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	<title>il Grimaldello &#187; inquinamento</title>
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		<title>Lambro dolosamente ucciso</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 10:15:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Polo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[Lambro]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>

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		<description><![CDATA[Martedì 23 Febbraio 2010 si è verificato l&#8217;ennesimo disastro ambientale. La marea nera che si è riversata sul Lambro proveniva dai serbatoi della raffineria Lombarda Petroli a Villasanta, in provincia di Monza. Circa 10 milioni di litri di gasolio e olio combustibile hanno invaso il letto del fiume. L&#8217;onda nera di petrolio, che dal fiume Lambro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2619" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/03/lambro-dolosamente-ucciso/uccello-lambro/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2619" title="uccello-lambro" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/03/uccello-lambro-200x150.jpg" alt="" width="200" height="150" /></a>Martedì 23 Febbraio 2010 si è verificato l&#8217;ennesimo disastro ambientale.  La marea nera che si è riversata sul Lambro proveniva dai serbatoi della raffineria Lombarda Petroli a Villasanta, in provincia di Monza. Circa 10 milioni di litri di gasolio e olio combustibile hanno invaso il letto del fiume. L&#8217;onda nera di petrolio, che dal fiume Lambro si è riversata nel Po, ha raggiunto negli ultimi giorni i comuni della provincia di Parma. In un primo momento la marea era stata contenuta dal depuratore di Monza San Rocco, che ha contribuito a contenere i danni, ma gli oli hanno comunque inquinato il Lambro e parte del Po. Alle 19.15 di sabato sera la centrale Enel Green Power di Isola Serafini, a Monticelli d’Ongina (Pc), ha interrotto ogni attività per permettere l’apertura delle paratoie inferiori in modo da far defluire l’acqua dal basso e trattenere così la macchia oleosa.</p>
<p><strong>La quantità di idrocarburi </strong>che ha inquinato il fiume è nettamente superiore alla capacità delle cisterne dichiarata dalla ditta (2500 metri cubi). Si pensa quindi al danno doloso. La raffineria ad oggi funge da deposito; all&#8217;interno sono rimasti 17 operai, di cui 12 sono andati in cassa integrazione. La notte del disastro l&#8217;unico presente all&#8217;interno della raffineria fino alle 3.30 era un guardiano, che testimonia di non aver notato nessun movimento sospetto. Per questo l&#8217;ora del reato è da ricondurre alle quattro, quando il guardiano ha finito il suo turno. Il perimetro è comunque controllato costantemente da telecamere per cui è da pensare che dietro ad un tale colpo ci sia una mano molto esperta.</p>
<p><strong>I danni creati</strong> al fiume ammontano a milioni di euro, che dovranno essere stanziati dalla ditta come risarcimento, una volta dimostrata la loro colpevolezza. In prefettura è stato attivato lo stato di crisi: centinaia di vigili del fuoco e la protezione civile sono schierati sulle rive muniti di enormi spugne assorbenti e polveri gettate in acqua per provare a distruggere, o quantomeno rimpicciolire, un quantità d&#8217;olio e gasolio che riempirebbero 670 autocisterne parcheggiate una dopo l’altra. Gli interventi che hanno riguardato il fiume Lambro si sono concentrati principalmente sulla pulizia degli argini del fiume dagli idrocarburi, sul recupero della fauna colpita dall&#8217;emergenza e sull&#8217;apertura di accessi ai mezzi operativi per il recupero delle sostanze inquinanti. Il presidente della Provincia di Piacenza, Massimo Trespidi, ha emesso un&#8217;ordinanza per interdire immediatamente l&#8217;attività di pesca lungo il Po nel tratto tra il comune di Calendasco, a monte della foce del Lambro, fino al comune di Villanova d&#8217;Arda, alla fine del tratto di Po di competenza piacentina.</p>
<p><strong>Una pastiglia di carbone attivo</strong> da somministrare subito agli animali per far loro smaltire la tossicità degli idrocarburi, una confezione di olio di vasellina per pulire le zone glabre come zampe, becco, occhi e orecchie, garze e un paio di guanti di lattice. È il contenuto del kit di pulizia e di primo soccorso dei volatili che la Lipu di Reggio Emilia sta distribuendo da qualche giorno ai centri di coordinamento degli operatori che sono a lavoro per fronteggiare l&#8217;emergenza. Intanto, al centro Lipu di Reggio, almeno una ventina di volontari sta facendo i turni anche di notte, per garantire l&#8217;accoglienza degli animali 24 ore su 24. Malgrado tutte le cure e precauzioni che si prenderanno, in seguito alla futura bonifica dell&#8217;alveo del fiume si creerà inesorabilmente un “deserto biologico” che sarà la piaga dell&#8217;ecosistema per molto tempo. A tal proposito, anche la Lega Italiana Protezione Uccelli- BirdLife Italia si costituirà parte civile contro i responsabili del disastro ambientale.  A rischio molte specie che popolano le rive del Po quali aironi, gabbiani e cormorani ed infatti già si è vista almeno una decina grandi macchie oleose contenenti pesci ed uccelli morti.</p>
<p><strong>La Lipu Ferrara</strong> diffonde infine queste indicazioni di massima in caso di ritrovamento di animali ricoperti da petrolio e affini:<br />
1) Raccogliere l’animale delicatamente ma con fermezza utilizzando un paio di guanti da lavoro<br />
2) Riporlo dentro uno scatolone BEN AREATO e di dimensioni poco più grandi dell’animale stesso (questo per evitare che agitandosi si possa procurare altri danni)<br />
3) NON DARE ASSOLUTAMENTE NULLA DA MANGIARE (per evitare che gli idrocarburi vengano inavvertitamente ingeriti)<br />
4) Portarlo al più presto presso il Centro di Recupero più vicino.</p>
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		<title>Copenhagen 2009</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 22:01:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[copenhagen]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[Riscaldamento globale]]></category>

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		<description><![CDATA[Alla fine la montagna ha partorito un topolino. Un topolino dalla vita non ben definita. E’ calato il sipario sulla Conferenza di Copenhagen che ha catalizzato l’attenzione di tutto il mondo per settimane ma che ha prodotto dei risultati risibili. Che cosa ci si aspettava? Un trattato vincolante, ben definito, con scadenze, percentuali di riduzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1969" title="copenhagen2009" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/01/copenhagen2009-200x141.jpg" alt="copenhagen2009" width="200" height="141" />Alla fine la montagna ha partorito un topolino. Un topolino dalla vita non ben definita. E’ calato il sipario sulla Conferenza di Copenhagen che ha catalizzato l’attenzione di tutto il mondo per settimane ma che ha prodotto dei risultati risibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Che cosa ci si aspettava? Un trattato vincolante, ben definito, con scadenze, percentuali di riduzione dell’emissione dei gas serra, investimenti  e sanzioni previste. O perlomeno la stesura di un&#8217;agenda degli incontri futuri per la definizione di un piano di azione. Da tutto ciò ci si è tenuti ben alla larga e le 2 settimane di conferenza sono state sintetizzate in 3 paginette con l’accordo USA – Cina – India – Sud Africa, secondo cui entro il 2020 l’aumento della temperatura media planetaria deve essere inferiore ai 2°C. Bene… Se non altro ci sono sul tavolo 100 miliardi di dollari per finanziare la green economy nei Paesi in via di sviluppo. Non è per questo, però, che è stata organizzata la conferenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Si sospettava già nelle settimane antecedenti che non si poteva sperare troppo in &#8220;Hopenhagen&#8221;. Tutti confidavano sul premio Nobel del momento, Mr Obama, ma, pur essendo il presidente della nazione più potente al mondo, non ne è il padrone. Obama si è presentato alla conferenza senza alcun documento approvato dal Congresso o dal Senato. Certo, c’è il Climate Change Bill in fase di discussione alle Camere. Questo disegno di legge, per un Paese che fino ad un anno fa negava strenuamente l’esistenza di una questione climatica, ha dei contenuti rivoluzionari. Anche se fosse stato approvato in tempo, tuttavia, sarebbe risultato debole sul piano internazionale: il ddl propone la riduzione sulla base dei livelli di emissione del 2005 laddove UE e Kyoto insistono sul prendere il 1990 come baseline. Tradotto in numeri  rispetto ai livelli del 1990, mentre i Paesi Occidentali per garantire risultati significativi in generale si devono impegnare a ridurre le proprie emissioni di un 25-40%, questo ddl propone di ridurli del 4%&#8230; Un po’ poco per il principale inquinatore del pianeta, anche se è meglio che niente. Negli ultimi mesi il Governo Obama ha puntato sulla riforma sanitaria degli USA e, di conseguenza, il clima è passato in secondo piano.</p>
<p style="text-align: justify;">Cina e India non si sono volute cimentare in accordi vincolanti senza gli Stati Uniti e, infatti, la Cina aveva già messo le mani avanti nel precedente incontro di Singapore con gli USA, escludendolo a priori. Va detto, a rigor di cronaca, che il governo di Pechino si sta impegnando molto sul fronte interno per porre rimedio ai disastri dei precedenti decenni di industrializzazione: la Repubblica Popolare può vantare la presenza di alcune delle zone più inquinate del pianeta al suo interno e se ora interviene è perché la situazione lì è al limite.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza questi 3 big, l’accordo a livello planetario è andato in fumo. La UE, da parte sua, porta avanti un buon esempio con la legge 20-20-20 ma da sola, senza i 3 grandi produttori di CO2, non può fare molto. E’ un po’ come stare su di una nave: se qualcuno ha forato lo scafo e si sta colando a picco è un problema di tutto l’equipaggio, non solo di quelli che occupano i ponti che verranno allagati per primi…<br />
Vediamo un paio di esempi di Paesi che stanno andando a fondo. L’Africa emette appena il 4% della CO2 globale ma paga già cari prezzi per il cambiamento climatico: il lago Ciad, in 50 anni, è passato da un’estensione di 26000 km2 a 1500 km2 (nel 2000), con tutte le conseguenze che il fenomeno può avere sulle aree desertiche circostanti. Il progressivo inaridimento ha provocato conflitti nelle zone del Chad e del Darfur.<br />
La maggior parte degli stati dell’Oceania sono arcipelaghi di atolli che spesso raggiungono al massimo un&#8217;altitudine di +4/5 m sul livello del mare e il Pacifico ha iniziato a crescere negli ultimi decenni, modificando diversi kilometri di costa. Il caso più famoso è quello delle isole Tuvalu, il cui rappresentante ha guidato la rivolta dei piccoli stati in disaccordo con l’indifferenza delle grandi potenze alla conferenza di Copenhagen. Le isole Tuvalu saranno in gran parte sommerse nei prossimi decenni, obbligando gran parte degli abitanti ad emigrare e a tal proposito sono già stati presi accordi tra il Governo dell&#8217;arcipelago e quello neozelandese.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono fenomeni che uno stato non può affrontare da solo, serve l&#8217;impegno di tutti, specie di chi ha i mezzi.  Il motto degli Stati Uniti recita &#8220;<em>E pluribus unum</em>&#8220;, &#8220;Da molti uno&#8221;. Non ci resta che augurarci che se lo ricordino in occasione della prossima conferenza e cerchino di guidare i vari Paesi al superamento degli interessi locali in funzione di un traguardo globale.</p>
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