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	<title>il Grimaldello &#187; Climate change bill</title>
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		<title>Climate Change Bill</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jun 2009 12:21:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Climate change bill]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
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		<description><![CDATA[Momento storico. Gli Stati Uniti approvano una legge sul clima. La nazione che da sola è responsabile del 25% delle emissioni di gas serra globali (il 36.1% delle emissioni dei Paesi industrializzati, secondo Greenpeace), la nazione il cui modello di vita, se esteso all’intero pianeta, richiederebbe 5.4 Terre per avere un bilancio energetico in break-even, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-1485" title="Terra" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/06/earth-200x200.jpg" alt="Terra" width="200" height="200" />Momento storico.</strong> Gli Stati Uniti approvano una legge sul clima. La nazione che da sola è responsabile del 25% delle emissioni di gas serra globali (il 36.1% delle emissioni dei Paesi industrializzati, secondo Greenpeace), la nazione il cui modello di vita, se esteso all’intero pianeta, richiederebbe 5.4 Terre per avere un bilancio energetico in break-even, questa nazione, grande assente a Kyoto, finalmente ha deciso che è troppo tardi per rimanere indifferenti.<span id="more-1420"></span></p>
<p>La Camera dei Rappresentanti Usa ha approvato il 26 Giugno con 219 voti favorevoli e 212 contrari la nuova legge sul clima (&#8220;Climate change bill&#8221;) che pone forti limiti alle emissioni di gas tossici. Le compagnie americane &#8211; incluse le raffinerie e le centrali di energia &#8211; sono obbligate a ridurre le emissioni di gas inquinanti, in particolare dei gas serra, di una percentuale del<strong> 17%</strong> entro il 2020 e dell&#8217;<strong>83%</strong> entro il 2050, prendendo come punto di riferimento i livelli del 2005.</p>
<p><strong>Il provvedimento mira</strong>, oltre che a creare una produzione di energia meno inquinante, a ridurre la dipendenza degli Stati Uniti dalle importazioni di petrolio estero con <em>un passaggio graduale all&#8217;energia pulita</em> al posto del petrolio e del carbone.</p>
<p>La legge è stata approvata dalla Camera col sostegno quasi esclusivo della maggioranza democratica: solo otto repubblicani hanno votato a favore della misura. Ora si attende la votazione al Senato.<br />
I suoi sostenitori sottolineano il beneficio per l&#8217;ambiente mentre i critici affermano che la legge provocherà la perdita di numerosi posti di lavoro. Sono affermazioni che sentiamo spesso: l’ambiente viene sicuramente dopo il posto di lavoro. Il punto è che la green economy crea nuovi posti di lavoro, in modo trasversale tra i diversi settori, dalla progettazione fino alla dismissione dei prodotti della società industriale.</p>
<p><strong>Viene naturale </strong>il paragone con quanto accade invece  nel nostro Paese. Da noi l&#8217;attuale maggioranza, dopo aver per mesi criticato gli obiettivi della direttiva europea 20-20-20, il 18 Marzo scorso ha proposto una <a href="http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&amp;leg=16&amp;id=00404352&amp;part=doc_dc-allegatob_ab-sezionetit_m-atto_100107&amp;parse=no&amp;stampa=si&amp;toc=no" target="_blank">mozione</a>, in cui si dichiara che il riscaldamento globale non esiste, che non ci sono in Italia problematiche rilevanti relative al cambiamento climatico, arrivando ad affermare che un po’ di concentrazione di anidride carbonica in più potrebbe fare anche del bene alla penisola!</p>
<p>Ora, indipendentemente dalla logiche di partito e dagli interessi economici, è fondamentale che si riconosca che il problema esiste e che può essere affrontato non come un dramma, bensì come un&#8217;opportunità per migliorare il sistema socio-economico in cui viviamo. La Climate change bill richiederà un impegno enorme agli Stati Uniti. Saremo noi in grado di fare altrettanto? O saremo ricordati come una nazione che ha paura di affrontare le sfide che le si pongono davanti?</p>
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