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	<title>il Grimaldello &#187; informazione</title>
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		<title>Rosabella e la neve</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 07:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Costantina Magri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Cineocchio]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Quarto Potere&#8221;, di Orson Welles &#8211; 1941 Attraverso una cascata di dissolvenze incrociate, la macchina da presa oltrepassa i cancelli di un castello un tempo magnifico, ora tetro ed immerso nel buio, risalendo fino ad una grande finestra illuminata oltre la quale un uomo giace nel suo letto. Stringe nella mano una palla di vetro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2011/01/1.jpg" rel="lightbox[3694]"><img src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2011/01/1-300x387.jpg" alt="" title="1" width="300" height="387" class="alignleft size-medium wp-image-3698" /></a><br />
<h3>&#8220;Quarto Potere&#8221;, di Orson Welles &#8211; 1941</h3>
<p>Attraverso una cascata di dissolvenze incrociate, la macchina da presa oltrepassa i cancelli di un castello un tempo magnifico, ora tetro ed immerso nel buio, risalendo fino ad una grande finestra illuminata oltre la quale un uomo giace nel suo letto. Stringe nella mano una palla di vetro, ma la neve che ricopre la casetta al suo interno sembra cadere anche nella stanza dove il vecchio, solo, pronuncia un’ultima parola prima di morire: “Rosebud” &#8211; <em>Rosabella</em>.<br />
Chi è <em>Rosabella</em>? Cosa significa questo nome? Ecco l’enigma che innesca il racconto, il motore che muove una narrazione complessa e spinge lo spettatore a ricomporne i frammenti, in quello che oggi è considerato il primo film psicologico della storia del cinema, dedicato interamente alla vita e alla personalità di un uomo.</p>
<div style="text-align: center; margin-bottom: 15px;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=LZOzk7T93wE&amp;feature=related" target="_blank"><img src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2011/01/quartopotere1-300x220.jpg" alt="" title="quartopotere1-300x220" width="300" height="220" class="aligncenter size-full wp-image-3701" /></a></div>
<p><strong>Un puzzle da ricomporre</strong><br />
Per delineare il suo monumentale protagonista, Charles Foster Kane, Welles costruisce una struttura narrativa intricata ed innovativa, innescata subito dopo il prologo dall’originalissimo espediente del cinegiornale. Realizzata ad imitazione dei notiziari del tempo (il regista fa coincidere il presente del film con il presente reale), questa sequenza introduce il personaggio di Kane attraverso la voce della stampa, che ne annuncia la morte e ripercorre, a partire dall’infanzia, la sua straordinaria vicenda. Nato infatti in un’umile famiglia del Colorado, il piccolo Charles vede mutare la sua sorte quando la madre eredita una ricchissima miniera d’oro. Per garantirgli un futuro senza ombre, la donna lo affida a un tutore, l’uomo d’affari Walter Thatcher, con l’incarico di educarlo ed amministrare la sua fortuna fino al compimento dei 25 anni. Entrato in possesso dell’intero patrimonio e scopertosi proprietario di un giornale, l’Inquirer, Kane intraprende un’attività giornalistica che presto lo rende padrone di un vero e proprio impero mediatico. Enormemente ricco, potente ed influente, tenta la carriera politica candidandosi a governatore di New York, ma perde miseramente le elezioni quando uno scandalo rivela la sua infedeltà matrimoniale. Dopo l’abbandono della prima moglie decide di sposare l’amante, la cantante Susan Alexander, e per lei costruisce il fiabesco castello “Candalù”, non ancora compiuto quando anche questa seconda compagna lo lascia. Dalla sua reggia dorata, ormai vecchio, continua ad amministrare il suo impero in lento disfacimento, morendo solo e dimenticato da tutti. </p>
<div style="text-align: center; margin-bottom: 15px;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=tx4-Ey9rB54&amp;feature=related" target="_blank"><img src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2011/01/quartopotere2-300x220.jpg" alt="" title="quartopotere2-300x220" width="300" height="220" class="aligncenter size-full wp-image-3704" /></a></div>
<p>Dal fiume d’immagini e parole del notiziario, ciò che traspare è la figura di un uomo amato da molti e odiato da moltissimi, ricco e misero allo stesso tempo, privo di cariche elettive ma capace di segnare la storia di un paese, volubile nelle proprie posizioni quanto indecifrabile agli occhi dell’opinione pubblica, e nel quale ambiguità e contraddizione sembrano segnare il corso di un’intera esistenza. Ma i produttori del cinegiornale, che ne stanno visionando la versione definitiva prima della proiezione nelle sale, non sono soddisfatti di questa ricostruzione approssimativa e superficiale, e s’interrogano sulla natura profonda dell’uomo dietro al personaggio. Chi era veramente Charles Foster Kane? Esiste una chiave per svelare il mistero della sua personalità? Sono forse le sue ultime parole il bandolo di questa matassa? Con questo pretesto inizia l’indagine del reporter Thompson che, alla ricerca del significato di <em>Rosabella</em>, induce i testimoni diretti della vita del magnate a rievocare vicende e ricordi, in un’incessante alternanza di presente e passato.<br />
Welles sceglie dunque di raccontare il suo personaggio nella forma frammentaria di un rompicapo da risolvere, fornendo ad ogni flashback le tessere di un puzzle che solo alla fine saprà restituire l’immagine dettagliata di una psicologia dolente e complessa.</p>
<p><strong>Il cittadino Kane</strong><br />
Il diario di Thatcher, insieme ai ricordi del fidato Bernstein, dell’amico Leland e della moglie Susan, proprio perché riportati dalle persone più vicine a Kane riescono a ricostruirne la personalità con il realismo di chi lo conosceva bene, rendendo con abilità le molteplici sfaccettature del suo carattere, a cominciare da un’innata predilezione per il potere: da quello economico, legato alla sua immensa fortuna, a quello sociale, esercitato attraverso il controllo della stampa; da quello politico, riflesso nel matrimonio con la nipote del Presidente, a quello familiare, esercitato duramente sulla fragile amante. Ed è proprio attraverso il potere che Kane cerca incessantemente di ottenere l’amore degli altri, dei lettori come dei cittadini, dei suoi amici come delle sue mogli, reiterando ostinatamente l’errore d’interpretare l’amore non come dono, ma come possesso. Forte della sua irresistibile personalità egli desidera, anzi pretende di essere amato. Il matrimonio, la direzione del giornale, la discesa in politica, l’unione con Susan, tutto è dettato dall’unico scopo di essere amato, dalla moglie, dai lettori, dai cittadini, dall’opinione pubblica. Ma in questa instancabile pretesa, in questa ossessione per il possesso delle cose e delle persone, si annida il suo fallimento. Kane è un gigante destinato a una rovinosa caduta. </p>
<div style="text-align: center; margin-bottom: 15px;"><iframe title="YouTube video player" class="youtube-player" type="text/html" width="480" height="390" src="http://www.youtube.com/embed/OWeMu1yKkls?rel=0" frameborder="0"></iframe></div>
<p>La prima sconfitta è quella elettorale, tanto più pungente per un candidato già immaginato alla Casa Bianca; la seconda è quella familiare, giunta con l’abbandono della prima moglie, Emily, e la sua morte in un incidente stradale insieme al loro unico figlio; poi, con la perdita d’influenza mediatica, arriva la sconfitta sociale, e subito dopo quella d’orgoglio, segnata dall’umiliante fallimento di una carriera canora a cui Susan viene crudelmente costretta. Il colpo finale giunge con la rottura di tutti i rapporti umani, l’allontanamento di coloro che si pretendeva possedere e la solitudine, che fa del protagonista una figura decisamente infrequente nel cinema americano: un perdente. Significativa, a questo proposito, è la discrepanza esistente tra il titolo italiano, riferito esclusivamente al potere mediatico, e quello originale, <em>Citizen Kane</em>, che invece individua nell’essere cittadino l’essenza sia pubblica che privata del personaggio.<br />
Fino all’ultimo, nonostante la profonda caratterizzazione, il rapporto di Kane con l’amore resta insondabile, così come la sua vera natura, a testimonianza di un realismo psicologico che prende atto dell’estrema complessità dell’animo umano e, di fronte all’impossibilità di svelarlo in tutti i suoi recessi, rinuncia a molte delle risposte cercate: chi amava davvero Kane? Solo sua madre? Solo il suo giornale? Solo se stesso? Era un uomo buono o crudele? Grande o mediocre? La sua frammentazione interiore è un rompicapo da risolvere, come i puzzle che riempiono le giornate di Susan, come la stessa struttura del racconto, come l’enigma di <em>Rosabella</em>.</p>
<p><strong>Il tempo perduto</strong><br />
Alla fine, Thompson è costretto a constatare il fallimento della sua indagine. Di Kane non resta altro che Candalù, colma di tesori e cianfrusaglie, ed un segreto che mai sarà rivelato. Solo a noi è concesso di scorgere, tra le fiamme che distruggono tutto ciò che non ha valore, la vecchia slitta con cui il piccolo Charles giocava nella neve, nel giorno in cui venne strappato all’amore di sua madre. E sulla slitta, il nome <em>Rosabella</em>.<br />
<em>Rosabella</em> è il piccolo Charles, i suoi giochi e i suoi giorni felici, l’infanzia negata di un uomo rimasto bambino, alla perenne ricerca di un tempo perduto di cui restano solo pochi averi, ed il ricordo di una casa innevata racchiuso in una palla di vetro. Questo è Kane, semplicemente un uomo rimasto bambino, che invece di investire il denaro lo spende per comprare tesori di cui non percepisce il valore; che pretende di ottenere sempre ciò che desidera, di possedere ogni cosa e di essere amato da tutti; che fugge via imbronciato quando gli altri lo rifiutano, per costruire un fiabesco castello nel quale essere un sovrano incontrastato… l’amato re del suo regno deserto.<br />
L’intero film è disseminato degli indizi che conducono alla soluzione di questo mistero, ma solo <em>Rosabella</em> ne è la chiave. Eppure, lasciando l’immenso palazzo vuoto, ormai trasformatosi in un gigantesco mausoleo, Thompson instilla in noi il dubbio che nessun uomo possa essere racchiuso nel significato di una sola parola e che nessun enigma sull’animo umano possa davvero essere risolto.</p>
<div style="text-align: center;margin-bottom:15px;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=FbXOeTYWBXc" target="_blank"><img src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2011/01/quartopotere4-300x180.jpg" alt="" title="quartopotere4-300x180" width="300" height="179" class="aligncenter size-full wp-image-3706" /></a></div>
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		<title>Pagina bianca, tabula rasa</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 12:14:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Tessariol</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-3238" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/06/pagina-bianca-tabula-rasa/pagina_bianca/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3238" title="pagina_bianca" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/06/pagina_bianca.png" alt="" width="200" height="268" /></a>In questi giorni</strong> sempre più spesso mi è capitato di imbattermi in articoli di giornale, blog e pubblicazioni su internet riguardanti quella che già viene chiamata “legge bavaglio”.  Non c’avevo fino a ieri prestato troppa attenzione, non perché l’argomento non mi interessi, ma perché una vena di pessimismo riguardo il mio Paese è nata da qualche anno in me ed è finita per diventare sempre più grande, al punto che non riuscivo quasi più a preoccuparmi per le questioni che riguardavano il subdolo mutamento della nostra giovane repubblica, il rovesciamento dei valori che dovrebbero essere parte fondante di un Paese civile, la perdita di capacità di pensiero dell’opinione pubblica. L’ho iniziata a vedere come una deriva lenta ed inesorabile.</p>
<p><strong>Una cosa</strong>, anzi due, hanno però riacceso qualcosa nella mia mente. Un misto tra paura, disgusto, sensazione di vivere qualcosa già vissuto o meglio, letto da qualche parte. La prima cosa è stata la pagina di apertura di un quotidiano nazionale, ieri. Un foglio completamente bianco. Non vi era scritto nulla sopra, se non il nome della testata stessa; nulla più. La spiegazione sul retro: quelle sarebbero le notizie rilevanti per l’opinione pubblica se la legge bavaglio dovesse superare il vaglio della Camera. Sicuramente il gesto è provocatorio, ma efficace. Una pagina bianca a significare l’assenza di informazione, di pensiero, di parola, di libertà. Perché nell’ignoranza non può esservi libertà.</p>
<p><strong>Ed ecco la seconda cosa</strong>. Mi è tornato alla memoria un libro letto anni fa. Una frase in particolare: “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri”. E una scena. Gli animali della fattoria spiano nelle finestre della casa e vedono i loro capi, i maiali, trattare con i loro nemici, gli uomini. E con orrore notano che non riescono più a distinguere i maiali dagli uomini. Tragico epilogo di quella che doveva essere la rivincita degli animali sugli uomini. Forse il paragone non è così chiaro o azzeccato, ma questi animali durante tutto il libro si fidano ciecamente dei loro capi. Si ribellano alla tirannide del padrone, l’uomo, creano una loro Costituzione, danno il governo ai maiali, che tra loro sono i più brillanti ed intelligenti. Pian piano però, la Costituzione cambia, chi la pensa diversamente viene isolato, i maiali promettono uguale dignità a tutti, ma voltano subdolamente le spalle agli animali di cui non hanno più bisogno. Un cambiamento sottile ma continuo. E alla fine la situazione non è più tanto diversa dal principio.</p>
<p><strong>Una pagina bianca</strong>. Una mente bianca. Incapace di pensare, di farsi un’opinione. Perché senza notizie, senza pareri diversi da confrontare, senza qualcuno con coi essere d’accordo o meglio ancora, in disaccordo, non si può avere un’opinione che sia propria. Facile, perché è faticoso informarsi, pensare, avere un’idea propria. Ma se questo è quello che vogliamo, dobbiamo già sapere che finiremo nel paese dei balocchi, e verremo venduti come animali da soma.</p>
<p>Se pensiamo che per far sparire il marcio che ci circonda sia sufficiente turarci il naso e chiudere gli occhi, siamo sulla buona strada, altrimenti dovremmo alzare un pelo la voce, prima che sia troppo tardi.</p>
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		<title>Un osservatorio sulle notizie &#8220;nascoste&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 16:24:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>liberainformazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[articolo21]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2523" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/02/un-osservatorio-sulle-notizie-nascoste/giornalia4090asl0/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2523" title="giornalia4090asl0" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/02/giornalia4090asl0-200x149.jpg" alt="" width="200" height="149" /></a><strong>Il progetto</strong> è già in moto da qualche settimana. L’annuncio è stato dato durante la tre giorni di Acquasparta (Tr) promossa da Articolo21, in difesa della Costituzione. Si tratta della nascita di un osservatorio sulle notizie non date, dunque “nascoste” dai telegiornali in particolare del servizio pubblico. Un mese fa a Milano la Fondazione Unipolis ha presentato, in collaborazione con l’osservatorio di Pavia, un rapporto sulla Sicurezza e i media in Italia. All’interno del rapporto, fra l’ altro, l’analisi del sociologo Ilvo Diamanti, su quella che ha definito la nostra “Tv della paura”: una vera e propria anomalia nel contesto europeo. Nei Tg italiani vi è una costante rappresentazione della criminalità, con una sorta di serializzazione di singoli casi, meglio se omicidi. Basti pensare che sul tema criminalità il Tg1 presenta il doppio di notizie del corrispettivo spagnolo e ben venti volte in più dell’omonimo tedesco. Altro dato interessante è quello che vede il 60% delle notizie di criminalità diffuse dai Tg italiani dedicato alla microcriminalità o criminalità comune.</p>
<p><strong>Tutto questo</strong> mette in primo piano alcuni fatti e ne nasconde inevitabilmente altri. Molto spesso il racconto di quei fatti che hanno al centro fenomeni e problemi sociali: dal lavoro, alla salute dei cittadini, dal diritto allo studio, alle mafie sul territorio. Anche a partire da quest’analisi nasce l’esigenza di dare vita subito ad un osservatorio che “permetta di vedere in pochi minuti e in pochi sguardi, tutto ciò che i Tg non dicono” &#8211; dichiara uno degli animatori del nascente osservatorio, il giornalista Alberto Baldazzi. Lo stanno realizzando con l’appoggio del nucleo radiofonico di Articolo 21, Roberto Secci, Alberto Baldazzi e la redazione di Italia web radio. &#8220;Molto spesso &#8211; dichiara Alberto Baldazzi alla tre giorni di Acquasparta &#8211; i dati parlano da soli, talvolta la lettura dei titoli dei Tg è sufficiente. Quello che questo osservatorio intende creare è un’analisi asettica che includa l’orizzonte di un commento, che non sia meno aggressivo del necessario, ma diventi sempre più ancorato scientificamente ai fatti. Lo dobbiamo &#8211; commenta Baldazzi &#8211; ai nostri lettori. Alla stessa Fnsi (Federazione Nazionale Stampa Italiana) che da tempo lo chiede. Con tutti loro è arrivato il momento di mettere in comune questo servizio, sempre più indispensabile per un’osservazione attenta dei media e una capacità di lettura di quello che accade nella realtà”.</p>
<p><strong>Il caso dei ricercatori</strong> dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) è singolare e a tal proposito Baldazzi racconta: “Il giorno dopo la chiusura positiva della vicenda Ispra, c’è stata una sparuta citazione solo nei titoli del Tg3. Così abbiamo scelto di sentire proprio loro ai nostri microfoni, per un’analisi che reputiamo una sintesi del sistema di comunicazione eccellente&#8221;. Dall’Ispra, Emma Persia, ha commentato: “Siamo soddisfatti perché non ci aspettavamo nulla, ci ha seguito una sola rete, il Tg3; aveva cominciato il Tg5 ma poi quando il Tg1 ha sentito Franceschini, spostando l’ attenzione sul versante politico, il Tg5 si è ritirato. Comunque meglio questo che niente, abbiamo vinto grazie ad una battaglia e grazie ad Articolo21”.</p>
<p><strong>L’osservatorio</strong> ha già prodotto dei numeri zero, alcuni podcast sono stati messi sul portale. Queste prove hanno già messo sotto osservazione il lavoro fatto dai Tg della sera, il non visto e il sistema della critica alla comunicazione, a partire dai dati. Nei prossimi giorni si deciderà come proseguire, come continuare con questa sperimentazione, che molto probabilmente, troverà sede proprio ad Acquasparta e sede virtuale, naturale, sul portale di Articolo 21. L’Osservatorio &#8211; commenta Giulietti &#8211; produrrà ogni sei mesi un libro bianco che racconterà quest’Italia non illuminata dalle emittenti radiotelevisive italiane.</p>
<p><strong>Link</strong>: <a title="articolo21" href="http://www.articolo21.org/index.php">articolo21</a></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <a href="http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=9936" target="_blank">Libera Informazione</a></p>
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