo le mani avanti nel precedente incontro di Singapore con gli USA, escludendolo a priori. Va detto, a rigor di cronaca, che il governo di Pechino si sta impegnando molto sul fronte interno per porre rimedio ai disastri dei precedenti decenni di industrializzazione: la Repubblica Popolare può vantare la presenza di alcune delle zone più inquinate del pianeta al suo interno e se ora interviene è perché la situazione lì è al limite.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza questi 3 big, l’accordo a livello planetario è andato in fumo. La UE, da parte sua, porta avanti un buon esempio con la legge 20-20-20 ma da sola, senza i 3 grandi produttori di CO2, non può fare molto. E’ un po’ come stare su di una nave: se qualcuno ha forato lo scafo e si sta colando a picco è un problema di tutto l’equipaggio, non solo di quelli che occupano i ponti che verranno allagati per primi…<br />
Vediamo un paio di esempi di Paesi che stanno andando a fondo. L’Africa emette appena il 4% della CO2 globale ma paga già cari prezzi per il cambiamento climatico: il lago Ciad, in 50 anni, è passato da un’estensione di 26000 km2 a 1500 km2 (nel 2000), con tutte le conseguenze che il fenomeno può avere sulle aree desertiche circostanti. Il progressivo inaridimento ha provocato conflitti nelle zone del Chad e del Darfur.<br />
La maggior parte degli stati dell’Oceania sono arcipelaghi di atolli che spesso raggiungono al massimo un&#8217;altitudine di +4/5 m sul livello del mare e il Pacifico ha iniziato a crescere negli ultimi decenni, modificando diversi kilometri di costa. Il caso più famoso è quello delle isole Tuvalu, il cui rappresentante ha guidato la rivolta dei piccoli stati in disaccordo con l’indifferenza delle grandi potenze alla conferenza di Copenhagen. Le isole Tuvalu saranno in gran parte sommerse nei prossimi decenni, obbligando gran parte degli abitanti ad emigrare e a tal proposito sono già stati presi accordi tra il Governo dell&#8217;arcipelago e quello neozelandese.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono fenomeni che uno stato non può affrontare da solo, serve l&#8217;impegno di tutti, specie di chi ha i mezzi.  Il motto degli Stati Uniti recita &#8220;<em>E pluribus unum</em>&#8220;, &#8220;Da molti uno&#8221;. Non ci resta che augurarci che se lo ricordino in occasione della prossima conferenza e cerchino di guidare i vari Paesi al superamento degli interessi locali in funzione di un traguardo globale.</p>
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		<title>Tutti virtualizzati</title>
		<link>http://www.ilgrimaldello.com/2009/07/tutti-virtualizzati/</link>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2009 23:35:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alin A. Hantig</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[virtualizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[vmware]]></category>
		<category><![CDATA[xen]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggigiorno si sente sempre più spesso parlare di virtualizzare le proprie risorse informatiche; questa tendenza coinvolge aziende con migliaia di dipendenti ma anche le PMI – Piccole e medie imprese. Vedremo qual è lo scopo principale di questa tecnologia, i benefici e l&#8217;impatto sulla qualità dei servizi offerti come anche il loro costo.
Realtà molto diverse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1647" title="3040894815_2e06343996" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/07/3040894815_2e06343996-200x125.jpg" alt="3040894815_2e06343996" width="200" height="125" />Oggigiorno si sente sempre più spesso parlare di <em>virtualizzare</em> le proprie risorse informatiche; questa tendenza coinvolge aziende con migliaia di dipendenti ma anche le PMI – Piccole e medie imprese. Vedremo qual è lo scopo principale di questa tecnologia, i benefici e l&#8217;impatto sulla qualità dei servizi offerti come anche il loro costo.<span id="more-1835"></span></p>
<p><strong>Realtà molto diverse </strong>tra di loro sono accomunate dal desiderio di &#8220;ottenere di più con meno<strong>&#8220;</strong>. In quest&#8217;ottica un&#8217;azienda che desidera risparmiare deve analizzare le proprie necessità e organizzarsi in modo da avere le risorse adeguate. È inutile che il panettiere locale acquisti un server da qualche decina di migliaia di euro per inviare/ricevere ordini. D&#8217;altra parte una azienda che progetta siti web con 20 impiegati non può farli lavorare a turni su 5 postazioni.<br />
Queste scelte, spesso, non possono essere basate solo sul buon senso. Ci sono aziende che prosperano analizzando la situazione di altre realtà per realizzare la migliore lista della spesa da proporre.</p>
<p><strong>Per capire meglio</strong> l&#8217;uso più comune della <em>virtualizzazione</em> possiamo considerare la seguente situazione:<br />
un&#8217;azienda con 30 impiegati ha una serie di clienti, che vengono registrati con i loro dati – nome, cognome, numero di telefono, ecc. &#8211; su una base di dati che risiede su un server. Per la gestione delle pratiche viene usato un sistema diverso che funziona solo su macchine Linux, di fatto incompatibile con il precedente. A questo punto l&#8217;azienda dovrebbe avere due server operativi nello stesso orario lavorativo.<br />
In alternativa si può usare un unico calcolatore – che non deve essere più potente dei precedenti – dove siano attive entrambe le funzionalità (base di dati e gestionale), ognuna con la sua <em>macchina virtuale </em>indipendente dall&#8217;altra. Si avrà così il 50% di risparmio sul costo iniziale e sulla bolletta elettrica. Inoltre c&#8217;è anche un guadagno d&#8217;<em>efficienza</em>: se la base di dati viene interrogata una volta ogni 20 minuti impegnando la macchina per qualche secondo impatterebbe pochissimo sul gestionale perché questo non ha bisogno di risposte in tempo reale.</p>
<div id="attachment_1631" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><img class="size-full wp-image-1631" title="Esempio divisione parti" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/07/virtualizzazione.png" alt="Esempio divisione parti" width="400" height="276" /><p class="wp-caption-text">Esempio divisione parti</p></div>
<p>La tecnologia che sta dietro a questo sistema è relativamente semplice. In una visione a livelli, la macchina ospite, ovvero quella dove risiede fisicamente l&#8217;hardware, è alla base. Al livello sopra c&#8217;è la &#8220;piattaforma&#8221; o <em>Hypervisor</em>, software che comunica con il sistema operativo dell&#8217;ospite, reinterpretando le richieste delle macchine virtuali in modo da poterle eseguire correttamente. Infine ci sono gli ambienti virtualizzati. Questi sistemi operativi considerano un calcolatore come se avesse delle caratteristiche che si possono impostare a piacere: spazio sul disco rigido, memoria RAM, schede di rete, scheda audio, unità ottiche. Quindi è possibile impostare dei limiti ben precisi sulle risorse dedicate al singolo ambiente.</p>
<p>La chiave del successo di una soluzione di virtualizzazione rispetto ad un&#8217;altra sta nella &#8220;piattaforma&#8221;. Vista la complessità dei sistemi e le infinite possibili combinazioni hardware è estremamente difficile rendere tale componente efficiente. Per venire incontro alle esigenze degli sviluppatori e degli utenti i costruttori di processori hanno introdotto nei loro prodotti alcune direttive. Queste consentono di aumentare le prestazioni direttamente – maggiore numero di processi che possono essere eseguiti contemporaneamente – o indirettamente – consentendo a sistemi a 32 bit di gestire memoria RAM fino a 64 GB (normalmente ne potrebbero gestire appena 4GB).</p>
<p>Sono due le principali tipologie di &#8220;piattaforma&#8221;:</p>
<ul>
<li>ospitata o Full virtualization</li>
<li>nativa o Paravirtualization</li>
</ul>
<p>Nel primo caso tutte le comunicazioni tra la <em>macchina virtuale</em> ed l&#8217;hardware vengono intercettate dalla &#8220;piattaforma&#8221; per essere interpretate e poi indirizzate ai driver corretti del sistema operativo ospite. Questo tipo di sistema è  facilmente implementabile – basta installare un programma – e consentono di ottenere buone performance. Tra i nomi di maggiore successo c&#8217;è <strong><em>Vmware Inc.</em></strong> che offre soluzioni a tutti i livelli: da versioni gratuite per l&#8217;utente casalingo a quelle per multinazionali.<br />
Nel secondo caso viene ridotta all&#8217;osso la parte di software della &#8216;piattaforma&#8217; così da impattare il meno possibile sui tempi di calcolo. Questa soluzione richiede che il sistema ospite sia stato configurato in modo adeguato. <strong><em>Xen</em></strong> è tra i nomi più conosciuti, nato in ambiente accademico è stato sviluppato come free software sotto licenza GPL2.</p>
<p><strong><em>Per approfondire:</em></strong></p>
<ul>
<li><em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Virtual_machine" target="_blank">Wikipedia &#8211; La macchina virtuale</a><br />
</em></li>
</ul>
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		<title>Climate Change Bill</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jun 2009 12:21:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pernigotto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Climate change bill]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[Riscaldamento globale]]></category>

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		<description><![CDATA[Momento storico. Gli Stati Uniti approvano una legge sul clima. La nazione che da sola è responsabile del 25% delle emissioni di gas serra globali (il 36.1% delle emissioni dei Paesi industrializzati, secondo Greenpeace), la nazione il cui modello di vita, se esteso all’intero pianeta, richiederebbe 5.4 Terre per avere un bilancio energetico in break-even, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-1485" title="Terra" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/06/earth-200x200.jpg" alt="Terra" width="200" height="200" />Momento storico.</strong> Gli Stati Uniti approvano una legge sul clima. La nazione che da sola è responsabile del 25% delle emissioni di gas serra globali (il 36.1% delle emissioni dei Paesi industrializzati, secondo Greenpeace), la nazione il cui modello di vita, se esteso all’intero pianeta, richiederebbe 5.4 Terre per avere un bilancio energetico in break-even, questa nazione, grande assente a Kyoto, finalmente ha deciso che è troppo tardi per rimanere indifferenti.<span id="more-1420"></span></p>
<p>La Camera dei Rappresentanti Usa ha approvato il 26 Giugno con 219 voti favorevoli e 212 contrari la nuova legge sul clima (&#8220;Climate change bill&#8221;) che pone forti limiti alle emissioni di gas tossici. Le compagnie americane &#8211; incluse le raffinerie e le centrali di energia &#8211; sono obbligate a ridurre le emissioni di gas inquinanti, in particolare dei gas serra, di una percentuale del<strong> 17%</strong> entro il 2020 e dell&#8217;<strong>83%</strong> entro il 2050, prendendo come punto di riferimento i livelli del 2005.</p>
<p><strong>Il provvedimento mira</strong>, oltre che a creare una produzione di energia meno inquinante, a ridurre la dipendenza degli Stati Uniti dalle importazioni di petrolio estero con <em>un passaggio graduale all&#8217;energia pulita</em> al posto del petrolio e del carbone.</p>
<p>La legge è stata approvata dalla Camera col sostegno quasi esclusivo della maggioranza democratica: solo otto repubblicani hanno votato a favore della misura. Ora si attende la votazione al Senato.<br />
I suoi sostenitori sottolineano il beneficio per l&#8217;ambiente mentre i critici affermano che la legge provocherà la perdita di numerosi posti di lavoro. Sono affermazioni che sentiamo spesso: l’ambiente viene sicuramente dopo il posto di lavoro. Il punto è che la green economy crea nuovi posti di lavoro, in modo trasversale tra i diversi settori, dalla progettazione fino alla dismissione dei prodotti della società industriale.</p>
<p><strong>Viene naturale </strong>il paragone con quanto accade invece  nel nostro Paese. Da noi l&#8217;attuale maggioranza, dopo aver per mesi criticato gli obiettivi della direttiva europea 20-20-20, il 18 Marzo scorso ha proposto una <a href="http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&amp;leg=16&amp;id=00404352&amp;part=doc_dc-allegatob_ab-sezionetit_m-atto_100107&amp;parse=no&amp;stampa=si&amp;toc=no" target="_blank">mozione</a>, in cui si dichiara che il riscaldamento globale non esiste, che non ci sono in Italia problematiche rilevanti relative al cambiamento climatico, arrivando ad affermare che un po’ di concentrazione di anidride carbonica in più potrebbe fare anche del bene alla penisola!</p>
<p>Ora, indipendentemente dalla logiche di partito e dagli interessi economici, è fondamentale che si riconosca che il problema esiste e che può essere affrontato non come un dramma, bensì come un&#8217;opportunità per migliorare il sistema socio-economico in cui viviamo. La Climate change bill richiederà un impegno enorme agli Stati Uniti. Saremo noi in grado di fare altrettanto? O saremo ricordati come una nazione che ha paura di affrontare le sfide che le si pongono davanti?</p>
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		<title>Il Mose e l&#8217;impatto ambientale</title>
		<link>http://www.ilgrimaldello.com/2009/05/mose-impatto-ambientale/</link>
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		<pubDate>Fri, 22 May 2009 20:44:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Polo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[laguna]]></category>
		<category><![CDATA[MO.S.E]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il MO.S.E (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico) è un&#8217;opera in corso di realizzazione costituita da una serie di paratoie mobili a scomparsa. Questo sistema ha lo scopo di isolare la laguna Veneta dal Mare Adriatico in caso di eventi di alta marea particolarmente importanti.

Il MO.S.E non è un intervento a se stante, ma fa parte del Piano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1015" title="mose" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/05/mose.jpg" alt="mose" width="200" /><strong>Il MO.S.E</strong> (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico) è un&#8217;opera in corso di realizzazione costituita da una serie di paratoie mobili a scomparsa. Questo sistema ha lo scopo di isolare la laguna Veneta dal Mare Adriatico in caso di eventi di alta marea particolarmente importanti.</p>
<p><span id="more-777"></span></p>
<p><strong>Il MO.S.E</strong> non è un intervento a se stante, ma fa parte del Piano Generale di Interventi per la salvaguardia di Venezia e della Laguna che prevede anche il rafforzamento dei litorali e la ripavimentazione delle rive. Il Ministero delle Infrastrutture, con il Magistrato delle Acque di Venezia (ente attraverso il quale il Ministero opera nella zona lagunare) ha avviato il piano nel 1987. Nel 2001 è stata approvata la prima valutazione di impatto ambientale e nel 2003 c&#8217;è stata la posa della prima pietra.</p>
<div id="attachment_794" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><a href="http://www.ilgrimaldello.com/index.php/wp-content/uploads/2009/05/lagoon-of-venice-landsat-1_names.jpg" rel="lightbox[777]"><img class="size-medium wp-image-794" title="CANTIERI DEL MO.S.E" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/05/lagoon-of-venice-landsat-1_names-200x208.jpg" alt="I cantieri del MO.S.E sono segnalati in rosso mentre in giallo la zona SIC di Pellestrina" width="200" height="208" /></a><p class="wp-caption-text">I cantieri del MO.S.E sono segnalati in rosso mentre in giallo la zona SIC di Pellestrina</p></div>
<p>I lavori, che si svolgono contemporaneamente alle tre bocche di porto: quella di Malamocco, al porto di Chioggia e al Lido San Nicolò, sono giunti nel 2009 a metà dell&#8217;opera. I fondi finora stanziati sono  3 243 milioni di euro rispetto ad un costo complessivo di realizzazione previsto di 4 272 milioni di euro.</p>
<p><strong>Ad oggi</strong> i cantieri del MO.S.E si estendono anche a Pellestrina in particolare nella zona SIC e ZPS (Siti di Importanza Comunitaria e Zona Protezione Speciale) di Ca&#8217;Roman. In quest&#8217;isola, infatti, deve essere costruito un terrapieno per contenere la paratoia mobile del sistema. Questo significa scavare 2 ettari di terreno e portarlo via alla riserva naturale, diventata zona SIC proprio per la presenza di colonie uniche in Italia di Fratini e Fraticelli, piccoli uccellini simili ai gabbiani che nidificano sulla spiaggia.</p>
<div id="attachment_776" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-776" title="fratino" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/05/fratino-200x134.jpg" alt="Charadrius Alexandrinus" width="200" /><p class="wp-caption-text">Charadrius Alexandrinus</p></div>
<p>I lavori andrebbero anche ad impattare su alcune specie di insetti diventati rari a causa dell&#8217;utilizzo di mezzi meccanici per la pulizia delle spiagge. Per questo motivo alcune associazioni ambientaliste hanno denunciato gli abusi all&#8217;Unione Europea che ha ordinato all&#8217;Italia, dopo averla multata, di rifare la valutazione di impatto ambientale. Ad oggi l&#8217;infrazione è ancora in corso, per cui i fondi stanziati per la realizzazione dell&#8217;opera non posso essere utilizzati, e i cantieri sono fermi.</p>
<p><strong>Link:</strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mose" target="_blank">wikipedia</a><br />
<strong>Link:</strong> <a href="http://www.lipu.it/news/no.asp?357" target="_blank">Lipu</a><br />
<strong>Link:</strong> <a href="http://www2.comune.venezia.it/mose-doc-prg/" target="_blank">Comune di Venezia</a><br />
<strong>Link:</strong> <a href="http://eddyburg.it/article/articleview/5850/0/178/" target="_blank">Eddyburg</a></p>
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		<title>WiMax: vita e miracoli</title>
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		<pubDate>Sun, 10 May 2009 12:40:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alin A. Hantig</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
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		<description><![CDATA[WiMax si pone la sfida di allentare la presa del digital divide &#8211; &#8216;divario digitale&#8217; &#8211; nel nostro caso assenza di infrastrutture per la banda larga. Dopo averne spiegato brevemente i pregi e difetti passeremo ad illustrare le principale differenze con due tra le tecnologie più in uso attualmente: HSDPA(il successore dell&#8217;UMTS) e WiFi. Infine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-515" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/05/wimax-wireless-connessione-italia-gentiloni.png" alt="wimax" width="200" height="100" />WiMax si pone la sfida di allentare la presa del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Digital_divide" target="_blank"><em>digital divide</em></a> &#8211; &#8216;divario digitale&#8217; &#8211; nel nostro caso assenza di infrastrutture per la banda larga. Dopo averne spiegato brevemente i pregi e difetti passeremo ad illustrare le principale differenze con due tra le tecnologie più in uso attualmente: HSDPA(il successore dell&#8217;UMTS) e WiFi. Infine vedremo a che punto è lo sviluppo e le aree coperte al momento.<br />
<span id="more-514"></span></p>
<p style="font-size: 1.2em;"><strong>Introduzione alla tecnologia</strong></p>
<p>4.2 milioni di cittadini italiani (7.5% della popolazione e 32% dei comuni) sono privi di banda larga. WiMax e&#8217; una tecnologia molto flessibile, con una grande efficienza e capacità di trasporto dati. E&#8217; inoltre in grado di supportare comunicazioni punto-a-multipunto e multipunto-a-multipunto (un &#8220;punto&#8221; può essere un&#8217;antenna oppure un apparecchio), diverse tecniche di crittografia ed autenticazione, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/QoS" target="_blank">QoS</a> per applicazioni quale VoIP, video, Ftp, ecc. La ciliegina sulla torta è la facilità d&#8217;installazione: basta una antenna.</p>
<p>Come il WiFi, WiMax può funzionare su differenti frequenze. In particolare queste frequenze devono essere concesse in utilizzo dal governo. Quelle messe all&#8217;asta in Italia ed in generale nel Sud Europa, 3.4 e 3.5 GHz, sono diverse da quelle utilizzate in altri paesi quali Gran Bretagna e Stati Uniti dove è stata assegnata una fascia intorno ai 2.5 GHz.<br />
Il problema, se tale si possa chiamare, non è a livello hardware: basta modificare un valore (o un interruttore come quello per scegliere il voltaggio: 120/220 V) e apparecchi proveniente dagli USA funzionerebbero anche da noi. A 2.5 GHz c&#8217;è una migliore propagazione del segnale: una frequenza altissima è simile ad un fascio di luce e quindi può essere fermato da un foglio di alluminio; se invece la frequenza è bassa può attraversare muri più facilmente. Probabilmente WiMax aprirà la strada anche a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/LTE_(Long_Term_Evolution)" target="_blank">LTE (Long Term Evolution)</a> come ponte tra tecnologie 3G (UMTS) e 4G. Molte aziende sperano in un&#8217;unione di fatto tra LTE e WiMax e rimangono in attesa prima di lanciare i propri prodotti/servizi.<br />
Persino <strong>Intel</strong>, che ha investito considerevole risorse in questa tecnologia, ritiene che si debba aspettare e vedere come procederanno le discussioni sulle frequenze intorno ai 2.5GHz in Italia. Nel frattempo si impegna ad offrire una piattaforma scalabile per ogni necessità: Intel Centrino 2 può supportare WiFi e WiMax.</p>
<p style="font-size: 1.2em;"><strong>WiMax a confronto con HSDPA e WiFi</strong></p>
<p style="font-size: 1.1em;"><strong>HSDPA</strong></p>
<p>HSDPA è l&#8217;evoluzione dell&#8217;UMTS, rilasciato dalla 3GPP &#8211; il consorzio internazionale che si occupa di standardizzare sistemi di telecomunicazione. Introduce una serie di miglioramenti rispetto all&#8217;UMTS che consentono di indirizzare in modo veloce i pacchetti dati apportando grossi miglioramenti in una rete con capacità limitata.<br />
Il principale vantaggio di questa tecnologia è data dal fatto che i costi per implementarla sono irrisori. Le strutture sono le stesse già presenti per le reti attuali. Si tratta di aggiornare il software oppure, al massimo, installare dei MODEM specifici.</p>
<p>WiMax è stato pensato (anche) per comunicazioni usando VoIP. Il Mobile WiMax (IEEE 802.16E &#8211; in fase di sviluppo) consentirà all&#8217;utente di essere sempre connesso, anche durante i suoi spostamenti.</p>
<p>La concorrenza sta diventando efferata: se WiMax, nato in &#8220;ambito&#8221; scambio dati si sta spostando verso la telefonia attraverso l&#8217;utilizzo del VoIP, HSDPA invece cerca di fornire banda larga per i dispositivi mobili.</p>
<p style="font-size: 1.1em;"><strong>WiFi</strong></p>
<p>WiFi e&#8217; ormai diffuso in tutte le case, uffici, scuole, biblioteche, eccetera; ormai anche le TV hanno schede che consentono una connessione alla rete senza l&#8217;ausilio di fili. Grazie alla standardizzazione promossa dalla Wi-Fi Alliance i prodotti presentano le stesse caratteristiche tecniche ma, a differenza del WiMax, che può funzionare su bande di frequenza con licenza o senza, WiFi funziona utilizzando solo bande senza licenza quindi soggette ad <em>interferenze</em>. Questo impatta negativamente sulla copertura ed anche sulla larghezza di banda. Onde ovviare a questo tipo di problemi, con la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/IEEE_802.11#802.11n" target="_blank">versione &#8220;N&#8221;</a>, è stata introdotta la possibilità di utilizzare più antenne per la ricezione ed invio dati attraverso <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/MIMO" target="_blank">MIMO</a> (Multiple-input and multiple-output).</p>
<p><img class="size-large wp-image-568 aligncenter" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/05/wifi-contro-wimax-600x185.jpg" alt="wifi-contro-wimax" width="600" height="185" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Confronto copertura Wi</em>Fi e WiMax</p>
<p><strong>Intel</strong> afferma in una brochure: &#8220;WiMAX won’t replace Wi-Fi, but rather will fill in between hotspots and extend your Internet access on the go.&#8221; &#8211; <em>WiMax non sostituirà il WiFi, piuttosto si posizionerà tra hotspot ed estenderà il vostro accesso  ad Internet. </em> E&#8217; quindi possibile creare una rete dove gli utenti finali si connetteranno attraverso WiFi ad Internet (o Intranet) mentre i singoli punti d&#8217;accesso (hotspot) saranno collegati tra di loro attraverso WiMax.</p>
<p><img class="size-full wp-image-592 aligncenter" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/05/wimax.jpg" alt="Uso WiMax" width="466" height="480" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Una rete WiMax</em></p>
<p style="font-size: 1.2em;"><strong>Comparazione</strong></p>
<p>Confronteremo le caratteristiche fondamentali di ogni tecnologia:</p>
<ul>
<li><strong>copertura</strong>: superficie coperta con distinzione tra zone urbane e rurali.</li>
<li><strong>larghezza di banda</strong>: quella massima e quella correntemente disponibile.</li>
<li><strong>investimento iniziale:</strong> necessario per avere una rete funzionante. Vista la scarsa documentazione disponibile verrà fatta una valutazione per ordini di grandezza.</li>
<li><strong>mobilità</strong>: distinzione tra statico (uscendo fuori dall&#8217;area coperta si perde la connessione), nomadico (entrando in un area coperta posso connettermi con le stesse credenziali) e mobile (disponibile virtualmente ovunque).</li>
<li><strong>sicurezza</strong>: disponibilità di protocolli di criptazione ed autenticazione.</li>
<li><strong>QOS (qualità del servizio)</strong>: capacita&#8217; di adattarsi al carico della rete, garantire una certa larghezza di banda in qualsiasi situazione.</li>
</ul>
<p><img class="size-large wp-image-657 aligncenter" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/05/riassunto-600x242.jpg" alt="Confronto - Riassunto" width="600" height="242" /></p>
<p style="font-size: 1.2em;"><strong>Stato attuale</strong></p>
<p>I <a id="stato" href="http://it.wikipedia.org/wiki/WiMAX#WiMAX_in_Italia" target="_blank">vincitori della gara</a> d&#8217;appalto per l&#8217;assegnazione delle licenze d&#8217;utilizzo delle bande radio comprese tra i 3.4 e 3.5GHz sono stati pubblicati più di un anno fa dal Ministero delle Comunicazioni. Ai vincitori fu chiesto di impegnarsi entro 30 mesi perché almeno il 60% del territorio controllato fosse coperto. Ecco la situazione 15 mesi dopo.</p>
<p><em><strong><a href="http://www.linkem.com/max/" target="_blank">Linkem</a></strong></em>, aggiudicatasi le licenze in 13 regioni ed a livello nazionale, elogia i ridotti costi d&#8217;installazione e manutenzione nonché l&#8217;impatto ambientale. Secondo i loro piani raggiungeranno, entro il 2012, 75% della popolazione: 500.000 clienti senza banda larga con un investimento di 200 milioni di euro.</p>
<p><em><strong><a href="http://www.ariadsl.it/" target="_blank">Aria</a></strong></em> è stata tra le compagnie che hanno investito maggiormente nell&#8217;acquisizione delle licenze. Il loro obbiettivo non è quello di coprire l&#8217;intero paese ma di raggiungere chi ne ha bisogno. Le aree coperte possono essere velocemente espanse qualora necessario.</p>
<p><em><strong><a href="http://www.retelit.it/" target="_blank">Retelit</a></strong></em> opera principalmente nel Centro-Nord. I test eseguiti durante l&#8217;inverno scorso hanno dimostrato, oltre ogni ombra di dubbio, che WiMax non risente di condizioni meteorologiche avverse, come avviene di solito con trasmissioni radio ad alte frequenze. Sono partite delle reti pilota in Emilia e Valtellina con un ampliamento in Lombardia.</p>
<p><em><strong><a href="http://www.mandarin.it/" target="_blank">Mandarin</a></strong></em>, attiva in Sicilia, si auspica di creare un prodotto molto semplice attorno al quale i rivenditori possano costruire i loro servizi. Il loro modello di vendita prevede l&#8217;apertura di una rete di Mandarin Point (punti di contatto all&#8217;interno di negozi d&#8217;informatica, SKY e piccoli distributori). Un rapporto di 3 Mandarin Point per 5 mila abitanti consentirebbe di fornire l&#8217;assistenza necessaria all&#8217;utente finale in modo veloce.</p>
<p><img class="size-full wp-image-666 aligncenter" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/05/italia1.jpg" alt="Distribuzione WiMax in Italia - Aprile 2009" width="400" height="479" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Distribuzione delle reti WiMax sul territorio nazionale &#8211; Aprile 2009</em></p>
<p>Dal lato dei produttori di hardware abbiamo:</p>
<p><strong>Samsung</strong> ritiene che la tecnologia sia matura almeno dal 2006. In occasione delle Olimpiadi di Torino è stata utilizzata una rete che si è dimostrata molto affidabile. Anche se WiMax e LTE dovessero confluire, le opportunità ci saranno per tutti, basta saper rispondere alle esigenze del cliente.</p>
<p><em><strong>Alvarion</strong></em> non si limita a considerare il trasferimento di dati o VoIP ma prende in considerazione anche applicazioni machine-to-machine utilizzate da consorzi o distretti scolastici.</p>
<p><em><strong>Alcatel-Lucent</strong></em> cita stime secondo le quali nel 2013 l&#8217;80-90% degli utenti utilizzerà il WiMax per applicazioni fisse o nomadiche, il 20% invece saranno mobili.  WiMax e LTE possono convivere e loro si impegnano a svilupparle in parallelo.</p>
<p>Nel secondo quadrimestre 2008 <em>Infonetics Research</em> <a href="http://www.infonetics.com/pr/2009/cr09.wmx01.nr.asp" target="_blank">ha stimato</a> che Motorola e Alcatel-Lucent contavano da sole i due terzi dell&#8217;equipaggiamento globale WiMax Mobile. Alvarion contava invece un quarto dei dispositivi fissi garantendosi una posizione leader.</p>
<p><strong>Fonte</strong><em>: Top Trade Informatica, n°4, anno XVII, pagine 64, 65 66, 67 e 68.</em></p>
<p><strong>Ulteriori Approfondimenti</strong>:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.comitatobandalarga.it/index.php" target="_blank"><em>Comitato Banda</em>Larga</a></li>
<li><a href="http://home.intekom.com/satnac/proceedings/2007/papers/access/Paper%2078%20-%20Amimo-Rayolla.pdf" target="_blank"><em>Wireless Broadband: Comparative Analysis of HSDPA vs. WiMAX</em></a></li>
<li><a href="http://www.knightcenter.org/FileUploads/Z6003%20WiMAX%20Overview%20-%20January%202009.pdf" target="_blank"><em>Knight Center of Digital Excellence Resource Center &#8211; WiMAX Overview</em></a></li>
</ul>
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		<title>La tecnologia dei giovani</title>
		<link>http://www.ilgrimaldello.com/2009/05/la-tecnologia-dei-giovani/</link>
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		<pubDate>Fri, 01 May 2009 13:59:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alin A. Hantig</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
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		<description><![CDATA[ Eurispes e Telefono Azzurro hanno definito l&#8217;identikit dei bimbi e degli adolescenti in rapporto alla tecnologia che li circonda. Il rapporto marca una dimestichezza dei giovani con gli strumenti informatici come anche con la grande rete. Sono stati coinvolti circa 6.000 bambini ed adolescenti appartenenti a 41 scuole e distribuiti su due grandi fasce d&#8217;età: tra  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-379" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/04/young-family-using-internet.jpg" alt="La famiglia su internet" width="200" /> Eurispes e Telefono Azzurro hanno definito l&#8217;identikit dei bimbi e degli adolescenti in rapporto alla tecnologia che li circonda. Il rapporto marca una dimestichezza dei giovani con gli strumenti informatici come anche con la grande rete. Sono stati coinvolti circa 6.000 bambini ed adolescenti appartenenti a 41 scuole e distribuiti su due grandi fasce d&#8217;età: tra  7 e 11 anni e tra 12 e 19 anni. <span id="more-367"></span> Agli intervistati è stato chiesto di rispondere ad alcune domande sulla loro conoscenza ed utilizzo delle tecnologia di ultima ed ultimissima generazione.</p>
<p><strong>Bambini</strong> Il 73,4% degli intervistati dichiara di avere un computer ed oltre la metà afferma di usarlo almeno un&#8217;ora al giorno. In particolare:</p>
<p style="text-align: center;">
<object width="400" height="300">
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</p>
<p>L&#8217;utilizzo di Internet è un altro importante fattore di avvicinamento dei più piccoli alla tecnologia. Più della metà (il 56.3 %) dichiara di utilizzare regolarmente internet:</p>
<p style="text-align: center;">
<object width="400" height="300">
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</p>
<p>L&#8217;età in cui si impara a navigare nella rete è molto diminuita negli ultimi anni. Una buona percentuale dei bambini &#8211; età compresa tra 7 e 11 anni  &#8211; si confronta con Internet già dalle scuole elementari:</p>
<p style="text-align: center;">
<object width="400" height="300">
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</object>
</p>
<p>Per quanto concerne l&#8217;utilizzo della connessione ad Internet si ha una concentrazione principalmente nelle aree di &#8216;trend&#8217; ovvero quelle più gettonate:</p>
<p style="text-align: center;">
<object width="500" height="300">
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</p>
<p>Il 60.6% dei bambini ha a casa una console portatile/videogioco ma solamente il 25.3% dichiara di possedere un televisore al plasma con maxischermo; il 64.2% possiede un televisore tradizionale. Il 32.4% gioca al massimo un&#8217;ora al giorno, contro 19% che gioca tra 1 e 2 ore. Un dato preoccupante è che il 47.6% ha dichiarato di aver giocato con videogiochi non adatti alla propria età, contro il 47% che sostiene il contrario. Un bimbo su 5 afferma di riconoscere che i videogiochi non adatti impattano sul comportamento.</p>
<p>L&#8217;utilizzo della TV è molto elevato in queste fasce d&#8217;età:</p>
<p style="text-align: center;">
<object width="400" height="300">
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</p>
<p>Il lettore collegato alla TV viene utilizzato almeno un&#8217;ora al giorno dagli intervistati e, nel 26.5% dei casi, tra 1 ora e 2 ore; 19.8% afferma di non utilizzarlo affatto.</p>
<p>I bambini hanno una propria percezione del grado di conoscenza in ambito tecnologico delle persone che li circondano:</p>
<p style="text-align: center;">
<object width="500" height="300">
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</p>
<p><strong>Adolescenti</strong> Appena il 3.2% afferma di non avere il telefono cellulare e il 5.4% un personal computer. Gli adolescenti ascoltano musica utilizzando il proprio lettore MP3 almeno un ora al giorno nel 39.2% dei casi contro il 9.3% nel caso dei bambini.</p>
<p>Per quanto riguardo l&#8217;utilizzo del lettore DVD le percentuali sono del tutto simili nelle due fasce d&#8217;età:</p>
<p style="text-align: center;">
<object width="400" height="300">
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</object>
</p>
<p>Gli adolescenti trascorrono anche più tempo in Rete:</p>
<p style="text-align: center;">
<object width="400" height="300">
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</object>
</p>
<p>Il periodo in cui si iniziano a fare i primi passi nell&#8217;intricato mondo di Internet risale, in entrambe le fasce d&#8217;età, a circa 4 anni fa. Questo rende i bambini molto più precoci dei ragazzi:</p>
<p style="text-align: center;">
<object width="400" height="300">
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</p>
<p>Gli adolescenti tendono ad utilizzare la Rete per ricercare informazioni di interesse, scaricare musica, guardare video, mantenersi in contatto con altri e prendere confidenza con l&#8217;acquisto di prodotti online:</p>
<p style="text-align: center;">
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</p>
<p>Cambia anche la percezione dell&#8217;alfabetizzazione informatica delle persone vicine. Il personale docente risulta &#8220;abbastanza&#8221;o &#8220;molto&#8221; preparato nel 48.1% e nel 10.2% dei casi. La divisione tra i genitori vede come vincitore ancora una volta il padre. I nonni invece vengono visti, nell&#8217;84.9% dei casi, come totalmente all&#8217;oscuro delle tematiche informatiche.</p>
<p><strong>Fonte</strong><em>: TopTrade Informatica, n° 3, anno XVII, pagine 40 e 41.</em></p>
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