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	<title>il Grimaldello &#187; tarantino</title>
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		<title>Più pulp del pulp</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 07:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Costantina Magri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Cineocchio]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Pulp Fiction&#8221;, di Quentin Tarantino &#8211; 1994 Tra il 1925 e il 1930 nelle edicole dei quartieri popolari delle metropoli americane iniziano a comparire alcune nuove riviste, abitualmente acquistate da lettori di infimo livello e stampate su pessima carta, detta pulp (polpa), poiché ottenuta dalla lavorazione della polpa anziché delle parti più nobili dell’albero. Questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><a rel="attachment wp-att-3021" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/05/piu-pulp-del-pulp/pulp-fiction/"><img class="alignleft size-full wp-image-3021" title="Pulp-Fiction" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/04/Pulp-Fiction.jpg" alt="" width="200" height="113" /></a>&#8220;Pulp Fiction&#8221;, di Quentin Tarantino &#8211; 1994</h3>
<p>Tra il 1925 e il 1930 nelle edicole dei quartieri popolari delle metropoli americane iniziano a comparire alcune nuove riviste, abitualmente acquistate da lettori di infimo livello e stampate su pessima carta, detta <em>pulp</em> (polpa), poiché ottenuta dalla <a rel="attachment wp-att-3026" href="http://www.ilgrimaldello.com/2010/05/piu-pulp-del-pulp/rivista_pulp/"><img class="alignright size-medium wp-image-3026" title="rivista_pulp" src="http://www.ilgrimaldello.com/wp-content/uploads/2010/04/rivista_pulp-174x250.jpg" alt="" width="157" height="225" /></a>lavorazione della polpa anziché delle parti più nobili dell’albero. Questa carta, spessa, ruvida e destinata a repentino ingiallimento, dà spazio ai racconti di un nuovo genere letterario poliziesco, caratterizzato da storie violente, copertine sexy o raccapriccianti e protagonisti duri e solitari, che affrontano vicende pericolose affiancati da belle donne e poliziotti corrotti. Poca psicologia, molta azione, stile disadorno e violento. Nascono i “pulp magazines”.<br />
Oggi, parlare di <em>pulp</em> nel cinema significa necessariamente parlare di Quentin Tarantino e di un genere che prevede, sopra ogni altra cosa, un lavoro radicale di <em>abbassamento</em> e <em>mineralizzazione</em>, nonché di <em>miscelazione informe</em> di tutto ciò che è considerato “alto”, ma nacque come “basso”.<br />
<strong><br />
I personaggi</strong><br />
Pumpkin e Honey Bunny: due rapinatori innamorati; Vince e Jules: due tirapiedi assassini; Marsellus: un boss della criminalità sodomizzato; Mia: moglie di Marsellus, ex attrice “tentata”; Butch: un pugile troppo vecchio; Fabienne: la sua puerile compagna; Capitano Koons: compagno d’armi del padre di Butch, che per due anni ha nascosto un orologio nel sedere; The Wolf: il risolutore di problemi; Jimmie: uno qualunque; Bonnie: la moglie di Jimmie; sodomiti, uomini-cane, fanatiche del piercing, spacciatori… <em>Pulp Fiction</em> è un gran minestrone di personaggi, un miscuglio inorganico di individui normali e strampalati, nel quale il perfetto anonimato di Jimmie e la totale assurdità del Capitano Koons convivono come nel più banale dei mondi possibili. Non esiste approfondimento psicologico per questi individui, che riducendo ai minimi termini il proprio profilo contribuiscono al progetto di abbassamento complessivo che l’intero film si prefigge. Se i personaggi della letteratura storica pulp sono pazzi, assassini e deviati mentali, ma nonostante tutto individui organici, vivi, con il proprio armamentario di sconforto e sofferenza, nel caso di Tarantino ogni tratto vitale si annulla: Vince e Jules sono banali killler e più che spietati professionisti sono lavoratori salariati; non conoscono eroicità, neppure negativa, sono sempre mediamente allegri, mai tristi, mai felici, privi tanto di senso di colpa quanto di crudeltà. Sono dei minerali. Neppure la pulp fiction dei giornalacci anni ’20 era così bassa: più pulp del pulp.<br />
E la mineralizzazione o, per dirla con un grecismo, la <em>kenoticizzazione</em>, è ancor più divertita quando si tratta di violenza. Nel mondo pulp la violenza è assolutamente normale: uccidere, sodomizzare, torturare, picchiare, terrorizzare è cosa di tutti giorni, e tra un ammazzamento e l’altro si chiacchiera e ci si diverte. Così, se nel primo lavoro di Tarantino, <em>Reservoir Dogs</em> (<em>Le Iene</em>), ancora aleggiava nell’aria il romanticismo del sangue e della morte, in <em>Pulp Fiction</em> l’aria odora solo di hamburger, caffè e crostata di mirtilli.</p>
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<p></br><br />
<strong>La narrazione</strong><br />
È evidente, in <em>Pulp Fiction</em> fabula e intreccio non coincidono. Ma annotando il contenuto dei vari blocchi narrativi e ricollocandoli ordinatamente sulla linea del tempo, risulta subito evidente come il film si sviluppi secondo un vero e proprio contorcimento narrativo che risponde al principio “answers-first, questions-later”, che permette di comprendere le diverse vicende solo in un secondo momento. Questo sistema, solitamente, mira a condurre lo spettatore lungo un percorso di riordinamento mentale, che si conclude con la rivelazione di un significato. In questo caso, però, alla fine della strada non vi è nulla: ad eccezione dell’incontro di Butch con il Capitano Koons, l’intreccio della storia non genera flashback o flashforward ma è un puro mescolamento delle parti, una sequenza di salti avanti e indietro nel tempo, tanto che i blocchi potrebbero essere riassemblati a piacimento per ottenere sempre il medesimo, nullo risultato finale. L’unica funzione del gioco è rivelare che non c’è funzione. Sempre più in basso, quindi, tanto nella struttura narrativa quanto nei contenuti, poiché in ciascuna vicenda il percorso narrativo rimane sempre lo stesso: situazione iniziale &#8211; sobbalzo nella storia &#8211; ritorno alla situazione banale, in un’alternanza ripetuta di tensione e piattezza.<br />
Non solo, la pulpificazione generalizzata trova una delle sue voci più divertenti nel citazionismo diffuso ed insistito, che miscela senza sosta una quantità di citazioni incoerenti, inutili ed inorganiche, delle quali il Jack Rabbit Slim’s è la rappresentazione fisica, con la sua grande accozzaglia di divi del cinema anni ’50, attori di serie B, auto d’epoca e cultura pop.</p>
<p><strong>I dialoghi</strong><br />
Ma i dialoghi sono il vero capolavoro di kenoticizzazione di Tarantino.<br />
Nei suoi film si discute e si raccontano banalità. Sempre. Il dialogo è la chiacchiera senza finalità. Di che si parla in <em>Pulp Fiction</em>? Che cosa rapinare, hamburger francesi, massaggi ai piedi, pancino e pancetta, carne di maiale VS carne di cane, quanto è buono il caffè, miracoli, piercing, serie tv… tutto ciò che negli altri film normalmente viene scartato. Le discussioni hanno la funzione di pause, interruzioni dell’azione, dedrammatizzazioni, momenti banali ma divertenti in attesa dell’ammazzamento successivo. Non c’è fretta di arrivare al massacro e nel frattempo si chiacchiera, spogliando così il momento violento della sua drammaticità e rendendo attesa e sgonfiamento molto più interessanti.<br />
Esiste un’espressione ideale per indicare tutto ciò, “cazzeggiare”: nei film di Tarantino si ammazza e si cazzeggia.<br />
Ed è questo che li ha resi dei cult: rapine sanguinarie, massacri su commissione, dita mozzate per scommessa, preceduti da diatribe sulla mancia alle cameriere (<em>Reservoir Dogs</em>), discorsi su un certo “quarto di libbra con formaggio” (<em>Pulp Fiction</em>), monologhi sullo champagne Crystal (<em>Four Rooms</em>)…</p>
<p>Link: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=sPfMrWiB4x4&amp;feature=related">PULP FICTION</a><br />
Link: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=k_8kIO0CBNI">LE IENE</a><br />
Link: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=C34HI6qy0hM&amp;feature=related">FOUR ROOMS</a></p>
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