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	<title>il Grimaldello &#187; lavoro</title>
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		<title>(Dis)Pari opportunità</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 06:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Costantina Magri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Solitamente mi occupo di cinema e comunicazione. Non ho alcun titolo che mi autorizzi a parlare della dignità della donna se non il fatto di essere tale. Che cosa mi ha indotto ad uscire dalla tana dorata del Cineocchio per immergermi nel pentolone bollente di questo dibattito? D’istinto mi torna alla mente la frase di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2011/04/dispari-opportunita-il-grimaldello.jpg" rel="lightbox[3741]"><img class="alignleft size-medium wp-image-3748" title="dispari-opportunita-il-grimaldello" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2011/04/dispari-opportunita-il-grimaldello-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Solitamente mi occupo di cinema e comunicazione.</strong> Non ho alcun titolo che mi autorizzi a parlare della dignità della donna se non il fatto di essere tale. Che cosa mi ha indotto ad uscire dalla tana dorata del <em>Cineocchio</em> per immergermi nel pentolone bollente di questo dibattito? D’istinto mi torna alla mente la frase di una mia coetanea: “La forza di una donna è la sua femminilità”.</p>
<p><strong> Gli italiani vivono di luoghi comuni</strong>, è noto, ma questa specifica affermazione, per quanto apparentemente innocua e persino condivisibile (tanto da essere pronunciata soprattutto dalle donne), è particolarmente significativa.</p>
<p><strong> La parola “femminilità”</strong> infatti, rimanda all’insieme di caratteristiche fisiche e comportamentali tipiche della donna, ed è fondamentale notare come il fatto stesso di definirla “forza” presupponga l’esistenza di un personaggio <em>maschile</em> in posizione di <em>superiorità</em>, su cui questa forza possa fare leva. In altre parole, si sottintende come i posti di potere spettino agli uomini e come l’unico modo per una donna di avvicinarsi ad essi sia l’abile uso del proprio corpo. Ora, l’indignazione non deriva dal fatto in sé, vecchio quanto la storia, ma dalla perdurante accettazione di questa situazione in una società che ha da tempo scelto di definire la parità dei sessi come un valore imprescindibile.<br />
Che sia questa l’origine dell’attuale condizione femminile? Una stortura <em>culturale</em> nascosta tra le pieghe di un luogo comune?</p>
<p><strong>“La forza di una donna è la sua femminilità”</strong>. Interessante. Io avrei detto “il suo talento”, “la sua preparazione”, “il suo cervello”, esattamente come per un uomo…<br />
A tal proposito la protesta femminile contro un certo metodo di selezione della classe dirigente, ben lungi dal ridursi ad una critica (invidiosa?) delle donne meno dotate nei confronti di quelle più scaltre, coglie il succo della questione. Non si tratta infatti di condannare chicchessia per le sue azioni individuali, ma di chiedersi per quale motivo, in ambito professionale, la sostituzione della competenza con l’avvenenza o la disponibilità sessuale sia tanto comune da essere considerata norma.<br />
In molti sostengono che, insomma, non siamo in una dittatura. Ottenere vantaggi utilizzando il proprio corpo è una scelta personale e nulla più di questo testimonia il grado di autodeterminazione raggiunto oggi dalle donne. Non fa una piega: siamo emancipate perché liberamente decidiamo di prostituirci. Però, vorrei soffermarmi sul concetto di “libera scelta”.</p>
<p>La quotidianità di questo paese lascia emergere due grandi modelli:<br />
- la donna che sceglie la via della realizzazione lavorativa solo per mezzo delle proprie capacità;<br />
- la donna che aderisce allo stereotipo diffuso, vi si subordina volontariamente ed utilizza (in grado variabile) il suo ruolo di oggetto erotico per risalire la scala di un successo sociale o professionale vincolato al favore maschile, quindi spesso indipendente dal merito.</p>
<p><strong> Mentre il secondo modello è percepito come vincente</strong>, capace di assicurare quella che è considerata la massima aspirazione di ogni “femmina” (denaro, vezzi), il primo si delinea come una scelta stoico/masochistica, decisamente poco valorizzata, che per vincere le resistenze di un meccanismo pensato per gli uomini, richiede competenza e spirito di sacrificio in una misura non pretesa all’omologo maschile, con il rischio concreto di incorrere, comunque, in una resa.<br />
Per una ragazza nata e vissuta in un tale contesto, per la quale <em>questo</em> è il normale funzionamento delle cose, quanto libera e consapevole è la scelta del proprio riferimento? Quanto pesa la cultura dominante sulla sua decisione? In una realtà sociale ugualitaria e meritocratica, quanto potrebbero cambiare le sue scelte?<br />
La verità è che una scelta può dirsi davvero tale solo quando tutte le alternative sono di <em>pari livello</em> ed egualmente proposte. Non è una vera scelta quella fatta nell’ignoranza o nella necessità di optare per “il meno peggio”. E poiché ciascuno ha il diritto di disporre del proprio corpo come crede, l’esito della decisione non ha alcuna rilevanza: ciò che conta sono solo la libertà e la consapevolezza della scelta, derivanti dalla parità delle opportunità offerte.</p>
<p><strong>È allarmante l’adesione femminile ai modelli dettati dalla cultura maschile</strong>. Non c’è discriminazione più resistente di quella sostenuta dallo stesso discriminato. Il “cuore di mamma” che sprona la figlia a socializzare col presidente di turno, le donne che sgomitano per entrare nella scuderia di un padrone da difendere sempre e comunque, attorno al quale scodinzolare in attesa di un buffetto benevolo, sono il prodotto di un sistema radicato.</p>
<p>Insomma,<strong> tutto gira attorno al solito perno</strong>: la cultura, intesa come <em>senso comune</em> di un paese stravaccato nei peggiori stereotipi di genere, che sviliscono la dignità di entrambi i sessi riducendo la donna ad oggetto sessuale e l’uomo ad animale votato esclusivamente all’accoppiamento.<br />
Dal canto loro, i mezzi di comunicazione contribuiscono con entusiasmo al degrado generale, nonostante alcuni sperticati tentativi di dimostrare, da un lato, che la condizione femminile sui media italiani non potrebbe essere migliore, e dall’altro che la sua mortificazione è cosa diffusa, quindi “chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Al di là della contraddizione insita nel sostenere contemporaneamente le due tesi, ciò che andrebbe evidenziato è il fatto che, mentre le televisioni estere propongono quanto meno due modelli, “corpo” e “cervello”, in Italia questo avviene solo per “lui”, mentre per “lei” continua ad imperversare il tipo umano della bambola decerebrata, affiancato tutt’al più dalla conduttrice di programmi per casalinghe. E non è un caso che molte aziende realizzino campagne pubblicitarie “differenziate” per il nostro paese.</p>
<p><strong>Siamo oltre le scelte individuali</strong>. Parliamo di cultura, senso comune, educazione… qualcosa che coinvolge l’<em>intera</em> collettività. Se il femminismo lottava per cambiare la condizione della donna, oggi si chiede <em>agli uomini</em> di respingere una volta per tutte quei cliché obsoleti che, a fronte di una reale crescita femminile, mortificano anche la loro dignità, facendoli apparire disevoluti e incapaci di rapportarsi in modo paritario all’altro sesso. Si tratta di un’evoluzione della società civile sulla quale siamo in forte ritardo e che risente della resistenza passiva del mondo maschile.<br />
Le donne hanno sempre sostenuto le battaglie degli uomini, come lavoratori e come individui. Raramente è successo il contrario. <strong>Questa è l’occasione buona, cari uomini, per invertire la tendenza.</strong></p>
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		<title>Prevedere il futuro</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 11:04:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Costantina Magri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Cineocchio]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Metropolis&#8221;, di Fritz Lang &#8211; 1927 Ho deciso che l’articolo del Cineocchio, questo mese, tratterà di un film d’attualità. Prendo dallo scaffale il dizionario e cerco di chiarirmi le idee: attuale agg. che esiste o è in funzione oggi, al tempo presente; attualità s.f.invar. qualità di ciò che è attuale; interesse attuale, carattere di contemporaneità. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><a rel="attachment wp-att-3217" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/06/prevedere-il-futuro/manifesto_degen/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3217" title="manifesto_degen" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/06/manifesto_degen-177x249.jpg" alt="" width="200" height="282" /></a>&#8220;Metropolis&#8221;, di Fritz Lang &#8211; 1927<span style="font-weight: normal; font-size: 13px;"> </span></h3>
<p>Ho deciso che l’articolo del Cineocchio, questo mese, tratterà di un film d’attualità.<br />
Prendo dallo scaffale il dizionario e cerco di chiarirmi le idee: <strong>attuale</strong> <em>agg.</em> che esiste o è in funzione oggi, al tempo presente; <strong>attualità</strong> <em>s.f.invar.</em> qualità di ciò che è attuale; interesse attuale, carattere di contemporaneità. Rifletto un po’ e cedo subito alla tentazione. Se attualità deve essere, che attualità sia: <em>Metropolis</em>, anno 1927, bianco e nero muto.</p>
<p><strong>La storia, in breve.</strong><br />
Metropolis è la città del futuro, alimentata dall’incessante lavoro del popolo sotterraneo delle fabbriche e governata dal suo freddo creatore, Joh Fredersen. Un giorno il giovane figlio di Joh, Freder, scorge per caso Maria, angelica predicatrice dei diritti dei lavoratori, e ne è tanto rapito da inseguirla nel mondo delle macchine. Qui scopre con orrore le miserrime condizioni di vita degli operai ed ascolta le accorate parole della fanciulla, che ai lavoratori raccomada la sopportazione e la preghiera per l’arrivo di un “mediatore”, capace di condurli ad un futuro migliore attraverso il dialogo tra Mente (padrone) e Mani (operai). Fredersen, però, scopre il luogo delle riunioni e coglie i guizzi di sovversione che Maria riesce a stento a controllare. L’orrorifico scienziato Rotwang, al servizio del signore della città, rapisce la bella predicatrice e dà le sue sembianze al robot che lui stesso ha creato, con l’intento di mantenere così il controllo sui lavoratori. Ma la falsa Maria incita gli operai all’insurrezione violenta e alla distruzione delle macchine, causando l’allagamento della città sotterranea nella quale sono rimasti i bambini ed il collasso di Metropolis. Presi da furia incontrollabile, gli operai bruciano il robot sul rogo, mentre Freder e la vera Maria, che è riuscita a fuggire, salvano i bambini dall’alluvione. Tutti si ritrovano alla cattedrale dove dopo un’accesa lotta con i protagonisti, Rotwang muore. Quando tutto si placa Freder, assumendo la funzione dell’atteso mediatore, riporta il dialogo tra il padre e i lavoratori, persuadendoli che solo con la comprensione e l&#8217;amore la Mente e le Mani potranno operare unite per una società libera e giusta.</p>
<p><strong>Shift change. Cambio turno.</strong><br />
I lavoratori sono tantissimi, tutti uguali, tutti silenziosi. Nelle loro misere tute da lavoro prolungano i ritmi ripetuti della catena di montaggio, marciando tristemente a capo chino ed oscillando all’unisono in perfetta formazione, automi lobotomizzati e senza volto, alienati dai turni di dieci ore ed ormai divenuti, loro stessi, macchine. Dalla città sotterranea delle fabbriche grandi montacarichi portano gli operai a casa, giù, nella città dormitorio dei lavoratori, dove il Sole non è mai stato visto e dove gli schiavi riposano ammassati in un enorme aggregato di edifici poveri, squallidi e identici, sotto i quali si estende solo la città dei morti. Sopra, in superficie, svetta magnifica Metropolis.</p>
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<p><strong>Metropolis è la megalopoli di un futuro</strong> indefinito e lontano, perfetta forma urbana della civiltà della tecnica, brulicante di persone e di mezzi e definita da un verticalismo ipnotico, nella quale i fortunati abitanti, i padroni, godono di una vita futile e leggera, tra le frivolezze dei Giardini Eterni e le luci dei grattacieli. Così, da una visione notturna della New York degli anni ’20, Lang crea una metropoli fantascientifica, un mondo che potremmo definire immaginifico e allucinatorio o forse, con un termine più appropriato, <em>visionario</em>.</p>
<div style="text-align: center; margin-bottom: 15px;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/h0AlrH_K7Ko&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/h0AlrH_K7Ko&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></div>
<p><strong>Perché Metropolis è questo</strong>: una visione, anzi una <em>previsione</em> del futuro. Mentre tra gli altissimi grattacieli corrono autostrade, ponti e rotaie sopraelevate, mentre i padroni comunicano tramite videotelefoni con il mondo sotterraneo, le luci degli edifici, delle strade, delle insegne e dei mezzi illuminano ogni cosa, in una fantastica intuizione scientifico-futuristica oggi divenuta realtà. Non solo, delle moderne metropoli la città di Lang prevede anche lo sviluppo su più livelli e l’estrema verticalità urbana e sociale: più in basso si scende e minore è il potere, minori le relazioni sociali, peggiori le condizioni di vita.</p>
<p><strong>A questo punto</strong>, se come da dizionario la parola “attuale” indica anche ciò che è in atto, che è passato dalla possibilità all’effettiva realtà, non possiamo avere dubbi nell’affermare che <em>Metropolis</em> è senz’altro un film attuale. Ovviamente qualcuno potrebbe evidenziare la differenza esistente tra “film attuale” e “film d’attualità”: l’uno propone temi passati ma declinabili al presente, l’altro propone temi presenti. Ma l’ingiustizia e la disuguaglianza, l’eccessivo divario tra classi sociali, la condizione dei lavoratori, i pericoli della corsa sfrenata del sistema economico vigente, il delicato rapporto tra uomo e progresso, la manipolazione delle masse, sono a tutti gli effetti tematiche <em>presenti</em> e non solo <em>declinabili</em>. Ciò che nel film si collega direttamente al contesto storico, politico e filosofico del tempo, segnato dalle teorie del socialismo utopistico e conseguente ad una crescita dell’industria e della classe operaia mai vista prima, può essere riportato al XXI secolo per via diretta: eccessi dell’industrializzazione allora, del capitalismo oggi; conflitto uomo-macchine allora, uomo-tecnologia oggi; operai allora, precari e lavoratori in nero oggi…  <em>Metropolis</em> ci parla della realtà odierna e delle sue problematiche per nulla risolte. È una pellicola d’attualità.</p>
<p><strong>E a coloro che ancora storcono il naso</strong>, basti sapere che il misticismo melenso del romanzo all’origine del film non ha annullato la forza visionaria di una pellicola che non solo ha rappresentato il modello per tutti i successivi film sociali sul lavoro, ma soprattutto è divenuto l’archetipo di ogni film di fantascienza dal ‘27 fino ad oggi, passando per il celeberrimo robot C3PO di <em>Guerre Stellari</em>, per ogni scena di rianimazione di un qualsiasi <em>Frankenstein</em>, per le straordinarie visioni metropolitane di <em>Blade Runner</em> e <em>Il Quinto Elemento</em>.</p>
<p><strong>Link</strong>: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=YaR5wVL9x2I&amp;feature=related">I Grattacieli di Blade Runner</a><br />
<strong> Link</strong>: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=f1L2dOjGx6Q&amp;feature=related">Io Robot</a><br />
<strong> Link</strong>: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=zAuSEdPbqmo&amp;feature=related">I primi 10 minuti della versione restaurata</a></p>
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		<title>Africa, PIL, Crescita e Benessere</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 07:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flaminia Ripani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[commercio]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2827" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/04/africa-pil-crescita-e-benessere/colours-of-africa/"><img class="alignleft size-large wp-image-2827" title="colours-of-africa" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/04/colours-of-africa-392x600.jpg" alt="" width="200" height="305" /></a><strong>Dal Rapporto Onu 2009</strong> si prevede che l&#8217;economia africana sia destinata a crescere in media del 4,3% nel 2010, rispetto all&#8217;1,6% del 2009. Una crescita che tuttavia potrebbe non intaccare povertà e disoccupazione, che anzi sono previste in aumento. Questo è quanto è stato affermato dalla Commissione Economica per l&#8217;Africa delle Nazioni Unite. Si tratta di tassi di crescita che non consentono di creare un gran numero di posti di lavoro.  Secondo le stime, nell’Africa Sub-Sahariana, il tasso di disoccupazione ha raggiunto l&#8217;8,2 per cento nel 2009 e sembra non subirà eccessivi cambiamenti fra il 2009 e il 2010. Questo aumento limitato non riflette l&#8217;impatto reale della crisi nella regione e dovrebbe essere valutato congiuntamente ad altri indicatori come il numero dei lavoratori vulnerabili e i working poors.</p>
<p><strong>Nell&#8217;Africa Settentrionale</strong> si stima che il tasso di disoccupazione generale abbia raggiunto nel 2009 il 10,5% e si prevede resterà elevato anche nel 2010, intorno al 10,6%. Ciò comporterebbe un aumento di 300.000 disoccupati rispetto al 2009. Complessivamente, la difficile situazione del mercato del lavoro prima della crisi ha accentuato l&#8217;impatto di una crescita economica ridotta e la regione avrà senza dubbio bisogno di molto tempo per riprendersi. Alti sono i rischi di inflazione, che potrebbe salire a due cifre a causa degli effetti ritardati dell&#8217;aumento del prezzo del petrolio e dei generi alimentari. In particolare: Malawi, Repubblica Democratica del Congo, Zambia e Angola, nonostante siano arrivati ad una crescita media del 5% in questi ultimi anni, hanno subito un aumento della disoccupazione nei primi tre mentre il quarto ha mostrato un aumento drastico dell&#8217;occupazione nel settore informale. Il rapporto ha ribadito come l&#8217;Africa abbia bisogno di mobilitare il proprio capitale per finanziare gli investimenti e la crescita. L&#8217;attuale crisi economica mondiale ha mostrato la vulnerabilità del continente in balia delle sorti dell&#8217;economia mondiale ma ha anche dimostrato che l&#8217;Africa non può contare su fonti esterne per finanziare il proprio sviluppo in modo sostenibile.</p>
<p><strong>A prima vista questi risultati</strong> ci pongono di fronte ad un’assoluta mancanza di senso ed eppure tutto viene percepito come assolutamente normale. Nonostante l’ambiguità del termine &#8220;normalità&#8221; usato per dar conto o persino giustificare risultati di per sé ambigui, resta da chiederci dove possa condurre invece il dubbio di chi, di fronte a questi dati così chiaramente presentati, avverta che non sia normale la divergenza fra un PIL in aumento e una disoccupazione crescente. Approfondendo il problema si nota poi come non possa risultare normale neanche la spiegazione, i metodi e gli strumenti necessari per rendere conto di tale situazione. Sembra infatti che quel valore di riferimento scelto per rendere conto della ricchezza di un paese, il PIL appunto, differisca notevolmente da quelle che dovrebbero essere le conseguenze, se non i motori primi, di questa maggior ricchezza. In situazioni come quella africana, dove interessi multinazionali e internazionali sono in un rapporto di cooperazione competitiva o di competitività cooperativa, il benessere non fa tutt’uno con il PIL.</p>
<p><strong>Provo a spiegare</strong> a cosa potrebbero essere dovuti questi dati, senza cadere in un pessimismo che non ha motivo d’essere se non quando voglia essere mantenuto, così come in una condanna che non porti a cambiamenti.<br />
Il Pil è comunemente il valore di riferimento per misurare la ricchezza di una paese prodotta al suo interno e il suo livello di sviluppo economico. Nello specifico caso africano, i dati ci pongono di fronte ad un aumento del Pil a cui non corrisponde un equivalente aumento dell’occupazione. Il principale motivo potrebbe essere che la crescita del Pil sia stata provocata per maggior misura dall’aumento del prezzo delle materie prime, a sua volta determinato dalla crisi di liquidità dei mercati finanziari che dal 2007 ha scosso le borse di tutto il mondo. Una crisi che senza dubbio non ha portato alla crescita dell’occupazione.</p>
<p><strong>Nonostante le grandi iniezioni</strong> di liquidità di Bernanke (presidente della Federal Reserve statunitense), la situazione altamente instabile dei mercati non ha consentito la restaurazione della fiducia necessaria alle banche per effettuare il loro lavoro. Gli istituti di credito, non godendo più di fiducia reciproca, non si prestavano soldi se non a tassi molto elevati. La conseguenza è stata un costo più alto del capitale per chi si trovava in possesso di mutui accesi o nel caso delle imprese, che in mancanza di soldi per nuovi investimenti, hanno agito anche effettuando crescenti tagli del personale.<br />
Comunque le ingenti iniezioni di liquidità erano state effettuate e la stagnazione del circuito della fiducia non poteva tradursi in un continuo mantenimento di tale liquidità in eccesso all&#8217;interno delle banche (ovvero in regime di tesaurizzazione); questa avrebbe dovuto prima o poi trovare sbocco, se non altro almeno per la paura stessa di una futura svalutazione. E&#8217; così che gli investimenti si sono diretti verso il mercato delle materie prime facendone così aumentare il prezzo, in particolare dei prodotti agricoli e del grano.<br />
Una crescita dei prezzi delle materie prime si traduce così in un aumento del Pil. In tal caso però ad aumentare è solo il reddito di coloro impiegati nel settore primario, mentre il resto della popolazione risente soltanto degli effetti negativi dell’aumento dei prezzi al consumo, risultante in una diminuzione del potere reale di acquisto.</p>
<p><strong>Forse è necessario porre</strong> delle domande che siano soprattutto domande ben poste. A stupire e lasciare sconcertati non sono tanto i dati registrati quanto il fatto che si cerchi di affrontare il problema senza risolvere i problemi che lo hanno generato. Sarà perché i dati appaiono incontrovertibili, perché le ricette già esistono, perché le alternative sono sempre nascoste, ma si tratta di vedere come la situazione sia il frutto di decisioni, di modi di agire e di un sistema che non permette di essere pensato, solo seguito nei suoi movimenti.</p>
<p><strong>Quindi mi chiederei</strong>:</p>
<p>- E&#8217; il Pil una misura idonea della ricchezza di un paese? La moneta, così come la conosciamo e si presenta sui nostri mercati, non necessita anch’essa di essere ripensata &#8211; o forse semplicemente pensata? Non è il caso di proporre una riflessione sull’intero sistema economico, difeso nei suoi fondamenti dalla Mainstream attuale? Una riflessione che possa metterele carte in chiaro fin dal principio, in modo che lo possano essere anche alla fine.<br />
Riporto a riguardo ciò che ha affermato il presidente dell’Istat Luigi Biggeri durante il convegno “Liberiamoci dal Pil” il 2 e il 25 maggio 2008: “Bisogna smettere di conferire al Pil (Prodotto Interno Lordo) valenze che non gli appartengono: si tratta di un indicatore nato per misurare la produzione e l&#8217;efficienza di mercato. Esistono altri indicatori per misurare il benessere e la qualità della vita. Il Pil inoltre non fornisce alcuna indicazione rispetto alla distribuzione interna del reddito.”</p>
<p>- Cosa dire della dimensione globale che ha assunto il commercio internazionale dove tutti sono legati a tutti? Ciò implica una riflessione comune da parte di tutte le nazioni sulla necessità di una cooperazione nella soluzione di problemi che, anche quando locali, assumono rilevanza internazionale. A proposito di questo basti accennare al caso &#8220;Subprime&#8221;, che ha avuto inizio nella provincia americana e ripercussioni sull’intera economia mondiale.</p>
<p>- Qual’è il rapporto fra Società ed Economia? Sembra ormai che sfera pubblica ed economica si siano intrecciate fino quasi a confondersi, anche quando affermano di voler essere indipendenti (quell’indipendenza che viene cercata proprio quando si sa di non poter fare a meno dell’altro). Infatti l’una ha bisogno dell’altra, ma non secondo misura e regola ma secondo reti di salvataggio e obiettivi di volta in volta definiti secondo gli interessi del momento.</p>
<p>-E l’Africa? Questa sarebbe già così di per sé una domanda. Penso che sia un continente degno di tutta l’attenzione possibile, data la vuota retorica che circonda spesso ogni discussione a riguardo.</p>
<p>- Democrazia = Apertura dei mercati finanziari? Perché la connessione fra esportazione del modello economico occidentale e democratizzazione si presenta così naturale? In cosa consiste in fondo la democratizzazione della finanza? Sembra quasi esserci in fondo un messaggio di liberazione dell’uomo dal lavoro. Forse sarebbe questo però l’inizio della schiavitù, che, se vogliamo, è sempre stata schiavitù per debiti.</p>
<p>- E infine perché alcuni credono solo nel potere illimitato e molti non credono semplicemente più?</p>
<p><strong>Fonti:</strong><br />
- <a href="http://www.nigrizia.it/sito/notizie_pagina.aspx?Id=9538&amp;amp;IdModule=1"> Africa: cresce l’economia, non l’occupazione<br />
- </a><a href="http://www.archive.org/details/CGrossaCrisi_600">Intervista a massimo amato e luca fantacci</a><br />
- <a href="http://www.rassegna.it/mobile/articolo.cfm?ida=57494">Oltre 200 milioni di disoccupati nel mondo</a><br />
- <a href="http://www.unimondo.org/Guide/Economia/Decrescita/Terra-Futura-dal-Pil-alla-decrescita-per-sviluppo-e-benessere">Terra Futura: dal Pil alla decrescita per sviluppo e benessere</a><br />
- <em>Paul Collier e Anthony Venables, “Rethinking trade preferences: how Africa can diversify its exports”, The World Economy, 30(7), 2007.”</em></p>
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		<title>Lavoro per i giovani? Non solo&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 06:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Tessariol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Venerdì 26 febbraio si è tenuto a villa Ancillotto a Crocetta del Montello (TV) il primo di una serie di incontri che avranno luogo fino a metà aprile. Lo scopo di questi incontri è quello di aiutare i giovani a capire come cercare lavoro, a fornire loro i primi strumenti per dar vita ad un’impresa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2658" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/03/lavoro-per-i-giovani-non-solo/giovani_lavoro/"><img class="alignleft size-full wp-image-2658" title="giovani_lavoro" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/03/giovani_lavoro.jpg" alt="" width="200" height="294" /></a>Venerdì 26 febbraio si è tenuto a villa Ancillotto a Crocetta del Montello (TV) il primo di una serie di incontri che avranno luogo fino a metà aprile. Lo scopo di questi incontri è quello di aiutare i giovani a capire come cercare lavoro, a fornire loro i primi strumenti per dar vita ad un’impresa e tentare di dare risposte alla necessità di avere una casa propria.</p>
<p>Questa prima serata aveva l&#8217;obbiettivo di mostrare ai giovani i vari metodi di ricerca di un impiego, le strutture a cui rivolgersi, il funzionamento dei diversi contratti e le richieste delle aziende in questo periodo. Vista l’eterogeneità della platea però la questione non interessava solo i giovani. Anche se il numero dei partecipanti era esiguo, forse a causa di un’informazione che non è riuscita a giungere a tutti gli interessati, i presenti erano realmente interessati all’argomento.</p>
<p>Dopo l’iniziale intervento di rito degli assessori alle politiche giovanili e alle politiche sociali di Crocetta, si sono alternati a parlare operatrici del Piano Locale Giovani (PLG), del Progetto Giovani di Crocetta e del Centro per l’Impiego.</p>
<p>Le prime hanno spiegato brevemente cosa sia il PLG e quali siano i suoi scopi.  Il Piano Locale Giovani nasce con la promozione del Ministero della Gioventù e di sette comuni dell’area del montebellunese (Cornuda, Crocetta del Montello, Giavera del Montello, Maser, Montebelluna, Pederobba e Trevignano) ed ha l&#8217;obbiettivo di trovare delle soluzioni ai bisogni dei giovani partendo dal territorio. In particolare il PLG sta organizzando incontri ed iniziative sulla casa, con un bando di locazione agevolata (6 appartamenti) in collaborazione con Ater per giovani che vogliano uscire dalla proprio famiglia, con la costituzione di un tavolo tecnico per lo sviluppo di politiche dell’abitare e con incontri formativi per parlare di mutui, bioedilizia ecc.. Altre iniziative recenti riguardano il lavoro con l’istituzione di un bando di finanziamento per imprese giovanili, incontri formativi con soggetti territoriali per consulenze ed altri incontri di orientamento per l’accesso nel mondo di lavoro e la conoscenza dei diversi tipi di contratto.</p>
<p>Dopo una breve parentesi in cui è intervenuta l’operatrice del Progetto Giovani territoriale di Crocetta ed addetta allo sportello Informagiovani del comune per dare delle informazioni riguardanti le due strutture, sono intervenute le impiegate del Centro per l’Impiego. Questo servizio, che dipende dalla provincia, cerca di analizzare i bisogni lavorativi del territorio ed attuare di conseguenza delle azioni per facilitare i lavoratori e chi è in cerca di un impiego. Offre la possibilità di iscrizione all’anagrafe dei lavoratori, servizi di accompagnamento per le utenze svantaggiate (over 50, donne e disoccupati da tempo), si occupa dell’inserimento lavorativo di categorie protette (disabili), incrocia domanda/offerta, dà informazioni su possibili tirocini, aiuta gli stranieri e tutela la formazione dei giovani fino ai 18 anni.</p>
<p>Infine è intervenuto un ragazzo che ha partecipato l’anno scorso all’iniziativa del PLG per avvicinare i giovani al lavoro, riuscendo a svolgere un tirocinio in un’azienda locale; questa attività, racconta, lo ha aiutato a capire come funziona il mondo del lavoro ed ha iniziato ad inserirlo nell&#8217;ambiente con il quale dovrà confrontarsi una volta finiti gli studi universitari.</p>
<p>Un incontro rivolto ai giovani dunque ma non solo. In sala vi erano infatti trentenni, stranieri e non, che hanno partecipato per avere delle informazioni su come potersi reinserire nel mondo del lavoro in un periodo in cui trovare un impiego non è una cosa facile.</p>
<p>Link: <a href="http://www.areamontebellunese.it/index.php?lang=it" target="_blank">PLG</a></p>
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