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	<title>il Grimaldello &#187; pensare</title>
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		<title>Un nuovo modo di pensare?</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 10:13:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri Ceschin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[cervello]]></category>
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		<description><![CDATA[Che lo si voglia oppure no, internet è ormai diventato parte essenziale nella vita di molte persone. Ogni giorno ne sentiamo tessere le lodi da una parte mentre dall&#8217;altra si tenta di demonizzarlo. Gran parte dei nostri politicanti lo vede come una minaccia mentre altrove nascono gruppi che lo candidano al &#8220;Nobel per la Pace [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2566" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/02/un-nuovo-modo-di-pensare/larete/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2566" title="larete" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/02/larete-200x200.jpg" alt="" width="200" height="200" /></a>Che lo si voglia oppure no, internet è ormai diventato parte essenziale nella vita di molte persone. Ogni giorno ne sentiamo tessere le lodi da una parte mentre dall&#8217;altra si tenta di demonizzarlo. Gran parte dei nostri politicanti lo vede come una minaccia mentre altrove nascono gruppi che lo candidano al &#8220;Nobel per la Pace 2010&#8243;.<br />
Ogni anno la rivista on-line Edge, che tratta argomenti di tecnologia e scienza, propone un argomento di discussione a cui rispondono numerosi scienziati, scrittori, filosofi, artisti ecc. La domanda di quest&#8217;anno era &#8220;L’uso della rete ha cambiato il nostro modo di pensare?&#8221;.<br />
Riporto di seguito due risposte che ho trovato molto interessanti, sia per il punto di vista insolito da cui viene affrontato il problema, sia per la divergenza di opinioni che ne risulta.</p>
<p><strong>UN UNICO INDIVIDUO</strong><br />
Richard Dawkins, <em>biologo evoluzionista</em></p>
<p>Il web è un’invenzione geniale, uno dei traguardi più alti raggiunti dalla specie umana. La sua qualità migliore è quella di non essere stato creato da un singolo genio come Tim Berners­Lee o Steve Wozniak o Alan Kay, né da una grande azienda come la Sony o l’Ibm, ma da una comunità anarchica composta da singoli e gruppi per lo più anonimi sparsi in tutto il mondo. Le sue dimensioni sono sovrumane. Senza contare il fatto che collega computer di dimensioni diverse, che funzionano a velocità diverse e sono stati costruiti da aziende diverse. Internet è una rete che nessuno ha mai progettato, che è cresciuta in modo organico ma casuale, secondo princìpi non solo biologici ma specificamente ecologici. Naturalmente ci sono anche gli aspetti negativi, ma non sono gravi. Molte chat, che funzionano senza nessun controllo, hanno contenuti pessimi. La tendenza alla maleducazione e all’aggressività è favorita dall’anonimato, di cui un giorno bisognerà discutere. Insulti e oscenità che non ci sogneremmo mai di firmare con il nostro nome escono allegramente dalla tastiera quando usiamo pseudonimi come Tinkywinky, Flubpoodle o Archweasel.</p>
<p>E poi c’è l’eterno problema di distinguere le informazioni vere da quelle false. I motori di ricerca ci spingono a vedere l’intero web come una gigantesca enciclopedia, dimenticando che i contenuti delle enciclopedie tradizionali erano rigorosamente controllati e che gli autori delle loro voci erano esperti selezionati. Detto questo, mi meraviglio continuamente di quanto può essere fatta bene Wikipedia. Di solito misuro la sua attendibilità in base alle poche cose che rientrano davvero nelle mie competenze (e sulle quali avrei potuto scrivere una voce per un’enciclopedia tradizionale), come l’evoluzione e la selezione naturale. Sono così impressionato che quando mi mancano le conoscenze di prima mano vado a vedere anche altre voci. Senza dubbio c’è qualche errore, ma la vita di un errore prima che il naturale meccanismo di correzione lo elimini è molto breve. Il fatto stesso che il meccanismo funzioni, anche se solo in alcuni settori come la scienza, smentisce così apertamente il mio pessimismo iniziale che sono tentato di considerarlo una metafora di tutti gli aspetti del web, a cui bisogna guardare con più ottimismo.</p>
<p>Su internet, comunque, c’è molta spazzatura, più di quanta ce ne sia nei libri stampati, forse perché produrli costa di più. Ma la velocità e l’onnipresenza di internet ci spingono a essere più critici. Se le notizie riportate da un sito sembrano poco fondate, possiamo facilmente controllarle su altri siti (alcuni, per esempio, catalogano utilmente leggende metropolitane e altre informazioni false che si difondono come virus). Quando riceviamo uno di quegli avvisi terriicanti su un virus informatico pericolosissimo, non lo giriamo subito a tutti i nostri contatti, ma cerchiamo su Google e spesso viene fuori che si tratta del “falso allarme numero 76”.</p>
<p>Forse l’aspetto più negativo di internet è che navigare può diventare una dipendenza e una gran perdita di tempo. Il sistema ci fa svolazzare da un argomento all’altro invece di concentrarci su una cosa alla volta. Ma voglio fare anche delle considerazioni positive. L’inaspettata unificazione mondiale che il web sta realizzando (un amante della fantascienza potrebbe vederci la nascita di una nuova forma di vita) somiglia all’evoluzione del sistema nervoso degli animali pluricellulari. Una certa scuola di psicologia potrebbe considerarla il riflesso dello sviluppo della personalità dei singoli individui, come la fusione di inizi separati e distribuiti nell’infanzia.</p>
<p>Mi torna in mente un’intuizione di Fred Hoyle nel suo romanzo di fantascienza <em>La nuvola nera</em>. La nuvola è un viaggiatore interstellare sovrumano, il cui “sistema nervoso” è costituito da unità che comunicano tra loro via radio a una velocità superiore a quella dei nostri impulsi nervosi. Ma perché quella nuvola dev’essere considerata un unico individuo e non una società? La risposta è che la velocità delle connessioni cancella le distinzioni. Una società umana potrebbe davvero diventare un unico individuo se ognuno di noi fosse capace di leggere il pensiero degli altri grazie al passaggio diretto di onde radio ad alta velocità da un cervello all’altro. Una cosa simile prima o poi potrebbe fondere le varie unità che costituiscono internet.</p>
<p><strong>UN&#8217;ESAGERAZIONE</strong><br />
Steven Pinker, <em>psicologo</em></p>
<p>Sono una persona che crede sia nella natura umana sia nei principi immutabili della logica. Quindi sono molto scettico sull&#8217;idea che internet stia cambiando il nostro modo di pensare. I mezzi di comunicazione digitali non modificheranno mai i meccanismi con cui il cervello elabora le informazioni né sostituiranno il ragionamento diretto o il teorema della probabilità di Bayes. L&#8217;affermazione che internet stia cambiando il nostro modo di pensare nasce da una serie di fattori: le pressioni esercitate sugli esperti perché annuncino che questo o quello &#8220;ha cambiato tutto&#8221;, un&#8217;idea superficiale di cos&#8217;è il &#8220;pensiero&#8221;, la mentalità neofobica secondo cui &#8220;se i giovani fanno qualcosa che io non faccio, la cultura è in declino&#8221;.<br />
Una generazione che usa gli sms, naviga su internet e scrive su Twitter ha sviluppato l&#8217;invidiabile capacità di elaborare parallelamente più flussi di nuove informazioni? La maggior parte degli psicologi cognitivi ne dubita, e gli ultimi studi di Clifford Nass confermano il loro scetticismo. I cosiddetti <em>multitasker</em> sono come Woody Allen quando dice che dopo aver seguito un corso di lettura veloce ha divorato <em>Guerra e Pace</em> in una sera e ha capito che &#8220;parla di certi russi&#8221;.</p>
<p>E&#8217; molto diffusa anche l&#8217;idea che gli studenti non siano più capaci di scrivere senza usare abbreviazioni, emoticon e frasi prese dalla rete senza controllare. Ma gli studenti si abbandonano a questo tipo di pigrizia solo se glielo permettono gli insegnanti. Io non ho mai visto niente di simile tra i miei allievi, e una ricerca di Andrea Lunsford sui lavori degli studenti universitari dimostra che si tratta di fantasie dei cosiddetti esperti.<br />
Il fatto che gli standard intellettuali condizionino i prodotti dell&#8217;intelletto è particolarmente evidente in campo scientifico. Gli scienziati sono consumatori insaziabili di internet e tutte le altre cose che si fanno con il computer e che ci starebbero rendendo stupidi, come le presentazioni Powerpoint e l&#8217;email. Tuttavia sarebbe ridicolo dire che gli scienziati pensano in modo diverso rispetto a dieci anni fa o che il progresso della scienza è rallentato.</p>
<p>L&#8217;aspetto più interessante dello sviluppo di internet non è come sta cambiando il modo di pensare delle persone, ma che la rete si sta adattando al loro modo di pensare. La diffusione di internet cominciata più di dieci anni fa è stata favorita essenzialmente dalla disponibilità dell&#8217;interfaccia grafica, quella del browser, un mondo visivo più familiare fatto di finestre, icone e bottoni che superava il funzionamento lineare dei vecchi computer. I cambiamenti successivi sono stati favoriti da interfaccia ancora più naturali (oggi è possibile impartire comandi con una parola o un gesto), da una migliore imitazione dell&#8217;espressione umana (come nel caso dei consigli sui film, libri o musica e dei metodi di ricerca sempre più intelligenti) e dall&#8217;uso del web a scopi emotivi e sociali (come nel caso dei social network). Senza dubbio internet ha influito su molti aspetti del funzionamento della mente. I faldoni, la posta, le librerie, i registri, i documenti sono stati sostituiti dai software, influendo sul nostro uso del tempo. Ma credo che parlare di un cambiamento del modo di pensare sia un&#8217;esagerazione.</p>
<p><strong>Fonte</strong>: Internazionale</p>
<p><strong>Link</strong>: <a title="The Edge Annual Question" href="http://www.edge.org/q2010/q10_index.html">The </a><em><a title="The Edge Annual Question" href="http://www.edge.org/q2010/q10_index.html">Edge</a></em><a title="The Edge Annual Question" href="http://www.edge.org/q2010/q10_index.html"> Annual Question</a></p>
<p><strong>Link</strong>: <a href="http://www.edge.org/q2010/Internazionale.pdf">Le risposte in italiano</a></p>
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