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	<title>il Grimaldello &#187; Libro</title>
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		<title>Internet ed educazione: ritorno al Medioevo?</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 07:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cesare Trione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Una buona riflessione sull&#8217;argomento è stata fatta in un articolo della rivista “Atlantic”, intitolato “Is Google making us stupid?” (&#8220;Google ci sta rendendo stupidi?&#8221; ndr.) e scritto da Nicholas Carr. L&#8217;autore fa risalire la sua diminuita capacità di concentrazione nella lettura al largo uso che egli ha fatto di internet negli ultimi anni. Infatti, argomenta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/11/free_video_learning.jpg" rel="lightbox[3431]"><img class="alignleft size-medium wp-image-3523" title="free_video_learning" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/11/free_video_learning-300x430.jpg" alt="" width="300" height="430" /></a><strong>Una buona riflessione sull&#8217;argomento </strong>è stata fatta in un articolo della rivista “Atlantic”, intitolato “Is Google making us stupid?” (&#8220;Google ci sta rendendo stupidi?&#8221; ndr.) e scritto da Nicholas Carr. L&#8217;autore fa risalire la sua diminuita capacità di concentrazione nella lettura al largo uso che egli ha fatto di internet negli ultimi anni. Infatti, argomenta lo scrittore, il modo in cui le informazioni vengono distribuite nel web disabitua il lettore a leggere a fondo un qualunque testo. Un esempio calzante di N. Carr è quello dei link, paragonati alle note a piè di pagina di un libro. Tuttavia, prosegue l&#8217;autore, mentre la nota di un libro si trova nella stessa pagina della parola cui si riferisce, un link apre una pagina del tutto nuova, compromettendo la capacità di concentrazione del lettore.</p>
<p><strong>Personalmente, credo che N. Carr abbia avuto una giusta intuizione</strong>. Anche la lettura di un semplice romanzo può risultare faticosa al giorno d&#8217;oggi. Nella scrittura si sente quasi la necessità di dover tramutare alcune parole in link, per esempio per spiegare il motivo di alcune scelte o il significato di alcune parole. Penso inoltre si possa trovare proprio in questa intuizione parte della ragione per cui molti ragazzi, anche giovanissimi, a scuola o all&#8217;università, non riescano ad affermarsi nello studio, pur essendo allo stesso tempo abilissimi nell&#8217;uso delle nuove tecnologie.</p>
<p><strong>Una domanda allora sorge spontanea</strong>: in futuro, questo diverso approccio alla lettura ed allo studio, arriverà a rimodellare i sistemi scolastici? (ammesso che non stia già accadendo).<br />
Il sistema scolastico attuale è ormai arrivato ad un punto di svolta, di cambiamento, perché è un&#8217;istituzione vecchia sotto molti punti di vista. Bisogna però riuscire a capire la direzione che questa prenderà.<br />
I computer ed internet hanno un potenziale enorme, tanto che potrebbe risultare formativo usare questi strumenti a scuola o all&#8217;università. Dovremmo chiederci però se tale sistema possa risultare alla fine valido tanto quanto la classica scuola, come è stata pensata in principio:  una sola persona, il professore, trasmette il sapere a decine di altre persone dando vita ad un effetto “moltiplicativo” della conoscenza. Inoltre gli alunni, facendo una vita comune e condividendo esperienze, imparano anche a convivere tra di loro, apprendendo valori che non sono scritti né sui libri, né sul web. Vista in un questo modo, la scuola acquista sicuramente anche una funzione sociale da non trascurare. Imporre l&#8217;uso del computer potrebbe compromettere la socialità degli alunni, già comunque difficile di per sé.</p>
<p><strong>Internet presenta poi un ulteriore problema.</strong> Alcuni motori di ricerca, per ridurre il tempo necessario per avere i risultati dalla rete, elaborano gli input immessi dall&#8217;utente e i risultati da lui selezionati. Così facendo si cerca di capire il modo di pensare dell&#8217;utente per poi potergli offrire un “servizio migliore”, mettendo in maggiore evidenza certi risultati piuttosto che altri. Questo è tuttavia un modo molto discutibile di procedere, se si pensa al potere che hanno queste grandi società nel controllare le informazioni. Anche i bibliotecari possono nascondere alcuni libri, ma internet può produrre lo stesso effetto su una scala molto più vasta.</p>
<p><strong>Forse è solo la Storia che si ripete. </strong>Nel medioevo era il clero ad avere il monopolio della cultura, poiché il resto della popolazione era del tutto analfabeta. È possibile che stiamo entrando in un nuovo medioevo? E allora perché parlare di progresso?</p>
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		<title>Se niente importa</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 06:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela Tessariol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Libro]]></category>

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		<description><![CDATA[Se niente importa, non c’è niente da salvare. Questa considerazione offre a Jonathan Safran Foer lo spunto per una riflessione sull’industria dell’alimentazione e in particolare sulla produzione di carne. Una vicenda del tutto personale, quale la nascita del suo primo figlio, ha spinto lo scrittore a svolgere un’accurata indagine sugli allevamenti intensivi. Desideroso di conoscere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2801" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/04/se-niente-importa/se-niente-importa/"><img class="alignleft size-full wp-image-2801" title="Se niente importa" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/04/Se-niente-importa.jpg" alt="" width="200" /></a><strong>Se niente importa</strong>, non c’è niente da salvare. Questa considerazione offre a Jonathan Safran Foer lo spunto per una riflessione sull’industria dell’alimentazione e in particolare sulla produzione di carne. Una vicenda del tutto personale, quale la nascita del suo primo figlio, ha spinto lo scrittore a svolgere un’accurata indagine sugli allevamenti intensivi. Desideroso di conoscere il cibo che sarebbe finito nel piatto del suo bambino, consapevole che un’alimentazione sana è fondamentale per la buona salute, J.S. Foer ha dedicato tre anni di ricerche al mondo dell’allevamento industriale, tre anni in cui ha visto un continuo susseguirsi di scene raccapriccianti. Il risultato di queste ricerche non è un trattato scientifico, ma un libro in cui lo scrittore, con la schiettezza e il taglio narrativo che gli sono propri, ci racconta delle storie.</p>
<p><strong>Sono storie di animali</strong> privi di storia, costretti a vite prive di vita, esistenze cancellate, trattati come fossero ingranaggi di un orologio da costruire. Se qualcosa si danneggia non ha importanza, se si rompe, economicamente è più conveniente gettarlo via che ripararlo. Nessun animale viene “riparato” (curato) negli allevamenti intensivi. Mai. Un pezzo di ricambio è sempre pronto all’uso. Non esistono singole vite negli allevamenti intensivi, e neppure vite di gruppo. Esiste solo il profitto.</p>
<p><strong>Sono storie di polli</strong> e di tacchini, stipati in spazi grandi quanto un foglio A4. Non hanno spazio per muoversi né vedono mai la luce del sole. Il loro cibo consiste in mangimi addizionati con farmaci, i loro corpi vengono gonfiati con ormoni della crescita e imbottiti di antibiotici. La riproduzione di questi animali avviene in tutti i casi attraverso l’inseminazione artificiale, il cibo e la luce saranno loro somministrati in modo controllato per aumentare la produttività. Oggi i polli da carne arrivano alla macellazione dopo meno di 40 giorni dalla nascita, affetti da ogni tipo di deformità, infezioni, malattie respiratorie.<br />
Un trattamento simile è riservato ai maiali, con amputazione senza anestesia di coda e denti a spillo nei piccoli, gabbie anguste, una mortalità nei maialini prima dello svezzamento che raggiunge una percentuale del quindici per cento.<br />
L’autore si sofferma spesso a raccontare anche le crudeltà inflitte ai pesci, animali che sentiamo più distanti, ma che per questo non soffrono di meno.</p>
<p><strong>Con le storie di questi animali</strong>, con le loro esistenze disprezzate e gettate via, J.S. Foer ci spinge a riflettere su due fronti. La prima domanda è ovvia: è lecito consumare ogni giorno un simile massacro solo per il gusto di mangiare carne? La seconda è meno immediata: quali conseguenze avranno tali forme di allevamento, in cui poco peso viene dato all’igiene e l’uso di antibiotici di ogni tipo è dilagante, sulla salute nostra, dei nostri figli, e sull’ambiente che ci circonda? Perché, è risaputo, l’allevamento intensivo è anche una delle maggiori cause di inquinamento. Negli Stati Uniti sono molte le battaglie legali intentate contro gli allevamenti industriali di maiali, ma ciò non spaventa le grandi aziende, per le quali pagare multe per aver inquinato è meno costoso che rinunciare all’intero sistema di allevamento intensivo. Un sistema solido, e ormai quasi esclusivo. Pochi sono gli allevamenti sani che sopravvivono alla dura legge del profitto. Sono allevamenti di modeste dimensioni, pochi ranch che continuano a campare grazie al coraggio e alla testardaggine di pochi allevatori. Allevamenti in cui gli animali vengono trattati come tali fino alla fine della loro vita. Se dobbiamo mangiarli, allora dimostriamo loro un minimo di riconoscenza. Sappiamo che toglieremo loro la vita, lasciamogli un minimo di dignità.</p>
<p><strong>J.S. Foer non vuole farci diventare tutti vegetariani</strong>. Se non vogliamo essere vegetariani, cerchiamo di essere degli onnivori selettivi. E’ molto difficile, ma non impossibile. Il suo libro non è un manifesto del vegetarianismo, lui stesso lo ribadisce più volte, ma vuole essere un incoraggiamento a pensare di più, ad informarci, a capire per poter scegliere. Perché l’indifferenza nata dalla disinformazione e dal disinteresse è la peggiore malattia. D’altronde, se niente importa, non c’è niente da salvare.</p>
<table cellpadding="3" style="margin-bottom:30px" width="610">
<tbody valign="top" style="height:160px;">
<tr style="height:200px;">
<td align="center" valign="top" width="104" style="height:160px;">
			<a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__se-niente-importa.php?pn=1605" title="Se Niente Importa" ><br />
				<img style="border:0" src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/big/s/se-niente-importa_31579.jpg" height="160" alt="Se Niente Importa" /><br />
			</a>
		</td>
<td valign="top" style="height:160px;">
<div style="height:160px;">
<div><a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__se-niente-importa.php?pn=1605" title="Se Niente Importa" style="font-weight:bold">Se Niente Importa</a></div>
<div>Perch&egrave; mangiamo gli animali?</div>
<p>			<a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/edizioni/_guanda.php?pn=1605" title="Guanda" >Guanda</a></p>
<p>Prezzo <strong>&euro; 18,00</strong></p>
<p>
			<a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__se-niente-importa.php?pn=1605" title="Se Niente Importa"><br />
				<img style="border:0" src="http://www.macrolibrarsi.it/img/partner/carrello.gif" /><br />
			</a>
			</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Intervista in libreria</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 09:15:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri Ceschin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ormai diventata un importante punto di riferimento per i lettori trevigiani, la libreria Lovat si sta facendo conoscere anche in altri territori, con l&#8217;apertura negli ultimi anni delle sedi di Padova e Trieste. Incontri con gli autori, laboratori per i più piccoli, conferenze e seminari sono solo alcune delle iniziative che le librerie Lovat propongono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2777" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/03/intervista-in-libreria-lovat/lovat/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2777" title="lovat" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/03/lovat-200x132.jpg" alt="" width="200" height="132" /></a>Ormai diventata un importante punto di riferimento per i lettori trevigiani, la libreria Lovat si sta facendo conoscere anche in altri territori, con l&#8217;apertura negli ultimi anni delle sedi di Padova e Trieste. Incontri con gli autori, laboratori per i più piccoli, conferenze e seminari sono solo alcune delle iniziative che le librerie Lovat propongono ad un pubblico che è sempre più numeroso e desideroso di nuove prospettive. La redazione ha incontrato Carlotta Borghi, responsabile di comunicazione e marketing delle librerie Lovat.</p>
<p><strong>Salve Carlotta. Ci puoi raccontare brevemente come è nata la libreria Lovat e come è cambiata nel tempo?</strong><br />
Buongiorno a tutti. La libreria Lovat nasce 30 anni fa grazie a mio suocero. Infatti tornato in Italia dalla Svizzera, iniziò a lavorare in alcune agenzie e librerie venete finché decise di aprire il Centro Servizi Biblioteche. L&#8217;idea era nuova perché si trattava di una libreria che forniva libri e servizi associati, come la schedatura e catalogazione, alle biblioteche. Pian piano lo spazio si ingrandisce spostandosi in varie costruzioni fino a quella attuale a Villorba, dove il centro apre al pubblico. Poi due anni fa i figli hanno preso in mano l’azienda, hanno ristrutturato e riorganizzato la sede di Villorba fino all’apertura del centro di Padova in giugno 2008 e Trieste nell&#8217;ottobre 2009. A dicembre dello scorso anno è nata anche Lovat vini e vinili, due prodotti che con i libri pensiamo si leghino molto bene.</p>
<p><strong>Come mai questa ristrutturazione? Perché avete deciso di espandervi in questo modo?</strong><br />
Nella famiglia Lovat c&#8217;è sempre stata una grande passione per i libri. Si è sempre lavorato per cercare di portare i libri e la cultura al di fuori dei sistemi tradizionali. Quindi organizzando mostre del libro in comuni dove non ci fossero librerie, proponendo sconti per i clienti finali, portando gli autori a contatto con i lettori. Questa è sempre stata la nostra idea. Creare un format, una nuova piazza, un nuovo contenitore di stimoli, di cultura e di incontro. Dove ci si possa anche divertire ed ascoltare cose diverse dal solito. Quindi per esempio abbiamo creato il Lovat Café, un posto di ritrovo dove scambiare due chiacchiere in un ambiente un po’ originale come può essere una libreria. L’area giochi per i bambini dove ogni settimana facciamo un’attività dedicata a loro, come per esempio le fiabe animate o i laboratori. Un luogo importante dove ci si possa ritrovare.</p>
<p><strong>E le persone rispondo bene a queste nuove iniziative? Hanno successo?</strong><br />
Sì, sicuramente. Soprattutto con i bambini abbiamo grosse soddisfazioni ma devo dire che anche gli adulti rispondono positivamente. La sala incontri è attiva quattro giorni alla settimana e spesso i posti a sedere si esauriscono. Anche quando proponiamo un incontro con l&#8217;autore di un libro poco conosciuto o difficile vengono comunque una ventina di persone. C’è movimento, c’è interesse.</p>
<p><strong>Più in generale, come è la situazione al giorno d’oggi? E’ vero che le persone leggono sempre meno?</strong><br />
In Italia sì, sì legge poco. Il mercato del libro in Italia è sempre stato in crisi. E’ un fatto storico.</p>
<p><strong>E personalmente come lo spieghi?</strong><br />
Beh, fino a poco tempo fa&#8217; la Chiesa non permetteva al popolo di leggere. Il potere doveva rimanere nelle loro mani quindi non si promuoveva la cultura, la lettura.</p>
<p><strong>E anche al giorno d&#8217;oggi la situazione non è cambiata?</strong><br />
Più che altro non c&#8217;è la cultura del libro. Per esempio nei paesi anglosassoni è completamente diverso. La religione era diversa e ti insegnava a leggere ed interpretare i libri sacri, perché è da là come sappiamo che poi è nata la lettura. C&#8217;è quindi una tradizione del libro, c’è un investimento in questo senso da parte delle istituzioni. In Italia ancora no. La colpa però è anche dei librai. Fino a pochi anni fa&#8217; le librerie sembravano delle farmacie. Entravi e chiedevi &#8211; “Scusi, io vorrei&#8230;” &#8211; e c’era il libraio, dietro al bancone, che incuteva sempre una certa paura. Mentre negli Stati Uniti, nei paesi anglosassoni, ma anche nei paesi dell&#8217;est, è diverso. Si può vedere che in viaggio in autobus, in metropolitana, quasi tutti hanno un libro in mano. Qui non è così.</p>
<p><strong>La famosa crisi economica ha influito in questi ultimi anni sul mercato?</strong><br />
Il mercato come dicevamo prima è sempre stato in crisi. Quindi c’è solo da tirarsi un po’ su, più in giù di tanto non si può andare. E&#8217; noto però che in momenti di crisi la gente si fa più domande e quindi cerca più risposte, chiarimenti, che spesso si trovano attraverso i libri. Poi per le feste, per esempio, con pochi euro puoi fare un bel regalo, importante.</p>
<p><strong>Quindi sei ottimista sul futuro? Sul mercato del libro? Sui lettori?</strong><br />
Sì, io sono ottimista. Secondo me può crescere molto questo mercato. Sicuramente si possono creare nuovi lettori. Infatti diamo molta importanza ai bambini. Un terzo dello spazio delle nostre librerie è dedicato ai libri per ragazzi. Abbiamo un’ampia scelta e cerchiamo di avere di tutto. Così si creano nuovi lettori, appassionandoli fin da piccoli.</p>
<p><strong>E i giovani d&#8217;oggi come li vedi? Per esempio pensi che Internet abbia influito in qualche modo?</strong><br />
I giovani d&#8217;oggi, o almeno una parte, la vedo molto sensibile ed interessata, soprattutto a tematiche sociali e ambientali. Internet sicuramente ha aiutato visto che si legge di più. E quando si legge di più, ci si fa più domande, si cercano più approfondimenti, ci si appassiona.</p>
<p><strong>In quanto alle librerie Lovat, avete progetti per il futuro?</strong><br />
Beh abbiamo appena aperto le due nuove sedi. Di idee ce ne sono tantissime solo che per ora abbiamo fatto questo grosso passo, anche economico, di aprire queste tre grandi librerie e la vineria, quindi per ora pensiamo a far girare tutto bene e a valorizzare ciò che abbiamo. Poi se tutto andrà bene, di idee ce ne sono davvero tante.</p>
<p><strong>Da appassionata di libri quali sei, ce ne suggerisci uno che ti ha colpito? Che magari ti ha cambiato la vita?</strong><br />
Ce ne sono tanti! Un libro che mi ha fatto tornare il piacere di leggere a 15 anni è la “Cripta dei Cappuccini” di Joseph Roth, proprio per il modo in cui è scritto. Me lo ricordo perché dopo di quello, leggevo un libro a settimana. Poi mi viene in mente “Il vento è mia madre” di Bear Heart, che è sicuramente uno di quei libri che possono cambiarti la vita, o per lo meno migliorartela.</p>
<p>Link: <a title="Librerie Lovat" href="http://www.librerielovat.com/">Librerie Lovat</a></p>
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		<title>I libri sacri</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 06:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri Ceschin</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'arca]]></category>
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		<category><![CDATA[cristianesimo]]></category>
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		<description><![CDATA[La Bibbia e i vangeli cristiani, il Corano islamico, i Veda induisti, la Torah ebraica&#8230;questi e molti altri sono i testi sacri su cui si basano le varie religioni del mondo. Ma che cos&#8217;è un libro sacro e perché si dice tale? Vista la mia scarsa preparazione nelle religioni fuori da quella occidentale, mi limiterò [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2111" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/01/i-libri-sacri/libro/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2111" title="libro" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/01/libro-167x250.jpg" alt="" width="167" height="250" /></a>La Bibbia e i vangeli cristiani, il Corano islamico, i Veda induisti, la Torah ebraica&#8230;questi e molti altri sono i testi sacri su cui si basano le varie religioni del mondo. Ma che cos&#8217;è un libro sacro e perché si dice tale? Vista la mia scarsa preparazione nelle religioni fuori da quella occidentale, mi limiterò a considerare solamente quella cristiana, anche se penso che lo stesso ragionamento si possa tranquillamente applicare anche agli altri testi sacri.</p>
<p>Quando in un luogo accade un &#8220;miracolo&#8221;, o un&#8217;apparizione, le autorità religiose si apprestano subito a recintare la zona. Non lo fanno per proteggere il posto dalla folla curiosa, come si potrebbe pensare, ma al contrario per proteggere la gente dall&#8217;energia e dalla &#8220;sacralità&#8221; di quel che è accaduto (se non ci credete, chiedetelo al vostro parroco). Questo è quello che succede tutte le volte che si ha a che fare con una religione e le sue interpretazioni. Sacro deriva dal latino sacrum e significa &#8220;venerabile&#8221; e allo stesso tempo &#8220;temibile&#8221;, ma non a caso la sua radice indoeuropea è la parola sak che significa &#8220;separazione&#8221; e &#8220;recinto&#8221;. Le autorità religiose si vedono sempre costrette a definire un libro sacro quando il suo potere continua ad essere percepibile ed indispensabile alle persone per lungo tempo.</p>
<p>Come gli altri testi sacri, anche la Bibbia presenta due caratteristiche:<br />
- quando si inizia a leggere e ad imparare qualcosa si inizia nello stesso momento a disimparare tutto ciò che la tradizione religiosa cristiana ci insegna e ci fa credere, come pure la morale corrente;<br />
- il libro in questione è un libro che tutti i fedeli credono di conoscere, ma appena iniziano a leggerlo si accorgono di non saperne nulla; e il modo migliore per non saperne nulla è proprio pensare di conoscere già quello che dice.</p>
<p>A dimostrazione di quest&#8217;ultima caratteristica, provate a chiedere a tutti i cristiani che conoscete chi sia Seth nella Bibbia. Figlio di &#8220;Adamo&#8221; ed &#8220;Eva&#8221;, fratello di Caino e Abele, è presente a pagina 4 della Bibbia. Pochi arrivano a leggere personalmente così &#8220;avanti&#8221; e si affidano alle istituzioni religiose per avere delle spiegazioni spesso fuorvianti e di difficile comprensione. Paolo di Tarso scriveva invece: &#8220;Propter nos scripta sunt&#8221; (Sono state scritte per noi). Non vi è infatti modo migliore di leggerle se non chiedendosi continuamente &#8220;io cosa c&#8217;entro con tutto ciò&#8221; e cercando coraggiosamente la risposta. Un libro è quindi sacro quando parla personalmente di ognuno di noi, quando quello che c&#8217;è scritto si riferisce proprio alla nostra vita, alla nostra famiglia, al nostro lavoro.</p>
<p>Fin dalla nascita del cristianesimo (ufficialmente intorno al IV secolo) non si può dire che l&#8217;istituzione ecclesiastica abbia fatto male il suo lavoro. Essendo appunto un&#8217;istituzione, si è premurata di tenere ben lontano dalla portata della gente il grande potere che scaturisce dalla Bibbia prima e dai vangeli poi. Troppo grande sarebbe stato il cambiamento nell&#8217;uomo se avesse compreso e messo in pratica gli insegnamenti dei patriarchi e di Gesù. Talvolta questo occultamento serviva per proteggere i testi stessi, in attesa di tempi migliori; molto più spesso invece, serviva per proteggere l&#8217;istituzione religiosa dalle critiche e accuse che era ben facile muoverle contro se quei testi si fossero letti veramente. Non è un caso se fino a due secoli fa tra i libri messi all&#8217;indice dalla chiesa, e quindi fortemente sconsigliati, ci fosse anche la Bibbia.</p>
<p>E&#8217; solo esponendoci in prima persona che possiamo trovare un nostro personale senso ai libri sacri, alle loro parole  e alle storie che narrano. Troppo spesso vengono percepite come lontane nel tempo, in luoghi della Terra che non abbiamo mai visto né vedremo. Al contrario invece parlano di tutti noi, qui e ora. Solo così potremmo accorgersi che, nella Bibbia, Dio non è solo uno, Adamo non è un maschio, Eva non è una donna, la &#8220;costola&#8221; non esiste, Caino non è un cattivo e Abele un buono, l&#8217;arca non è una barca e il diavolo non è una creatura con le corna e le coda. Ma queste sono altre storie&#8230;</p>
<p>Alla prossima settimana.</p>
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		<title>After dark: la rumorosa solitudine di Tokio</title>
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		<pubDate>Tue, 26 May 2009 08:53:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela Tessariol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[Giappone]]></category>
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		<description><![CDATA[A Tokio l&#8217;orologio segna mezzanotte meno quattro minuti quando la storia comincia. Quando le storie cominciano. Un uccello notturno che vola alto in cielo presta i suoi occhi al lettore. Lo sguardo abbraccia un&#8217;ampia superficie, dall&#8217;alto si vede tutto. Una città, una metropoli. Tutto, ma nulla in particolare.Ecco perché ci avviciniamo, planando sempre più giù, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1148" title="murakami" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2009/05/murakami.jpg" alt="murakami" width="200" height="206" />A Tokio l&#8217;orologio segna mezzanotte meno quattro minuti quando la storia comincia. Quando le storie cominciano. Un uccello notturno che vola alto in cielo presta i suoi occhi al lettore. Lo sguardo abbraccia un&#8217;ampia superficie, dall&#8217;alto si vede tutto. Una città, una metropoli. Tutto, ma nulla in particolare.<span id="more-1085"></span>Ecco perché ci avviciniamo, planando sempre più giù, fino a mettere a fuoco un unico quartiere, i suoi palazzi, i suoi abitanti, la caffetteria. Al suo interno Mari incontra Takahashi. I due ragazzi si conoscono, vagamente. Ma questo non ha importanza, sarà la notte appena scesa ad avvicinarli. Li osserviamo mentre parlano tra di loro, osserviamo i loro gesti, i loro movimenti.</p>
<p>In un altro luogo Asai Eri, sorella di Mari, dorme nel proprio letto. E&#8217; notte, è normale che la ragazza dorma. Non è normale però che da quel sonno profondo non si liberi neppure di giorno. Due sorelle, Mari ed Eri, il nome con una sillaba su due uguale, diversissime eppure con lo stesso bisogno di fuggire da una straniata vita domestica. L&#8217;una cerca la libertà nella notte di Tokio, l&#8217;altra tra le coperte del proprio letto.<br />
E poi c&#8217;è l&#8217;Alphaville, un love hotel in cui altri personaggi si incontrano. Sotto gli occhi del lettore passa un susseguirsi di vite esaminate nell&#8217;arco di una notte, apparentemente slegate tra loro ma così vicine, fino a incrociarsi, lasciando un segno profondo l&#8217;una nell&#8217;altra.</p>
<p>In questo romanzo Murakami racconta il disagio interiore dei suoi protagonisti, la solitudine reale contro i tanti falsi contatti che una grande metropoli offre.  Ma a colpire sono i particolari realistici. Minuziose descrizioni di dettagli, spesso trascurati e trascurabili, fanno approdare il lettore al fianco dei personaggi. E come attraverso una macchina da presa si imprimono nell&#8217;immaginazione del lettore le lente scene scandite dai rintocchi di un orologio che compare ad ogni capitolo.</p>
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