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	<title>il Grimaldello &#187; bioingegneria</title>
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		<title>Una &#8220;mano per la vita&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 23:07:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Tessariol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[bioingegneria]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1965" title="EUROPEAN ROBOTICS" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/01/cyberhand_485-200x137.jpg" alt="EUROPEAN ROBOTICS" width="200" height="137" /></p>
<p style="text-align: justify;">Inizia con un uomo che si fa la doccia il film di fantascienza “Io robot” e si viene poi a scoprire che un braccio di quell’uomo è bionico. Fantascienza, forse ancora per poco. E’ nato infatti dalla collaborazione tra l’Università Campus Bio-Medico di Roma e la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa il progetto LifeHand, che si prefigge di collegare, con elettrodi neurali inseriti nei nervi mediano e ulnare di un paziente amputato della mano sinistra,  una protesi biomeccatronica a cinque dita indipendenti. Dopo un primo intervento e pochi mesi di sperimentazione, i risultati sono già incoraggianti.</p>
<p style="text-align: justify;">LifeHand ha visto per la prima volta la luce nel 2004. Nei primi tre anni di lavoro sono stati sviluppati gli elettrodi da applicare ai nervi e, in parallelo, alcuni prototipi di protesi meccatronica di mano, dotata di movimenti indipendenti per le cinque dita. Dopo la progettazione, i ricercatori hanno iniziato la realizzazione e la validazione, anche con test preclinici, della protesi. Tra il 2007 e il 2008 vi è stata la valutazione del progetto da parte del Comitato Etico dell’Università Campus Bio-Medico e del Ministero della Salute e la successiva autorizzazione a procedere alla sperimentazione umana, seguita dalla selezione dei candidati per la sperimentazione. Nel novembre 2008 gli elettrodi progettati sono stati impiantati chirurgicamente nel candidato prescelto con successiva sperimentazione clinica attraverso sedute di analisi e stimolazione. Visti i risultati ottenuti, si sta ora procedendo all’ingegnerizzazione del sistema.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto presenta in ogni caso diversi limiti, il più importante dei quali è sicuramente la breve durata degli elettrodi, garantiti dal costruttore per non più di un mese. Vi sono poi le reazioni infiammatorie e fibrotiche nel paziente, dovute all’inserzione di un corpo estraneo (cosa peraltro presente in ogni genere di protesi).</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, in un mese di sperimentazione , il paziente è riuscito a controllare fino a tre differenti tipi di prese con la mano robotica, con una percentuale di successo da parte dell’interfaccia neurale nel riconoscimento del comando inviato dal cervello superiore all’85%. A questo punto però c&#8217;è bisogno di una sperimentazione su più larga scala per poter convalidare i risultati fin qui ottenuti. Il progetto è dunque lungi dal termine. E chissà che un giorno, quell’uomo dal braccio bionico non sia solo il protagonista di un film, ma un comune essere umano.</p>
<p style="text-align: justify;">link: <a title="Università Campus Bio-Medico" href="http://www.unicampus.it/lifehand/una-sfida-lifehand" target="_blank">Università Campus Bio-Medico</a>;</p>
<p style="text-align: justify;">link: <a title="Scuola Superiore Sant'Anna" href="http://www.sssup.it/" target="_blank">Scuola Superiore Sant&#8217;Anna</a></p>
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