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	<title>il Grimaldello &#187; featured</title>
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		<title>Intervista completa a Salvatore Brizzi</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 12:17:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri Ceschin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[religione]]></category>
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		<description><![CDATA[Esperto di alchimia trasformativa. Partendo dallo studio dei metodi di trasmutazione alchemica delle emozioni, si occupa di trasmettere attraverso corsi e seminari i principi della creazione della propria realtà, affinché l&#8217;individuo non continui a idolatrare il Mondo come un dio onnipotente al di fuori di sé. In passato è stato direttore editoriale della rivista esoterica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3266" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/06/intervista-a-salvatore-brizzi/salvatore-brizzi-treno/"><img class="alignleft size-large wp-image-3266" title="salvatore-brizzi-treno" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/06/salvatore-brizzi-treno-400x600.jpg" alt="salvatore-brizzi-treno" width="250" height="375" /></a>Esperto di alchimia trasformativa. Partendo dallo studio dei metodi di trasmutazione alchemica delle emozioni, si occupa di trasmettere attraverso corsi e seminari i principi della creazione della propria realtà, affinché l&#8217;individuo non continui a idolatrare il Mondo come un dio onnipotente al di fuori di sé. In passato è stato direttore editoriale della rivista esoterica “Antipodi” e ha fondato a Torino una casa editrice, la Antipodi Edizioni, il cui obiettivo principe è proprio la diffusione di antichi insegnamenti atti a facilitare l’evoluzione interiore dell’essere umano. Tra i suoi titoli principali: Officina Alkemica, La Porta del Mago, Rifare l’Italia, Risveglio, Alchimia Contemporanea e l&#8217;ultimo La Sconfitta di Cronos.</p>
<p><strong>I suoi siti web</strong>: <a href="http://www.primoraggio.it">www.primoraggio.it</a>, <a href="http://www.antipodiedizioni.com/">www.antipodiedizioni.com</a>, <a href="http://www.salvatorebrizzi.com/">www.salvatorebrizzi.com</a><br />
<strong>Per saperne di più</strong>: <a href="http://www.nonsoloanima.tv/index.php?controller=author&amp;author_id=289">www.nonsoloanima.tv/salvatore-brizzi</a></p>
<p><a href="#seconda"><strong>Vai alla seconda parte dell&#8217;intervista</strong></a></p>
<p><strong>Buongiorno Salvatore. Per chi ancora non ti conosce, puoi presentarti? Di cosa ti occupi?</strong><br />
Mi occupo di risveglio della coscienza e la forma che mi piace di più è attraverso la parola, la letteratura, attraverso le conferenze.</p>
<p><strong>E come reagisce la gente a questo? Capisce di cosa si tratta?</strong><br />
Dal momento che le persone con cui noi abbiamo a che fare sono sempre un riflesso di noi, succede che una persona ti fa uno sguardo strano o addirittura contesta quello che tu dici e fai nella misura in cui c’è una parte di te che contesta quello che dici o fai e cerca di sabotarti dall’interno. Quello che succede a me di solito è che le persone accolgono pienamente quello che faccio e dico. Con il tempo ci si abitua comunque a parlare solo ad un certo tipo di persone e ci si abitua a parlare in considerazione esterna, cioè tenendo conto di chi si ha di fronte, di quanto in là si può spingersi e dei termini da utilizzare per essere chiari.</p>
<p><strong>Dici di occuparti di alchimia contemporanea, transformativa. A cosa ti riferisci? All’alchimista medievale con la barba e l’alambicco?</strong><br />
L’alchimia è un percorso di trasformazione interiore della coscienza che porta a risvegliarla, visto è addormentata all’interno dei corpi, fisico, emotivo e mentale. Il mio lavoro è riuscire a facilitare questo processo nelle persone che consiste nel guardare “da fuori” i propri corpi e cominciare a disidentificarsi dalla parte materiale.</p>
<p><strong>E questo percorso è lungo, difficile? </strong><br />
Lungo varia da persona a persona. Difficile sicuramente per definizione, perché la cosa con cui noi siamo più identificati è sicuramente la mente. Riuscire a separare noi stessi dalla nostra mente, dai pensieri che abbiamo in testa, è la cosa più difficile.</p>
<p><strong>Credi che al giorno d’oggi sia più difficile che in altri periodi della storia?</strong><br />
Anche qui dipende dalla persona. In linea generale è più difficile perché c’è una cappa di addormentamento intorno alla Terra molto più pesante che in passato e c’è un tentativo reale di mantenere le persone addormentate. In una società tradizionale del passato si insegnava ai bambini come disidentificarsi dalla materia, era una cosa che faceva parte dell’educazione, e tutti gli ambiti della società, dall’economia, all’educazione, all’arte, diventavano vie per arrivare al risveglio delle persone. Quella attuale non è una società tradizionale perché siamo nell’ultima fase di un percorso, di un ciclo storico, e questa è la fase più pesante. Allo stesso tempo però è più facile, perché la vibrazione dell’intero pianeta si sta alzando e chi comincia a fare un lavoro su di sé sarà aiutato da questo processo. Per cui è più facile infognarsi nella materia e nei concetti mentali ma allo stesso tempo è più facile uscirne se si inizia. C’è poi più di una generazione di persone giovani per le quali è molto più facile perché istintivamente sentono già dentro questi argomenti. Solitamente nella loro vita si sveglia qualcosa e iniziano ad attivarsi, questa fase viene proprio chiamata “Attivazione”. Nella fase iniziale quello che succede è che si comincia ad incamerare un sacco di informazioni che poi vengono elaborate ed assimilate. Qualcuno è più veloce, qualcuno più lento, ma comunque avviene sempre e normalmente nelle nuove generazioni questa elaborazione è più veloce; nel momento in cui escono da un paio di meccanismi della mente si svegliano velocemente.</p>
<p><strong>Come sei arrivato a questo? Quale è stato il tuo percorso di risveglio?</strong><br />
La fase più importante è stata una fase di depressione in cui non trovavo un significato alla vita, a quello che stavo facendo. Ho fatto vari lavori ma nessuno mi dava la soddisfazione interiore di star facendo qualcosa di utile. Questo mi ha portato ad un periodo di depressione molto forte dal quale sono uscito attraverso questo percorso di risveglio. Ad un certo punto mi sono accorto che dovevo fare qualcosa oppure sarei impazzito. Quando ho toccato il fondo ho iniziato a risalire, è una cosa tipica che succede a molti.</p>
<p><strong>E hai avuto qualche insegnante, maestro, che ti hanno seguito in questo percorso?</strong><br />
Vari personaggi che in vari periodi mi hanno aiutato. Mai uno unico che mi abbia seguito costantemente.</p>
<p><strong>In molti tuoi discorsi e scritti, tratti in modo molto naturale di magia. Che cosa intendi? Dobbiamo pensare alle magie di Harry Potter?</strong><br />
C’è una parte della magia che è quella dei film, quella in cui acquisisci dei poteri. Poi c’è la magia evocatoria che ti serve per richiamare entità che si trovano su altri piani e utilizzare quelle entità, o entrarne in sintonia. E poi c’è il percorso magico-alchemico, io lo chiamo così perché le due cose sono unite, ed è un percorso che ti porta ad una crescita della coscienza interiore.</p>
<p><strong>Ma secondo te quindi c’è qualcosa di vero nei film che vediamo o nell’immaginario che la gente ha abitualmente della magia?</strong><br />
Sì, nella magia dove si parla dell’acquisizione di poteri c’è della verità, è possibile acquisire dei poteri anche senza aver fatto un particolare percorso su di sé. Quest’ultima è la parte più pericolosa della magia perché senza una crescita interiore si diventa “maghi neri”. Non c’è una crescita della coscienza ma c’è semplicemente un’acquisizioni di poteri attraverso delle tecniche, con cui puoi imparare a fare delle cose: viaggiare in astrale, influenzare gli altri, spostare oggetti con la mente, ecc. Ci sono anche ragazzini che lo fanno. Ci sono persone che sanno levitare, un esempio che ho visto io personalmente. E’ solo una questione di tecnica, apertura di certi centri del corpo, e purtroppo non è sempre abbinata ad una crescita interiore dell’individuo.</p>
<p><strong>Tu dici di seguire la corrente esoterica del Cristianesimo. In che cosa è differente dal Cristianesimo a cui siamo tutti abituati?</strong><br />
Nel Cristianesimo a cui sono abituate le persone, che ha comunque un senso visto che è un Cristianesimo costruito per le masse, si raggiunge Dio attraverso la devozione. Cioè si cerca di entrare in sintonia con la propria parte spirituale andando in un luogo preposto: la chiesa; almeno così accadeva una volta nelle chiese costruite in un certo modo e con un sacerdote con una certa capacità interiore, con la musica, con i colori e l’atmosfera, si veniva portati ad un’elevazione dello spirito. Il Cristianesimo normale è costruito per le masse che non possono fare un percorso di risveglio individuale, interiore. Quindi si possono raggiungere dei risultati anche in quel modo, attraverso questo genere di devozione si evolve comunque, ed è il tipo di evoluzione a cui possono arrivare la maggior parte delle persone. Per quanto riguarda l’esoterismo del Cristianesimo, come di tutte le altre religioni, è un percorso invece più individuale che si fa con se stessi. Il tuo rapporto con Dio in un certo modo diventa diretto e non ti serve più la mediazione del sacerdote o del luogo di culto, ma tu stesso diventi un tempio. Nell’esoterismo si ottiene questo, un contatto diretto.</p>
<p><strong>E i testi di studio sono gli stessi?</strong><br />
Volendo sì, perché per esempio il Vangelo è qualcosa che può essere interpretato per le masse, quindi ti dice semplicemente come comportarti, cosa fare, essere buono, non peccare, non rubare, non desiderare la donna d’altri e così via. E questo serve ad un certo stadio evolutivo, perché altrimenti le persone si ammazzano tra di loro. Se le persone rispettassero semplicemente in vangelo, il Cristianesimo come le altre religioni, da un punto di vista anche solo letterale, il mondo sarebbe diverso. Il problema è che non lo rispettano neanche in questa lettura più semplice. Nel Cristianesimo costruito per le masse, non è necessario che le masse capiscano, è semplicemente necessario che seguano quello che viene detto. Quindi “Non Uccidere” e basta, non ti devi neanche chiedere il perché. Basterebbe questo insomma, ma non viene fatto. Nell’esoterismo tu invece arrivi a comprendere interiormente che è impossibile uccidere, cioè diventa per te impossibile farlo.</p>
<p><strong>Ed è un percorso che si può fare autonomamente quello esoterico? Per esempio l’interpretazione del Vangelo?</strong><br />
No, in questo periodo no. O qualcuno ti spiega cosa cavolo diceva Gesù oppure praticamente non c’è speranza di farcela, perché diventa semplicemente un tipo che andava in giro insegnando principi morali. C’è bisogno di qualcuno che ti permetta di fare contemporaneamente un certo percorso interiore e il fatto cominciare a farlo ti permette di leggere certe frasi in un certo modo. E’ una conseguenza del fatto che si sta lavorando all’interno. Per questo all’inizio è inutile leggere il vangelo, perché ancora non si hanno gli strumenti per interpretarlo. Quando però si comincia a fare un lavoro su di sé, certe frasi del libro automaticamente ti aprono il cuore, ti mettono in contatto con dei piani superiori.</p>
<p><strong>Se una persona dovesse intraprenderlo da solo questo percorso, ci sono dei libri, degli scritti che consiglieresti?</strong><br />
Sul mio sito (<a title="Primo Raggio" href="http://www.primoraggio.it" target="_blank">www.primoraggio.it</a>) c’è una pagina di libri consigliati per svariati argomenti, tra cui appunto quello del Cristianesimo Esoterico, che aiutano l’interpretazione del Vangelo. Poi per altre tradizioni religiose c’è la Cabala, libri sull’Induismo Esoterico&#8230;</p>
<p><strong>In seguito ad alcuni tuoi articoli sul tuo blog alcune persone ti hanno accusato di blasfemia e istigazione alla violenza. Tu come ti difendi? E’ realmente necessario essere così diretti oppure è un tuo modo di essere provocatorio per stimolare la gente a reagire?</strong><br />
Innanzitutto non mi difendo. Non è per difesa che ho scritto quegli articoli sul blog ma perché mi piace spiegare meglio quando vedo che ci sono persone che hanno bisogno di capire meglio quello che dico. Se necessario farlo in modo così diretto?! Quello fa parte dello stile di ciascuno. Come scrittore e conferenziere ho un determinato stile perché ho una certa energia. Nello specifico io sono “Primo raggio”, un’energia di volontà e tendo a rompere le scatole, detto in parole povere. Tendo a provocare in tutti i modi e questo è un modo che a volte fa ritrarre le persone. Per esempio in riferimento al blog molte persone se ne sono andate proprio perché non hanno capito quello che ho detto, era per loro troppo diretto. Però fa parte dello stile di ciascuno, non è che ci sia un modo giusto o sbagliato per farlo. Anche il modo di chi parla solo di pace, amore e fantasia va bene.</p>
<p><strong>Queste cose di cui parli nel blog e nei tuoi libri, da dove ti arrivano? Dove le hai lette, conosciute, ascoltate?</strong><br />
Qui dobbiamo parlare dell’intuizione. Alcune cose non le ho lette, mi sono proprio arrivate perché ho capito da solo che erano così. Altre cose le ho lette e quando leggi un libro, quando ascolti qualcuno, l’intuizione ti permette di capire se quella persona sta dicendo qualcosa di esatto oppure no. Non è la mente, ma l’intuizione, che è su un piano più alto. L’intuizione arriva dal cuore, dall’anima, è quello che veniva chiamato “intelletto d’amore”. Cuore e intelletto sono due cose molto collegate. Le persone credono che la mente sia l’intelligenza e il cuore sia qualcosa che riguarda le emozioni, ma non è così. Nel cuore c’è anche l’intuizione che ci permette di capire se qualcosa che stai leggendo è vero oppure no, se quella persona è il caso di seguirla oppure no. Cioè se ti risuona all’interno a livello di anima e non di mente. Quindi operando in questo modo riesco a capire se una persona sta dicendo qualcosa di esatto o invece in quale punto del libro ha preso la tangente. Per esempio di David Eike, un autore che va per la maggiore di questi tempi perché parla di alieni, certe cose sono esatte, certe cose sono degli abbagli che ha preso. E questo accade di solito in tutti gli autori. Se tu sei dal punto di vista dell’anima intuitivo, centrato, sai quale parte è da scartare e quale parte fa riferimento ad una realtà, in modo da non prendere tutto come oro colato. Il problema è che oggi le persone ragionano dal punto di vista mentale e un trucco della mente è proprio questo: leggi un qualcosa, ti risuona, e da quel momento tutto quello che dice quella persona lo ritieni esatto.</p>
<p><strong>Dici sempre che non esiste un mondo oggettivo ma ognuno si crea la propria realtà. Questo stona moltissimo con le basi da cui partono gli scienziati nell’osservazione della realtà. Come spieghi questa cosa? Come vedi la scienza?</strong><br />
Bisogna fare un distinzione tra gli scienziati: ci sono i geni della scienza e gli operai della scienza. Questi ultimi sono dei minorati psichici che fanno il loro lavoro da operai, hanno letto qualcosa all’università, fanno studi su commissione e si occupano semplicemente di analizzare provette. Questi ovviamente, che sono anche quelli che scrivono i libri di testo per le scuole, l’università, i licei, non sono aggiornati per niente. Non hanno idea di cosa si è scoperto in questi ultimi anni. I geni della scienza, da Heisenberg ad Einstein ed altri che ci sono anche oggi come Steven Hacking, per citare il più famoso, sanno bene e hanno confermato il fatto che noi ci creiamo la nostra realtà. Questo è qualcosa che sapevano già i filosofi, al tempo della Grecia, e che sanno anche gli scienziati, come Fritjof Capra per esempio, che è anche un bravo divulgatore. Quindi bisogna distinguere; c’è una scienza che può essere molto utile visto che stanno arrivando a delle conclusioni sulla creazione della realtà. Poi ce n’è un’altra che è fatta dagli operai della scienza, quindi non è neanche da tenere in conto. Se uno vuole veramente scoprire dove siamo arrivati nelle scoperte scientifiche deve informarsi da solo perché all’università si studia quello che è stato scoperto negli anni ’50, non quello scoperto nel 2005-2006.</p>
<p><strong>E tu pensi che nei prossimi anni, le scoperte attuali saranno di dominio pubblico e facilmente comprensibili da tutti?</strong><br />
Ci può essere un inganno. Per esempio potrei capire come è fatto l’universo, cioè che tutto è Uno come tanti scienziati stanno iniziando a dire, che la realtà è un tutto con alla base un substrato unico di cui tutti quanti facciamo parte. Questo intenderlo a livello mentale per adesso è comprensibile da una certa fetta dell’umanità; per la maggior parte della gente invece non è così, vista anche la difficoltà di accesso ad una qualsiasi istruzioni per buona parte dell’umanità. Quindi una parte lo sta capendo a livello mentale, pochissimo invece lo stanno effettivamente mettendo in pratica. Bisogna distinguere queste tre fasce. Non cadere nell’inganno che una volta che mi hanno spiegato che tutto è Uno, io penso di aver compreso l’universo, perché non è vero. Quando io Sento che tutto Uno e Vivo in questo modo, ho compreso l’universo e so di cosa sto parlando. La maggior parte di questi scienziati, anche quelli geniali, non si sono ancora risvegliati e non sono in grado di parlarne con la giusta vibrazione necessaria a far passare le proprio idee sull’universo, per esempio. Se sei fermo ad una comprensione a livello mentale su un qualcosa, riuscirai a farlo comprendere solo a quel livello.<br />
In secondo luogo, se qualcuno scoprisse a livello scientifico l’esistenza dell’anima, potrebbe rivelarsi persino un danno. Una volta che so che c’è l’anima perché qualcuno te lo dice e te lo prova, allora tu semplicemente ci credi, come succedeva con le parole della Chiesa nel Medioevo. Se domani in televisione uno scienziato arrivasse a provare l’esistenza dell’anima, la gente inizierebbe a dire “Che bello! Così anche quando morirò, resterò comunque in vita”. No, proprio per niente! Se tu sai solo a livello mentale che esiste l’anima, la mente comunque muore e tu non te ne fai niente del fatto che l’anima ci sia. Bisogna sempre distinguere tra comprende a livello mentale, in un laboratorio, con formule matematiche, e l’aver realizzato personalmente quel qualcosa. L’esoterismo è più avanti della scienza perché ti porta a realizzare qualcosa, si sostiene da sé, non avrebbe bisogno della scienza. In questo periodo la scienza si sta avvicinando sempre di più a cose che venivano detto 3000-5000 anni fa’. Ma non è necessario. Quando io ho cominciato c’era pochissimo, quasi niente. Ci si svegliava anche centinaia di anni fa’.</p>
<p><a name="seconda"></a></p>
<p><strong>Il tuo ultimo libro è stato “La sconfitta di Cronos”. In che senso si può e si deve sconfiggere Cronos, il Tempo?</strong><br />
Lo si deve sconfiggere all’interno. Come spiego nel libro, la mente si trova nel tempo e la mente vive di tempo. Quando tu sei fermo in treno, oppure sei in macchina e guidi, la mente parte e costruisce immagini del futuro o ricordi del passato. Quindi è strutturata attraverso il tempo, è proprio fatta di tempo. Sconfiggere Cronos significa semplicemente andare oltre la mente. Entrare in uno stato, chiamato appunto stato di risveglio, in cui vedi la mente da fuori, è lì che sei l’Uno. In questo particolare stato vedi cosa combina la mente nella dualità, cosa fanno le emozioni nella dualità. Questo succede solo quando ne sei fuori e vivi in un eterno presente.</p>
<p><strong>Questo tuo ultimo libro è una raccolta di conferenze ed insegnamenti ad una cerchia molto ristretta di persone. Come mai adesso hai scelto di pubblicarlo e di parlare ad un pubblico molto più vasto?</strong><br />
Innanzitutto ho precisato nel libro che non è rivolto a tutti. Per poterlo comprendere a fondo devi essere già una persona in cammino verso il risveglio, devi aver già fatto un lavoro sul giudizio, sulla capacità di discernere. Non è quindi un libro così divulgativo, per la massa, ma qualcosa che rimarrà comunque all’interno di una cerchia ristretta. Detto questo: “O la va, o la spacca”, perché non c’è davvero più tempo. Questo è il periodo in cui bisogna dire tutto in tutti i modi possibili per svegliare le persone. E’ come se stesse passando un treno, o lo prendi o lo perdi.</p>
<p><strong>Quindi sei contrario a quei gruppi “esoterici”, come la massoneria, che tendono a mantenere segreti i propri insegnamenti e studi?</strong><br />
Sì, sicuramente. Da un certo punto di vista, sto distruggendo l’esoterismo. Tutto quello che si può dare, adesso bisogna darlo. C’è scritto anche nel Vangelo: “Tutto ciò che era nascosto, verrà rivelato.” Nel bene e nel male ovviamente. Ci sono in giro anche libri sulla magia nera che una volta non erano neanche pensabili, sono ritornati addirittura dal Medioevo dopo essere rimasti occultati per secoli.</p>
<p><strong>Nel tuo blog e nelle tue conferenze hai parlato spesso del Papa attuale, difendendolo come l’ultimo baluardo prima della scomparsa della tradizione. Questo non entra in contraddizione con ciò di cui parli abitualmente che certo non si può dire essere tradizionale</strong>?<br />
Diciamo che i miei insegnamenti fanno sempre riferimento alla tradizione, dove per tradizione intendo semplicemente la capacità di risvegliarsi, la capacità di distinguere tra lo stato spazio-temporale e ciò che ne è al di fuori. Questo Papa conosce molti riti ed usanze che appartengono alla tradizione: per esempio ritornerebbe alla messa in latino, una tradizione molto importante perché la vibrazione energetica del latino è molto diversa da quella delle nostre lingue moderne. Anche se la messa è destinata alle masse, se viene recitata in un certo modo ha più effetto. Il fatto che ad un certo punto il sacerdote si sia rivolto alle persone è segno di un determinato cambiamento storico che doveva avvenire, ma nella vera tradizione il prete rivolge il viso alla croce, verso l’alto, perché fa da tramite tra le persone e Dio. Molte usanze che sono state cambiate non hanno fatto bene. Dal punto di vista della personalità è giusto che il sacerdote si sia avvicinato di più alla gente ma così facendo ha persa molta energia e capacità di veicolare lo spirito. Tutte queste piccole cose e molte altre il Papa le sa bene, fanno parte della tradizione e dovrebbero tornare, come penso succederà nei culti del futuro, soprattutto quelli rivolti alle masse. Poi per esempio il Papa attuale distingue bene tra relativismo e verità assoluta. Oggi siamo nell’epoca del relativismo. Questo vuol dire che ognuno di noi può esprimere la sua opinione e le sue parole saranno considerate uguali a quelle di chiunque altro, perché siamo in democrazia. E’ come se fossimo tutti dei numeri e credere o no in Dio diventa una questione personale. Il Papa dice “No, questo è solo relativismo di questo periodo storico, la verità è una”. Che ci sia un piano superiore a cui si può arrivare, che è quello che noi chiamiamo Dio, quella è una verità. Se il primo scienziato di turno se ne esce dicendo il contrario non diventa vero solo perché la maggior parte della gente ci crede. Il Papa si schiera giustamente contro il relativismo perché ti fa perdere il filo conduttore della vita; hai la sensazione che le persone nascano, vivano e muoiano a caso.</p>
<p><strong>Restando sempre sul tema “Chiesa”, cosa pensi riguardo alle ultime vicende più o meno scandalistiche che l’hanno interessata? Pensi che la Chiesa come istituzione sia destinata a scomparire?</strong><br />
La Chiesa come istituzione sì, è destinata a scomparire. Ci sono già molti segni a conferma e si sta facendo di tutto perché accada. Questo è il risultato di tutto ciò che la Chiesa ha fatto e si è attirata contro in questi secoli, ha deviato e per questo verrà distrutta. Così come succede a tutte le culture, a tutte le società come la nostra, quando non sono più tradizionali. E’ successo agli Indiani d’America, ai Maya, a tutte le numerosissime culture del passato. Nel momento in cui devi, sparisci perché arriva qualcuno che ti distrugge o perché sei tu stesso a distruggerti dall’interno. La stessa cosa succederà quindi anche alla chiesa anche se è interessante vedere come ci sia un tentativo ben preciso di denigrare sia il Papa che la Chiesa in generale, facendo emergere tutto lo sporco all’interno, che sicuramente c’è ma occupa le prime pagine dei giornali in modo preoccupante. Viene enfatizzato proprio perché la si vuole distruggere, buttando via in questo modo il bambino con l’acqua sporca, rendendo obsoleti e sbagliati gli insegnamenti del Vangelo. Quello che purtroppo sta succedendo con la maggior parte dei giovani, è che quando parli di Gesù, loro ti rispondo: “La Chiesa, tutti pedofili”.<br />
Queste due cose vengono volutamente accostante e nella mente delle persone giovani succede automaticamente. Nel mio blog ho avuto spesso casi in cui, parlando di Gesù, molte persone mi rispondevano citando prove che dimostrano che Gesù no è mai esistito. Anche qui vale l’intuizione. Io so che è esistito, è una cosa che una persona può sentire al di là del fatto che possa essere dimostrato o meno. Il problema è che si sta cercando di far sparire tutto questo in funzione della nascita di un culto neo-pagano.</p>
<p><strong>E quale sarebbe questo culto neo-pagano? Potresti essere più preciso?</strong><br />
E’ una nuova New-Age, con la quale io non sono molto d’accordo. All’interno della New-Age ci sono pur alcune cose positive ma si vede bene quanto sia una cosa direttamente guidata dall’alto, in modo che vada a sostituire le grandi religioni ufficiali. Questo nuovo fenomeno sta dando molto spazio a culti fatti in casa, più pagani che religiosi, cercando di annullare quelli che erano gli insegnamenti di Gesù, per esempio. Assisteremo a dei culti in cui ognuno fa il “fai da te” in casa.</p>
<p><strong>E questo perché dovrebbe succedere? Perché le persone sentono il bisogno di qualcos’altro?</strong><br />
Sì, le persone giustamente sentono il bisogno di avere qualcos’altro, però non riescono a capire che anche seguendo per esempio la religione ebraica, nel suo lato più esoterico, potrebbero trovare una via per il risveglio. Seguono la religione cristiana nel suo lato esoterico, troverebbero un’altra via per il risveglio. Già nelle religioni tradizionali c’è un percorso per la rinascita. Questo però non c’è nessuno che glielo spiega. Quello che fa questa New-Age è buttare via tutto ciò che è antico e ripartire da capo, partendo dalla scienza. Ne uscirà qualcosa che sarà basato sulle tecniche, per esempio un culto fondato sulle cerimonie, sulla meditazione, e così via. Probabilmente ci sarà una religione unica dove ognuno farà meditazione e reciterà mantra, credendo erroneamente di star risvegliandosi. Da una parte sembra qualcosa di positivo che spariscano le religioni ufficiali, ma se tu non ben chiaro cosa che è successo in passato, vedendo quello che succederà non ti accorgerai che è solo una trappola che ha cambiato forma. Per esempio il nazismo voleva fare la stessa cosa: eliminare il Cristianesimo per introdurre un culto neo-pagano. Non ci è riuscito il nazismo, ci riuscirà la New-Age.</p>
<p><strong>Perché dici questo? Pensi sia più forte?</strong><br />
Sì è decisamente più forte perché è più subdola. La New-Age parla di amore! Avrà maestri che parleranno di amore, che guariranno le persone&#8230;</p>
<p><strong>Cambiando discorso: qual’è l’età media del pubblico che ti segue?</strong><br />
Sta decisamente cambiando. Prima era più alta, sopra i quarant’anni, ma in questi pochissimi anni è scesa molto, ci sono anche giovanissimi ora.</p>
<p><strong>E come vedi i giovani al giorno d’oggi? Sei ottimista?</strong><br />
Sì certo, se non si fanno fregare dalle cose dette prima. Perché vedo tanti giovani al giorno d’oggi che sono infognati nelle tecniche, in nuovi culti e credenze. Hanno tecniche per aprire il terzo occhio, tecniche per viaggiare in astrale, tecniche per collegarsi con le energie. Pochissimi, quasi nessuno, che si impegna per un reale risveglio, per aumentare la presenza durante la giornata. C’è quindi il rischio di intrappolare tutti questi giovani che sono di per sé già molto portati per queste cose, che sentono lo slancio verso l’alto, che hanno un rifiuto verso le religioni ufficiali. C’è il rischio che vengano ingannati.</p>
<p><strong>E cosa pensi invece dell’Italia? Come la vedi dal tuo punto di vista?</strong><br />
Secondo me siamo ad un bivio. Tra l’altro in alcuni insegnamenti esoterici, si dice che l’Italia dovrebbe essere quella che traccia la via in questo periodo. Non so perché, ma pare sia quella in cui si giocheranno delle battaglie importanti dal punto di vista delle idee. Pensa! Proprio l’Italia! Quello che sta succedendo sicuramente è che sta arrivando una spaccatura politica perché c’è troppa rabbia, non si riesce più a fare la vera politica. C’è semplicemente una parte che aggredisce l’altra. A mio avviso questo potrebbe trasformarsi in una guerra civile per poi sfociare in una dittatura, tornando quindi un po’ indietro, oppure potremmo arrivare ad un vero e proprio risveglio, cosa che vedo assai improbabile. E’ come se fossimo però all’ultimo punto prima di una biforcazione.</p>
<p><strong>Una cosa di cui molti restano stupiti di te è che parli in modo positivo della figura di Berlusconi. Come mai ti piace e lo definisci una persona centrata? Molti direbbero che sei di “destra”.</strong><br />
Innanzitutto la divisione sinistra-destra è vecchia ormai, bisogna stare al di sopra per lavorare su di sé. Alla politica si può pensare dopo, quando uno si sveglia. E non solo per farsi eleggere ma anche per andare a votare, uno dovrebbe prima risvegliarsi. Per quanto riguarda la figura di Berlusconi, io non lo voto, però guardo le persone, cerco di vedere che tipo di qualità hanno e penso che lui ne sia pieno. Per fare ciò che fa lui è necessario essere centrati, e questo non bisogna intenderlo in modo moralistico, non vuol dire essere buoni, buttare soldi dalla finestra al popolo o cose simili. Lui secondo me fa bene il suo lavoro. Farà sicuramente anche i suoi interessi ma se non si hanno problemi riguardo all’autorità, riguardo al denaro, non ci si trova niente di male in Berlusconi, nel fatto che lui faccia anche i suoi interessi e guadagni tanti soldi. Semplicemente è il più centrato tra tutti i politici che ci sono attualmente in giro; forse salverei Soru, che mi sembra uno abbastanza centrato. E’ interessante vedere come due centrati combattano tra loro: quando uno è “dall’altra parte” un’anima elevata e venendo quaggiù si scontri con un’altra anima elevata semplicemente perché a livello mentale ha idee opposte. Per questo dico che è importante uscire dal piano mentale; solo in questo modo si può riconosce un altro che sta lavorando per il bene dell’Italia, aldilà delle idee politiche. Secondo me Berlusconi è il personaggio migliore in questo momento per l’Italia; prima o poi lo faranno fuori in qualche modo, un po’ come per il Papa, ma se non ci fosse lui l’Italia sarebbe rovinata da tempo perché non ci sarebbe nessun altro a tenerla insieme. Quando altri vanno al governo innanzitutto perdiamo credito a livello di politica estera, mentre lui è amico di tutti e riesce a mantenere contatti con tutti. Gli altri nostri politici non sarebbero in grado perché non hanno lo stesso carisma, la stessa capacità animica di farlo. Lui riesce addirittura a far andare d’accordo diverse nazioni tra di loro. Ha una capacità di agire in modo deciso e veloce come per esempio ha fatto con il terremoto. Poi ovviamente c’è sempre qualcuno che viene fuori e dice “Lo ha fatto  per i suoi interessi, perché ci ha guadagnato&#8230;”. Ci avrà guadagnato qualche sua azienda, non lo so, non mi interessa per niente, io guardo solo la qualità dell’essere umano. Se vedo che qualcuno ha delle qualità ed è nel posto giusto, mi piace perché sono oltre qualsiasi tipo di giudizio, non mi interessa se uno è di destra o sinistra, mi interessa vedere le qualità. Bisogna uscire dalla visione moralista. Tra l’altro Berlusconi è stato l’unico a dire apertamente che la crisi è un fatto psicologico e a venire subito attaccato dalla sinistra, che lo ha accusato di menefreghismo. E’ l’unico che lo ha detto e non poteva dire cosa più furba.</p>
<p><strong>Perché la crisi è un fatto psicologico?</strong><br />
Perché la tua realtà sei tu a crearla. Non la televisione. Nella misura in cui la tua coscienza fa parte della coscienza di massa, come la coscienza dei topi in cui uno vale l’altro, allora quando c’è la crisi allora tu entri nella crisi, quando c’è un’epidemia tu ti becchi la malattia. Nella misura in cui tu sei sveglio, o hai almeno iniziato a risvegliarti, non ragioni più con la coscienza di massa e inizia a crearti la tua realtà. Quindi il tuo negozio andrà bene anche quando c’è la crisi. La tua attività potrà prosperare quando invece gli altri chiudono bottega perché credono alla televisione. Quindi Berlusconi che è un imprenditore in gamba ha detto subito questo agli altri imprenditori, qualcuno l’avrà capito, qualcuno no, ma è comunque importante dirlo. Non esiste una crisi esterna perché arriva personalmente a te quando c’è qualcosa che non va nel tuo essere, nel momento in cui stai sbagliando qualcosa tu. Non guadagni, non hai successo perché c’è qualcosa da mettere a posto dentro, non perché c’è la crisi o un periodo di prosperità all’esterno. Altrimenti siamo sempre degli idolatri del mondo esterno. Questo Berlusconi lo sa perché la sua vita se l’è costruita letteralmente come ha voluto. Per questo ha fatto questo discorso agli imprenditori e se questi non recepiscono, siamo fottuti.</p>
<p><strong>Tu ti definiresti un eretico?</strong><br />
Beh sì, sotto vari aspetti. Sono eretico rispetto al pensiero dominante. Sono eretico rispetto al pensiero che sta emergendo, quello della New-Age, della quale non approvo l’amore per le tecniche invece che per il vero lavoro di risveglio. Sono eretico riguardo alle religioni perché secondo me è arrivato il momento di cambiare e dedicarsi all’esoterismo che c’è all’interno. Penso che sarò un eretico anche quando cambierà tutto a livello sociale. In un mondo di amore e pace sarò l’unico a fare l’incazzato, perché servirà quello.</p>
<p><strong>Ultima domanda: hai qualche progetto per il futuro? Qualche lavoro? Qualche anticipazione che ci puoi dare?</strong><br />
Io ho un progetto a lungo termine che è quello di creare una scuola dove si insegni ai ragazzi, possibilmente anche ai bambini, questi nuovi concetti; per esempio che la realtà è interamente creata da te, che la realtà è uno specchio, che è possibile andare oltre la mente, oltre le emozioni. E’ però un progetto a lunga scadenza perché per adesso non vedo le possibilità sociali, c’è un periodo di caos così grosso! Per essere più precisi, la mia intenzione è quella di creare una vera scuola ufficiale. Una scuola di esoterismo la si può creare in qualsiasi momento, è al di fuori del sistema e non darebbe fastidio, invece io voglio creare qualcosa che sia all’interno del sistema. Frequentando questa scuola ti prederesti il diploma per poi andare all’università. Anche se sarebbe una scuola in cui si parla di alchimia, di terapie&#8230;per questo è un progetto così a lungo termine. A livello economico i soldi arriveranno quando sarà il momento giusto!</p>
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<div>L&#039;Alchimia come Via per la Felicit&agrave; Incondizionata</div>
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		<title>Pagina bianca, tabula rasa</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 12:14:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Tessariol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Giornali]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi giorni sempre più spesso mi è capitato di imbattermi in articoli di giornale, blog e pubblicazioni su internet riguardanti quella che già viene chiamata “legge bavaglio”.  Non c’avevo fino a ieri prestato troppa attenzione, non perché l’argomento non mi interessi, ma perché una vena di pessimismo riguardo il mio Paese è nata da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-3238" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/06/pagina-bianca-tabula-rasa/pagina_bianca/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3238" title="pagina_bianca" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/06/pagina_bianca.png" alt="" width="200" height="268" /></a>In questi giorni</strong> sempre più spesso mi è capitato di imbattermi in articoli di giornale, blog e pubblicazioni su internet riguardanti quella che già viene chiamata “legge bavaglio”.  Non c’avevo fino a ieri prestato troppa attenzione, non perché l’argomento non mi interessi, ma perché una vena di pessimismo riguardo il mio Paese è nata da qualche anno in me ed è finita per diventare sempre più grande, al punto che non riuscivo quasi più a preoccuparmi per le questioni che riguardavano il subdolo mutamento della nostra giovane repubblica, il rovesciamento dei valori che dovrebbero essere parte fondante di un Paese civile, la perdita di capacità di pensiero dell’opinione pubblica. L’ho iniziata a vedere come una deriva lenta ed inesorabile.</p>
<p><strong>Una cosa</strong>, anzi due, hanno però riacceso qualcosa nella mia mente. Un misto tra paura, disgusto, sensazione di vivere qualcosa già vissuto o meglio, letto da qualche parte. La prima cosa è stata la pagina di apertura di un quotidiano nazionale, ieri. Un foglio completamente bianco. Non vi era scritto nulla sopra, se non il nome della testata stessa; nulla più. La spiegazione sul retro: quelle sarebbero le notizie rilevanti per l’opinione pubblica se la legge bavaglio dovesse superare il vaglio della Camera. Sicuramente il gesto è provocatorio, ma efficace. Una pagina bianca a significare l’assenza di informazione, di pensiero, di parola, di libertà. Perché nell’ignoranza non può esservi libertà.</p>
<p><strong>Ed ecco la seconda cosa</strong>. Mi è tornato alla memoria un libro letto anni fa. Una frase in particolare: “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri”. E una scena. Gli animali della fattoria spiano nelle finestre della casa e vedono i loro capi, i maiali, trattare con i loro nemici, gli uomini. E con orrore notano che non riescono più a distinguere i maiali dagli uomini. Tragico epilogo di quella che doveva essere la rivincita degli animali sugli uomini. Forse il paragone non è così chiaro o azzeccato, ma questi animali durante tutto il libro si fidano ciecamente dei loro capi. Si ribellano alla tirannide del padrone, l’uomo, creano una loro Costituzione, danno il governo ai maiali, che tra loro sono i più brillanti ed intelligenti. Pian piano però, la Costituzione cambia, chi la pensa diversamente viene isolato, i maiali promettono uguale dignità a tutti, ma voltano subdolamente le spalle agli animali di cui non hanno più bisogno. Un cambiamento sottile ma continuo. E alla fine la situazione non è più tanto diversa dal principio.</p>
<p><strong>Una pagina bianca</strong>. Una mente bianca. Incapace di pensare, di farsi un’opinione. Perché senza notizie, senza pareri diversi da confrontare, senza qualcuno con coi essere d’accordo o meglio ancora, in disaccordo, non si può avere un’opinione che sia propria. Facile, perché è faticoso informarsi, pensare, avere un’idea propria. Ma se questo è quello che vogliamo, dobbiamo già sapere che finiremo nel paese dei balocchi, e verremo venduti come animali da soma.</p>
<p>Se pensiamo che per far sparire il marcio che ci circonda sia sufficiente turarci il naso e chiudere gli occhi, siamo sulla buona strada, altrimenti dovremmo alzare un pelo la voce, prima che sia troppo tardi.</p>
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		<title>Prevedere il futuro</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 11:04:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Costantina Magri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Cineocchio]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Metropolis&#8221;, di Fritz Lang &#8211; 1927 
Ho deciso che l’articolo del Cineocchio, questo mese, tratterà di un film d’attualità.
Prendo dallo scaffale il dizionario e cerco di chiarirmi le idee: attuale agg. che esiste o è in funzione oggi, al tempo presente; attualità s.f.invar. qualità di ciò che è attuale; interesse attuale, carattere di contemporaneità. Rifletto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><a rel="attachment wp-att-3217" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/06/prevedere-il-futuro/manifesto_degen/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3217" title="manifesto_degen" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/06/manifesto_degen-177x249.jpg" alt="" width="200" height="282" /></a>&#8220;Metropolis&#8221;, di Fritz Lang &#8211; 1927<span style="font-weight: normal; font-size: 13px;"> </span></h3>
<p>Ho deciso che l’articolo del Cineocchio, questo mese, tratterà di un film d’attualità.<br />
Prendo dallo scaffale il dizionario e cerco di chiarirmi le idee: <strong>attuale</strong> <em>agg.</em> che esiste o è in funzione oggi, al tempo presente; <strong>attualità</strong> <em>s.f.invar.</em> qualità di ciò che è attuale; interesse attuale, carattere di contemporaneità. Rifletto un po’ e cedo subito alla tentazione. Se attualità deve essere, che attualità sia: <em>Metropolis</em>, anno 1927, bianco e nero muto.</p>
<p><strong>La storia, in breve.</strong><br />
Metropolis è la città del futuro, alimentata dall’incessante lavoro del popolo sotterraneo delle fabbriche e governata dal suo freddo creatore, Joh Fredersen. Un giorno il giovane figlio di Joh, Freder, scorge per caso Maria, angelica predicatrice dei diritti dei lavoratori, e ne è tanto rapito da inseguirla nel mondo delle macchine. Qui scopre con orrore le miserrime condizioni di vita degli operai ed ascolta le accorate parole della fanciulla, che ai lavoratori raccomada la sopportazione e la preghiera per l’arrivo di un “mediatore”, capace di condurli ad un futuro migliore attraverso il dialogo tra Mente (padrone) e Mani (operai). Fredersen, però, scopre il luogo delle riunioni e coglie i guizzi di sovversione che Maria riesce a stento a controllare. L’orrorifico scienziato Rotwang, al servizio del signore della città, rapisce la bella predicatrice e dà le sue sembianze al robot che lui stesso ha creato, con l’intento di mantenere così il controllo sui lavoratori. Ma la falsa Maria incita gli operai all’insurrezione violenta e alla distruzione delle macchine, causando l’allagamento della città sotterranea nella quale sono rimasti i bambini ed il collasso di Metropolis. Presi da furia incontrollabile, gli operai bruciano il robot sul rogo, mentre Freder e la vera Maria, che è riuscita a fuggire, salvano i bambini dall’alluvione. Tutti si ritrovano alla cattedrale dove dopo un’accesa lotta con i protagonisti, Rotwang muore. Quando tutto si placa Freder, assumendo la funzione dell’atteso mediatore, riporta il dialogo tra il padre e i lavoratori, persuadendoli che solo con la comprensione e l&#8217;amore la Mente e le Mani potranno operare unite per una società libera e giusta.</p>
<p><strong>Shift change. Cambio turno.</strong><br />
I lavoratori sono tantissimi, tutti uguali, tutti silenziosi. Nelle loro misere tute da lavoro prolungano i ritmi ripetuti della catena di montaggio, marciando tristemente a capo chino ed oscillando all’unisono in perfetta formazione, automi lobotomizzati e senza volto, alienati dai turni di dieci ore ed ormai divenuti, loro stessi, macchine. Dalla città sotterranea delle fabbriche grandi montacarichi portano gli operai a casa, giù, nella città dormitorio dei lavoratori, dove il Sole non è mai stato visto e dove gli schiavi riposano ammassati in un enorme aggregato di edifici poveri, squallidi e identici, sotto i quali si estende solo la città dei morti. Sopra, in superficie, svetta magnifica Metropolis.</p>
<div style="text-align: center; margin-bottom: 15px;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/4x_37i79QGg&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="align" value="center" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/4x_37i79QGg&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" align="center" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></div>
<p><strong>Metropolis è la megalopoli di un futuro</strong> indefinito e lontano, perfetta forma urbana della civiltà della tecnica, brulicante di persone e di mezzi e definita da un verticalismo ipnotico, nella quale i fortunati abitanti, i padroni, godono di una vita futile e leggera, tra le frivolezze dei Giardini Eterni e le luci dei grattacieli. Così, da una visione notturna della New York degli anni ’20, Lang crea una metropoli fantascientifica, un mondo che potremmo definire immaginifico e allucinatorio o forse, con un termine più appropriato, <em>visionario</em>.</p>
<div style="text-align: center; margin-bottom: 15px;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/h0AlrH_K7Ko&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/h0AlrH_K7Ko&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></div>
<p><strong>Perché Metropolis è questo</strong>: una visione, anzi una <em>previsione</em> del futuro. Mentre tra gli altissimi grattacieli corrono autostrade, ponti e rotaie sopraelevate, mentre i padroni comunicano tramite videotelefoni con il mondo sotterraneo, le luci degli edifici, delle strade, delle insegne e dei mezzi illuminano ogni cosa, in una fantastica intuizione scientifico-futuristica oggi divenuta realtà. Non solo, delle moderne metropoli la città di Lang prevede anche lo sviluppo su più livelli e l’estrema verticalità urbana e sociale: più in basso si scende e minore è il potere, minori le relazioni sociali, peggiori le condizioni di vita.</p>
<p><strong>A questo punto</strong>, se come da dizionario la parola “attuale” indica anche ciò che è in atto, che è passato dalla possibilità all’effettiva realtà, non possiamo avere dubbi nell’affermare che <em>Metropolis</em> è senz’altro un film attuale. Ovviamente qualcuno potrebbe evidenziare la differenza esistente tra “film attuale” e “film d’attualità”: l’uno propone temi passati ma declinabili al presente, l’altro propone temi presenti. Ma l’ingiustizia e la disuguaglianza, l’eccessivo divario tra classi sociali, la condizione dei lavoratori, i pericoli della corsa sfrenata del sistema economico vigente, il delicato rapporto tra uomo e progresso, la manipolazione delle masse, sono a tutti gli effetti tematiche <em>presenti</em> e non solo <em>declinabili</em>. Ciò che nel film si collega direttamente al contesto storico, politico e filosofico del tempo, segnato dalle teorie del socialismo utopistico e conseguente ad una crescita dell’industria e della classe operaia mai vista prima, può essere riportato al XXI secolo per via diretta: eccessi dell’industrializzazione allora, del capitalismo oggi; conflitto uomo-macchine allora, uomo-tecnologia oggi; operai allora, precari e lavoratori in nero oggi…  <em>Metropolis</em> ci parla della realtà odierna e delle sue problematiche per nulla risolte. È una pellicola d’attualità.</p>
<p><strong>E a coloro che ancora storcono il naso</strong>, basti sapere che il misticismo melenso del romanzo all’origine del film non ha annullato la forza visionaria di una pellicola che non solo ha rappresentato il modello per tutti i successivi film sociali sul lavoro, ma soprattutto è divenuto l’archetipo di ogni film di fantascienza dal ‘27 fino ad oggi, passando per il celeberrimo robot C3PO di <em>Guerre Stellari</em>, per ogni scena di rianimazione di un qualsiasi <em>Frankenstein</em>, per le straordinarie visioni metropolitane di <em>Blade Runner</em> e <em>Il Quinto Elemento</em>.</p>
<p><strong>Link</strong>: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=YaR5wVL9x2I&amp;feature=related">I Grattacieli di Blade Runner</a><br />
<strong> Link</strong>: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=f1L2dOjGx6Q&amp;feature=related">Io Robot</a><br />
<strong> Link</strong>: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=zAuSEdPbqmo&amp;feature=related">I primi 10 minuti della versione restaurata</a></p>
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		<title>Le Norme della Normalità</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 07:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucrezia Paci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[normalità]]></category>
		<category><![CDATA[pazzia]]></category>
		<category><![CDATA[senso]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando trovare un senso diventa un’infrazione alla norma
A tutto può essere trovato un perché. E’ questo che ci insegna la scienza. Ogni effetto può essere ricondotto alla sua causa generatrice e ogni causa può essere indagata a partire da più prospettive di studio.
Ma delle motivazioni umane, che indirizzano a  certe scelte piuttosto che ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><a rel="attachment wp-att-3196" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/06/le-norme-della-normalita/tee_pazzia/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3196" title="tee_pazzia" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/05/tee_pazzia-200x244.jpg" alt="" width="200" height="244" /></a>Quando trovare un senso diventa un’infrazione alla norma</h3>
<p>A tutto può essere trovato un perché. E’ questo che ci insegna la scienza. Ogni effetto può essere ricondotto alla sua causa generatrice e ogni causa può essere indagata a partire da più prospettive di studio.<br />
Ma delle motivazioni umane, che indirizzano a  certe scelte piuttosto che ad altre e che sono alla base di ogni azione, cosa resta?</p>
<p>Negli anni ’50, lo psicologo Erich Fromm definì l’approccio scientifico come la capacità di essere osservatori oggettivi e percettori soggettivi della realtà che ci circonda: riuscire a vedere le cose per ciò che oggettivamente sono e  inquadrarle per ciò che soggettivamente percepiamo che siano, senza trascurare eventuali dati di nuova acquisizione, sarebbero i criteri essenziali di ogni analisi scientifica.</p>
<p>Già dai suoi tempi e, per continuare, ancora oggi, la prospettiva frommiana è stata ristrutturata nei termini delle esigenze tecniche della società. L’umile sperimentalismo delle revisioni scientifiche ha lasciato il posto ai nuovi dogmi di quella che potrebbe essere definita “religione scientifica”: ciò che trapela dall’opinione pubblica e dalle formulazioni della scienza sarebbe effettivamente legge e non dovrebbe essere trovato senso altrove.<br />
Così chi accetterà i dogmi della società, ritrovandovi un senso, sarà normale; chi, invece, pur stando nei limiti inderogabili della società , avvertirà il bisogno di costruire un proprio credo sarà patologicamente malato.<br />
Le stesse nevrosi, anche dette psicosi, avrebbero origine proprio dall’ossessiva urgenza di avere una propria verità che funga da indicatore di senso: l’assenza di un riscontro esterno di tali verità, insieme alla mancanza di una reale religione nella società (dove per “religio” è corretto intendere non tanto un dogma da asservire quanto un contesto esterno in cui assolvere un senso interno), condurrebbe l’individuo ad una crisi esistenziale e ad una soglia di esaurimento. Fromm scriveva: “mi domando se oggi una persona debba impazzire per arrivare a percepire certe cose”.</p>
<p>Come dire: la resistenza ad accettare un compromesso, dogmaticamente imposto, a lungo andare potrebbe risultare compromettente.</p>
<p>Ma se chi afferma un proprio senso dentro di sé, senza riscontrarlo nella realtà esterna, si ammala di nevrosi, cosa succede a chi accetta un senso, che senso non è, da una realtà esterna a sé, senza averne elaborato uno proprio? Probabilmente si ammalerà anche lui.<br />
Allora quando vi capiterà di risentire notizie del tipo “il Signor X ha ucciso la moglie Z” o  “la signora K non si è più svegliata dopo un’eccessiva dose di farmaci” o  “il ragazzo B ha avuto un arresto cardiaco per assunzione di droghe” , e di veder concludere un’intervista ad amici o familiari con le parole “era una persona tranquilla, stava bene, era normale”, ricordatevi di quanto diceva Fromm. Ricordatevi che nella normalità non si culla necessariamente la  salute psichica e che nell’anormalità non deve esserci per forza la malattia.</p>
<p>Quando vi ritroverete a perdere momentaneamente il controllo per la difesa di un vostro valore, non spaventatevi: è il senso ciò che state proteggendo. E se mai qualcuno vi accuserà di essere pazzi, prendete in prestito le parole di Lessing: “chi non perde la ragione per certe cose … non è neanche in grado di ragionare”.</p>
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		<title>Santa Propaganda Nucleare</title>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 07:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri Ceschin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[vaticano]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo sapevate che il Vaticano appoggia il governo nella costruzione di nuove centrali nucleari in Italia? Io no, non lo sapevo. O almeno non pensavo che il Vaticano si occupasse persino di queste cose, del futuro energetico dell&#8217;Italia. Invece è così! L&#8217;ho scoperto leggendo un simpatico libretto in allegato a L&#8217;Azione, il settimanale della Diocesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3153" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/05/santa-propaganda-nucleare/energia_per_il_futuro/"><img class="alignleft size-large wp-image-3153" title="energia_per_il_futuro" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/05/energia_per_il_futuro-421x600.jpg" alt="" width="200" height="285" /></a><strong>Lo sapevate che il Vaticano</strong> appoggia il governo nella costruzione di nuove centrali nucleari in Italia? Io no, non lo sapevo. O almeno non pensavo che il Vaticano si occupasse persino di queste cose, del futuro energetico dell&#8217;Italia. Invece è così! L&#8217;ho scoperto leggendo un simpatico libretto in allegato a L&#8217;Azione, il settimanale della Diocesi di Vittorio Veneto (TV), molto diffuso dalle &#8220;nostre&#8221; parti. Non penso che il libretto in questione sia stato stampato a Roma e creato da una grande agenzia di comunicazione della capitale solo per essere diffuso nei nostri piccoli comuni trevigiani, per cui immagino che sia stato distribuito in altri modi a molte altre famiglie italiane.</p>
<p><strong>Come scritto nell&#8217;introduzione</strong> di questo opuscolo &#8220;informativo&#8221; di 48 pagine lo scopo è quello di &#8220;fornire un quadro completo della situazione energetica italiana e mondiale, valutare gli aspetti positivi e quelli, invece, più problematici (quindi non negativi, solo problematici ndr.) e lasciare alla valutazione del lettore il giudizio sulla necessità o meno del ritorno al nucleare.&#8221; Un obbiettivo importante. Un difficile compito quello di spiegare &#8220;oggettivamente&#8221; alla popolazione la situazione energetica ITALIANA e MONDIALE in così poche pagine e senza neanche uno scienziato nucleare nelle schiere del Vaticano&#8230;ma qualcuno doveva pur farlo.</p>
<p><strong>Non vi trascriverò qui</strong> tutto il contenuto del libretto ma penso che alcune frasi valgano la pena di essere analizzate, anzi lette per quello che sono, con il cervello acceso:<br />
- &#8220;<em>Il Vaticano, da sempre contrario all&#8217;utilizzo delle testate atomiche a scopi bellici, si è invece espresso positivamente nei confronti di politiche di sviluppo energetico a fini pacifici</em>&#8220;. Per fortuna che lo hanno specificato, non si sa mai di questi tempi.<br />
- &#8220;<em>In Europa il nucleare si pone in assoluto come la prima fonte energetica</em>&#8220;. Il nucleare in Europa contribuisce per circa il 30% della produzione di energia, nel mondo si ferma al 7% contro un 85% che deriva dai combustibili fossili come petrolio, carbone e gas naturale.<br />
- &#8220;<em>Il Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola ha proposto di soddisfare il 25% dei consumi di energia elettrica con la tecnologia nucleare</em>&#8220;. Ormai EX-ministro. Siamo sicuri che sia una buona idea dare in mano a gentaglia simile la costruzione di centrali nucleari? Ce le ritroveremmo costruite con la sabbia?<br />
- &#8220;<em>Il nucleare è davvero sicuro? Una centrale giapponese ha resistito a delle scosse del settimo grado della scala Richter</em>&#8220;. Appunto, in Giappone. Qui la situazione è ben diversa. In Giappone un terremoto come L&#8217;Aquila non avrebbe fatto vittime e neanche notizie in televisione. Qui in Italia non abbiamo una buona reputazione come costruttori, visto anche il fatto che abbiamo la mafia seduta in parlamento.<br />
- &#8220;<em>Con il passaggio al nucleare le nostre bollette energetiche saranno più leggere? Comunque vadano i prezzi delle materie prime energetiche, le bollette saranno del 30% inferiori a quelle attuali</em>&#8220;. Ma voi ci credete? Quando mai succede in questa Italia? Ci stanno dicendo che qualsiasi sia il rincaro delle materie che usano per produrre l&#8217;energia, in ogni caso noi pagheremo meno. Sarà il Vaticano a pagare la differenza?<br />
- e per finire &#8220;<em>Che fine faranno le scorie radioattive? Un impianto di ultima generazione produce rifiuti a bassa e media attività pari al contenuto di un container e mezzo da 12 metri di lunghezza</em>&#8220;. Parafrasando: non lo sappiamo ancora ma tu pensa solo che saranno poche.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-3154" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/05/santa-propaganda-nucleare/la_chiesa_e_il_nucleare/"><img class="alignleft size-large wp-image-3154" title="la_chiesa_e_il_nucleare" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/05/la_chiesa_e_il_nucleare-600x431.jpg" alt="" width="600" height="431" /></a></p>
<p><strong>Queste sono solo alcune delle questioni</strong> sul nucleare che vengono trattate nel depliant. Tra le varie pagine ci sono alcune citazioni di discorsi di Carlo Rubbia (premio nobel per la fisica 1984), che definisce assurdo il fatto che nel nostro paese si usino così poco le fonti energetiche alternative, e alcune parole del Cardinal Renato Martino, il quale pensa che con le dovute precauzioni &#8220;vi siano i presupposti per una politica energetica integrata che contempli quindi, accanto a forme di energia pulita, anche il nucleare&#8221; (quindi anche lui pensa che il nucleare non sia una forma di energia pulita, ndr).</p>
<p><strong>Non sono un tecnico</strong>. Non voglio aprire una questione sugli aspetti positivi o negativi del nucleare. Non penso che sarà la nostra salvezza né la nostra rovina. Ma se c&#8217;è una cosa che mi fa indignare è che il Vaticano, ben conscio dell&#8217;alta reputazione che ha sulla gente di una certa età, usi questo suo potere per fare della propaganda. Al giorno d&#8217;oggi le persone che seguono la Chiesa sono sempre più vecchie, magari poco informate e facilmente malleabili. Con quale &#8220;spirito cristiano&#8221; questi cardinali osano dire alla gente cosa deve pensare? Perché è proprio qui che sta il problema: la maggior parte delle persone che leggerà questo libretto, se non è ferrata nell&#8217;argomento, penserà che il nucleare sia una grande cosa, che sia indispensabile. La questione invece è complessa. Quando si parla di nucleare si parla di sicurezza, si parla di soldi che andranno alla mafia, si parla di ambiente ed inquinamento e soprattutto si parla di futuro per le generazioni che verranno.</p>
<p><strong>Forse il Vaticano dovrebbe</strong> occuparsi maggiormente delle cose di sua competenza piuttosto che entrare in argomenti che non lo riguardano. Forse in questo modo potrebbero migliorare la brutta aria che tira da quelle parti ultimamente. E voi che leggete queste righe, se vedete il libretto in questione in casa vostra, abbiate la pazienza di spiegare ai vostri familiari come non sia tutt&#8217;oro quello che la Chiesa fa sempre luccicare.</p>
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		<title>Più pulp del pulp</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 07:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Costantina Magri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Cineocchio]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Pulp Fiction&#8221;, di Quentin Tarantino &#8211; 1994
Tra il 1925 e il 1930 nelle edicole dei quartieri popolari delle metropoli americane iniziano a comparire alcune nuove riviste, abitualmente acquistate da lettori di infimo livello e stampate su pessima carta, detta pulp (polpa), poiché ottenuta dalla lavorazione della polpa anziché delle parti più nobili dell’albero. Questa carta, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><a rel="attachment wp-att-3021" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/05/piu-pulp-del-pulp/pulp-fiction/"><img class="alignleft size-full wp-image-3021" title="Pulp-Fiction" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/04/Pulp-Fiction.jpg" alt="" width="200" height="113" /></a>&#8220;Pulp Fiction&#8221;, di Quentin Tarantino &#8211; 1994</h3>
<p>Tra il 1925 e il 1930 nelle edicole dei quartieri popolari delle metropoli americane iniziano a comparire alcune nuove riviste, abitualmente acquistate da lettori di infimo livello e stampate su pessima carta, detta <em>pulp</em> (polpa), poiché ottenuta dalla <a rel="attachment wp-att-3026" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/05/piu-pulp-del-pulp/rivista_pulp/"><img class="alignright size-medium wp-image-3026" title="rivista_pulp" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/04/rivista_pulp-174x250.jpg" alt="" width="157" height="225" /></a>lavorazione della polpa anziché delle parti più nobili dell’albero. Questa carta, spessa, ruvida e destinata a repentino ingiallimento, dà spazio ai racconti di un nuovo genere letterario poliziesco, caratterizzato da storie violente, copertine sexy o raccapriccianti e protagonisti duri e solitari, che affrontano vicende pericolose affiancati da belle donne e poliziotti corrotti. Poca psicologia, molta azione, stile disadorno e violento. Nascono i “pulp magazines”.<br />
Oggi, parlare di <em>pulp</em> nel cinema significa necessariamente parlare di Quentin Tarantino e di un genere che prevede, sopra ogni altra cosa, un lavoro radicale di <em>abbassamento</em> e <em>mineralizzazione</em>, nonché di <em>miscelazione informe</em> di tutto ciò che è considerato “alto”, ma nacque come “basso”.<br />
<strong><br />
I personaggi</strong><br />
Pumpkin e Honey Bunny: due rapinatori innamorati; Vince e Jules: due tirapiedi assassini; Marsellus: un boss della criminalità sodomizzato; Mia: moglie di Marsellus, ex attrice “tentata”; Butch: un pugile troppo vecchio; Fabienne: la sua puerile compagna; Capitano Koons: compagno d’armi del padre di Butch, che per due anni ha nascosto un orologio nel sedere; The Wolf: il risolutore di problemi; Jimmie: uno qualunque; Bonnie: la moglie di Jimmie; sodomiti, uomini-cane, fanatiche del piercing, spacciatori… <em>Pulp Fiction</em> è un gran minestrone di personaggi, un miscuglio inorganico di individui normali e strampalati, nel quale il perfetto anonimato di Jimmie e la totale assurdità del Capitano Koons convivono come nel più banale dei mondi possibili. Non esiste approfondimento psicologico per questi individui, che riducendo ai minimi termini il proprio profilo contribuiscono al progetto di abbassamento complessivo che l’intero film si prefigge. Se i personaggi della letteratura storica pulp sono pazzi, assassini e deviati mentali, ma nonostante tutto individui organici, vivi, con il proprio armamentario di sconforto e sofferenza, nel caso di Tarantino ogni tratto vitale si annulla: Vince e Jules sono banali killler e più che spietati professionisti sono lavoratori salariati; non conoscono eroicità, neppure negativa, sono sempre mediamente allegri, mai tristi, mai felici, privi tanto di senso di colpa quanto di crudeltà. Sono dei minerali. Neppure la pulp fiction dei giornalacci anni ’20 era così bassa: più pulp del pulp.<br />
E la mineralizzazione o, per dirla con un grecismo, la <em>kenoticizzazione</em>, è ancor più divertita quando si tratta di violenza. Nel mondo pulp la violenza è assolutamente normale: uccidere, sodomizzare, torturare, picchiare, terrorizzare è cosa di tutti giorni, e tra un ammazzamento e l’altro si chiacchiera e ci si diverte. Così, se nel primo lavoro di Tarantino, <em>Reservoir Dogs</em> (<em>Le Iene</em>), ancora aleggiava nell’aria il romanticismo del sangue e della morte, in <em>Pulp Fiction</em> l’aria odora solo di hamburger, caffè e crostata di mirtilli.</p>
<div style="text-align: center;"><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/sPfMrWiB4x4&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/sPfMrWiB4x4&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></div>
<p></br><br />
<strong>La narrazione</strong><br />
È evidente, in <em>Pulp Fiction</em> fabula e intreccio non coincidono. Ma annotando il contenuto dei vari blocchi narrativi e ricollocandoli ordinatamente sulla linea del tempo, risulta subito evidente come il film si sviluppi secondo un vero e proprio contorcimento narrativo che risponde al principio “answers-first, questions-later”, che permette di comprendere le diverse vicende solo in un secondo momento. Questo sistema, solitamente, mira a condurre lo spettatore lungo un percorso di riordinamento mentale, che si conclude con la rivelazione di un significato. In questo caso, però, alla fine della strada non vi è nulla: ad eccezione dell’incontro di Butch con il Capitano Koons, l’intreccio della storia non genera flashback o flashforward ma è un puro mescolamento delle parti, una sequenza di salti avanti e indietro nel tempo, tanto che i blocchi potrebbero essere riassemblati a piacimento per ottenere sempre il medesimo, nullo risultato finale. L’unica funzione del gioco è rivelare che non c’è funzione. Sempre più in basso, quindi, tanto nella struttura narrativa quanto nei contenuti, poiché in ciascuna vicenda il percorso narrativo rimane sempre lo stesso: situazione iniziale &#8211; sobbalzo nella storia &#8211; ritorno alla situazione banale, in un’alternanza ripetuta di tensione e piattezza.<br />
Non solo, la pulpificazione generalizzata trova una delle sue voci più divertenti nel citazionismo diffuso ed insistito, che miscela senza sosta una quantità di citazioni incoerenti, inutili ed inorganiche, delle quali il Jack Rabbit Slim’s è la rappresentazione fisica, con la sua grande accozzaglia di divi del cinema anni ’50, attori di serie B, auto d’epoca e cultura pop.</p>
<p><strong>I dialoghi</strong><br />
Ma i dialoghi sono il vero capolavoro di kenoticizzazione di Tarantino.<br />
Nei suoi film si discute e si raccontano banalità. Sempre. Il dialogo è la chiacchiera senza finalità. Di che si parla in <em>Pulp Fiction</em>? Che cosa rapinare, hamburger francesi, massaggi ai piedi, pancino e pancetta, carne di maiale VS carne di cane, quanto è buono il caffè, miracoli, piercing, serie tv… tutto ciò che negli altri film normalmente viene scartato. Le discussioni hanno la funzione di pause, interruzioni dell’azione, dedrammatizzazioni, momenti banali ma divertenti in attesa dell’ammazzamento successivo. Non c’è fretta di arrivare al massacro e nel frattempo si chiacchiera, spogliando così il momento violento della sua drammaticità e rendendo attesa e sgonfiamento molto più interessanti.<br />
Esiste un’espressione ideale per indicare tutto ciò, “cazzeggiare”: nei film di Tarantino si ammazza e si cazzeggia.<br />
Ed è questo che li ha resi dei cult: rapine sanguinarie, massacri su commissione, dita mozzate per scommessa, preceduti da diatribe sulla mancia alle cameriere (<em>Reservoir Dogs</em>), discorsi su un certo “quarto di libbra con formaggio” (<em>Pulp Fiction</em>), monologhi sullo champagne Crystal (<em>Four Rooms</em>)…</p>
<p>Link: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=sPfMrWiB4x4&amp;feature=related">PULP FICTION</a><br />
Link: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=k_8kIO0CBNI">LE IENE</a><br />
Link: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=C34HI6qy0hM&amp;feature=related">FOUR ROOMS</a></p>
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		<title>Intervista completa a Daniele Biacchessi &#8220;Il Paese della vergogna&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 07:30:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Bortot</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Giornalista, autore di numerosi libri d’inchiesta e vice-caporedattore per Radio 24-Il Sole 24ore. Daniele Biacchessi è da sempre impegnato a non far dimenticare la storia del nostro paese e per farlo attualmente sta girando tutta l&#8217;Italia con lo spettacolo &#8220;Il Paese della vergogna&#8221; ed è proprio a Sernaglia della battaglia, un piccolo comune in provincia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2958" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/04/intervista-a-daniele-biacchessi-il-paese-della-vergogna-prima-parte/biachessi/"><img class="alignleft size-full wp-image-2958" title="biachessi" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/04/biachessi-e1272215603936.jpg" alt="" width="200" height="133" /></a>Giornalista, autore di numerosi libri d’inchiesta e vice-caporedattore per Radio 24-Il Sole 24ore. Daniele Biacchessi è da sempre impegnato a non far dimenticare la storia del nostro paese e per farlo attualmente sta girando tutta l&#8217;Italia con lo spettacolo &#8220;Il Paese della vergogna&#8221; ed è proprio a Sernaglia della battaglia, un piccolo comune in provincia di Treviso che l&#8217;abbiamo incontrato alla fine dello spettacolo. Gli abbiamo chiesto un’intervista di pochi minuti e invece ci ha concesso un&#8217;appassionante chiacchierata sui temi a lui più cari, la storia e la memoria.</p>
<p><a href="#seconda"><strong>Vai alla seconda parte dell&#8217;intervista</strong></a></p>
<p><strong>Come mai ha deciso di fare questo spettacolo? </strong><br />
“Il Paese della vergogna” è uno spettacolo anomalo, che parte da lontano e che nasce dall&#8217;esigenza di mettere su carta quello che avevo scritto per il teatro civile, storie italiane, quattro spettacoli che hanno girato l&#8217;Italia. Uno di questi &#8220;La storia della memoria&#8221; nacque nel 2004 quando l&#8217;ARCI mi chiese di andare a Cuba con loro. Mi dissero: &#8220;Noi portiamo alle case della cultura, non al regime cubano, 220.000 euro di solidarietà, che significano computer ecc&#8230; però sembriamo come gli americani che dopo il &#8216;45 a Napoli davano i cioccolatini&#8221; e quindi mi chiesero &#8220;Daniele tu che scrivi non hai un modo per poter raccontare la nostra storia italiana?&#8221;, e così nacque &#8220;La historia e la memoria&#8221;, in spagnolo. Ho cominciato a fare una decina di spettacoli per Cuba uno dei quali addirittura con l&#8217;orchestra di Tito Puente. Quando sono tornato in Italia ho pensato di tradurlo e ridurlo e da li è nata &#8220;La storia della memoria&#8221;, ed è nato anche il fatto che ho cominciato a raccontare queste cose in teatro. Quindi &#8220;Il Paese della vergogna” in realtà raccoglie tutta l&#8217;esperienza di quei tre anni dal 2004 al 2007: un migliaio di repliche in giro per l&#8217;Italia con varie collaborazioni, sempre lavorando con la musica e le immagini e in alcuni casi anche con i suoni d&#8217;archivio, come lo scoppio della bomba di Brescia, o come per esempio la voce di Peppino Impastato durante lo spettacolo a Cinisi. Questi spettacoli non sono mai completi,  “Il Paese della vergogna” con più di 450 repliche lo si potrebbe considerare finito e invece no perché ogni sera è diverso, ci sono atmosfere particolari, c&#8217;è gente diversa, c&#8217;è uno spirito diverso, luoghi diversi.<br />
<strong><br />
Sappiamo che a San Donà di Piave ha avuto dei problemi a mettere in scena il suo spettacolo, alla fine gliel&#8217;hanno fatto fare?</strong><br />
No, alla fine l&#8217;ho fatto in un paese vicino. Lo spettacolo era stato organizzato dall&#8217;anpi di San Donà, ma il comune ha preso la decisione di bloccarlo senza mai motivarla pubblicamente. Io lavoro con tutte le amministrazioni e quindi penso che non sia stata una questione politica, ma una questione di uomini, di persone, di sensibilità. Stasera sono qui a Sernaglia della battaglia con una giunta dello stesso colore politico di quella di San Donà (Lega Nord). Perché dunque stasera sì e a San Donà no? Per una questione di persone. Per me sarebbe più semplice dire che è stata una censura politica piuttosto che una questione di uomini; una questione di uomini è più grave, è una vergogna.</p>
<p>Non so dirvi quante repliche ho fatto dei miei spettacoli, ne ho scritti 16, ho lavorato con i più grandi musicisti italiani e sono andato in Francia, in Gran Bretagna e in America a fare spettacoli. Se la gente non apprezza quello che faccio sono problemi loro, io continuo. Sono tornato in Italia e alla fine vinco sempre io perché mi sono fatto carico del peso della storia e della memoria; quelli che dicono che sono cose vecchie, non sanno cosa dicono. Ad esempio la storia dell&#8217;avvocato Ambrosoli è una storia di oggi, perché ancora adesso può capitare che all&#8217;interno di una banca ci siano infiltrazioni mafiose; anche oggi, nel 2010. Quindi una figura come quella di Ambrosoli è una figura sempre moderna, non è di destra o di sinistra. I vecchi e i bambini di Marzabotto non sono di destra o di sinistra, sono storie che dovrebbero appartenere a un Paese.</p>
<p>Quelli che cercano di cambiare la storia o di dimenticare sono fascisti, nel senso politico del termine, eredi della politica di Salò. Non fanno i conti con la storia d&#8217;Italia, grazie anche a persone di sinistra che hanno creato un equivoco sulla vicenda. Quando racconti l&#8217;orrore dei partigiani prima devi parlare dei libri bruciati in piazza, delle migliaia di oppositori portati al confino, ecc&#8230; i partigiani stavano dalla parte della democrazia.</p>
<p><strong>Ma quindi oggi chi sono i fascisti?</strong><br />
Il fascismo ha avuto delle trasformazioni, si manifesta tutte le volte che si nega la storia, che si negano i fatti, i giorni, gli orari, quando si costruisce un&#8217;altra storia che non esiste, quando si impedisce a qualcuno di potersi esprimere, quando viene negata la libertà di espressione.<br />
<strong><br />
Proprio ieri Silvio Berlusconi ha dichiarato che libri come &#8220;Gomorra&#8221; sponsorizzano la mafia. Lei che ne pensa di questo?</strong><br />
Quando uno scrittore è costretto a girare con la scorta c&#8217;è odore di fascismo.<br />
Comunque a me non interessa Berlusconi, è un argomento che mi annoia abbastanza, tendo ad addormentarmi, per me non esiste. Alcuni oggi pensano che il problema sia Berlusconi, lo vedono come un burattinaio. In realtà, secondo me, anche lui è un burattino una delle ultime ruote del carro di un sistema più complesso e anche lui andrà a casa come tutti gli uomini. Sicuramente c&#8217;è qualcuno che lo ama, non c&#8217;è dubbio, infatti tre o quattro cose che ha fatto vanno nella direzione del piano di rinascita democratica di Licio Gelli. Tuttavia neanche lui era un burattinaio, non c&#8217;è un burattinaio, c&#8217;è un sistema di potere che esiste, è esistito ed esisterà sempre, un coacervo di interessi politici ed economici che ad un certo punto decidono che sei tu piuttosto che un altro a governare la situazione perché tu garantirai meglio gli interessi del sistema stesso. Dopo la guerra fredda c&#8217;era bisogno che qualcuno si prendesse carico di questo tipo di progetto, altrimenti sarebbe fallito. Licio Gelli ha avuto un ruolo nel tentato colpo di stato Borghese, è fuggito in Uruguay, ha avuto contatti con il regime argentino di Pinochet e con dittatori sudamericani; qualcuno gli ha dato possibilità di avere questi contatti, non li li ha avuti per caso. E’ la commedia dell&#8217;arte, è mettere una maschera.</p>
<p><a name="seconda"></a></p>
<p><strong>E chi sono i comunisti di cui oggi tanto si parla?</strong><br />
Io da comunista ero contro l&#8217;unione sovietica e li ho bastonati in molti scritti per l&#8217;invasione di Praga. In Italia però, se eri di sinistra eri visto come un nemico dell&#8217;occidente e questo poteva avere un senso fino alla caduta del muro di Berlino, tuttavia questo marchio prosegue ancora oggi. Ma oggi dove sono i comunisti? Chi sono? Non si sa.<br />
Ieri sono andato alla COOP adriatica di Bologna e di fronte c&#8217;è un’ipercoop che è grande come mezzo veneto&#8230; comunisti&#8230; boh non lo so, secondo me sono degli ottimi capitalisti che hanno capito benissimo come va il mercato, e va bene così. Mi hanno regalato un cestello con i prodotti di “<a href="http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1" target="_self">Libera</a>”, provenienti dalle terre confiscate alla mafia. Sono contento che si possa entrare all&#8217;interno di un’ipercoop grande come mezzo veneto e che si possano trovare i prodotti di “<a href="http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1" target="_blank">Libera</a>”.</p>
<p><strong>Cosa dovrebbero fare la sinistra e il Partito Democratico?</strong><br />
Berlusconi in questi anni è riuscito ad imporre dei disvalori. La vera battaglia che la sinistra dovrebbe fare non è marciare sullo stesso linguaggio ma riaffermare quei valori che sono stati sanciti in una delle più belle costituzioni mai scritte e che sono stati sostituiti da veline and company. Adesso il lavoro che dovrebbe fare la sinistra lo sta facendo e continuerà a farlo Fini perché è una persona intelligente, che ha capito il vuoto che si è andato a creare. Il PD invece è in alto mare, Basti pensare che, persa Mantova, il coordinatore del partito ha detto: &#8220;No, non abbiamo perso abbiamo vinto a Cologno Monzese, Minturno&#8230; &#8221; della serie continuiamo così, facciamoci del male.</p>
<p><strong>Com’è possibile che la gente non si accorga di questi cambiamenti? Perché non ci si ricorda più neanche quello che è successo ieri?</strong><br />
Le tecniche di comunicazione di oggi, quelle che i politici usano, vengono dagli strateghi americani della comunicazione. Se io adesso ti dico che hai i capelli neri e te lo ripeto di continuo, tu ti convinci di avere i capelli neri. Se poi io comincio ad affermare un principio differente, per esempio che hai i capelli biondi e te lo ripeto ancora e ancora e ancora, alla fine crederai di avere i capelli biondi. Queste sono banalmente tecniche di vendita commerciale, devo vendere un prodotto: la politica. E’ proprio questo che ha introdotto Berlusconi, la politica come una mela, un prodotto. Affermare un concetto e martellarlo continuamente, come la Lega con la Padania, invento un nuovo prodotto che non esiste.</p>
<p>Quindi io dico: “Va bene, ho capito la tua tecnica, adesso la uso anch&#8217;io”; ed è proprio questo che facciamo io, Marco Paolini, Ascanio Celestini, Giulio Cavalli: riprendiamo dei concetti diversi e li ripetiamo, una volta a 100 persone di qua, un’altra a 2000 persone di là e così via. Un giorno un mio amico mi ha detto: &#8220;Daniele ma siamo sempre noi&#8221;. D’accordo, ma metti che ce n’è uno di nuovo! E’ un lavoro lungo e non abbiamo mezzi come la TV che genera grandi numeri, ma quando becchi la gente non te la perdi più.</p>
<p>In TV appari e scompari. Quando scrissi il mio primo libro &#8220;La fabbrica dei profumi&#8221; su Seveso ebbe un enorme successo. Avevo 37 anni e grazie a quel successo improvviso cominciarono a chiamarmi dappertutto: in TV, in radio. Ed io ci andavo. Poi una sera andai a Bologna e incontrai un mio vecchio amico e lui mi disse: &#8220;Ti vedo sempre in TV, mi hai rotto, tu non hai capito niente. Per avere successo tu non devi andare tutte le sere in TV a fare marchette. Il successo ce l&#8217;hai quando sì vai in TV a presentare il tuo libro, ma poi basta, scompari, sparisci. Devi essere a contatto con le persone&#8221;. Da quel giorno ho cominciato a metterci la faccia, ad incontrate fisicamente le persone. Questo va bene, incontro gente in tutta Italia, incontro persone diverse che non si conoscono tra loro ma che sono collegate da una linea di pensiero, che portano avanti una battaglia di civiltà, fanno resistenza culturale contro i disvalori. Come un bambino di Brescia che non può andare alla mensa perché la mamma non ha i soldi. Questo è un Paese indegno!</p>
<p><strong>Quindi il potere delle parole per cambiare le cose?</strong><br />
Nel 2007 è uscito un articolo su “La Stampa” in cui mi si definiva “Il cantastorie d&#8217;Italia”. Ma io credo che un Paese normale non dovrebbe affidare la propria storia ad un narratore. Io sono un giornalista e invece per far conoscere la storia italiana sono costretto a fare degli spettacoli teatrali. Perchè? Un Paese normale conosce Sant&#8217;Anna di Stazzema non glielo devo raccontare io; non se lo dimentica.<br />
In Italia c&#8217;è il falso storico. In Spagna è finito tutto dopo la dittatura, è un Paese riappacificato; chi doveva pagare ha pagato. Fine, si volta pagina. Tra poco è il 25 aprile e vedrete che succederà sui giornali. Ma di che cosa stiamo parlando? Sono cose di 65 anni fa? Ai fascisti è andata ancora bene e stanno ancora parlando. Ci sono partiti come Forza Nuova: partiti neofascisti illegali. Nella Costituzione c&#8217;è scritto: apologia di fascismo, no grazie. Da 2 a 6 anni di reclusione.</p>
<p><strong>Oltre allo spettacolo “Il Paese della vergogna” sta lavorando ad atri progetti?</strong><br />
Adesso sto lavorando al libro &#8220;teatro civile&#8221; che uscirà a settembre. E’ diviso in tante storie. E’ un manifesto di quello che noi facciamo partendo dai luoghi e dalle storie, c&#8217;è Vajont di Paolini, la fabbrica dei profumi il mio Seveso, le storie di Maghera di Paolini e Ascinio Celestini con radio clandestina. Affermare le parole e il potere della parola per non dimenticare.</p>
<p>Intervista a cura di <a href="http://www.ilgrimaldello.com/redazione/?uid=6" target="_blank">Elena Bortot</a> e <a href="http://www.ilgrimaldello.com/redazione/?uid=2" target="_blank">Marco Tessariol</a></p>
<p>Link: <a href="http://biacchessi.splinder.com/" target="_blank">Blog Daniele Biacchessi</a></p>
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		<title>Essere stupidi</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 07:30:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Bortot</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[stupidità]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcuni mesi fa, camminando per Milano o in altre grandi città, ci si poteva imbattere in degli strani manifesti che osannavano la stupidità. Si è scoperto poi che si trattava della nuova campagna Diesel, il noto marchio d’abbigliamento italiano. La trovata ha avuto subito un grandissimo successo, non solo sui media tradizionali, ma soprattutto su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2864" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/04/essere-stupidi/bestupid_2/"><img class="alignleft size-full wp-image-2864" title="bestupid_2" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/04/bestupid_2.jpg" alt="" width="200" height="263" /></a><strong>Alcuni mesi fa</strong>, camminando per Milano o in altre grandi città, ci si poteva imbattere in degli strani manifesti che osannavano la stupidità. Si è scoperto poi che si trattava della <a href="http://www.diesel.com/be-stupid">nuova campagna Diesel</a>, il noto marchio d’abbigliamento italiano. La trovata ha avuto subito un grandissimo successo, non solo sui media tradizionali, ma soprattutto su internet. Le immagini della campagna sono state le più condivise su twitter e si è rivelato un successo anche il “recruiting”, il concorso per prendere parte al video clip. La gente poteva inviare dei video nei quali faceva qualcosa di stupido. Come se non aspettassero altro, moltissimi hanno risposto all&#8217;appello.</p>
<p><strong>Ma cosa significa fare qualcosa di stupido?</strong><br />
Secondo il manifesto Diesel, la stupidità è un’inclinazione al coraggio, alla creatività. Se cerchiamo nel dizionario, uno stupido è: &#8220;Tardo nel comprendere; poco intelligente.&#8221;<br />
Ma così siamo al punto di prima: cosa vuol dire poco intelligente?</p>
<p><strong>Nel 1976</strong> lo storico ed economista <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Maria_Cipolla">Carlo Maria Cipolla</a> approfondì il controverso tema della stupidità umana formulando la sua famosa <a href="http://utenti.quipo.it/base5/scienze/grafstupid.htm">“Teoria della stupidità”</a>. Per spiegarla, Cipolla realizzò un grafico nel quale inserì due semplici valori: i danni e i vantaggi che un individuo procura a sè o alle altre persone.</p>
<p><a href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/04/essere-stupidi/schema2-2/" rel="attachment wp-att-2905"><img src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/04/schema21.jpg" alt="" title="schema2" width="600" height="419" class="aligncenter size-full wp-image-2905" /></a></p>
<p>Da questo grafico possiamo dedurre che: &#8220;Una persona è stupida se causa un danno a un&#8217;altra persona o ad un gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno.&#8221;<br />
<strong><br />
Nella campagna</strong> il significato della parola stupido viene ribaltato. La stupidità diventa un valore positivo, un po&#8217; come se parlassimo di feccia chiamandola oro. Questo ribaltamento è possibile perché le frasi che vengono usate appartengono ad un linguaggio ben specifico: il &#8220;Rumorese&#8221;. Il Rumorese è un qualsiasi linguaggio vero e proprio che in moltissimi parlano ma che in realtà, se ascoltato con attenzione, non significa assolutamente nulla. E’ comprensibile solo all&#8217;interno di un gruppo in cui non ci si chieda il significato delle parole che si usano (in questo caso il significato di stupidità), e l&#8217;uso dell&#8217;inglese favorisce ulteriormente la creazione di una barriera interpretativa.</p>
<p><strong>Una volta inteso</strong> con lucidità il significato delle parola, essere stupidi non ci sembrerà più una cosa di cui andare così fieri. Eppure la campagna Diesel ha raggiunto il suo scopo, è stata un successo, evidentemente deve averci convinto. In realtà, sempre secondo la teoria di Cipolla, gli stupidi sono un gruppo di persone potentissimo non organizzato, che tuttavia riesce ad operare con incredibile coordinazione ed efficacia. L’obiettivo è stato centrato: puntare sul grande gruppo degli stupidi ha dato i sui frutti.</p>
<p><strong>Fonti</strong>: Carlo Maria Cipolla, &#8220;<em>Allegro ma non troppo</em>&#8220;, Il Mulino, 1988<br />
<strong>Fonti</strong>: Igor Sibaldi, &#8220;<em>Vocabolario &#8211; Le parole dei mondi più grandi</em>&#8220;, Anima Edizioni, 2009<br />
<strong>Link</strong>: <a href="http://www.ninjamarketing.it/2010/02/01/be-stupid-be-diesel/">Ninjamarketing</a><br />
<strong>Link</strong>: <a href="http://utenti.quipo.it/base5/scienze/grafstupid.htm">Il grafico della stupidità</a><br />
<strong>Link</strong>: <a href="http://www.diesel.com/be-stupid">Il Sito della Diesel</a></p>
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		<title>Economia, società, crisi e cambiamento</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 12:59:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flaminia Ripani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Denaro]]></category>
		<category><![CDATA[Dogma]]></category>
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		<category><![CDATA[Scienza]]></category>

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		<description><![CDATA[C’è un gran parlar di soldi in giro…
Invece nell’unico luogo adatto per parlarne, le Facoltà di Economia, non se ne parla mai veramente come un vero oggetto di studio. La questione viene chiusa abbastanza velocemente dopo aver detto, o meglio proclamato, che la moneta è &#8220;merce universalmente sostituibile il cui prezzo è il tasso di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-2813" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/04/economia-societa-crisi-e-cambiamento/businessmen1/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2813" title="businessmen1" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/04/businessmen1-200x153.jpg" alt="" width="200" height="153" /></a>C’è un gran parlar di soldi in giro…</strong><br />
Invece nell’unico luogo adatto per parlarne, le Facoltà di Economia, non se ne parla mai veramente come un vero oggetto di studio. La questione viene chiusa abbastanza velocemente dopo aver detto, o meglio proclamato, che la moneta è &#8220;merce universalmente sostituibile il cui prezzo è il tasso di interesse&#8221;. Viene naturale fare un parallelo fra l’ortodossia che vige in economia e un certo modo d&#8217;essere della teologia. Perché questo parallelo con la teologia?! Perché l’odierno atteggiamento che i sostenitori dell&#8217;attuale Mainstream economica hanno è proprio simile a quello dei sacerdoti in difesa di un dogma.</p>
<p><strong>Tale impostazione di tipo religioso-dogmatico</strong> si inizia a scorgerla osservando il silenzio che circonda ogni discorso attorno alla moneta e alle ipotesi alla base dei modelli economici. Questi ultimi dovrebbero essere a fondamento di un sistema volto a consentire l’equilibrato svolgersi degli scambi economici o perlomeno a permettere sempre un incontro fra creditori e debitori (il vero compito della finanza, da &#8220;finantia&#8221; che nel latino del tardo impero stava proprio a significare &#8220;risoluzione amichevole di una controversia&#8221;) nonché tra consumatori e produttori. Peccato che nelle facoltà di economia non si parli mai dei fini, dei &#8220;perché&#8221;, degli obiettivi che una società responsabile dovrebbe perseguire attraverso una sana economia (quella per cui un economista è propriamente colui che studia quel qualcosa che è di tutti e di nessuno). O meglio, se ne parla all’interno di uno schema in cui non è possibile porre veramente alcuna domanda, poiché tutte le risposte sono già state date in modo che gli unici discorsi possibili diventino quelli attorno alla potenziale efficacia, o alla possibile correzione, di modelli già perfetti di per sè.</p>
<p><strong>E&#8217; un po&#8217; come voler cercare</strong> di risolvere i problemi della fisica quantistica attraverso le leggi della fisica meccanica, riconducendo ogni errore incontrato ad un errore di misurazione, ma mai all’inadeguatezza del metodo di ricerca. Si parla di debitori e creditori, di società, di moneta, di consumatori e  produttori, senza che ad essere indagata sia la stessa dimensione ontologica in cui debito e credito sorgono. Senza cioè avere un’idea di ciò di cui si sta parlando. I pensieri si fanno così molto confusi e complicati, venendo ad essere sostenuti da una logica matematica che regge finché regge. Fino a quando cioè non si presenta una CRISI. A questo punto tutti gli operatori sul mercato ammettono la propria ignoranza in materia, per poi affermare che la crisi stessa è “solo” il necessario corollario della crescita economica che l&#8217;attuale sistema consente di perseguire. In seguito rievocano invece la necessità di una regolamentazione dei mercati finanziari da parte dello stato solo per dichiarare poi, di nuovo, la paura di un possibile dirigismo statale.</p>
<p><strong>Che la crisi sia un fenomeno</strong> che lascia i sostenitori della Mainstream economica senza risposte è confermato dal fatto che sul Finantial Times del 30 Gennaio 2007 si legge: “ Il problema […] è che non abbiamo la capacità di anticipare i tempi e i fattori scatenanti della crisi. Prima o poi capita qualcosa. Se fossimo capaci di anticipare tempi e fattori scatenanti, le crisi non si verificherebbero”. Che il sistema attuale sia, come afferma la stessa Mainstream, come l’unico sistema possibile è confermato da un’affermazione di Eichengreen qualche mese dopo la fine della crisi argentina: “Il sistema oggi prevalente può essere ampiamente criticato ma non è screditato. Il punto di vista dominante, per parafrasare il sir Winston Churchill a proposito della democrazia, è che esso costituisce il peggior modo di organizzare l’allocazione delle risorse finanziarie, tranne le alternative possibili.” e “Come dobbiamo valutare che cosa deve essere fatto, quanto è stato fatto e quanto resta da fare? La mia valutazione si basa sul presupposto che le crisi siano un concomitante inevitabile del funzionamento dei mercati finanziari.” I discorsi e le affermazioni terroristiche riguardo alla crisi fanno il panorama generale sempre più confuso. Difficile scorgere solo un punto di riferimento in mezzo al dilagare di posizioni che per lo più non vogliono cercare soluzioni ma solo continuare a gestire il problema all’interno di un sistema di per sé problematico, come se gestire una malattia fosse lo stesso che curarla. Ciò che ne va perso in un caso come nell’altro è il senso del tutto. O forse è il senso che manca sin dal principio.</p>
<p><strong>Nella scienza economica</strong>, il dogma dell’efficienza va di pari passo con una visione della vita in cui a governare e a muovere il mondo sia esclusivamente il caso, che può elargire grande benessere a tutti in periodi di crescita economica per poi distribuire le perdite a caso e “per” caso in periodi di crisi. Il caso: ovvero un regime di privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite senza nessuna possibile contestazione. Anche qui ciò che va perso è la possibilità stessa della “responsabilità” come modo di essere dell’uomo nel mondo. Un uomo che agisce e che per agire sceglie. Un uomo le cui scelte non vengono determinate da un sistema che funziona senza di lui.</p>
<p><strong>Il rischio è</strong> che in tutto questo trambusto a venire screditata sia proprio l’Economia come scienza nella sua totalità, nella sua ricchezza di prospettive. Lo stesso rischio che si riscontra infatti nella Teologia, dove, dato un certo modo di fare della religione, ad essere penalizzato è proprio il messaggio che testi come il Vangelo e la Bibbia ci offrono da sempre e per sempre. Questo rischio è reale anche per le scienze economiche, in cui gli attuali &#8220;sacerdoti&#8221;, l’elite finanziaria, tanto più vengono condannati quanto più assumono potere. Ad uno sguardo più attento, e rifacendosi allo studio di ricercatori che si pongono fuori dall’attuale Mainstream economica, si possono iniziare a scorgere dei punti di riferimento che possano mostrarci di cosa principalmente si occupi l’economia come scienza. Solo in questo modo possiamo vedere come la forma che ha oggi sia in realtà il risultato di un modo di vedere la vita (intesa come vita di comunità a partire dagli individui che la compongono) che si sposa con parole come Potere, Potenziamento, Efficienza e Caso. D&#8217;altra parte si scoprono le basi su cui invece far sorgere una nuova economia, che rispecchi una visione più profonda della realtà, che piuttosto possa danzare con la vita.</p>
<p><strong>Ogni scienza</strong> in fondo fa proprio questo: descrive a suo modo leggi universali. Le cose che si scoprono sono in finale sempre le stesse. Ogni scienza è di per sè una piccola-grande opera d’arte.</p>
<p><em>Ho preso spunto da Massimo Amato, docente di storia economica e autore di numerosi libri di critica economica come l&#8217;ultimo “L’enigma della moneta”; Tony Lawson, docente presso l’univesità di Cambridge; Ugo Pagano e Massimo D’Antoni docenti presso l’Università di Siena.</em></p>
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		<title>Intervista in libreria</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 09:15:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri Ceschin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Leggere]]></category>
		<category><![CDATA[Libro]]></category>
		<category><![CDATA[Lovat]]></category>

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		<description><![CDATA[Ormai diventata un importante punto di riferimento per i lettori trevigiani, la libreria Lovat si sta facendo conoscere anche in altri territori, con l&#8217;apertura negli ultimi anni delle sedi di Padova e Trieste. Incontri con gli autori, laboratori per i più piccoli, conferenze e seminari sono solo alcune delle iniziative che le librerie Lovat propongono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2777" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/03/intervista-in-libreria-lovat/lovat/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2777" title="lovat" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/03/lovat-200x132.jpg" alt="" width="200" height="132" /></a>Ormai diventata un importante punto di riferimento per i lettori trevigiani, la libreria Lovat si sta facendo conoscere anche in altri territori, con l&#8217;apertura negli ultimi anni delle sedi di Padova e Trieste. Incontri con gli autori, laboratori per i più piccoli, conferenze e seminari sono solo alcune delle iniziative che le librerie Lovat propongono ad un pubblico che è sempre più numeroso e desideroso di nuove prospettive. La redazione ha incontrato Carlotta Borghi, responsabile di comunicazione e marketing delle librerie Lovat.</p>
<p><strong>Salve Carlotta. Ci puoi raccontare brevemente come è nata la libreria Lovat e come è cambiata nel tempo?</strong><br />
Buongiorno a tutti. La libreria Lovat nasce 30 anni fa grazie a mio suocero. Infatti tornato in Italia dalla Svizzera, iniziò a lavorare in alcune agenzie e librerie venete finché decise di aprire il Centro Servizi Biblioteche. L&#8217;idea era nuova perché si trattava di una libreria che forniva libri e servizi associati, come la schedatura e catalogazione, alle biblioteche. Pian piano lo spazio si ingrandisce spostandosi in varie costruzioni fino a quella attuale a Villorba, dove il centro apre al pubblico. Poi due anni fa i figli hanno preso in mano l’azienda, hanno ristrutturato e riorganizzato la sede di Villorba fino all’apertura del centro di Padova in giugno 2008 e Trieste nell&#8217;ottobre 2009. A dicembre dello scorso anno è nata anche Lovat vini e vinili, due prodotti che con i libri pensiamo si leghino molto bene.</p>
<p><strong>Come mai questa ristrutturazione? Perché avete deciso di espandervi in questo modo?</strong><br />
Nella famiglia Lovat c&#8217;è sempre stata una grande passione per i libri. Si è sempre lavorato per cercare di portare i libri e la cultura al di fuori dei sistemi tradizionali. Quindi organizzando mostre del libro in comuni dove non ci fossero librerie, proponendo sconti per i clienti finali, portando gli autori a contatto con i lettori. Questa è sempre stata la nostra idea. Creare un format, una nuova piazza, un nuovo contenitore di stimoli, di cultura e di incontro. Dove ci si possa anche divertire ed ascoltare cose diverse dal solito. Quindi per esempio abbiamo creato il Lovat Café, un posto di ritrovo dove scambiare due chiacchiere in un ambiente un po’ originale come può essere una libreria. L’area giochi per i bambini dove ogni settimana facciamo un’attività dedicata a loro, come per esempio le fiabe animate o i laboratori. Un luogo importante dove ci si possa ritrovare.</p>
<p><strong>E le persone rispondo bene a queste nuove iniziative? Hanno successo?</strong><br />
Sì, sicuramente. Soprattutto con i bambini abbiamo grosse soddisfazioni ma devo dire che anche gli adulti rispondono positivamente. La sala incontri è attiva quattro giorni alla settimana e spesso i posti a sedere si esauriscono. Anche quando proponiamo un incontro con l&#8217;autore di un libro poco conosciuto o difficile vengono comunque una ventina di persone. C’è movimento, c’è interesse.</p>
<p><strong>Più in generale, come è la situazione al giorno d’oggi? E’ vero che le persone leggono sempre meno?</strong><br />
In Italia sì, sì legge poco. Il mercato del libro in Italia è sempre stato in crisi. E’ un fatto storico.</p>
<p><strong>E personalmente come lo spieghi?</strong><br />
Beh, fino a poco tempo fa&#8217; la Chiesa non permetteva al popolo di leggere. Il potere doveva rimanere nelle loro mani quindi non si promuoveva la cultura, la lettura.</p>
<p><strong>E anche al giorno d&#8217;oggi la situazione non è cambiata?</strong><br />
Più che altro non c&#8217;è la cultura del libro. Per esempio nei paesi anglosassoni è completamente diverso. La religione era diversa e ti insegnava a leggere ed interpretare i libri sacri, perché è da là come sappiamo che poi è nata la lettura. C&#8217;è quindi una tradizione del libro, c’è un investimento in questo senso da parte delle istituzioni. In Italia ancora no. La colpa però è anche dei librai. Fino a pochi anni fa&#8217; le librerie sembravano delle farmacie. Entravi e chiedevi &#8211; “Scusi, io vorrei&#8230;” &#8211; e c’era il libraio, dietro al bancone, che incuteva sempre una certa paura. Mentre negli Stati Uniti, nei paesi anglosassoni, ma anche nei paesi dell&#8217;est, è diverso. Si può vedere che in viaggio in autobus, in metropolitana, quasi tutti hanno un libro in mano. Qui non è così.</p>
<p><strong>La famosa crisi economica ha influito in questi ultimi anni sul mercato?</strong><br />
Il mercato come dicevamo prima è sempre stato in crisi. Quindi c’è solo da tirarsi un po’ su, più in giù di tanto non si può andare. E&#8217; noto però che in momenti di crisi la gente si fa più domande e quindi cerca più risposte, chiarimenti, che spesso si trovano attraverso i libri. Poi per le feste, per esempio, con pochi euro puoi fare un bel regalo, importante.</p>
<p><strong>Quindi sei ottimista sul futuro? Sul mercato del libro? Sui lettori?</strong><br />
Sì, io sono ottimista. Secondo me può crescere molto questo mercato. Sicuramente si possono creare nuovi lettori. Infatti diamo molta importanza ai bambini. Un terzo dello spazio delle nostre librerie è dedicato ai libri per ragazzi. Abbiamo un’ampia scelta e cerchiamo di avere di tutto. Così si creano nuovi lettori, appassionandoli fin da piccoli.</p>
<p><strong>E i giovani d&#8217;oggi come li vedi? Per esempio pensi che Internet abbia influito in qualche modo?</strong><br />
I giovani d&#8217;oggi, o almeno una parte, la vedo molto sensibile ed interessata, soprattutto a tematiche sociali e ambientali. Internet sicuramente ha aiutato visto che si legge di più. E quando si legge di più, ci si fa più domande, si cercano più approfondimenti, ci si appassiona.</p>
<p><strong>In quanto alle librerie Lovat, avete progetti per il futuro?</strong><br />
Beh abbiamo appena aperto le due nuove sedi. Di idee ce ne sono tantissime solo che per ora abbiamo fatto questo grosso passo, anche economico, di aprire queste tre grandi librerie e la vineria, quindi per ora pensiamo a far girare tutto bene e a valorizzare ciò che abbiamo. Poi se tutto andrà bene, di idee ce ne sono davvero tante.</p>
<p><strong>Da appassionata di libri quali sei, ce ne suggerisci uno che ti ha colpito? Che magari ti ha cambiato la vita?</strong><br />
Ce ne sono tanti! Un libro che mi ha fatto tornare il piacere di leggere a 15 anni è la “Cripta dei Cappuccini” di Joseph Roth, proprio per il modo in cui è scritto. Me lo ricordo perché dopo di quello, leggevo un libro a settimana. Poi mi viene in mente “Il vento è mia madre” di Bear Heart, che è sicuramente uno di quei libri che possono cambiarti la vita, o per lo meno migliorartela.</p>
<p>Link: <a title="Librerie Lovat" href="http://www.librerielovat.com/">Librerie Lovat</a></p>
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