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	<title>il Grimaldello &#187; libertà</title>
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		<title>Letting Go</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 07:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucrezia Paci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Libera-mente]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
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		<category><![CDATA[scelta]]></category>

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		<description><![CDATA[Don&#8217;t say that you&#8217;ve been thinking, cause I know it&#8217;s just the drink in you Quando si dice a qualcuno di lasciarlo libero, spesso chi pronuncia queste parole si confonde tra due concetti di fondo: il dare e il ricevere. In poche parole, chi dice di dare la libertà è in realtà chi la riceve, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Don&#8217;t say that you&#8217;ve been thinking, cause I know it&#8217;s just the drink in you</h4>
<p><a href="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/12/perdersi.jpg" rel="lightbox[3614]"><img class="alignleft size-medium wp-image-3617" title="perdersi" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/12/perdersi-300x308.jpg" alt="" width="300" height="308" /></a>Quando si dice a qualcuno di lasciarlo libero, spesso chi pronuncia queste parole si confonde tra due concetti di fondo: il dare e il ricevere. In poche parole, chi dice di dare la libertà è in realtà chi la riceve, anche se non lo sa. E viene lasciato libero di fare, seguendo le proprie convinzioni lungo quella che ha preferito essere la sua strada.<br />
La seconda confusione di concetti è quella tra autorizzazioni e libertà. Essere lasciati liberi di agire non equivale, infatti, ad essere autorizzati a rientrare nella sfera dell’altro, come soppianto alle proprie esigenze o come richiamo di sentimento.</p>
<p>Se scegliere significa decidere quale di due alternative volere, ogni scelta, vissuta da chi la promuove come rinuncia, non è una reale scelta e ogni rinuncia, mascherata da scelta, non è una decisione di scelta.<br />
Rinuncia è, al contrario, decisione di non scelta.</p>
<p>Cosa spinge, allora, chi ha scelto di rinunciare, a rinunciare a quella rinuncia, in un secondo tempo?<br />
Cosa lo fa ripensare?<br />
Cosi come il forte ha i propri momenti di debolezza, nella stessa logica il debole ha i propri momenti di forza, o di egoismo, da intendere come accentramento del sé, o, in alcuni casi, di vigliaccheria, se la rinuncia della rinuncia non viene dichiarata ma solo usata in momenti di smarrimento.<br />
Ogni ripensamento dovrebbe far riflettere, non spaventare.<br />
Se si riflettesse di più sulla trappola degli smarrimenti, ci si accorgerebbe che a smarrirsi è solo chi ha preso una strada sbagliata.</p>
<p>Non è mai troppo tardi per se stessi: per smettere di travestire rinunce sotto spoglie di scelte, per guardare in faccia il proprio spavento, per interiorizzare ciò che si è rinunciato a perdere.<br />
Ma per quanto riguarda l’altra persona, a cui si è rinunciato, un ripensamento non basta a saldare la delusione. E così, per lo meno, alcune condizioni dovrebbero essere chiare per chi scelga di tramutare una rinuncia in una decisione di ritorno.</p>
<p>Si ritorna tendendo la mano, non mostrandola di sfuggita.<br />
Si parla chiaro, non esistono messaggi tra le righe.<br />
Si tira fuori il coraggio, non ci nasconde dietro l&#8217;alibi delle debolezze passate.<br />
Si dimostra di essere cambiati, dando prova di essere sicuri delle proprie scelte e pronti a rischiare.</p>
<p>Chi ama non ama giocare.<br />
Chi ama non partecipa ai giochi di ruolo.<br />
Chi ama è sicuro del proprio ruolo. E non si tratta di un gioco.</p>
<blockquote><p>&#8220;Volevo solo cercare di vivere ciò che spontaneamente veniva da me.<br />
Perché fu tanto difficile?&#8221;<br />
- H.Hesse -</p></blockquote>
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		<title>Pagina bianca, tabula rasa</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 12:14:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Tessariol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Giornali]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
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		<description><![CDATA[In questi giorni sempre più spesso mi è capitato di imbattermi in articoli di giornale, blog e pubblicazioni su internet riguardanti quella che già viene chiamata “legge bavaglio”.  Non c’avevo fino a ieri prestato troppa attenzione, non perché l’argomento non mi interessi, ma perché una vena di pessimismo riguardo il mio Paese è nata da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-3238" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/06/pagina-bianca-tabula-rasa/pagina_bianca/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3238" title="pagina_bianca" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/06/pagina_bianca.png" alt="" width="200" height="268" /></a>In questi giorni</strong> sempre più spesso mi è capitato di imbattermi in articoli di giornale, blog e pubblicazioni su internet riguardanti quella che già viene chiamata “legge bavaglio”.  Non c’avevo fino a ieri prestato troppa attenzione, non perché l’argomento non mi interessi, ma perché una vena di pessimismo riguardo il mio Paese è nata da qualche anno in me ed è finita per diventare sempre più grande, al punto che non riuscivo quasi più a preoccuparmi per le questioni che riguardavano il subdolo mutamento della nostra giovane repubblica, il rovesciamento dei valori che dovrebbero essere parte fondante di un Paese civile, la perdita di capacità di pensiero dell’opinione pubblica. L’ho iniziata a vedere come una deriva lenta ed inesorabile.</p>
<p><strong>Una cosa</strong>, anzi due, hanno però riacceso qualcosa nella mia mente. Un misto tra paura, disgusto, sensazione di vivere qualcosa già vissuto o meglio, letto da qualche parte. La prima cosa è stata la pagina di apertura di un quotidiano nazionale, ieri. Un foglio completamente bianco. Non vi era scritto nulla sopra, se non il nome della testata stessa; nulla più. La spiegazione sul retro: quelle sarebbero le notizie rilevanti per l’opinione pubblica se la legge bavaglio dovesse superare il vaglio della Camera. Sicuramente il gesto è provocatorio, ma efficace. Una pagina bianca a significare l’assenza di informazione, di pensiero, di parola, di libertà. Perché nell’ignoranza non può esservi libertà.</p>
<p><strong>Ed ecco la seconda cosa</strong>. Mi è tornato alla memoria un libro letto anni fa. Una frase in particolare: “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri”. E una scena. Gli animali della fattoria spiano nelle finestre della casa e vedono i loro capi, i maiali, trattare con i loro nemici, gli uomini. E con orrore notano che non riescono più a distinguere i maiali dagli uomini. Tragico epilogo di quella che doveva essere la rivincita degli animali sugli uomini. Forse il paragone non è così chiaro o azzeccato, ma questi animali durante tutto il libro si fidano ciecamente dei loro capi. Si ribellano alla tirannide del padrone, l’uomo, creano una loro Costituzione, danno il governo ai maiali, che tra loro sono i più brillanti ed intelligenti. Pian piano però, la Costituzione cambia, chi la pensa diversamente viene isolato, i maiali promettono uguale dignità a tutti, ma voltano subdolamente le spalle agli animali di cui non hanno più bisogno. Un cambiamento sottile ma continuo. E alla fine la situazione non è più tanto diversa dal principio.</p>
<p><strong>Una pagina bianca</strong>. Una mente bianca. Incapace di pensare, di farsi un’opinione. Perché senza notizie, senza pareri diversi da confrontare, senza qualcuno con coi essere d’accordo o meglio ancora, in disaccordo, non si può avere un’opinione che sia propria. Facile, perché è faticoso informarsi, pensare, avere un’idea propria. Ma se questo è quello che vogliamo, dobbiamo già sapere che finiremo nel paese dei balocchi, e verremo venduti come animali da soma.</p>
<p>Se pensiamo che per far sparire il marcio che ci circonda sia sufficiente turarci il naso e chiudere gli occhi, siamo sulla buona strada, altrimenti dovremmo alzare un pelo la voce, prima che sia troppo tardi.</p>
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		<title>Un osservatorio sulle notizie &#8220;nascoste&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 16:24:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>liberainformazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[articolo21]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Il progetto è già in moto da qualche settimana. L’annuncio è stato dato durante la tre giorni di Acquasparta (Tr) promossa da Articolo21, in difesa della Costituzione. Si tratta della nascita di un osservatorio sulle notizie non date, dunque “nascoste” dai telegiornali in particolare del servizio pubblico. Un mese fa a Milano la Fondazione Unipolis [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2523" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/02/un-osservatorio-sulle-notizie-nascoste/giornalia4090asl0/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2523" title="giornalia4090asl0" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/02/giornalia4090asl0-200x149.jpg" alt="" width="200" height="149" /></a><strong>Il progetto</strong> è già in moto da qualche settimana. L’annuncio è stato dato durante la tre giorni di Acquasparta (Tr) promossa da Articolo21, in difesa della Costituzione. Si tratta della nascita di un osservatorio sulle notizie non date, dunque “nascoste” dai telegiornali in particolare del servizio pubblico. Un mese fa a Milano la Fondazione Unipolis ha presentato, in collaborazione con l’osservatorio di Pavia, un rapporto sulla Sicurezza e i media in Italia. All’interno del rapporto, fra l’ altro, l’analisi del sociologo Ilvo Diamanti, su quella che ha definito la nostra “Tv della paura”: una vera e propria anomalia nel contesto europeo. Nei Tg italiani vi è una costante rappresentazione della criminalità, con una sorta di serializzazione di singoli casi, meglio se omicidi. Basti pensare che sul tema criminalità il Tg1 presenta il doppio di notizie del corrispettivo spagnolo e ben venti volte in più dell’omonimo tedesco. Altro dato interessante è quello che vede il 60% delle notizie di criminalità diffuse dai Tg italiani dedicato alla microcriminalità o criminalità comune.</p>
<p><strong>Tutto questo</strong> mette in primo piano alcuni fatti e ne nasconde inevitabilmente altri. Molto spesso il racconto di quei fatti che hanno al centro fenomeni e problemi sociali: dal lavoro, alla salute dei cittadini, dal diritto allo studio, alle mafie sul territorio. Anche a partire da quest’analisi nasce l’esigenza di dare vita subito ad un osservatorio che “permetta di vedere in pochi minuti e in pochi sguardi, tutto ciò che i Tg non dicono” &#8211; dichiara uno degli animatori del nascente osservatorio, il giornalista Alberto Baldazzi. Lo stanno realizzando con l’appoggio del nucleo radiofonico di Articolo 21, Roberto Secci, Alberto Baldazzi e la redazione di Italia web radio. &#8220;Molto spesso &#8211; dichiara Alberto Baldazzi alla tre giorni di Acquasparta &#8211; i dati parlano da soli, talvolta la lettura dei titoli dei Tg è sufficiente. Quello che questo osservatorio intende creare è un’analisi asettica che includa l’orizzonte di un commento, che non sia meno aggressivo del necessario, ma diventi sempre più ancorato scientificamente ai fatti. Lo dobbiamo &#8211; commenta Baldazzi &#8211; ai nostri lettori. Alla stessa Fnsi (Federazione Nazionale Stampa Italiana) che da tempo lo chiede. Con tutti loro è arrivato il momento di mettere in comune questo servizio, sempre più indispensabile per un’osservazione attenta dei media e una capacità di lettura di quello che accade nella realtà”.</p>
<p><strong>Il caso dei ricercatori</strong> dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) è singolare e a tal proposito Baldazzi racconta: “Il giorno dopo la chiusura positiva della vicenda Ispra, c’è stata una sparuta citazione solo nei titoli del Tg3. Così abbiamo scelto di sentire proprio loro ai nostri microfoni, per un’analisi che reputiamo una sintesi del sistema di comunicazione eccellente&#8221;. Dall’Ispra, Emma Persia, ha commentato: “Siamo soddisfatti perché non ci aspettavamo nulla, ci ha seguito una sola rete, il Tg3; aveva cominciato il Tg5 ma poi quando il Tg1 ha sentito Franceschini, spostando l’ attenzione sul versante politico, il Tg5 si è ritirato. Comunque meglio questo che niente, abbiamo vinto grazie ad una battaglia e grazie ad Articolo21”.</p>
<p><strong>L’osservatorio</strong> ha già prodotto dei numeri zero, alcuni podcast sono stati messi sul portale. Queste prove hanno già messo sotto osservazione il lavoro fatto dai Tg della sera, il non visto e il sistema della critica alla comunicazione, a partire dai dati. Nei prossimi giorni si deciderà come proseguire, come continuare con questa sperimentazione, che molto probabilmente, troverà sede proprio ad Acquasparta e sede virtuale, naturale, sul portale di Articolo 21. L’Osservatorio &#8211; commenta Giulietti &#8211; produrrà ogni sei mesi un libro bianco che racconterà quest’Italia non illuminata dalle emittenti radiotelevisive italiane.</p>
<p><strong>Link</strong>: <a title="articolo21" href="http://www.articolo21.org/index.php">articolo21</a></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <a href="http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=9936" target="_blank">Libera Informazione</a></p>
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